Bologna fatica, soffre, a volte sbanda. E’ chiamata anche a rimontare uno svantaggio, un passivo. Resiste, limita i danni, si ribella, mette pressione sui lanciatori avversari, sposta con tempismo i corridori sulle basi. Avendo l’umiltà – quando è necessario – di ricorrere alle battute di sacrificio: una preziosa “volata” oppure un bunt (che ha sempre una sua logica). E poi… la resistenza (fisica e mentale) per recuperare alla distanza e per tornare aggrappata alla partita anche quando sembra quasi impossibile. Ed è allora che la Fortitudo UnipolSai tira fuori – con lucidità e freddezza – la capacità di cogliere l’attimo fuggente. Strappando il cuore agli avversari.
Mi sento di raccontarla così la Fortitudo di questi playoff. Perchè questa è l’immagine di un gruppo che nella fatica trova la forza per riemergere e diventare padrone del proprio destino.
Dopo quelle due sconfitte casalinghe all’inizio della serie di semifinale, quando si fece sorprendere dalla aggressività di un Parma molto reattivo, la squadra bolognese guidata da Lele Frignani ha confezionato cinque successi consecutivi. In qualunque modo. In partite strette. E in rimonta, tre volte. Anche al limite del clamoroso e dell’impossibile in un paio di occasioni. Quei finali di partita di gara5 con Parma la sera del 10 agosto e di gara2 delle attuali Finals con San Marino, il 17 agosto, sono destinate alla storia.
Ci sono performances che non sono, nè possono essere, casuali. Riescono perchè c’è un gruppo che possiede durezza mentale. E se si ripetono significa essere sorretti da lucidità e da pensieri positivi (in qualunque momento, anche all’ultimo inning, sotto di 2 punti e in una situazione già di 2 out, ad un centimetro dalla sconfitta…).
Significa avere una precisa identità. Significa muoversi dentro un sistema di gioco chiaro e collaudatissimo.
Questo non vuol dire che la Fortitudo UnipolSai sia squadra imbattibile. Anche la Fortitudo è vulnerabile. Anche la Fortitudo di tanto in tanto inciampa. Tuttavia, è innegabile che sia un gruppo speciale. Che può essere capace di cose speciali. Lo ha già dimostrato a giugno trionfando in European Champions Cup (e mostrando nelle due partite della Final Four contro Rotterdam e Amsterdam il più bel baseball che si potesse vedere). Lo ha dimostrato vincendo bene la regular season del campionato italiano e conquistando così il diritto di partecipare alla principale competizione europea per Club anche nella stagione 2020. Poi, la Fortitudo Baseball ha confermato il suo spessore in quelle due rimonte dei playoff che stanno (per ora) firmando le grandi sfide sulla strada dello scudetto 2019.
Per parlare di questa Fortitudo che ha qualcosa di speciale dentro, ho intervistato l’uomo che conosce questo Club meglio di chiunque altro: Stefano Michelini, il Presidente. Era sabato notte. Gara2 dell’Italian Baseball Series era terminata da poco, circa un quarto d’ora da quella battuta alta e profonda e decisiva di Leonardo Ferrini, così eccitante per la Fortitudo e il suo popolo quanto drammatica per la squadra del Titano sorpassata e sconfitta all’ultimissimo istante dopo essere stata sempre in vantaggio.
Ho fermato al volo il Presidente mentre stava per lasciare lo stadio.
Nell’aria l’emozione era ancora intensa. Dopo oltre tre ore di vibranti passioni, in un altalenarsi di sentimenti contrastanti.
Michelini ci racconta la sua Fortitudo. E lo fa con tutta la saggezza di chi nel baseball ci ha già passato una vita.
“Queste vittorie-spaccacuore indicano la forza della nostra mentalità, rappresentata non solo dagli attuali episodi ma anche da altre performances espresse in questi ultimi anni. E’ la forza di crederci sempre, di non sentirsi mai battuti, di avere forte la convinzione di potercela fare. E’ la mentalità che accompagna la vita del nostro Club. Un atteggiamento che è nel nostro DNA. I risultati del campo sono frutto del lavoro duro, professionale e di una settimana di meticolosa preparazione. Io sono al Falchi tutti i giorni, vedo gli allenamenti. Vedo come vengono preparate tecnicamente, tatticamente e mentalmente le partite. C’è un grande lavoro dietro ai successi e alle conquiste di questi anni. Credo sia un bel marchio di fabbrica”.
“Cambiano i protagonisti. Eppure si continua ad ottenere buoni risultati. Sette giocatori molto forti della Fortitudo UnipolSai del 2018 (ad esempio il Robel Garcia che è arrivato a indossare la casacca dei Chicago Cubs in Major League) non ci sono più in biancoblù. Ne sono arrivati altri. La mentalità non cambia. E’ sempre quella. Qui c’è un modus operandi di un certo tipo”.
“Si va a San Marino nella situazione di 2-0. Con la convinzione di chiudere la serie martedì in gara3. Con grande rispetto per i nostri avversari, che hanno dimostrato d’essere avversari valorosi. Sappiamo che manca ancora una vittoria. E che l’ultima potrebbe essere la vittoria più dura da conquistare. Saremo pronti. Ancora”.