Una stagione ricca di trofei

Pubblicato il Ott 24 2022 - 6:20pm by Massimo Di Cesare

Il punto segnato nella finale di Coppa Italia, a chiudere il cerchio di una stagione piena di trofei alzati, per il Saronno Softball, dagli esordi sui campi di softball, al bronzo degli ultimi Europei disputati, passando per l’infortunio del 2021, in questa intervista conosciamo il seconda base della Nazionale e campione d’Italia Alessandra Rotondo.

Ciao Alessandra, raccontaci qualcosa di te.

Ciao mi presento, sono Alessandra Rotondo, ho 22 anni, vivo a Senago, provincia di Milano e amo il Softball. 

“Mi sono appassionata a questo sport all’età di 5 anni per puro caso. Nonostante fossi molto piccola avevo già avuto la possibilità di provare altre realtà sportive, come il nuoto, l’atletica e il calcio ma nessuna mi aveva coinvolto a tal punto da voler continuare. Un giorno d’estate mio zio mi invitò a partecipare a un camp estivo di baseball di una settimana a Senago. Mi ricordo come se fosse ieri che il primo giorno tornai a casa piangendo, convinta di non voler più tornare. Ed è proprio qui che entrano in gioco i miei genitori (che non smetterò mai di ringraziare), per avermi convinto a dare una seconda chance a quello che sarebbe diventato lo sport della mia vita, e tornare al camp il giorno dopo. Da quel fatidico secondo giorno non ho più smesso di giocare a softball.  Letteralmente. 

Per tre anni ho giocato in una squadra di soli maschi. Nel 2010 è invece iniziata ufficialmente la mia avventura nel mondo del softball, a Bollate. Nel 2011 e 2012 abbiamo vinto lo scudetto categoria ragazze e nello stesso anno è arrivata la mia prima convocazione in nazionale, all’Europeo U13, dove abbiamo vinto il titolo. Nel 2015 una nuova svolta: cambio società e inizio la mia avventura con la maglia nerazzurra del Saronno. Nel 2016 arriva il primo scudetto in assoluto della società Saronno, nella categoria cadette.  Nel 2018 è invece arrivata la mia prima convocazione nella nazionale Seniores per un torneo in Australia (Asia Pacific Cup). Da lì in avanti, ho avuto l’onore e il piacere di continuare il mio sogno Azzurro con la casacca della nazionale “delle grandi”.

Il raggiungimento di tutti questi traguardi è stato possibile grazie ad una persona per me molto speciale: sto parlando di Enrico Obletter, che ci tengo a ricordare e ringraziare. 

Enrico è stato il primo a credere in me, a darmi una chance, a spingermi oltre ogni limite, a farmi crescere come atleta ma soprattutto come persona, a spronarmi nei momenti difficili, ad insegnarmi che nella vita chi molla è perduto. Con la sua scomparsa tutto è cambiato, ma lui è sempre in campo con me; non smette mai di farsi sentire, di incoraggiarmi, di motivarmi. Dopo ogni palla, ogni lancio, ogni battuta io sento sempre la sua mano sulla spalla che mi dice di non mollare mai.

L’anno passato alla prima di campionato in casa di Nuoro il ginocchio cede (operazione, riabilitazione, Campionato, Coppa, Olimpiade perse. 

Cosa ha significato per te perdere tutti questi eventi (soprattutto le Olimpiadi che non è cosa da tutti i giorni)?

“”L’anno 2021 penso sia stato il più difficile e intenso di tutta la mia carriera sportiva. Durante i mesi di off-season ho iniziato la preparazione invernale (palestra, pesi, corsa) e purtroppo, con tutti quei carichi di lavoro, ho subito un forte infortunio alla schiena che mi ha impedito di continuare ad allenarmi per circa un mese. Ho iniziato quindi le varie cure, e posso garantire che la riabilitazione non è stata affatto semplice. Dopo tanto duro lavoro però, sono riuscita finalmente a tornare operativa, pronta a riprendere ciò che avevo lasciato in stand-by. In quel momento ero super motivata a fare bene, perché sapevo che davanti a me ci sarebbe stato l’anno più importante della mia vita. Avevo grandi aspettative sul giocare un buon campionato, disputare la Coppa delle Coppe in casa nostra e l’Europeo a Ronchi dei Legionari e infine, coronare il sogno di qualunque atleta: partecipare alle Olimpiadi di Tokyo, in Giappone.

Niente di tutto ciò è andato come speravo. Durante la prima partita di campionato, a Nuoro, correndo dalla terza base a casa base ho sentito il mio ginocchio fare “crac”. Non dimenticherò mai quel dolore. In quel momento, dentro di me avevo già capito che si trattava di un infortunio molto grave e che non si sarebbe sistemato con solo qualche mese di stop. Quando ho ricevuto la diagnosi del chirurgo, con scritto “rottura del legamento crociato anteriore destro” mi è crollato il mondo addosso. Ho provato un misto di tristezza, rabbia, delusione, rassegnazione, depressione e potrei continuare…

Ho deciso di operarmi subito, così da avere la mente impegnata con la riabilitazione. Non mi sono persa nessuna partita delle mie compagne di squadra: le ho seguite tutte dalla tv e le ultime dalla panchina. 

Quest’infortunio mi ha insegnato veramente tanto. Mi ha sicuramente reso più forte di prima e mi ha fatto capire che bisogna sempre apprezzare le piccole cose, mai dare per scontato niente perché da un momento all’altro potrebbe sfuggirti dalle mani.””

Quest’anno dopo un anno di fermo rientri e vinci il campionato…

“””Dopo tanti mesi di riabilitazione finalmente si torna in campo. È stata una sensazione stranissima riprendere guanto, spikes e mazza e tornare a fare ciò che fino a quel momento mi aveva letteralmente spezzato in due. I primi allenamenti sono stati molto utili per riprendere sicurezza nelle piccole cose, nei dettagli: scatti, cambi di direzione, balzi…

Durante la prima parte di campionato ci sono stati tanti alti e bassi, sia a livello di team (non sempre riuscivamo a essere concrete e ottenere il risultato), sia, soprattutto, a livello personale. Non mi sentivo sicura. Mi sono fatta un sacco di domande, ho avuto tanti dubbi: tornerò mai come prima?  

Quanto tempo ci metterò? 

Non mi aspettavo di tornare in forma da subito, ma non nego che ad ogni turno negativo o palla sbagliata provavo tanta rabbia. 

Ho deciso perciò di prendere tutto alla leggera e fare in modo che il mio rientro in campo fosse qualcosa di positivo e costruttivo per me. Ed è proprio in quel momento che sono riuscita a vedere i primi miglioramenti: la squadra inizia a vincere, io a fare bene e da qui in poi è stato tutto in discesa. Il periodo estivo con la nazionale (durato 40 giorni), mi ha aiutato molto: mi ha permesso di giocare tante partite, allenarmi tanto e recuperare gradualmente tutto ciò che ho perso nel 2021.

Dopo i vari raduni, l’Europeo e i World Games in Alabama, rientro a Saronno con più consapevolezza dei miei mezzi. Si riparte subito per la Spagna, a Villadecans dove viene disputata la Coppa delle Coppe. Siamo state impeccabili: in 7 partite giocate, 7 vittorie. Proprio lì, in terra spagnola abbiamo capito quanto è bello vincere e non ci siamo più fermate. Abbiamo affrontato la fase finale dei playoff con una grinta e determinazione spaventosa. Arrivate in finale non abbiamo avuto paura, abbiamo affrontato le nostre avversarie a testa alta e ci siamo guadagnate lo Scudetto. 

Il primo per il Saronno Softball. 

È stata la vittoria di un gruppo che non ha mai mollato e che ha fatto delle proprie debolezze la propria arma vincente. Per non farci mancare proprio niente abbiamo deciso di chiudere la stagione con la ciliegina sulla torta: abbiamo conquistato anche la Coppa Italia. Dopo un 2021 davvero terribile il 2022 è stato magico. Non mi sarei mai aspettata un rientro così soddisfacente, neanche nelle mie previsioni più ottimistiche. Dovevo capire che bastava avere pazienza per tornare ad essere felice.

Un’ultima domanda, sei giovanissima ma già con una buona esperienza internazionale, negli ultimi Europei, come abbiamo potuto vedere, alle “classiche” Olanda, R. Ceca, Spagna e Italia, hanno partecipato nazioni come Israele, Grecia, Inghilterra, Irlanda  pur non avendo un campionato nazionale. Cosa ne pensi?

“”Io credo che indossare la maglia della nazionale deve essere considerato  un onore, un privilegio. A volte ci si dimentica il valore di una convocazione in nazionale. Quella casacca va indossata con rispetto, cercando di rappresentare al meglio il proprio Paese e tutte quelle ragazze che pagherebbero oro pur di essere al tuo posto.  Le squadre che mi hai citato, non possiedono un proprio campionato nazionale. Per questo motivo penso sarebbe più corretto sviluppare prima il movimento all’interno del proprio Paese. In questo modo si potrà arrivare a poter scegliere le ragazze più meritevoli direttamente dalla propria terra e iniziare ad affacciarsi a competizioni di livello internazionale.””