Lo scrittore Giovanni Tommasini recensisce per Baseballmania i grandi film sul baseball

Pubblicato il Ott 2 2014 - 1:21pm by Giovanni Tommasini

Anno 1984 – Stati Uniti – 133 minuti

Genere e tema: fantastico, sport (baseball), simbolismo, metafore, morte e resurrezione

Regia: Barry Levinson

Cast: Robert Redford, Robert Duvall, Glenn Close, Kim Basinger, Wilford Brimley, Barbara Hershey, Robert Prosky, Richard Farnsworth, Jon Don Baker, Alan Fudge, Michael Madsen, Mike Starr

Sceneggiatura: Robert Towne e Phil Dusenbert

Tratta dal romanzo “The Natural” di Bernard Malamud

Fotografia: Caleb Deschanel

Musiche: Randy Newman

 

Ecco a voi il mio The Natural…

Guardando le prime scene del film mi torna in mente il primo gioco che può essere sicuramente considerato l’antesignano del moderno baseball: il Rounders, giocato già nel ‘600 dai bambini in Inghilterra.

Questo film, The Natural-Il Migliore, come altri film sul baseball, riporta alla mente il motivo fondante del battiecorri.

Il rapporto con il tempo, la conquista del territorio, il ritorno a casa con il bottino delle conquiste, l’agognata ricomposizione della propria storia con la ricongiunzione con le proprie radici, il padre lasciato e ora finalmente di nuovo con sé.

Ritorniamo a quei magici bambini che misero in scena l’abbandono e la speranza di un ritorno.

Il rapporto con il padre, la vita vissuta che non è stata quella sognata, la ricerca del passato.

Tutto chiesto al diamante, messo in gioco tra le basi.

Come se questo magico percorso da ovest verso est in senso antiorario possa realmente riscattarci e i protagonisti de “L’uomo dei sogni” e de “Il migliore” sembra ne siano profondamente convinti.

Ray Kinsella-Kevin Costner come Roy Hobbs-Robert Redford vivono la loro vita come se fossero sempre in mezzo al diamante.

Il tempo è una variabile insignificante. Sono uomini eterni, i loro ricordi sono il presente, i loro idoli, padri, gli eroi del baseball, in cui rivedono se stessi, sempre con loro pronti a entrare in gioco prima e dopo di loro, in attacco e poi in difesa del territorio…

In questo film ambientato negli anni’20 lo straordinario talento naturale (The Natural il titolo originale) di questo ragazzo nato e cresciuto nella più profonda e dimenticata America, il Midwest, viene a essere una sorta di condanna per la sua vita.

Il baseball darà a questo ragazzo più morte che vita coinvolgendolo in una parabola esistenziale che, ripercorrendo tutte le infinite possibilità insite nella trama del battiecorri, lo porterà alla vittoria finale grazie al suo incrollabile attaccamento al gioco che suo padre gli insegnò fin da piccolo.

Rivive il mito di Telemaco in questo favoloso film ma anche in parte nell’Uomo dei sogni…

Ulisse partì per la guerra di Troia e  Telemaco si trovò solo, abbandonato il giorno della nascita. Vent’anni per poterlo rivedere. Ecco il copione di questo film.

Anche il protagonista rimasto solo, il padre morto tra le sue braccia di adolescente, lascia la donna che a sua insaputa darà a lui il suo unico figlio per partire verso la conquista di un successo sportivo che sarà solo foriero di sventure che saranno risolte solo dal ritorno del suo passato.

Sarà un biglietto da parte della sua prima vera e unica storia d’amore, in cui viene informato che il figlio che ha e che è in tribuna per guardare le sue imprese è suo, che lo riporterà lì da dove era partito per realizzare il sogno del successo.

E la possibilità di essere lui il padre perso durante l’infanzia gli darà la forza per rompere l’incantesimo vincere l’ultima partita da eroe e finalmente tornare a casa con lei l’unica vera donna della sua vita e suo figlio.

Come nei primi quattro libri dell’Odissea il baseball cos’è se non la ricerca del padre, delle proprie radici, l’agonia dello strappo dalla propria terra e il sognato ritorno a casa, Itaca la casa base. E davanti a noi i Proci che non aspettano altro che metterci fuori gioco, ucciderci, eliminarci per poi avere un’altra possibilità.

E’ la storia eterna che tutti noi ogni giorno viviamo.

Correre in senso antiorario sperando di vincere sull’inesorabilità del tempo che passa e ci avvicina alla fine…

Questa magica raffigurazione del mito di Telemaco che è il gioco che si sviluppa nella perfetta forma del “diamante” viene riproposta nella cinematografia, nessun’altro sport riuscendo a darne così pienamente la possibilità di mettere in scena questa avventura.

Come il Mito di Telemaco le variabili sono molte la riproposizione e varia ma sempre attorno al viaggio e al suo epilogo che pone fine all’Odissea.

Ulisse si manifesta a Telemaco e il sogno sembra diventare realtà.

Quei bambini nel ‘600 avevano tracciato il percorso che avrebbero voluto vivere e questi film sembrano seguirne le tracce e dare ragione ai loro sogni.

Uno di quei film che ti lasciano ancora per un po’ fuori dalla realtà e usciti dal cinema, dopo aver visto tutti i titoli di coda mentre tutti escono, ti fanno dimenticare dove è parcheggiata la macchina.

Queste pellicole rimangono dentro e lavorano lentamente e inesorabilmente sul proprio inconscio e non riamane altro da fare che correre ad affittarli per rivederli sapendo già tutto e potersi concentrare su ogni particolare che alla prima visione, essendo concentrati sullo sviluppo della trama, non è stato apprezzato così da godersi ogni sfumatura….

Un film tira l’altro e il baseball è una passione talmente pervasiva che non rimane altro che passare al prossimo….

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  1. giovanni tommasini 3 Ottobre 2014 at 23:14 -

    Quale sarà il prossimo?