“Il baseball in viale Calabria” di Marco Pulejo

Pubblicato il Mag 31 2021 - 11:03pm by Massimo Moretti

Marco Pulejo, è uno scrittore di origini meridionali (madre calabrese e padre siciliano), nato in Toscana ed ex giocatore di baseball negli anni Ottanta nell’ABC Massa (in provincia di Massa Carrara), è autore del libro “Il baseball in viale Calabria” edito dalla casa editrice Luoghinteriori, è stato finalista la Premio Città di Castello edizione 2020.

La storia si snoda tra le strade di Reggio Calabria, con protagonista un adolescente Salvo, con lo sfondo il baseball, con gli odori della Calabria e della città affacciata sullo stretto, storia di crescita e di formazione. Incontriamo con questa intervista l’autore del libro Marco Pulejo che ringrazio che ci racconterà di questa sua opera.

Ciao Marco, come nasce l’idea di questo libro e la sua particolare ambientazione?

Una decina di anni fa scrissi un breve racconto ispirato alla mia esperienza giovanile sui campi da baseball. Volevo però dare maggiore incisività all’ambientazione. Ho sempre avuto un forte legame con la Calabria, i miei nonni vivevano nella Locride dove ho trascorso dei periodi bellissimi della mia infanzia e giovinezza. Il fascino di quelle colline aspre e di quelle spiagge desolate e il contrasto tra la bellezza di questa terra e la condizione di oblio in cui è sempre stata relegata ha acceso la scintilla che ha dato vita alla storia.

Per un ragazzino cresciuto negli anni Ottanta in una regione dimenticata come la Calabria, credere nel sogno americano, simboleggiato dal baseball, doveva richiedere un fede incrollabile nei propri sogni e uno sguardo ingenuo e allo stesso tempo coraggioso verso il futuro, e così è venuto fuori il personaggio di Salvo. Durante una visita a Reggio Calabria un amico mi ha parlato della squadra del San Giorgio Baseball e del diamante che si trova proprio in viale Calabria e allora è arrivata anche l’idea per il titolo. Solo di recente ho conosciuto Tony Aliquò, vicepresidente del San Giorgio e vero pioniere di questo sport, che ha accolto l’idea libro con entusiasmo.”

Quali degli autori americani ti hanno ispirato per scegliere il baseball come sfondo del tuo romanzo?

Sono da sempre appassionato di letteratura nordamericana e gli autori che hai citato sono proprio i miei miti letterari: John Fante, Don DeLillo, Philip Roth. A questi aggiungerei Bernard Malamud (quello de “Il migliore”) e John Irving che ha scritto uno dei suoi romanzi più belli, “Preghiera per un amico”, partendo proprio da una amicizia nata su un campo da baseball.

I romanzi di Paul Auster poi occupano uno scaffale intero della mia libreria. Questo autore ha una passione viscerale per il nostro sport. Nel suo romanzo “Sbarcare il lunario” racconta di come, ancora sconosciuto e squattrinato, avesse addirittura inventato un gioco di carte ispirato al baseball, purtroppo rifiutato dalla casa di produzione alla quale lo offrì. Ma in effetti il baseball è meglio giocarlo su un campo di erba e terra rossa che sul tavolo della cucina.”

Un motivo per leggere le avventure di Salvo?

Una grande scrittrice come Flannery O’Connor diceva che tutto ciò di cui ha bisogno uno scrittore per scrivere un romanzo è attraversare l’adolescenza, riuscendo a sopravviverne. Non serve avere fatto tanti viaggi e aver vissuto molte avventure.

L’adolescenza è l’esperienza fondamentale che plasma un esistenza e dà forma a una personalità. Salvo è un ragazzo di quindici anni che è innamorato della vita e dei suoi sogni, e ce la mette tutta per realizzarli, esattamente come abbiamo fatto tutti noi quando avevamo la sua età. Sbagliando e cadendo, affronta la partita della vita.

Con il suo sguardo incantato non ce la fa proprio a smettere di sognare. Che poi ci penserà la vita a fargli capire che alcuni di questi sogni non si realizzeranno mai, ma che vale comunque la pena provarci. Mi piace pensare che lo sguardo di Salvo sia lo stesso che riconosco in tutti coloro che, come me, da giovani hanno giocato a baseball. È difficile da descrivere: è un venticello fresco, un’ingenuità irrazionale, un’energia positiva che ci fa esultare di fronte alle novità e ci mantiene lucidi di fronte alle difficoltà della vita. “

Sei un appassionato, tra l’altro di baseball USA, cosa importeresti nel baseball italiano ed europeo, del modo di viverlo americano?

Non credo che esista una ricetta magica per far crescere il baseball italiano al livello di quello americano o per viverlo allo stesso modo. Il baseball USA poi, nel corso degli anni è cambiato anche molto e, se ha guadagnato dal lato dello spettacolo, è andato perdendo un po’ del fascino di un tempo (riuscire a seguire ben sei partite alla settimana della propria squadra è veramente sfidante).

Lo sport è un po’ lo specchio di ogni società, e ne riflette le aspirazioni e i difetti. Il baseball che viviamo in Italia è bello in fondo anche perché lo interpretiamo a modo nostro. Noi appassionati di baseball in Italia siamo un po’ come quei siciliani di terza generazione nati e cresciuti a “Brooklyn”, che si sentono visceralmente italiani, ma dicono “talìare” anziché “vedere” e bevono il cappuccino dopo aver mangiato gli spaghetti. Ecco, noi magari vorremmo che il baseball che viviamo in Italia fosse esattamente come quello americano, ma non sarà mai così. E il bello è proprio continuare a credere che un giorno lo sarà.”

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Massimo Moretti

Nato nel 1973....aspettando 17 anni lo scudetto. Semplice appassionato di baseball come tutti quelli che vivono nella città del Tridente. Ottima prima base nei tempi (mio giudizio) protagonista assoluto in una partita con la maglia dei Ragazzi del Nettuno B.C. contro gli americani della base Nato di Napoli (ho le prove ed i testimoni). Vanto una presenza al piatto con la maglia del Baseball Club Rovigo in serie C nono inning uomo in base sotto 3 a 1 in quel di Poviglio strike out senza gloria. Ho provato la scalata nelle Minors come da foto profilo ma senza successo. Più che un esperto sono un fanatico.