Bobo Tommasin,tutto è iniziato lanciando una palla di neve!

Pubblicato il Apr 1 2015 - 9:53pm by Flavio Orati

Tommasin sul campo! I lanci per il batting practice del Padova

“Ball to the Wall” mi suggeriva giorni fa Kelyn Smith, l’Head Coach del Tommasin Padova,  parlando dei mille modi di dire per definire il baseball come gioco “duro, granitico” in pratica per “cocciuti”. Anche se si tratta di una frase idiomatica datata, calza a pennello per definire complessivamente la figura di Roberto Tommasin, il motore diesel inesauribile che da otto anni ha preso in mano le redini e il futuro del gioco del batti e corri a Padova. Per dirla tutta, ad onor del vero, Tommasin – Bobo per tutti – è stato da sempre il trainer, il trascinatore di un modo di interpretare un baseball  vincente che cresce, che vuole lasciare qualcosa di positivo. Anche se ha un carattere tutto suo, che di primo acchitto potrebbe sembrare burbereo e schivo. Ma sotto sotto per lui, questo sport, è l’ossigeno. E’ stata la sua vita fin da quando da ragazzini un amico l’ha visto lanciare le palle di neve e l’ha convinto ad andare a giocare a baseball nella parrocchia di sant’Antonino dove abbiamo iniziato tutti e lì è rimasto per una ventina di campionati da lanciatore. Pensate, il mio ricordo con lui risale al primo europeo ospitato nello stadio di Nettuno: avevo si e no quindici anni e da Padova mi ha raggiunto a Roma. Assieme siamo andati in treno a Nettuno, il match è durato fino a tarda notte e non c’era autobus per tornare. Abbiamo deciso di dormire all’addiaccio davanti alla stazione Termini di Roma. Allora si poteva. E mi ha fatto la “guardia” fino all’alba in quanto ero oggetto di attenzioni particolari … per fortuna è andata bene! … Scusate questo inciso, ma si trattava di oltre quarant’anni fa! Oggi il suo impegno si concretizza negli ultimi otto anni quando ha raccolto dagli stracci il baseball a Padova e l’ha portato ad essere una società di oltre 350 associati con otto categorie diverse dello sport del batti e corri con una squadra alla seconda esperienza in IBL. Un parco stranieri e giocatori da fuori Padova ospitati in  5 appartamenti e hanno tutte le intenzioni di conquistare la seconda fase: raggiungere i play off così potrà potenziare anche il parco lanciatori italiani oggi sofferenti di vari acciacchi e di ritardi dovuti alla stagione particolarmente rigida. E’ per questo che venerdì sera nella prima fase della seconda giornata contro il Rimini, con tutta probabilità schiererà sul mound i lanciatori stranieri. Vuole offrire al suo pubblico lo spettacolo di un Quevedo in buona forma oltre che l’opportunità di cogliere la prima vittoria casalinga: ci crede tutto il team dopo l’esordio della prima giornata che ha avuto un pareggio contro una Fortitudo campione d’Italia espugnando un Gianni Falchi nell’Opening Day. E un Grande Slam di Sartori, il primo della stagione in Italia. E Smith ci crede: vuole entrambe le vittorie dalla sua squadra ogni giornata di questo campionato che grava in tutti i suoi oneri esclusivamente sulle spalle di Tommasin. “Devo solo dire che faccio il passo secondo la mia gamba: come sempre è stato. Ma devo anche rammaricarmi della completa assenza delle istituzioni pubbliche: un Comune che non si è mai fatto sentire, in nessun modo. E di sponsor che mi affiancano nemmeno l’ombra. Del resto meglio così: In fondo l’ultima parola, in questo modo, è giusto che rimanga la mia, nel bene e nel male, senza nascondere che si tratta davvero di un impegno importante che non so per quanto posso ancora reggere unicamente sulle mie spalle. Eppure la società e il baseball è inequivocabilmente cresciuto per essere proiettato in un futuro agonistico che potrà sfornare anche dei veri talenti. Intanto quest’anno ce la giochiamo tutta. Staremo a vedere.

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Flavio Orati

Flavio Orati sulla soglia dei sessanta - Padova 4/10/55 - ho iniziato come tutti con gli allievi nell'Arcella Padova-baseball che avevo 8 anni. Poi juniores,e la serie C con la squadra dell'oratorio che ci ha accompagnato per molti campionati da eterni secondi in competizione perenne con Verona, storica scuola di riferimento per noi veneti dell'epoca,riuscendo a conquistare in un lontanissimo campionato la possibilità di fare un torneo per passare alla serie maggiore. la gestione ecclesiastica della squadra - i frati di S.Antonio - ha rinunciato alla partecipazione facendo sfumare il nostro sogno rincorso per anni. Sciolta la squadra, abbiamo costruito con le nostre mani in tempo record un campo per farci disputare il campionato autotassandoci - erano tempi duri ma ricchi di solidarietà - tanto che siamo riusciti a creare una società ex novo e disputare almeno tre campionati di C. Nel frattempo uno sponsor quasi vero Bellamio, ha preso in mano il futuro della squadra con molti dissensi che hanno fatto migrare alcuni di noi verso l'altra storica compagine padovana: quella del CUS Padova.Intanto con l'età crescevano anche gli impegni e il nostro baseball spartano e universitario nonostante i campionati di B doveva lasciare il posto alla vita ma fino ai quarant'anni non ho abbandonato se non con qualche rara sosta, la frequentazione dei diamanti. Ed ecco che tornato a Padova ho ripreso a seguire la squadra nella sua performance stupenda della vittoria del campionato A federale e contestualmente anche della coppa Italia: un team che meritava sacrifici ulteriori nonostante la mia BPCO (broncopatia cronica ostruttiva) che non mi fa più respirare tanto bene. Eccomi qua che provo ad interpretare il baseball per le colonne on line di Baseballmania..... secondo la mia pluridecennale esperienza iniziata da esterno centro con l'erba che era più alta di me, per poi giocare in seconda e poi interbase, ma all'occorrenza ho ricoperto tutti i ruoli!!

2 Commenti Unisciti anche tu alla conversazione!

  1. massimo 2 aprile 2015 at 15:48 -

    Complimenti da Nettuno, ce ne fosse di gente come lei,,,,,

  2. camillo palma 2 aprile 2015 at 19:59 -

    Complimenti e meno male che ci sono persone così, e dove ripongono nel baseball tutta la loro vita e le loro risorse. A questo punto non resta che augurare al Presidente il raggiungimento degli obbiettivi prefissati, in modo da far svegliare le coscienze istituzionali, ed aumentare la diffusione ed il numero degli iscritti, e far capire l’importanza di uno sport così affascinante per la crescita delle giovani generazioni e non solo. Auguri Presidente da Nettuno.