Shutout al San Marino in gara3 (4-0). Fantastica partita dell’Omone, premiato MVP, che guida la Fortitudo al dodicesimo scudetto. Decisivi il fuoricampo di Andy Paz e un gran doppio di Grimaudo. E’ doppietta Coppa-Campionato!

Pubblicato il Ago 21 2019 - 12:43am by Maurizio Roveri

Fortitudo Campione A1 2019

In una notte sammarinese con i colori del rock, dove energiche mazze da baseball hanno il ritmo di chitarre elettriche sotto un cielo d’agosto di luna rossa, la Fortitudo UnipolSai fa vibrare forte – ancora una volta – le corde dell’emozione. E s’illumina. E va a vincere anche gara3 delle Finali per lo scudetto. Soffocando l’ultimo orgoglioso assalto del San Marino. I biancoblù di Bologna, concentratissimi, rispettosi del valore dell’avversario, tengono il campo con equilibrio e compattezza. E non concedono alla formazione della Repubblica del Titano di allungare la serie. Già vittoriosa sul proprio campo, il “Falchi”, in gara1 venerdì scorso (3-1) e la sera successiva in quella gara 2 che resterà famosa per il pazzesco capovolgimento all’ultimo inning in una situazione di due out (dal 3-5 al 6-5), la Fortitudo di manager Frignani si impone nella terza sfida con il punteggio di 4-0. Riconfermandosi campione d’Italia. Nella stess stagione del trionfo in European Champions Cup.

 

Nella notte che valeva il titolo di Campione d’Italia, il gruppo di Lele Frignani ha giocato “di squadra”. Ancora una volta. E stavolta più che mai. Controllando con maturità e com calma la tensione. Padrona delle emozioni. Tenendo il campo con equilibrio e lucidità. Senza commettere errori, nè tecnici nè mentali. Ha battuto 7 valide, la Fortitudo UnipolSai. Non tante. Ma sono state battute di qualità: il fuoricampo da 1 punti di Andy Paz al quarto inning, i doppi firmati da Ferrini, Polonius e quello da 2 RBI da Alessandro Grimaudo, il diabolico Grimaudo di questi tempi.

 

RIVERO IMMENSO – A mettere la firma sulla partita dello scudetto bolognese (il dodicesimo nella storia della Fortitudo) diversi interpreti. L’Omone, innanzitutto. Raul Rivero. Il lanciafiamme del baseball bolognese confeziona una prestazione da fuoriclasse. Imperioso, impone fin dall’inizio la sua personalità. Prende possesso del monte con una sicurezza totale. Le sue “aspirin tablet” (così gli americani definiscono i lanci talmente veloci da fare apparire la palla piccola piccola come una pastiglia…) hanno una faccia perfida agli occhi dei battitori sammarinesi.

La tranquillità del pitcher venezuelano di Bologna in questa gara è impressionante. Non forza, non consuma inutilmente energie, la potenza del lancio è accompagnata da sapienza, controllo, gestione perfetta dei lanci. Una prestazione da 12 strikeout. Crescendo alla distanza. Addirittura tre eliminazioni al piatto nel sesto inning, tre nel settimo, due nell’ottavo. Prima di lasciare l’ultimo inning sul monte a Stephen Perakslis.

In particolare, Raul Rivero ha concesso ad un San Marino orgoglioso (che si è battuto con apprezzabilissima dignità) quattro battute valide soltanto. Tutti singolini.

 

E dopo Rivero… il suo compagno di batteria, Andy Paz, l’uomo d’acciaio, alla diciottesima gara  consecutiva da catcher, soprattutto questa era la sua ottava partita dietro il piatto di casabase nello spazio di diciotto giorni. Impeccabile, come sempre, nel gestire pitcher e difesa. Un grande cervello. In questa gara3 Paz si è fatto valere anche con il bastone: strepitosa quella legnata del fuoricampo, una pugnalata al cuore per il pitcher sammarinese, il commovente Fernando Baez al quale era stata affidata la palla per gli ultimi sogni dei Titani di rimanere in gara. Baez è un closer, solitamente è stato utilizzato appunto per “chiudere” le partite. Per le “salvezze”. Qui, gli è stato chiesto di recitare il ruolo di partente. C’era bisogno che facesse la partita della vita. E Fernando la stava facendo. Gettando cuore e coraggio nei suoi lanci. Sedi strike out firmati in tre inning, otto alla fine del quarto. Ammirevole. Soltanto Andy Paz era stato capace di sorprenderlo, di rubargli il tempo colpendo duro: ed è stato il fuoricampo dell’1-0 per Bologna.

Fernando Baez ha dato tutto quel che poteva. Tenendo fede – assieme a tutti i suoi compagni di squadra che hanno lottato duro e si sono prodotti in una apprezzabile resiste a difensiva – a quelle magliette che i ragazzi di manager Chiarini (squalificato) portavano nel riscaldamento pre-partita: “Refuse to lose”. Rifiutare di perdere.

Ci hanno provato, i sammarinesi. Ci hanno provato. Con tutte le loro forze. E vanno ammirati, rispettati. Anche a Carlos Quevedo è stato chiesto un grande sacrificio, salire sul monte (rilevando Baez dopo 4 inning e oltre ottanta lanci…) dopo l’enorme sforzo di venerdì scorso quando a Bologna aveva lanciato 95 lanci. E Quevedo da autentico professionista non si è tirato indietro, è andato in battaglia, ha lanciato con le energie che aveva, fino a raschiare il fondo del barile. La stessa cosa va detta per Alessandro Maestri, autore di quattro inning bellissimi e dispendiosissimi sabato in gara2. Anche lui rimandato sul monte. Ha sofferto, in un lungo difficile inning che gli deve essere parso… eterno. Per Maestri 42 lanci. Faticando, soffrendo, cercando di resistere.

Non ce l’ha fatta, il San Marino Republic, ad evitare la terza sconfitta di fila. Però, che nessuno parli di kappaò. Il San Marino è stato comunque un avversario valoroso. Ha trovato sulla sua strada una squadra solidissima, concreta, equilibrata, che si esprime magistralmente dentro un efficacissimo sistema di gioco. E che ha uomini di casse come il gigantesco Rivero, come Paz, come Vaglio, Grimaudo, Polonius, Ferrini.

 

San Marino ha cercato di mettere forte pressione sulle prime curve del match, trovando a respingere i suoi assalti una Fortitudo impeccabile (ripeto, impeccabile) in difesa. Splendidi i due “doppi giochi” sull’asse Vaglio-Polonius-Marval.

E strepitosa una presa in foul in corsa di Marval, all’ottavo su Giordani.

La Fortitudo non si è mai concessa – mai – un calo di attenzione.

 

A proposito di Federico Giordani: il ragazzo nettunese esterno centro del San Marino si è prodotto in una presa da Major League contro la recinzione, con un balzo portentoso a togliere un fuoricampo a Marval al secondo inning.

 

Alessandro Grimaudo non finisce più di stupire. Ha conosciuto momenti delicati nelle stagioni scorse in Fortitudo, momenti di anonimato. E’ esploso in questo 2019, in Coppa dei Campioni e poi in questi playoff di campionato che lo hanno visto protagonista.

 

COME DIECI ANNI FA – Uno scudetto che la Fortitudo è andata a vincere – cioè a concludere – in trasferta. Al “Serravalle Field” di San Marino. Si tratta d’una scena già vista. E’ stato come rivivere la serie per lo scudetto del campionato di dieci anni fa. Era il 2009, era la Fortitudo dei 51 fuoricampo, fece 1-1 nelle prime due gare al Falchi, poi a San Marino ne vinse tre di fila (la serie finale, allora, era sulle sette partite). Quella era la Fortitudo di Claudio Liverziani e Richard Austin, di Infante, Garabito, Angrisano, Mazzuca, Pantaleoni, Bidi Landuzzi e di un Lele Frignani alle ultime apparizioni da giocatore. Era la squadra di grandi pitchers come Matos, Betto, Moreno, il Ribeiro dei giorni migliori e il “re dei closer” Fabio Milano.

 

Questa è la Fortitudo UnipolSai di Alessandro Vaglio, il frontman della band, l’artista dei doppi giochi, il leader che non tradisce mai. Al suo Trofeo numero 11 con Bologna nello spazio di 8 anni. E’ la Fortitudo di Rivero e Perakslis la coppia di lanciatori più bella del campionato italiano (e della European Champions Cup). E’ la Fortitudo di Gouvea e Bassani, del duro Osman Marval che ha sofferto a lungo per problemi fisici in questa stagione ma nei momenti importanti è stato il guerriero che tutti aspettavano, il battitore che sa essere “clutch” e che s’infiamma quando conta. E’ la Fortitudo di Polonius e Ferrini, degli umili e preziosi Fuzzi e Grimaudo, di Leonora e Nosti, di Russo (importante in gara2) e dei bolognesi Agretti e Dobboletta. E’ la Fortitudo di Andy Paz, sapiente catcher, innesto provvidenziale di metà giugno. E’ la Fortitudo di Noguera, Crepaldi, Scotti, Pizziconi.

 

STAGIONE MEMORABILE – Scudetto e Coppa dei Campioni nello stesso anno. In Italia questa performance era stata realizzata da pochi altri, in un passato già lontano.

 

Inoltre, per la prima volta nella sua storia la Fortitudo vince due scudetti di fila.

E allora merito un applauso speciale il manager di questo team, Daniele “Lele” Frignani. Assieme al suo staff.

E’ la Bologna del baseball che non finisce più di stupìre.

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Maurizio Roveri

Giornalista professionista, nato il 26 novembre 1949 a Bentivoglio in provincia di Bologna. Ha iniziato la sua brillante carriera giornalistica come redattore di Stadio nel 1974 per passare poco dopo al Corriere dello Sport-Stadio, dove è rimasto fino al gennaio del 2004. E’ iscritto all’Albo dei giornalisti professionisti dal luglio del 1977. Al Corriere dello Sport è stato responsabile del basket e del pugilato nella redazione di Bologna. Capo rubrica per il Corriere dello Sport-Stadio del baseball, sport seguito fin dal 1969 come collaboratore di Stadio. Molte le sue esperienze da inviato a cominciare dai campionati mondiali di baseball del 1972 in Nicaragua, del 1988 in Italia, del 1990 in Canada, del 1998 in Italia, nonché alle Universiadi di Torino del 1970 e ai campionati Europei del 1971, del 1987, del 1989, del 1991, del 1999. Collaboratore del quotidiano “Il Domani di Bologna” per baseball, pugilato, pallavolo dal 2004 al 2007. Creatore del sito internet specializzato sul baseball Doubleplay.it e collaboratore dei siti Baseballitalia.it, Baseball.it e BoxRingWeb.it. Entra con l’inizio del 2012 nel gruppo editoriale di InLiberaUscita, ricoprendo la posizione di opinion leader e di redattore da Bologna. Nel marzo del 2012 è cofondatore del sito specializzato BaseballMania.it di cui oggi è coordinatore giornalistico.

5 Commenti Unisciti anche tu alla conversazione!

  1. paolo palmieri 21 agosto 2019 at 05:44 -

    Complimenti alla Fortitudo ! Mi piace vedere che Fuzzi e Grimaudo hanno grandemente contribuito a vincere questo titolo cosi come lo hanno fatto per la Coppa . Spesso si spendono molti soldi per stranieri o oriundi che valgono la metà di questi due atleti . Mi auguro che serva come segno per altre squadre di puntare maggiormente sugli atleti italiani , altrimenti non si cresce . Altrimenti non ha senso creare settori giovanili poi in campo nella massima serie ci vanno solo gli stranieri . Mi correggo per non essere frainteso : pochi stranieri ma di buona qualità.

  2. oddone 21 agosto 2019 at 08:55 -

    complimenti a Bologna, serie persa in gara 2 per S.marino.

  3. Jason 21 agosto 2019 at 10:50 -

    Complimenti innanzitutto a San Marino che ha giocato con grande tenacia e il 3-0 è molto bugiardo.

    Complimenti a questa Fortitudo, che raggiunge un grande traguardo dopo aver cambiato quest’estate mezza squadra.

    E i critici di Frignani hanno nulla da dire?

  4. Gilberto 21 agosto 2019 at 12:37 -

    Complimenti sinceri alla Fortitudo Bologna, ultimo…baluardo di sopravvivenza del baseball italiano.

  5. Daitarn 21 agosto 2019 at 20:05 -

    Grandissimi ragazzi!!! Ero a Serravalle ieri ed ho potuto viverla dal vivo.Omone leggendario,Vaglio fantastico in difesa e…si… Cisky e Ale veramente un’annata super.Volevo inoltre fare i complimenti a Lele Frignani,alcuni sono convinti che la Fortitudo vince da sola…mica vero,in una stagione ci sono momenti ok e altri di difficolta’,bene lui ha dimostrato di possedere grandi qualita’ per poterli affrontare entrambi.Quando hai diversi campioni in squadra devi saperli gestire,lui e’ un super in questo.