Riflessione sulla notizia che ha creato discussione a Rimini

Pubblicato il Gen 16 2019 - 1:59pm by Ezio Cardea

Nicola Garbella

Pillisio l “imprevedibile”: questo è l’appellativo che più si appropria al personaggio Pillisio che, affacciatosi solo da pochissimi anni al mondo del baseball, lo ha già lasciato di stucco per ben due volte.

Ricordiamo il clamoroso e repentino cambio di “cavallo” quando ha lasciato il rinato Novara per “soccorrere” il Rimini di un Patron che, non per stanchezza o cessata passione, ma per l’età veneranda, era in attesa di tirare i remi in barca;  ecco che ora Pillisio sorprende nuovamente tutti con una mossa che certo non ha gli stessi risvolti drammatici della precedente che ha visto sparire di scena il Novara, ma che comunque è fuori dalla normalità: la improvvisa sostituzione del manager Paolo Ceccaroli, grande atleta del baseball riminese e italiano, affermatosi anche come tecnico di successo avendo riportato lo Scudetto alla sua Rimini non più tardi di due anni fa.

Ovviamente è scoppiata sui social una sorta di rivolta e di rigetto di questa inaspettata novità, per non parlare della ridda di ipotesi …

Per esempio, qualcuno si chiede come mai questa sostituzione avviene ora e non immediatamente a fine campionato dopo la delusione del mancato approdo nei Play Off; qualcun altro immagina siano nati disaccordi sulla campagna acquisti; altri pensano a screzi tra il tecnico e i giocatori, altri ancora suppongono che alla base ci sia una questione economica …

Nella “querelle” hanno detto  la loro anche due personaggi diversamente illustri, Franco Ludovisi nello sport e Maurizio Roveri nel giornalismo, entrambi alla ricerca di un perché e di una logica che però non affiora in nessuno dei due.  I quali, tuttavia, non esitano ad indicare le loro reazioni.

Ludovisi, pur senza addebitare colpe a nessuno per  mancanza di  elementi che gli consentano un giudizio, non esita a dichiararsi a favore di Ceccaroli ma, come lui stesso precisa, è una preferenza “d’istinto” per la grande stima nei suoi confronti;   Roveri, pur azzardando quale causa di tale decisione, una possibile delusione  per la mancata qualificazione ai Play Off,   ribadisce la legittimità della decisione di  Pillisio quale “proprietario” oltreché “Presidente” del Rimini,  ma si mantiene in una posizione di assoluta neutralità in attesa che emergano le vere ragioni di questo per ora enigmatico episodio.  Possiamo aggiungere che si tratta di decisione sicuramente legittima, ma anche indiscutibile da parte di altri dirigenti societari se non col concreto rischio di veder attuato seduta stante uno di quei colpi di scena cui Pillisio ci sta abituando. Tanto più che, come si dice, non c’è due senza tre!

E sarebbe un bel guaio per il Rimini e per tutto il movimento!

Ovviamente, e a maggior ragione, mi astengo io dal cercare di spiegare o capire il motivo e meno ancora l’opportunità di una simile mossa di Pillisio.  Però, è ancora più sorprendente il fatto che, né gli interessati né la società, abbiano fornito  chiarimenti,  se non altro per sensibilità verso i fan  stupiti se non amareggiati da questa inattesa novità. Salvo errore, sul sito ufficiale della società è apparsa  una breve nota a cura dell’ufficio stampa con cui si comunica il cambio del manager, quasi fosse una normale notizia di cronaca!

Più che ovvio il malcontento dei tifosi.

Il caso fa indubbiamente discutere, però non mi concentrerei tanto sulle motivazioni, quanto sulla pertinente definizione di  “presidente-proprietario” con cui  Maurizio Roveri identifica Pillisio:  tutti i “Patron” di una Società sono, per ragioni ovvie,  i “domini” della stessa, ma finora nessuno ha esplicitamente accostato ad essi anche lo status  di “proprietari”, come di fatto sono. Come mai?

Pillisio interpreta una nuova forma di mecenatismo, più disincantato e deciso, meno vincolato da tradizioni locali o altri “sentimentalismi” cui eravamo abituati. Ma proprio per queste stesse ragioni Pillisio rappresenta un mecenatismo più aleatorio, su cui è molto più difficile basarsi per pensare a progetti a lungo termine.

Sarà un bene? La formula dubitativa non attenua per nulla la positività di un Pillisio approdato al baseball perché la sua comparsa, seppure sia stata causa di grande disillusione per un Novara, proprio per suo merito ringalluzzita e  poi dissoltasi di schianto, ha voluto dire la salvezza di un Club dalla grande tradizione qual è il Rimini.

Guardando l’evoluzione del nostro baseball, dopo il breve periodo iniziale in cui l’attività veniva avviata con pochissimi mezzi ad opera di uno o più volonterosi, si è passati alle vere e proprie sponsorizzazioni favorite dal grande sostegno mediatico della grande stampa sportiva: al baseball si sono accostate le più grandi marche e solo in qualche caso le società erano sostenute da mecenati. Questi, tuttavia,  erano personaggi nati e vissuti in simbiosi con le loro società e pertanto offrivano assolute garanzie di stabilità e capacità di assoggettarsi a decisioni collegiali nelle scelte strategiche e soprattutto tecniche, proprio come avviene nelle società sponsorizzate da aziende.

In altri termini, questa situazione ideale offriva alle società grande sicurezza e possibilità di impostare programmi a lungo termine data la sicurezza offerta dai “patron”, così come li abbiamo conosciuti, e dal rischio quasi nullo di  un pur possibile improvviso recesso di uno sponsor data la facilità di  rimediare  un nuovo e magari più importante abbinamento. La Libertas Inter, tanto per fare qualche esempio, nella sua attività in prima serie ha ottenuto ben tre importanti sponsorizzazioni: GBC, Noalex e Standa; altrettanto importanti sono stati gli sponsor alternatisi a sostegno del Milano ’46, del Parma del Bologna …

Purtroppo, il calo del sostegno mediatico ed il contemporaneo restringersi dell’area di gioco del campionato di punta, hanno dato luogo ad uno scenario ben diverso, completamente opposto al precedente, non più in grado di esercitare attrazione nei confronti dei grandi sponsor, allontanatisi ad eccezione della UnipolSai. Nel frattempo  anche i “patron” tradizionali (Zangheri,  Tommasin e  Fortini), il cui apporto tutto sommato è stato di grande utilità ai loro Club avendone assicurata stabilità nel rispetto della identità,  delle tradizioni  e di  quanti (atleti e dirigenti)  sono stati artefici del loro successo, hanno fatto – per ragioni diverse – un passo indietro.

Il suddetto cambiamento è avvenuto a spese delle società di prima serie, quelle che a causa dello standing qualitativo, necessitano di sponsorizzazioni importanti o di “Patron” di allora: sempre più rare le prime, e ormai di diverso stampo  gli altri.

Ma di questo nuovo scenario in cui predomina l’incertezza, l’improvvisazione e il casuale verificarsi di singole situazioni favorevoli ma non stabili, sembra che ben pochi, sia in seno alla Federazione che nelle società storiche,  intendano tenerne conto. La conseguenza è uno stallo deleterio.

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Ezio Cardea

Nato a Milano il 9/12/1936, ha svolto attività come giocatore e come tecnico dal 1948 al 1980 partecipando ai campionati di prima serie dal ’55 al ’72, quasi sempre in società milanesi. Abbandonato il campo per impegni di lavoro, ha continuato a collaborare saltuariamente con società milanesi in supporto alle squadre giovanili e all'attività presso le scuole. A contato col baseball praticamente dal dopoguerra ai nostri giorni, ne conosce la sua evoluzione e ne ha evidenziato fin dal 1980 le criticità: prima fra tutte, a suo avviso, quella creatasi a causa della tendenza delle varie amministrazioni federali a potenziare il livello del campionato di punta fino a creare una frattura col resto del movimento, frattura insormontabile se non con l’'ingaggio di una forte percentuale di atleti d’oltre oceano.

10 Commenti Unisciti anche tu alla conversazione!

  1. luigi 16 gennaio 2019 at 14:41 -

    Ormai il baseball italiano è così ben poca cosa, che se guardiamo le notizie di mercato, sono sempre le solite tre che corrono ad accaparrarsi quei pochi giocatori italiani ed italianizzati “decenti”, certo perché il “livello” deve essere mantenuto tale. Mentre non si sa più nulla di San Marino stranamente, le più attive del momento sono: Parma (l’unica veramente strutturata con management, finanza, ed un entroterra sportivo e sistema di franchigie che le dovrebbe permettere di rimanere presente negli anni); Bologna si sa ha tutto quello che serve, beati loro, grande struttura societaria, sponsor di levatura nazionale; il fenomeno Rimini che è allo studio: di sicuro il new president/padrone è affamato si successi che, secondo la sua logica, tardano ad arrivare e si sta muovendo in fretta per circondarsi di suoi uomini di fiducia sia giocatori che tecnici, film già visto a Novara. Per quel che rimane fa bella mostra di se Castenaso speriamo che duri, il resto fa parte di un silenzio assordante che verrà interrotto a qualche settimana dall’inizio del campionato con il solito via vai di stranieri, equiparati, AFI/ASI e notizie dell’ultimo minuto conb l’alternativa da fare da materasso agli squadroni con i giocatori stanziali… Anche questo è un termometro del declino del nostro baseball come pure l’esonero di un grande come Ceccaroli che da solo valeva il prezzo del biglietto nel Rimini stellare dei suoi anni. Un peccato.

  2. franco ludovisi 16 gennaio 2019 at 22:13 -

    Per noi cioè per me ed Ezio che abbiamo cominciato a giocare a baseball in condizioni “diciamo pionieristiche” l’attuale baseball, dato da tutti in estinzione, non è ancora alla frutta come tutti si affrettano a dire ad ogni piè sospinto.Il livello di gioco è superiore agli anni del boom italico, molto superiore.
    L’unica cosa evidentemente estinta, rispetto al baseball degli anni 80 90 è il pubblico. Mi sono chiesto spesso come è potuto accadere e la risposta non ce l’ho anche se posso azzardare che è nella volontà degli spettatori di non farsi nove ore minimo settimanali in stadi non attrezzati comodamente ed altro,che è la mancanza di considerare un “ritrovo” lo stadio per cui semmai negli anni 80 ti muovevi in macchina andata e ritorno per essere a Parma all’Europeo a vedere una partita che a te non diceva un gran chè, ma che era comunque un evento da non perdere in quel TEMPIO del baseball. Allora se un qualche Presidente Sponsor avesse deciso di lasciare la poltrona nessuna Società sarebbe caduta in depressione e avrebbe cercato immediatamente di respirare. Queste però sono considerazione estreme da farsi dopo aver vagliato tutte le altre, ma che personalmente sento molto. Anche le discussioni sui social non sono molto genuine: ma possibile che nessuno abbia trovato non canoniche certe decisioni di Ceccaroli di condurre gli allenamenti, tanto per dire, comprovate da confidenze di amici comuni o che il Presidente Pillisio si sia immediatamente adeguato agli altri presidenti in qualche mancata puntualità che poteva provocare sconforto in qualche “dipendente”? Poi ognuno può dire la sua e replicare semmai (ma perchè?) alla mia e via così, ma quanti del baseball di oggi hanno collaborato a costruire un campo, anzi meno a non lasciare nell’abbandono un campo che era la vita del baseball di un quartiere di un paese. del mondo del nostro baseball.

  3. Andrea 17 gennaio 2019 at 08:13 -

    Concordo con il sig. Ludovisi , la qualita’ è molto piu’ alta e stando alla realta’ Bolognese e mettendola a confronto con quella Americana il gap tecnico tra il basket e il baseball è piu’ marcato eppure oltre 10000 persone seguono una Virtus lontanissima dai fasti del suo passato e una Fortitudo che primeggia si’ ma in A2 mentre 300 seguono una Fortitudo baseball sempre al vertice in questo millennio . Se fossi nella Federazione con la collaborazione delle societa’ per prima cosa farei un sondaggio sui tesserati a tutti i livelli per capire come mai giocano a Baseball e Softball ma non seguono la massima serie , potranno pure imparare qualcosa no ? nelle provincia di Bologna sono quasi 2000 i tesserati ma quelli che frequentano il Falchi saranno meno del 5%

    • Ruggero Bagialemani 17 gennaio 2019 at 11:37 -

      Voi vi stupite,io ormai ho smesso di stupirmi.
      non vanno perché non hanno futuro,Bologna non investe sul proprio settore giovanile,preferisce comprare giocatori gia fatti e nel nostro povero Sport sono i giocatori Italiani che portano gente allo stadio,famiglie,amici,fidanzate e cosi via.
      Dello spettacolo vero e proprio interessa a pochi,giocando d’estate è un modo come un altro per passare una serata.

  4. Andrea 17 gennaio 2019 at 12:09 -

    caro Bagialemani , questo lei non puo’ saperlo Bologna investe e come ,semplicemente la qualita’ non è quella di Parma o Nettuno e quindi se vuole competere ad alto livello deve acquistare , in 40 anni di gente veramente di livello con la mazza e il guantone usciti dal vivaio mi vengono in mente Bianchi Matteucci e Frignani , questo vale anche x gli altri sport evidentemente ai ragazzi di Bologna piace fare sport ma molto meno farsi il mazzo per eccellere

  5. Ezio Cardea
    Ezio Cardea 17 gennaio 2019 at 16:14 -

    La mancanza di pubblico, caro Franco, a mio avviso non è il problema ma la conseguenza.
    Conseguenza non degli stadi poco attrezzati ma di squadre che non hanno più un massiccio numero di giocatori stabili e possibilmente “locali”: sono soprattutto questi a fidelizzare il pubblico (ha ragione Ruggero), mentre i tanti giocatori non locali, soprattutto stranieri, che ci sono un anno o due o forse tre e poi passano in un’altra squadra o spariscono, esaltano i fanatici del cosiddetto “spettacolo” e/o i presunti “intenditori”, ma attraggono relativamente poco coloro che, da veri intenditori di baseball, privilegiano l’agonismo ovvero quella parità di forze che rende avvincente la gara anche perché soprattutto in situazione di equilibrio vengono messe in atto le strategie di gioco, quelle che fanno discutere il pubblico e che sono il vero pregio del nostro sport.
    Quanto agli stadi poco attrezzati, francamente questa esigenza non la metterei tra le priorità soprattutto da quando i doppi incontri in giornata in prima seire sono diventati rarissimi.

    Nessun dubbio sul fatto che il livello tecnico sia salito, come del resto ho più volte sostenuto anch’io a dimostrazione di quanto fosse sbagliato da parte della passata dirigenza federale puntare su quell’obiettivo per richiamare pubblico e grandi media: pubblico e media hanno continuato senza soste il loro percosro di declino.

    L’unica cosa veramente estinta è la forza di attrazione del baseball degli anni 80/90 seppure di livello tecnico meno alto dell’attuale. La ragione? L’assenza completa del sostegno dei grandi media a causa della quale si sono man mano dileguati i grandi sponsor, quelli che erano numerosissimi negli anni sopra citati nonostante il baseball espimesse un livello inferiore.

    Col venir meno del supporto dei grandi media, il sostegno al baseball ora proviene quasi esclusivamente dai media locali: naturalmente anche le aziende sponsorizzatrici, tolta l’UnipolSai e forse qualche altra zienda che al momento non ricordo, hanno dimensione più locale che nazionale.
    Il loro sostegno ovviamente si parametra al più ristretto bacino dei destinatari di tali media.

    , come La tua asserzione secondo cui è il pubblico l’unica cosa veramente estinta è molto generosa verso altri aspetti che ho preso in considerazione nell’articolo e che addito come le cause del declino del baseball e di conseguenza, del pubblico: la sempre più ristretta area in cui si svolge

  6. anders 17 gennaio 2019 at 16:53 -

    pillisio se n’è andato da rimini! ma tanto si sapeva non ha ancora finito di pagare i giocatori e si è attaccato alle polemiche per la mancata conferma di ciga per andarsene.

    • luigi 18 gennaio 2019 at 09:58 -

      Adesso si porterà a Nettuno tutto il suo carrozzone di giocatori e tecnici. Chissà che film ha visto….

  7. Bob Rock 18 gennaio 2019 at 12:49 -

    A dir la verità il declino del baseball parte da lontano, dal 90 in poi tante società hanno chiusi i battenti ed altre si sono fuse e la fusione dimezza comunque. Il settore giovanile è andato allo sbando in tante società e con esso l’affluenza di amici, parenti ecc… che erano il cuore del vecchio baseball. Chi pensa di poter portar via appassionati dal calcio/basket ecc… mettendo in mostra atleti arrivati dall’estero in uno sport di nicchia (parlo a livello Italiano) qualcosa non deve averlo capito.

  8. Ezio Cardea
    Ezio Cardea 18 gennaio 2019 at 13:09 -

    Perfettamente d’accordo con Bob Rock