Momento delicato per la formazione del campionato di vertice. In bilico l’ipotesi delle 12 squadre se non arriveranno richieste di ripescaggio. Nei nostri sondaggi i lettori chiedono l’allargamento significativo della massima serie

Pubblicato il Dic 9 2019 - 12:36pm by Ezio Cardea

Quando si discute della crisi che sta attraversando il nostro baseball sento ripetere con grande convinzione che bisogna ripartire dalla base.

Niente di più vago, niente di più sbagliato. Si è indotti a tale errore dal principio, incontestabile, secondo cui una casa va costruita dalle fondamenta e non dal tetto. Ma si dà il caso che stiamo parlando di una casa già costruita, il nostro baseball, di cui sta sgretolandosi il tetto, ovvero il suo massimo campionato, con ricaduta fortemente negativa sulla base che tuttavia, per fortuna, regge ancora.

Pertanto, se veramente si vuole che la base torni a crescere, bisogna riparare il tetto. Insomma, bisogna partire dal vertice perché la base può tornare a crescere solo se si riaccendono le luci irradiate dalla massima espressione di ogni sport: il campionato di vertice.

Cosa vuol dire “ripartire dalla base”?  Qualcuno accenna con vaghezza che bisogna andare nelle scuole … bisogna curare le giovanili … bisogna ingaggiare tecnici validi …

Forse che tutto questo non sta avvenendo?  Per fare di più servono i soldi e certamente la Federazione, anche se eliminasse tantissime spese inutili, non avrebbe le risorse necessarie per aiutare le società a fare più di quanto stanno facendo. Tutto quanto la base sta facendo, lo sta facendo a spese dei dirigenti appassionati, a spese del loro tempo libero e delle loro tasche: da loro cosa si può pretendere di più?

A loro comunque la Federazione deve dare un aiuto,  non certo elargendo soldi: non solo perché lo Statuto non lo prevede, ma perché creerebbe solo devastazione come sempre succede quando i soldi non sono guadagnati ma distribuiti a pioggia.

La Federazione deve creare le condizioni che favoriscano la possibilità, da parte dei dirigenti mossi dalla passione, di recuperare le risorse per meglio sviluppare la loro indispensabile attività; deve creare situazioni favorevoli perché quei dirigenti possano meglio gestire i rapporti con le Autorità locali per tutte le molteplici esigenze; deve creare un clima che invogli altri appassionati ad impegnarsi nel dar vita a nuove affascinanti avventure come quella di creare nuove  società in cui veder crescere tanti giovani atleti e, assieme a loro, le società stesse …

Questo aiuto la Federazione può darlo solo rendendo più popolare, più noto, più visibile il baseball e facendo concretamente sentire la propria presenza nei rapporti con le Amministrazioni locali non soltanto quando sono coinvolti i grandi Club, ma anche quando si tratta di società militanti nelle serie minori.

Tutto ciò non può prescindere dalla necessità da parte della Federazione di mettere quanto più possibile in mostra il proprio fiore all’occhiello che per qualunque sport, e quindi anche per il baseball, è il massimo campionato.

Ed è proprio sul massimo campionato che si sono giocate le sorti del baseball dalla nascita ai nostri giorni.

Lo dimostrano le tantissime volte cui la federazione vi ha messo  mano: campionati a gironi regionali, gironi unici a 8, a 10, a 12 squadre, un fallimentare girone d’eccellenza a 4 (il Torneo d’Oro del ’58, subito abbandonato!), doppi gironi fino a 18 squadre con “intergironi”, ritorno al girone unico a 10 squadre, ed infine l’IBL a 8 squadre con l’eliminazione delle promozioni/retrocessioni tra le prime due serie in funzione delle classifiche (provvedimento discriminante, in contrasto con l’art. 1.9 dello Statuto) …

Oggi ci dibattiamo in un problema che sembra sorto ora, ma in realtà è vecchio quanto la federazione. E’ quindi opportuno vedere quale, tra i vari esperimenti, è stato più utile alla crescita del movimento e per farlo dobbiamo analizzare il passato raffrontandolo con le diverse realtà attuali, ma senza pensare ad esso col ricorrente e molto generico ritornello “erano altri tempi”, che attesta solo  superficialità.

Nelle grandi linee l’evoluzione del nostro sport è stata favorevole negli anni in cui nel palcoscenico più osservato dai media, il massimo campionato, le squadre che vi si esibivano erano numerose e sparse su un un’area che copriva gran parte dell’Italia, soprattutto quella centro/settentrionale nella quale il movimento ha avuto maggiore impulso. Per contro, il movimento ha iniziato a frenare la sua crescita e poi a comprimersi man mano che diminuiva il numero degli attori e si restringeva l’area su cui essi si esibivano. Fino ad arrivare alla situazione veramente critica di oggi in cui lo scenario si è ridotto a una dimensione poco più che regionale.

C’è quindi da sperare fortemente che naufraghi l’ultimo format recentemente proposto da Marcon a causa del quale quell’area si restringe ulteriormente a soli 4 attori, di cui tre sicuramente in Emilia/Romagna ed uno forse fuori … Ma anche se fuori dall’Emilia/Romagna, sarà come quella rondinella che, sola, non fa primavera!

Fermate quel format!

Le proposte degli ultimi anni

Veniamo alle soluzioni proposte e fallite negli ultimi anni.

Fraccari ne ha portata a compimento una, l’IBL, puntando esclusivamente sulla “qualità”, nell’idea poi rilevatasi sbagliata, che la “qualità, attirando  pubblico e media, avrebbe fatto da locomotiva e traino per tutto il movimento.

L’idea della locomotiva non era per nulla sbagliata, ma è stata inficiata dall’errore di ritenere che il suo valore risiedesse  nella sua “qualità”,  nel suo “alto livello tecnico” e non anche e soprattutto nel suo percorso:  la ormai troppo limitata parte d’Italia su cui la “locomotiva” era costretta a sferragliare.

La politica federale, orientata a far brillare il più possibile il suo “gioiellino”, ha consentito che dai pochi vagoni (solo otto) venissero sloggiati tanti nostri atleti, soprattutto quelli nei ruoli più importanti, per far posto ad una grande quantità di giocatori d’oltre oceano di livello, non sempre, più elevato.

L’onerosità di tale scambio ha messo fuori gioco diversi vagoni che man mano venivano sostituiti dalla ancor gioiosa fabbrica di baseball. Purtroppo, però, col verificarsi di tali negativi avvicendamenti (negativi perché spesso il vagone sostituito sprofondava nel défault più disastroso) che avevano messo fuori gioco Grosseto e privato di ogni rappresentante la Lombardia ed il Piemonte, si comprimeva il percorso della locomotiva costretta a fare un giro su un’area sempre più ridotta. Con  disastrosi riflessi sul pubblico, diminuito drasticamente, sui media e sui grandi sponsor che, alla fine, si sono tutti dileguati con l’unica eccezione della UnipolSai.

Quella che era la percezione generale della china del movimento, ha avuto una sgradevole conferma nell’ultimo appuntamento elettorale, quello di Salsomaggiore del 2016: il calo di oltre un quarto delle società affiliate alla Federazione rispetto ai dati risalenti a solo pochi anni prima.

Fraccari se ne era già reso conto e quindi ha tentato, senza successo,  di correre ai ripari già qualche anno prima. Consapevole della necessità di allargare il palcoscenico della prima serie, nel 2013 ha proposto un campionato a 12 proponendo, in sostanza lo stesso impianto che ho continuato a suggerire su vari siti a seguito del fallimentare esperimento di IBL: campionato a più gironi e a due fasi, la prima delle quali con la funzione di eliminare nella seconda la negatività di una eccessiva differenza di valori in campo.

Di tale impostazione ho cominciato a parlarne fin dal 1980 in quanto già da allora cominciava ad essere un grosso handicap il dislivello tecnico tra le prime due serie, però ne vedevo l’efficacia solo coinvolgendo almeno 18 squadre.

La proposta di più modesta portata sostenuta da Fraccari fu del tutto svuotata di significato dall’opposizione delle veterane di IBL che negarono l’allargamento dando a Fraccari solo il contentino della fase di qualificazione che, con 8 squadre,  non aveva più alcun senso. Anzi, era una cosa così assurda che l’anno successivo si tornò al girone unico e agli ormai abituali dèfault, avendo Fraccari rinunciato a combattere per quel progetto.

Fallita la “svolta” promessa da Fraccari,  non riuscita né con IBL né col  tentativo di allargamento cui sopra, il movimento reagì nell’appuntamento elettorale dl 2916 a Salsomaggiore che  bocciò colui che avrebbe continuato quel tipo di politica governata più dalle maggiori società che dalla dirigenza federale,e premiò Marcon grazie al suo tanto declamato (e poi tradito) “ChangeUp”.

A fine stagione 2017 il neo Presidente Marcon ha riproposto lo stesso campionato a 12 di cui al fallito tentativo di Fraccari, andando incontro a peggior sorte del suo predecessore: infatti, cadendo nello stesso errore di Fraccari, invece di assumere il timone del comando come previsto dallo Statuto, ha lasciato che prevalesse il volere di poche società che hanno imposto lo status quo per ben due anni consecutivi. Ne è conseguito un danno molto grave al movimento perché in quei due anni  ben 5 Club hanno dovuto battere in ritirata.

Quest’anno Marcon ha riproposto un campionato a 12, però lo ha modificato fondamentalmente (difficile, ma non troppo, capirne la ragione) svuotandolo dei pur minimi benefici del precedente format. Anzi, la modifica apportata peggiora la situazione perché tende a mettere in luce solo 4 squadre relegando le altre 8 ad un’assurda regular season nella quale l’interesse non riguarda il primo posto in classifica, bensì l’ultimo! Da non credere!

Torno quindi a ripetere che bisogna sperare fortemente che naufraghi tale  format perché  il movimento per tornare a crescere ha bisogno di ben altro che un finto allargamento del massimo campionato.

Fermate quel format!

Necessario un allargamento effettivo a 18 squadre

Sia Fraccari che Marcon, non so quanto coscientemente o senza che se ne rendessero conto,  hanno devastato il mio progetto di riforma del massimo campionato che, come ho detto, avevo tracciato nelle linee essenziali fin dal 1980.

Il mio progetto era teso proprio a ridurre quel deleterio gap tecnico tra le prime due serie, ma aveva anche un altro scopo: quello di far rientrare in prima serie senza forzature, alle quali son sempre stato contrario, le piazze di Roma, Milano e Torino per riconquistare le grandi testate sportive che vi hanno sede: Corriere dello Sport, Gazzetta dello Sport e Tuttosport.  Infatti il grande impulso dato al baseball nei suoi primi decenni di vita si deve soprattutto a tali tastate che, nonostante il web, rappresentano tuttora un forte veicolo mediatico:  diversamente, non si giustificherebbe il forte costo degli inserti pubblicitari cui ricorrono abbondantemente le grandi marche.

Questo secondo obiettivo, il recupero delle grandi piazze e dei grandi media, ora è molto più difficile da raggiungere. Pertanto  oggi, per supplire almeno in parte alla perdita di quei media,  bisogna ripiegare su quelli “locali” perché solo loro continuano a sostenere il baseball, sopratutto se di prima serie.

Ma nel frattempo si è aggiunto un terzo ed importantissimo motivo: ridare spazio ai nostri giovani cui veniva sempre più precluso l’accesso alla massima serie dall’apertura quasi incondizionata agli atleti d’oltre oceano.

Questa esigenza è stata affrontata in modo poco utile, anzi dannosa,  da Marcon che  ha pensato di risolvere il problema con l’immissione forzata dei giocatori dei nostri vivai in una delle due partite settimanali.

La soluzione più razionale e naturale per portare senza forzature   alla ribalta del primo palcoscenico una grande quantità di nostri atleti è  quella di allargare fortemente il massimo campionato:  è  ben difficile che tutte le new entry abbiano o trovino le risorse necessarie per sostituire i roster con giocatori d’oltre oceano e pertanto sono costrette ad un comportamento virtuoso e cioè a partecipare alla prima serie senza poter sostituire il roster!

Si potrebbe obiettare che le società non in grado di rinforzarsi, non accetterebbero di partecipare al massimo campionato per non sottoporsi ad innumerevoli umilianti “manifeste”.

Sarebbe un rifiuto più che giustificato se si trattasse di partecipare ad un campionato a girone unico perché in tal caso le new entry farebbero da “materasso” per tutta la stagione. Ma tale negatività non si verifica in un campionato a gironi con la fase di qualificazione perché quel ben poco attraente ruolo termina con la fine di quella fase, consentendo poi alle società di disputare per tutto il resto della stagione un campionato adeguato al loro livello con le stesse soddisfazioni che avrebbero in A2.  Col vantaggio, però, di ottenere maggiore visibilità e consentire ai loro giovani di fare, specie nella prima fase, una grande esperienza. Per non parlare del maggior prestigio, che è senz’altro d’aiuto nei rapporti con le Autorità locali e nella ricerca di nuovi sponsor.

Per quale motivo dovrebbero rinunciare a tutto questo?.

Qualcuno adombra l’ostacolo delle maggiori spese. Quali?

Se si allude alle spese per rinforzare i roster,  non si può negare che i campionati a girone unico a 8 o a 10 squadre richiedano tali costosi interventi; si può dire la stessa cosa, anche se in misura leggermente minore, per la partecipazione  a campionati  12 squadre, perché il gap tecnico rispetto alla A2 rimane ancora alto.  Ma questa esigenza cade del tutto con un allargamento a 18 squadre, data la creazione di un terzo girone nel quale nella seconda fase confluirebbero le società prive delle risorse per rinforzarsi:  queste società, superata la fase di qualificazione (pesante, ma utile agli atleti per una ineguagliabile esperienza), affronterebbero la seconda e più importante fase del campionato in modo dignitoso, consono alle loro forze.

Quale altra spesa ostacolerebbe ad una società di A2 di partecipare al massimo campionato? Quella delle trasferte? Sicuramente in un campionato con gironi di 6 squadre e con la fase di qualificazione comporta rispetto al campionato di A2  qualche partita e qualche trasferta in più: è così difficile trovare una decina di società, tra le 24 di A2, disposte ad un sacrificio, che non è poi così forte, pur di accedere alla massima serie con tutti i vantaggi che ne riceverebbero?

In ogni caso, nell’intento di facilitare la realizzazione di un campionato che possa coinvolgere qualunque città, anche la più decentrata, sarebbe opportuno che la Federazione costituisse, magari col concorso di uno sponsor che patrocini il campionato stesso, un “fondo trasferte” teso a stemperare le maggiori spese delle società logisticamente sfavorite. Si tratterebbe di novità che consente di superare l’ostacolo derivante dalla configurazione territoriale dell’Italia a causa della quale è difficile dare una fisionomia veramente “nazionale” al massimo campionato di uno sport certamente non ricco.

La “fase di qualificazione” e il suddetto “fondo trasferte”  sono le chiavi di volta per superare tale ostacolo e sarebbero vere novità nel panorama degli sport  affiliati al CONI:   dovrebbero essere sfruttate propagandisticamente e la nostra Federazione sarebbe la prima ad adottarle, con sicuro interesse del CONI, ponendosi finalmente come esempio da imitare invece di copiare, come fatto finora, da altre federazioni. Con l’IBL abbiamo imitato il “Superdieci” del Rugby che non ha fatto altro che oscurare il resto del movimento. Sempre la citata federazione ha consentito ad alcuni club di partecipare a campionati stranieri, gettando ulteriormente nell’ombra l’attività nazionale che ora si trova, par nostro, relegata in pochi cmq in cinquantesima pagina della Gazzetta. Eppure, nonostante la comprovata negatività per il resto del movimento, già da tempo frulla per la testa di qualcuno del baseball analoga balzana idea del campionato europeo per club  (appoggiata dal Presidente “mondiale”  Fraccari), per fortuna per ora frenata dalla più oculata Olanda.

Purtroppo la dirigenza federale sta ancora cincischiando su un format di basso profilo che, lungi dal perseguire quegli obiettivi necessari al rilancio del movimento, va in senso opposto restringendo i fari solo su 4 società!

Fermate quel format!

IL MIO FORMAT! Campionato a 18 squadre in tre gironi e tre fasi

Spero d’aver spiegato con chiarezza che l’allargamento a 12 non risolve nessuno degli obiettivi necessari al rilancio del movimento, né costituisce, come erroneamente si può essere indotti a credere, un primo passo per un  ulteriore allargamento in tempi successivi. L’allargamento è reso possibile unicamente dall’inserimento della fase di qualificazione, mentre non viene per nulla facilitato da un primo allargamento a 12.

Non comprendo perché la Federazione si ostini a non impostare subito un campionato con un forte allargamento preferendo orientarsi su un progetto di bassissimo profilo, inadatto a risolvere i sempre più grossi problemi del nostro baseball e anzi, nel caso dell’ultima proposta, favorendone addirittura il peggioramento!

Grossi problemi richiedono soluzioni  di uguale portata e possibilmente ben visibili sia all’interno che all’esterno del nostro mondo che, per tornare a crescere, ha bisogno di accorgersi del cambiamento sia pure anche attraverso la risonanza che potrebbe avere una riforma coraggiosa ben pubblicizzata da un vero professionista della “comunicazione”. Suggerisco, a tal riguardo, il noto giornalista sportivo della tv, Massimo De Luca, che ha a cuore il baseball,  tanto da essersi presentato come candidato nelle consultazioni di Salsomaggiore del 2012 a fianco di Carnevale.

Se ancora non si è arrivati a tale necessariamente drastica soluzione, qualcosa mi fa supporre che la Federazione non l’abbia mai nemmeno prospettata o si sia basata su pochi sondaggi fatti probabilmente senza offrire una informazione precisa.

Di seguito, pertanto, torno a descrivere l’impostazione di un campionato a 18 squadre  idoneo a perseguire gli obiettivi di crescita del movimento e anche degli atleti del nostro vivaio in modo non forzato ma naturale senza creare scompensi al campionato che, grazie alla frammentazione del gap tecnico delle squadre in tre diversi livelli, continuerebbe a garantire nel Girone TOP lo stesso e forse maggiore standing qualitativo raggiunto ad oggi.

Ecco il progetto con alcune note  che spiegano la ragione di certe scelte.

 

Le società di serie A1 non hanno né possono ambire a sponsorizzazioni tali da competere con quelle della prima serie e pertanto il loro esordio nel massimo campionato sarà molto deficitario.

 

Per superare il gap finanziario determinato dalla diversa visibilità di cui godono le due prime serie si prospetta la seguente alternativa:

 

  • forte e drastica  limitazione nell’ingaggio di stranieri:  opzione sconsigliabile perché abbatterebbe di colpo il livello della prima prima serie e  metterebbe in grosse difficoltà i Club che hanno investito grandi somme negli stranieri. Il ridimensionamento della possibilità di ingaggio di stranieri va comunque preso in considerazione, ma va realizzato con gradualità in un lasso di tempo necessario a che il nostro vivaio “maturi” per essere in grado di sostituire adeguatamente gli stranieri;

oppure

 

  • trasferimento dell’attuale spread tecnico tra le prime due serie  all’interno del massimo campionato

 

Per quanto paradossale possa apparire, la seconda opzione è realizzabile attraverso una diversa e inedita impostazione del massimo campionato,  proprio come di seguito indicato. Vedremo anche che tale “paradosso”, lungi dall’inquinare la qualità del campionato, consente di mantenerne l’alto livello e di aumentare la combattività, e quindi l’agonismo, delle squadre perché raggruppate in funzione del loro livello tecnico.

 

Aggiungo, prima di illustrare lo schema del campionato, che se la Federazione decidesse di adottarlo,  sarebbe il caso di sfruttare mediaticamente la novità investendo in una campagna propagandistica ben orchestrata da  veri professionisti della “comunicazione”  al fine di dare uno “scossone” al movimento e di attirare l’attenzione, o quanto meno la curiosità, dei “media”.

 

Sono convinto che l’iniziativa avrebbe il favore del Presidente del CONI Malagò perché, oltre ad essere un modello per tuttte le altre discipline nelle stesse nostre condizioni, andrebbe nella direzione, da lui stesso suggerita  ma totalmente ignorata dalla precedente dirigenza, del recupero alla  vetrina del baseball delle grandi piazze,  propiziato appunto dal consistente ed immediato allargamento del massimo campionato.  

 

Le tre fasi:  Qualificazione, Regular Season, e Play Off/Out

PRIMA FASE: QUALIFICAZIONE                      

Un ampio allargamento del massimo campionato è possibile solo ricorrendo alla “fase di qualificazione” che fa da preambolo alla “regular season”. Questa fase, infatti, serve a qualificare le società secondo il loro valore per poterle raggruppare in gironi di  diverso livello tecnico nella fase successiva con cui inizia la vera “regular season”  .

E’ opportuno prendere in considerazione 18  squadre che vanno ripartite in tre gironi di 6 squadre. Il numero di 18 squadre divise in tre gironi da 6 non è casuale ma coerente con due esigenze primarie:

  • il mantenimento del livello tecnico raggiunto, il cui top al momneto può essere espressso da non più di 5 o 6 squadre; 
  • la necessità,  sempre con riferimento all’attuale realtà, di avere un campionato che impegni le società per un periodo non superiore ad una ventina di settimane.

Nel formare i gironi di “qualificazione” bisogna osservare questo criterio:

  • inserire in ogni girone due tra le prime sei classificate nel massimo campionato della precedente stagione: lo scopo è quello di evitare che queste squadre, sulla carta più forti,  si elidano a vantaggio di squadre più deboli, alterando l’equilibrio dei nuovi  raggruppamenti che daranno luogo allo svolgimento della fase successiva;
  • quindi inserire, seguendo il criterio della viciniorità, le altre del massimo campionato e le prime due/tre classificate in ogni girone della A Federale della scorsa stagione.

L’attuale  forte concentramento delle società in Emilia/Romagna consente, relativamente ai costi delle trasferte, notevoli vantaggi ad alcune di loro rispetto a quelle inserite in gironi comprendenti società decentrate e forti svantaggi per queste ultime. Per ovviare a questo handicap è opportuno che la Federazione stanzi un fondo allo scopo di bilanciare gli scompensi economici in proporzione ai maggiori oneri che gravano sulle società decentrate e a quelle inserite nei loro gironi.

La Fase di qualificazione è quella che  raccoglie tutti gli squilibri derivanti dal notevole  dislivello tecnico tra le società più forti e le più deboli e, pertanto:

  • conviene limitarne la durata in cinque settimane. 

Per ottenere questo risultato bisogna  utilizzare i doppi incontri settimanali come partite di andata e ritorno:

  • “andata” presso la squadra A (venerdì sera o sabato pomeriggio)
  • “ritorno”  presso la squadra B (sabato pomeriggio o sera, o domenica pomeriggio o sera).

 

SECONDA FASE:     REGULAR SEASON          

Al termine della fase di qualificazione i gironi iniziali vengono sciolti per dar luogo alla formazione di tre nuovi gironi nella cui formazione il criterio della “viciniorità” viene sostituito da quello del  “livello tecnico”.

Pertanto i nuovi gironi, sempre di 6 squadre, saranno composti come segue sulla base delle classifiche dei gironi della “Fase di Qualificazione”:

Girone SCUDETTO:        le prime due classificate

Girone COPPA ITALIA:  le classificate al 3° e 4° posto

Girone SALVEZZA:         le classificate al 5° e 6° posto c

Questa fase prevede regolari doppi incontri di “andata” e di “ritorno” ed ha il pregio di svolgersi con le squadre ben rodate nel periodo più congeniale al baseball per la temperatura, ma anche perché nel frattempo è in sosta estiva il campionato di calcio.

Al termine seguono i Play Off/Out.

 

TERZA FASE:     PLAY OFF/OUT

La terza fase del campionato è costituita dai Play Off/Out con i seguenti raggruppamenti:

  • Play Off Scudetto: le prime 4 classificate nel Girone    Scudetto;
  • Play Off Coppa Italia: le prime 2 classificate nel Girone Coppa Italia più le ultime 2 classificate nel Girone Scudetto;
  • Play Out: le ultime 4 classificate nel Girone Salvezza

 

Le Società non coinvolte dai Play Off/Out sono 6: le ultime  quattro del Girone Coppa Italia e le prime due del Girone Salvezza. Per evitare che rimangano inattive è opportuno rendere obbligatorio un torneo della durata dei play off/out che abbia come premio “benefit” a favore dell’attività giovanile o altr0.

VANTAGGI

A fronte dell’unico svantaggio, peraltro limitato  al breve periodo della “Fase di qualificazione” che assorbe gli squilibri dovuti al divario delle forze in campo, è lungo l’elenco dei tanti ed importanti vantaggi di  questa  impostazione.

 

  • In primo luogo, come premesso all’inizio, i tre gironi della regular season corrispondono a tre diversi livelli tecnici il più alto dei quali, il “Girone Scudetto”,  esprime il TOP del baseball italiano: il suo valore è pari a quello espresso finora dal Massimo campionato, col vantaggio di non correre il rischio, grazie alla “fase di qualificazioni” di comprendere formazioni non all’altezza che ne danneggerebbero la qualità. Cade, quindi, il timore di perdita di qualità paventato da chi avversa proprio per questo motivo l’ampliamento della prima serie.

 

  • Se uno dei grandi Club dovesse avere una défaillance, non scenderà nella serie cadetta con tutte le ben note conseguenze tra cui la peggiore è il rischio della perdita del maggior sponsor a causa della minore visibilità: militerà nel “Girone Coppa Italia” o nella peggiore delle ipotesi in quello “Salvezza”. Restando tra le compagini del massimo campionato,  fin dalla stagione successiva può riposizionarsi nel girone più alto.

 

  • Il “Girone Coppa Italia” e il “Girone Salvezza” rappresentano i due gradi di livello tecnico sottostanti a quello Top del Girone Scudetto e sono un utilissimo “cuscinetto” che permette ai Club più forti di non sprofondare, per un’eventuale annata poco felice, in seconda serie;  il “Girone Salvezza”, inoltre, dato che il suo livello tecnico è simile a quello della A2, non può sfuggire il suo importantissimo ruolo di anello di congiunzione con la Serie Cadetta.

 

  • Da quanto finora detto appare evidente che salire nella massima serie o ritornare in serie cadetta non rappresenterebbe più un problema: le società bocciate dal “play out” evidentemente non posseggono un  roster talmente “qualificato” da temere defezioni di atleti desiderosi di rimanere nella massima serie; potranno quindi tranquillamente proseguire l’attività nella serie cadetta; le neopromosse non si trovano nella necessità, per poter affrontare la massima serie, di operare costosi ingaggi a spese di gran parte del proprio organico (come avvenuto finora) potendo benissimo militarvi dignitosamente coi propri giocatori senza fare da “materasso” per tutta la stagione (come avvenuto finora) ma, al contrario, competendo alla pari nel girone consono al loro livello tecnico: cosa possibile dopo la breve fase di “qualificazione”.

 

In sostanza si reralizza l’idea, solo apparentemente paradossale, di trasferire all’interno del massimo campionato  lo spread tecnico tra le prime due serie. Lo stesso spread, frazionato tramite la “fase di qualificazione”, cessa di essere quell’handicap ad oggi irrisolto e che da decenni divide la testa dal corpo del movimento paralizzandone lo sviluppo e, anzi, provocandone una decrescita sempre più preoccupante.

 

L’assurdità di una situazione così “bloccante” e deleteria per tutto il movimento è stata percepita da Fraccari finalmente solo nel 2014 quando durante gli Stati Federali tenutisi a Tirrenia ha affermato: “Oggi si è interrotta la filiera fra le società di vertice e il territorio: si sta purtroppo sterilizzando il campionato di vertice, isolandolo dal resto del movimento” constatando con enorme ritardo tale fenomeno, ma non rendendosi conto di aver lui stesso contribuito ad ingigantirlo e a renderlo irreversibile con le novità da lui introdotte con IBL, franchigie, sub­campionato di queste ultimr (IBL 2), abolizione di promozioni e retrocessioni, etc., tutte iniziative tese a potenziare la prima divisione e separarla definitivamente dal resto del movimento.

Da non sottovalutare questi ulteriori risvolti positivi:

 

  • Campionati equilibrati: la selezione operata dalla fase di “qualificazione” consentirà più equilibrio e maggiore  ed avvincente agonismo, cosa importante più dello “spettacolo” che da solo, come abbiamo visto, non basta.
  • Maggiore alternanza al vertice: con questa impostazione qualunque cambiamento di “attori” è possibile di anno in anno  in modo naturale, ovvero per merito sportivo grazie alla “fase di qualificazione”, e vengono eliminati sbilanciamenti ed incertezze cui abbiamo assistito negli ultimi anni per default o ritiri di società anche quotate.
  • Maggiore visibilità: 10 piazze, oltre le attuali 8, riceveranno maggior impulso mediatico con beneficio delle società, e del movimento, con maggiori “chance” nell’aggancio di sponsor.
  • Maggiore ritorno mediatico: i “media nazionali”, quelli che più di tutti influiscono alla divulgazione del movimento e sono assolutamente necessari all’acquisizione di sponsor importanti,  si dovranno interessare non di 8 ma di 18 piazze.
  • Rapporto di maggiore prestigio nei confronti delle Autorità Locali sicuramente più sensibili ed attente verso le esigenze dei Club militanti in prima serie.
  • Possibilità ad un maggior numero di atleti soprattutto del vivaio nazionale di approdare al massimo campionato, palestra  insostituibile di crescita, più utile di qualsiasi accademia.  Le attuali 8 squadre di prima serie possono offrire spazio di gioco, parlando di titolarità di ruoli e tenendo conto di stranieri e discutibili ASI, limitato ad una trentina di atleti dei nostri vivai; con 18 squadre, parecchie delle quali non potranno fornirsi di  atleti d’oltre oceano quanto le predette otto, nella massima serie si aprirebbero le porte per almeno un centinaio di atleti dei nostri vivai. Il che equivale non solo ad ampliare enormemente il numero di atleti messi al confronto dei livelli più alti e,  quindi, nella possibilità di “crescere” tecnicamente, ma anche di frenare quell’emorragia di giovani che abbandonano proprio quando, arrivando alla maturazione, vedono preclusa ogni possibilità di giocare in prima serie (ambizione di qualunque atleta che pratica agonisticamente lo sport) o di arrivarvi solo trasferendosi di sede.

 

L’elenco è lungo ed incompleto, ed ogni punto meriterebbe più ampia discussione.

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Ezio Cardea

Nato a Milano il 9/12/1936, ha svolto attività come giocatore e come tecnico dal 1948 al 1980 partecipando ai campionati di prima serie dal ’55 al ’72, quasi sempre in società milanesi. Abbandonato il campo per impegni di lavoro, ha continuato a collaborare saltuariamente con società milanesi in supporto alle squadre giovanili e all'attività presso le scuole. A contato col baseball praticamente dal dopoguerra ai nostri giorni, ne conosce la sua evoluzione e ne ha evidenziato fin dal 1980 le criticità: prima fra tutte, a suo avviso, quella creatasi a causa della tendenza delle varie amministrazioni federali a potenziare il livello del campionato di punta fino a creare una frattura col resto del movimento, frattura insormontabile se non con l’'ingaggio di una forte percentuale di atleti d’oltre oceano.

10 Commenti Unisciti anche tu alla conversazione!

  1. Giampaolo Ballini 9 dicembre 2019 at 13:04 -

    Buongiorno Sig. Cadea, come già commentato nell’altro post sono completamente in accordo con la sua ipotesi che peraltro somiglia molto alla mia se non che le squadre sono 18 e non 24 e che la prima fase sia molto più corta per sopperire alla differenza tecnica tra le stesse.

    Ottima l’ipotesi di un intervento della federazione in aiuto di chi è costretto a trasferte più onerose così come ottima l’idea di un torneo tra le intermedia che metta in palio benefici sulla stagione a venire.

    Come sottolineato se c’è la voglia si può fare tutto, l’importante è fare.

    Cordialmente La saluto.
    Giampaolo

  2. Enrico 9 dicembre 2019 at 15:21 -

    In concreto, dunque, si tratterebbe, più o meno, di questo?


    UNIPOLSAI BOLOGNA
    GODO BASEBALL
    AUTOVIA CASTENASO
    BOLOGNA ATHLETICS
    GRIZZLIES TORINO 48
    ECOTHERM CUS BRESCIA


    PARMACLIMA
    RANGERS REDIPUGLIA
    COLLECCHIO B.C.
    NEW BLACK PANTHERS RONCHI
    BOLZANO B.C.
    BOLLATE B.C. 1959


    SAN MARINO BASEBALL
    SIPRO NETTUNO B.CITY
    NETTUNO 2 B.C.
    HOTSAND MACERATA
    VIOLA SUPER SPORT
    JOLLY ROGER B.C.

  3. Rossodisera 9 dicembre 2019 at 16:31 -

    Caro Ezio, non sono d’accordo quando dici che si deve ripartire dal tetto, fare un discorso “tetto”, “fondamenta” è troppo semplicistico. Per restare nel campo dell’edilizia, quando una struttura è fatiscente, ma abitata, come nel caso del nostro povero baseball, si deve lavorare su più fronti contemporaneamente.
    E’ si importante il vertice, l’ho sempre detto, perché porta un po di attenzione da parte del movimento internazionale, ci permette di attirare giocatori più forti dai campionati professionistici, può dare sfogo ai nostri (pochi!) migliori talenti e perché no, potrebbe attirare un “main sponsor” per la IBL (com’è giusto si chiami).
    Ma è altresì importante lavorare per ripristinare e consolidare le fondamenta (leggasi settore giovanile) e sugli infissi (leggasi serie minori o minor league, serie A2, B e C).
    Come tu ben dici, per statuto, la federazione non può e non sarebbe giusto farlo, elargire danari alle società; cosa che sta facendo parzialmente, o meglio vorrebbe fare, con le accademie regionali, ma si dovrebbe concentrare nel mettere a disposizione, come è giusto per sua definizione (Federazione) i propri fondi per permettere alle nazionali e ai talenti, di crescere in maniera professionale.
    Come ho più volte ribadito, il numero di talenti è direttamente proporzionale ai praticanti, da questa affermazione, si capisce come le accademie regionali siano una cosa insensata e inutile. Infatti se il nostro movimento non può fornirci più di una ventina di talenti su cui lavorare, perché toglierli da Tirrenia e disperderli lungo la penisola, non facendoli crescere, per foraggiare delle inutili accademie regionali, se non a scopo politico? L’Accademia nazionale era fondamentale a tale scopo e la sua destituzione, porterà davvero alla fine del movimento baseball in Italia e ben presto ce ne accorgeremo.
    Per quanto concerne il campionato di vertice è evidente (ma lo era sempre stato!) come le promozioni e le retrocessioni siano una cosa assurda. Promozione è quando qualcuno raggiunge un obiettivo anelato, mentre retrocessione è quando, sempre quel qualcuno, scongiura un evento disatteso!
    Questo sistema potrebbe andare bene, per le tre minor league, crescere dalla C alla A2, potrebbe essere possibile, con un relativamente esiguo aumento di budget, ma questo significherebbe, come auspicabile, bloccare le retrocessioni e dividere la minor league (A2, B e C) dalla major (IBL).
    Un’altra modifica sostanziale, sarebbe quella di inserire l’obbligo di Franchigia, ogni squadra di IBL, dovrebbe avere una o più di minor, con roster aperti. In questa maniera sarebbe risolto il problema dell’utilizzo dei migliori italiani in massima serie, con la possibilità, all’inverso, di mandare a giocare i migliori prospetti, in squadre di franchigia anche lontana, allargando, con squadre di livello, il panorama in tutta la penisola.
    In altre parole, si dovrebbe tornare indietro, quando circa 12 anni fa, il baseball toccò, seppur con medesime difficoltà finanziarie, il più alto livello di sempre, con l’IBL e le franchigie, che per altro non partirono mai come dovrebbero dovuto essere. Probabilmente, quanto ipotizzato da Fraccari era tutto giusto e chi ha provato un cambiamento, dovrebbe intelligentemente, tornare sui propri passi.
    Tutto questo baillame di formule di campionato, chiacchiericcio sui ripescaggi ecc.ecc. non serve a nulla se non a continuare ad alimentare la guerra tra povere fazioni, che sta portando alla fine di questo sport.
    La grande fortuna del baseball è senza dubbio, quella di poter ricopiare, sia tecnicamente che gestionalmente, ciò che accade nell’olimpo del baseball planetario e che è stato copiato anche da altre nazioni ben più povere, economicamente della nostra, quindi signori non c’è niente da inventare e questo a noi Italiani evidentemente non paice!

  4. Ezio Cardea
    Ezio Cardea 10 dicembre 2019 at 00:54 -

    Ribadisco, caro Rossodisera, che la base è l’unica cosa che funziona ma che, purtroppo, ha smesso di crescere nel momento in cui si è pensato di dare un’impronta professionistica ad un baseball che aveva fatto passi da giganti con propri stadi e addirittura con l’illuminazione, ma ancora non in grado di autogestirsi.

    Tu, invece, pensi che il tetto sia crollato perché la base non ha più offerto il dovuto sostegno.

    Sei fuori strada, caro mio, perché il tetto ha cominciato a fornirsi di tegole nuove prendendole oltre oceano quando ancora il nostro vivaio era nel pieno della sua potenzialità, soffocandolo.

    Sennò spiegami, caro Rossodisera, come mai la base non ha più offerto linfa al tetto? Non è forse perché le società di prima serie, quelle che grazie alla maggiore visibilità, si accaparravano le sponsorizzazioni delle grandi marche e quindi avevano una quantità di risorse almeno dieci volte superiore alle società della serie cadetta e infinitamente superiore alle società di terza e quarta serie che si reggevamo e si reggono con le tasche dei soci, hanno cominciato a dirottare i loro soldi oltre oceano invece che verso i propri vivai? Non è, per caso, che dette società di prima serie, forti delle loro sponsorizzazioni, hanno cominciato a rastrellare i migliori atleti delle società delle serie inferiori che quindi rimanevano necessariamente senza la minima possibilità di progredire? Non è per caso che le società delle serie inferiori impossibilitate di fatto a salire nelle serie superiori ma rispettose delle aspettative dei giocatori promettenti, lasciavano tali giocatori inseguire le loro aspirazioni lasciandoli liberi di migrare verso il massimo campionato che, comunque, offriva loro spazi sempre più limitati?

    Tutto questo ha impoverito la base che è rimasta nel buio sempre più nero dove i dirigenti, quelli animati dalla vera passione, continuano a sacrificare il loro tempo libero e spesso il loro denaro per tenere in vita le loro società. Ma dimmi, Rossodisera: ti sei mai messo nei panni di un dirigente di una di queste società? Se si, ti sarai chiesto a che titolo ti sacrifichi in tale veste? Per fare quello che fa il parroco che fa giocare i ragazzini dell’oratorio per farli divertire? Oppure perché ha una più che legittima aspirazione di veder progredire la propria squadra con i propri atleti e aspirare di salire nella serie superiore perché quella e non altro è l’unica loro soddisfazione? E non si tratta di becera ambizione, bensì di più che sacrosanto e legittimo sentimento coerente con lo spirito dello sport che è COMPETIZIONE! Altrimenti non chiamiamoli Campionati, ma laboratori ad uso esclusivo delle “Benedette da Dio”, le “Divine” i cui dirigenti si beccano tutte le soddisfazioni del mondo e le loro tasche non vedono uscire nemmeno un centesimo. Non chiamiamoli Campionati di serie minore ma officine per produrre giocatori per le “Elette da Dio”: quindi togliamo di mezzo la parola passione e sostituiamola con “lavoro”. Il che vuol dire che devono essere pagati tutti a partire dai dirigenti i quali troveranno la motivazione non più nella passione ma nel denaro. Le “Elette da Dio” sono disposte a tirare fuori i soldi per loro invece che per l’oltre oceano? Sono disposte ad affrontare i sindacati che sicuramente si interesserebbero dei diritti di giocatori e dirigenti?

    Figuriamoci! A loro interessa quello in cui spera Rossodisera: la situazione attuale, dove la base sacrifica tempo denaro e giocatori per la gloria … delle “benedette da Dio”!

    Che pacchia per loro! Ma, nonostante tutto ciò, nonostante si sia tentato di asservire a loro dei puri gregari (IBL2) con franchigie forzose che sono spontaneamente fallite perché “forzate” anziché spontanee, nonostante tutto ciò, dicevo, hanno fallito l’obiettivo di arrivare al professionismo.

    Ribadisco, Rossodisera: la base è ciò che del nostro baseball ancora funziona perché è sorretta dalla pura passione: se vuoi che torni a crescere non devi depauperarla come fatto finora, e non devi privarla delle legittime aspirazioni. Oltretutto ti ricordo che lo Statuto prevede parità di diritti per tutti gli affiliati! Se una società della serie cadetta avesse fatto ricorso alla Procura Federale contro l’abolizione delle promozioni/retrocessioni tra le prime due serie, non so come le si sarebbe potuto dare torto stante la richiamata norma statutaria e la condizione delle società del massimo campionato chiamato impropriamente Italian Basebal League perché non si sono mai associate in una lega.

    Ti dico in tutta sincerità che mi strabilia come, di fronte ad un evidente fallimento dell’esperimento IBL, tu abbia ancora in testa di tornare ad una prima serie avulsa dal resto del movimento, cosa che lo stesso Fraccari ha capito essere la causa del soffocamento della IBL e, aggiungo io, del movimento!
    Ma è ancor più strabiliante la tua affermazione secondo cui dovremmo copiare dall’olimpo del baseball, ovvero dagli USA, ma non lo facciamo perché a noi non piace copiare! Ma se abbiamo appena finito di scimmiottare la MLB con una IBL che proprio per questo è fallita! Abbiamo scimmiottato il rugby del super 10 con IBL col risultato che entrambe le federazioni hanno cacciato nel buio sempre più fitto il resto dei rispettivi movimenti che ora vengono trattati in pochi cmq in cinquantesima pagina della Gazzetta!

    Non ci piace copiare? Bene, adottiamo allora il campionato che suggerisco da tempo che, grazie alla fase di qualificazione e al fondo di perequazione delle spese di trasferta delle società logisticamente svantaggiate, costituisce una indubbia novità nel panorama delle federazioni sportive italiane.

  5. luigi 10 dicembre 2019 at 11:27 -

    Più si guarda l’elenco delle squadre di A2 attuale (21), asterisco o no, e più si fa fatica a immaginare 5 ripescaggi all’altezza della situazione, senza contare poi il vortice di ripescaggi che a loro volta saranno soggette le società di B (24) per riadattarsi a un campionato decente. Tanto vale ridisegnare una A a 18/24 con i tre gironi e le fasi così ben descritte e/o perfezionabili, ma che sia un campionato in linea con le aspettative, le qualità tecniche, le disponibilità economiche, il pubblico, le strutture ecc. che abbiamo attualmente in Italia, che si sa, è quello che è…non siamo gli Stati Uniti tanto meno il messico o il venezuela, quello che rimane del nostro movimento è questo e da questo bisogna ripartire, con umiltà e buon senso. Tutti gli esperimenti fatti fin ora andando a “copiare” si sono rilevati fallimentari e hanno isolato le società che beate loro dispongono oltre che di impianti adeguati, di struttura societaria, storia, finanza certa. Gli altri? Tanto volontariato, tanta passione, vanno avanti in qualche modo, si sa. Allora ci vuole una scelta coraggiosa come si fece nel 1986. Una A unica più ampia possibile, con e 11 o 5 società meno attrezzate che ne rimarrebbero ne trarrebbe beneficio anche la serie B con gironi ancora più ampi e livello tecnico migliorabile. Il contenimento dei costi poi non è da poco, meno stranieri, più giocatori nostrani, trasferte meno onerose, insomma un ridimensionamento necessario ma che sarebbe in linea con la nostra realtà con la nostra dimensione. Dispiace certo per il livello tecnico ma con il tempo crescerebbero anche i nostri atleti che sarebbero molto più motivati. Un sogno.

  6. claudio 10 dicembre 2019 at 19:36 -

    Mi sembra una proposta studiata bene e che potrebbe essere di grande stimolo per molte società.

    ps x enrico
    Potrebbe essere anche: Torino,Modena, Verona e forse altre
    Su Castenaso andrei cauto…..

  7. Ezio Cardea
    Ezio Cardea 11 dicembre 2019 at 00:46 -

    L’elenco fatto da Enrico col giusto ritocco di Claudio (che ringrazio per l’apprezzamento della mia proposta) dimostra che solo con un campionato a 18 squadre si può allargare sensibilmente la troppo piccola area su cui da troppi anni si svolge il massimo torneo.

  8. Giulio 11 dicembre 2019 at 17:44 -

    a me il suo format sembra molto simile a quello proposto dalla Federazione. Con la differenza che nel suo sarebbero 18 squadre in quello della FIBS 12.
    Questo non significa che io non sia d’accordo. Anzi.
    Dico solo che se si fa fatica ad arrivare a 12 figuriamoci a 18.

  9. Ezio Cardea
    Ezio Cardea 11 dicembre 2019 at 23:11 -

    Desidero precisare a Giulio che il precedente format presentato dalla Federazione era simile al mio, ma quello presentato da Marcon ad ottobre si differenzia sostanzialmente come ho spiegato nell’articolo:

    http://www.baseballmania.eu/notizie/serie-a1/lallargamento-della-serie-a1-non-entusiasma-ed-ennesima-occasione-persa-in-realta-la-formula-favorisce-sempre-i-club-di-vertice-che-avr

    Quanto al numero delle squadre ho spiegato le ragioni per cui è molto più realizzabile un campionato a 18 e resto in tale convinzione fino a quando non vengano precisati i motivi a sostegno della tesi opposta.

    La proposta del campionato a 12 ha già avuto esito negativo. Qual è il motivo se non quello della necessità di rinforzare notevolmente il roster perché il gap tecnico per adeguarsi al livello della prima serie resta comunque alto con un allargamento di quella modesta portata?

    Con l’allargamento a 18 l’ostacolo del gap tecnico cade completamente e quindi cade anche la necessità di rinforzare il roster: nessun rischio di fare da materasso se non nella sola prima e breve “fase di qualificazione” per poi disputare onorevolmente il resto del campionato tra squadre della stessa forza.

    Perché mai tradire le aspettative dei propri giocatori costringendoli a restare in A2 quando è possibile dare loro l’opportunità e la soddisfazione di giocare nella massima serie?

    La rinuncia sarebbe un atto di incredibile autolesionismo e di tradimento verso i giocatori. Se fossi uno di loro, sarei furibondo verso i dirigenti qualora non avessero una giustificazione oggettivamente valida e grave come, per esempio, l’improvvisa perdita dello sponsor.

  10. Rossodisera 14 dicembre 2019 at 10:05 -

    Sento da più parti parlare di meritocrazia, di promozione e retrocessione e di campionato a 18, 24, 36 squadre!!!!
    Poi sento le società, le quali non vogliono più fare ne A2 ne B e stando ai rumors, neanche serie C.
    Forse a qualcuno sfugge che tolti i campionati giovanili, dove i costi sono ancora ragionevolmente contenuti e coperti dall’intervento delle famiglie; di soldi non ce ne sono più!
    Se non ci sarà un intervento dello stato, sulle regole fiscali che normano le sponsorizzazioni, gli sport minori sono destinati all’oblio, punto.
    Sta per iniziare una stagione, con una quindicina di squadre di B in meno, un calo c’è anche per quanto riguarda la A2, ed inoltre sono campionati in cui le squadre in buona sostanza, alla fine giocheranno a perdere, per non rischiare in caso di promozione, di dover ricominciare dalla C, e noi che facciamo? Parliamo di meritocrazia nei ripescaggi e di promozioni? Bah!!!