L’uomo-mercato del Club bolognese racconta il lavoro di gruppo, le scelte, le strategie, la capacità dello staff tecnico, l’inserimento di Liverziani come team manager. E confida un sogno: “Creare a Bologna una scuola di baseball come ha il Nettuno”

Pubblicato il Set 7 2018 - 3:30pm by Maurizio Roveri
Dietro ogni impresa, c’è qualcuno che ha preso una decisione coraggiosa”. Questa frase la disse  Peter Ferdinand Drucker (Vienna, 19 novembre 1909 – Claremont, 11 novembre 2005), importante economista e saggista austriaco naturalizzato statunitense, definito il padre della scienza del management.
Quella riflessione di Drucker sembra adattarsi perfettamente al ruolo che ha Christian Mura dentro la Fortitudo Baseball. Lui, il direttore sportivo, è l’uomo del mercato. Quello che – anno dopo anno – fa la squadra.
E’ vero che in un Club organizzato e dai collaudati equilibri come la Fortitudo Baseball si agisce di gruppo e le decisioni sono frutto di un lavoro collettivo. Tuttavia, colui che – con competenza – cerca e sceglie i giocatori, li propone ai vertici societari, li contatta e li tratta, e li fa arrivare a Bologna, è il diesse Christian Mura. 

Christian Mura durante i festeggiamenti per lo scudetto

Personaggio riflessivo, calcolatore, razionale, esigente, figura professionale, capace di valutare e scegliere senza farsi condizionare dalle emozioni. Informatissimo, sempre. Sa come muoversi e che cosa cercare, sul mercato americano e dei “latinos”, in relazione ovviamente alle necessità della Fortitudo.

Romagnolo di Godo (la frazione di 1500 abitanti nel Comune di Russi, piccolo miracolo di provincia per essere arrivata alla massima serie del baseball ed essere rimasta dignitosamente sulla scena della IBL dal 2006 al 2015, e ora è impegnata nelle semifinali del campionato di A2), Mura è stato un ottimo giocatore nel ruolo di lanciatore: partendo dalla sua Godo nella serie A-girone 2, è poi salito in serie A1 con Caserta nel 1998 e 1999, per poi indossare a Bologna la casacca della Fortitudo nei primi due anni del nuovo millennio (17 partite vinte, 11 perse, compagno di squadra di Lele Frignani e di Fabio Betto, ma anche di Pierluigi Bissa, Bidi Landuzzi, Gigi Carrozza, Riccardo Corradini, Davide Dallospedale, Ricky Matteucci, Marco Nanni, Fabio Milano, Daniel Newman, Ruben Santana, Yoshimune Wakita). Infine il ritorno a Godo, dove tutto era cominciato, per chiudere lì la carriera nel 2007. E iniziare a studiare, e a collaudarsi, da direttore sportivo.
Dieci anni di Mura in Fortitudo. Con la mansione di diesse. Dal 2008 al 2018. L’uomo è concreto. E ha idee chiare. I risultati si vedono. La Fortitudo Baseball, con Mura dentro la sua Organizzazione, nell’ultimo decennio ha conquistato 4 scudetti, 3 Coppe dei Campioni, 6 Coppe Italia. Fanno tredici titoli. In dieci anni. Che portano il totale del Club (dal 1969, anno del primo scudetto, targato Amaro Montenegro, a questa stagione 2018 caratterizzata dalla doppietta scudetto-coppa Italia) a 11 titoli di campione d’Italia, 5 Coppe dei Campioni, 11 Coppe Italia e 1 Supercoppa Italiana. 
Un’Eccellenza dello sport di Bologna, la Fortitudo Baseball.
Il Club biancoblu ha perso giocatori importanti, carismatici nelle ultime stagioni. Per diversi motivi. Parlo di gente del calibro di Claudio Liverziani, Juan Carlos Infante, Ronny Cedeno, Paolino Ambrosino, Riccardo De Santis, Alex Sambucci. Ehi, mica roba da poco…
Rimpiazzarli era tutt’altro che semplice. La Fortitudo ci è riuscita. E’ rimasta competitiva. E addirittura in questo 2018 ha confezionato un campionato da record, come non si vedeva dai tempi della “Big Green Machine”, la Germal Parma del 1976. Se ne deduce che sul mercato sono state fatte ottime scelte. Anche coraggiose (Gouvea, Maggi, il debutto di Robel Garcia nel ruolo delicato di interbase).
Mura, sulle strade d’Italia la Fortitudo Unipolsai ha vinto complessivamente 36 partite su 39. Vale a dire: 32 su 35 in campionato (che equivale ad una clamorosa percentuale di vittorie di 914) e 4 partite vinte su 4 giocate in Coppa Italia. Impressionante…
Io sinceramente non guardo tanto ai record. Chiaro, comunque, che fa piacere. Penso che in avvio di stagione nessuno potesse immaginare che avevamo costruito una squadra così equilibrata, così efficace. Credo che i “numeri” importanti prodotti dalla Fortitudo in questo campionato siano da attribuire principalmente allo staff tecnico. Loro hanno i meriti maggiori. Perchè hanno trasmesso spirito, mentalità al gruppo, l’hanno reso estremamente compatto, hanno lavorato perchè non ci fosse mai un calo di concentrazione o una flessione sul piano mentale. I tecnici sono riusciti a dare ai ragazzi costantemente stimoli giusti e pensieri positivi. Avevamo detto ai giocatori che quest’anno ogni partita andava affrontata come fosse una finale, perchè la regular season metteva in palio il pass per la Coppa dei Campioni edizione 2019. E noi volevamo esserci. Non c’erano margini per permetterci neanche un rilassamento. Vincere la regular season era fondamentale, significava raggiungere già un primo obiettivo lungo la strada, prima di cominciare i playoff. Dunque, c’era questo input, questa direttiva, data dalla Società ai ragazzi in apertura di stagione. E i giocatori hanno eseguito perfettamente, in maniera professionale, perchè sono brave persone e hanno portato avanti il loro lavoro con concentrazione, con intensità, con il piacere di giocare insieme. Ripeto, comunque, quanto grande sia stato il lavoro dello staff tecnico: dal manager Lele Frignani a Fabio Betto, dal pitching coach Roberto Radaelli a Mario Labastidas, da Masiello a José Martinez. Un lavoro giornaliero, un lavoro costante, un lavoro di mentalità. Ed è  stato importante ad un certo punto della stagione l’inserimento di Claudio Liverziani come team manager, davvero molto prezioso. Tutto questo è il risultato dell’organizzazione di una Società. Una Società che cerca di ottenere risultati, senza trascurare nulla, guardando dove si può migliorare e che cosa può servire. E’ così che dopo la Coppa dei Campioni di Rotterdam, dove siamo usciti in semifinale, si è deciso di inserire Liverziani come team manager. E si è rivelata anche questa una mossa vincente del Club. Claudio è un trait d’union fra i giocatori e la mia figura e la Società. Con la sua vasta esperienza, può dare una mano su tutto. Ripeto: la Fortitudo non è solo Mura, Michelini e Lele Frignani, ma ci sono tante persone le quali fanno sì che questo lavoro porti ad un grande risultato come uno scudetto”.
Nell’arco d’una stagione tutto viene condiviso, rivisto, discusso, ricondiviso. Insieme. Tutti danno il loro contributo. Io come direttore sportivo sono messo nella condizione dalla Società di poter lavorare tranquillamente. E’ importante quando hai alle spalle una Società che ti trasmette fiducia e ti lascia lavorare, ti lascia spaziare in tuto e per tutto. Ovviamente le decisioni finali le prende la Società, tuttavia io ho – qui – la possibilità di esprimermi pienamente. Cosa che forse nelle altre Società (e dico forse perchè non conosco bene le altre realtà) potrebbe non essere così. Sì, è vero che da quando ci sono io come direttore sportivo la Fortitudo Baseball ha vinto tanto, però resta sempre un lavoro di gruppo. Il Club è cresciuto progressivamente negli anni, nel tempo. Nei primi Anni Duemila, ad esempio, arrivò Mauro Mazzotti. E Mazzotti ha portato un certo tipo di mentalità e di organizzazione. Poi, negli anni di Nanni manager è cresciuta ancora. E dal 2008 sono arrivato io e un po’ alla volta abbiamo costruito un gruppo di lavoro affiatato ed equilibrato. Ed ecco che Lele Frignani, che è stato un giocatore importante, è diventato manager, Fabio Betto un altro con un recente passato importante da giocatore è diventato coach, Claudio Liverziani team manager e quindi è un percorso di crescita. Condiviso da tutti. Sono contento di far parte di questo gruppo, perchè c’è tanto cuore. E competenza”.

Murilo Brolo Gouvea esulta a fine gara4

Il lavoro di chi è chiamato a costruire la squadra è intenso particolarmente d’inverno, quando si preparano i piani, le strategie, le scelte…

Il lavoro praticamente parte da adesso, e non proprio dall’inverno. Valutando quel che è stato fatto e ottenuto nella stagione 2018, io sono contento per alcune scelte he abbiamo fatto. Come ad esempio quella di Murillo Gouvea Brolo, il lanciatore brasiliano con cittadinanza italiana. E anche quella di Beau Maggi è stata una scelta azzeccata, prendendo lui ci abbiamo visto lungo. Ricordo quando nell’ottobre 2016 Beau e suo fratello vennero a fare un try-out. Vidi Beau e mi sembrò subito un buon giocatore. Noi avevamo già fatto il roster e non potevamo più inserirlo. Lo prestammo al Godo in A2, dove però non ha avuto una stagione felice. Ecco, avessi guardato soltanto alle statistiche, ai numeri, non avrei potuto pensare di presentarlo in A1. Mi sono fidato del mio istinto. Ho visto in Beau un buon giocatore e quindi ho pensato che potesse far bene. Ed esserci utile. Così è stato. Per quanto riguarda Antonio Noguera faceva il partente e il rilievo in Venezuela, pertanto eravamo a conoscenza del suo valore. Raul Rivero e Jorge Martinez sono i due partenti dei Cardenales de Lara, dunque due sicurezze. A giugno abbiamo inserito Kevin Moesquit”.
Christian, c’è un aspetto di questo campionato che ti trasmette una soddisfazione particolare?
Le persone. Sono state le persone a rendere felice, sereno questo percorso e semplice o relativamente semplice. A differenza del passato. Ci sono stati degli anni nei quali abbiamo avuto mille difficoltà. Con i giocatori e con varie situazioni. Quest’anno no. I giocatori hanno dato il massimo della loro disponibilità, sono sempre stati lì con la testa, con un atteggiamento professionale, tutti si sono sacrificati, anche chi ha giocato di meno ha accettato. Sì, davvero un bel gruppo”.

Kevin Moesquit

Però… mercoledì quando Parma ha recuperato al nono inning balzando sul 3 a 3, che cos’hai provato?

Rabbia. Di fronte all’eventualità di fare un’altra partita, ero molto molto molto arrabbiato. Perchè stavamo giocando in maniera insufficiente e stavamo dando l’opportunità al Parma di rimanere vicino nel punteggio. Fino appunto all’aggancio sul 3 a 3. Ero cosciente, prima d’essere raggiunti al nono inning, che la partita poteva riaprirsi. Sul 2-0 e sul 3-1 era una gara stretta. E quando la tieni così, basta un errore, basta un bunt, basta un “texas”, a cambiare l’inerzia, a cambiare in un attimo il destino d’una partita. Ed è quel che è avvenuto quando loro ci hanno raggiunto sul 3 a 3. Noi in questa occasione non abbiamo giocato bene, sul piano dell’espressione tecnica. Però abbiamo avuto la maturità di non lasciarcela sfuggire dalle dita, la partita, e di riprendercela. E’ stato importante, nel nostro undicesimo attacco, che Moesquit sia arrivato subito in base mettendo pressione sugli avversari e poi facendo bene il resto del suo lavoro. Ha sfruttato bene il sacrificio di Flores e ha corso con efficacia a casabase sulla battuta valida di Mazzanti”.
Ecco, Peppe Mazzanti. Con il grande slam in gara2 aveva messo in ginocchio Ulfrido Garcia; con un singolo molto intelligente, piazzando la pallina nel punto giusto, ha determinato il punto della vittoria in gara4. Il punto dello scudetto. All’età di 35 anni, indossando per la prima volta la casacca della Fortitudo Bologna, lo slugger nettunese ha prodotto il più bel campionato d’una lunga e importante carriera. Proprio a Bologna, in questa Fortitudo. Non è un caso…
Sono contento che Beppe si sia trovato bene nel nostro ambiente. Chi viene in Fortitudo capisce come avvicinarsi, come approcciarsi alla squadra, e come vogliamo lavorare. E’ quello che noi richiediamo ai giocatori. Noi diamo serietà e chiediamo serietà. Beppe in Fortitudo ha trovato il suo equilibrio. L’ho visto sempre sereno. E quando un giocatore è sereno, si diverte e fa quel che gli piace. Allora, diventa tutto più semplice. Il rendimento ne trae beneficio ed è ottimale. Nel nostro Club, per filosofia, non mettiamo mai troppa pressione sui giocatori. Pur sapendo che una certa pressione c’è inevitabilmente, perchè la squadra è stata costruita per vincere, cerchiamo di non essere ossessionanti. Ci fidiamo della maturità d’una squadra che sa cosa serve e sa cosa fare. E pertanto, per quanto riguarda Mazzanti, penso che potendo esprimersi con equilibrio e serenità ha potuto produrre tutto quello che è nelle sue potenzialità”.
Kevin Moesquit, una tua felice intuizione. Giocatore duttile, polifunzionale. Capace di fare un po’ di tutto. Quella grande spettacolare presa al volo in tuffo sulla battuta velenosissima di Poma, dopo il singolo di Sambucci in apertura del settimo attacco del Parma, è stata di importanza enorme
Era maggio quando l’ho contattato, ma in verità la storia parte da lontano. E’ da un paio d’anni che lo inseguivo, ma per un motivo o per un altro non ero riuscito a portarlo a Bologna. L’anno scorso Kevin aveva deciso di andare a giocare in Giappone, nell’anno precedente mi pare avesse giocato in Independent. Insomma, non s’era mai creata la situazione giusta per inserire Moesquit  nella nostra squadra. Anche alla vigilia di questa stagione ci abbiamo provato, però lui aveva preferito cercare una nuova opportunità negli Stati Uniti. Poi a maggio, dopo l’infortunio di Fuzzi, ho di nuovo cercato il giocatore nativo di Curaçao chiedendogli se era interessato a fare con noi almeno la settimana di Coppa dei Campioni. E lui, che in quel momento era ancora senza contratto, ha accettato. Dopo una settimana ch’era a Bologna, aveva già quasi espresso la volontà di rimanere. Mostrava apprezzamento per il gruppo, per la Società, per la squadra. Pertanto, prim’ancora della Coppa dei Campioni, avevo capito che Moesquit sarebbe potuto rimanere con noi per tutto il resto della stagione. Eravamo a Rotterdam per la Coppa quando gli abbiamo chiesto se voleva proseguire la sua esperienza nel campionato italiano. E abbiamo fatto l’accordo per il campionato. Kevin Moesquit ci è stato molto utile. Anche se, secondo me, non ha espresso tutto il suo baseball. Sa fare meglio, può fare di più e ne sono convintissimo. E’ uno di quei giocatori importanti per la corsa sulle basi, per la capacità di interpretare più ruoli. E’ un giocatore che ha la mentalità giusta, lavora duro, un bravissimo ragazzo. Se il prossimo anno tornerà, mi aspetto da Kevin Moesquit prestazioni di ancor maggiore qualità”.

Robel Garcia HR

Quel punto del 3 a 1, segnato da Francesco Fuzzi, fortemente voluto dopo avere rubato la terza base, è l’immagine del coraggio, della forza di volontà di questo giocatore che ha avuto un infortunio che pareva costringerlo a stare fuori per tutto il resto della stagione. Con enorme spirito di sacrificio, superando il dolore, si è prodotto in un duro lavoro di recupero. Per poter essere con i compagni di squadra nei playoff. Penso, Christian, che per te sia un motivo d’orgoglio perchè Francesco Fuzzi lo portasti tu da Godo…

Ecco, quando parlo del gruppo, della forza di un gruppo, parlo proprio di queste cose e di queste persone. Chiaro che è facile guardare alle partite di Martinez, alla partita da partente di Noguera e a quella di Rivero precedentemente, oppure di chi decide con i fuoricampo. Ma quando parlo di gruppo, mi riferisco a Dobboletta che entra e fa bene, di Agretti che fa il suo lavoro quando viene chiamato in causa, e parlo di Grimaudo che in quella gara2 contro Nettuno complicatasi tremendamente nel finale ha fatto un turno esemplare: guadagnandosi una preziosissima base su ball e permettendo così a Nick Nosti di fare il bunt e a José Flores di fare il doppio. In quell’occasione Grimaudo è stato davvero importantissimo: dalla panchina è andato su e ha fatto un turno esagerato. E appunto Fuzzi, nella dura battaglia di gara4, inserito da pinch runner ha rubato a terza base ed è stato fondamentale per il terzo punto. Tutte questo cose qui, tutti questi giocatori che non sono spesso al centro della scena e talvolta la gente non se li ricorda, sono una grande risorsa per una squadra come la nostra. Aiutano a creare lo spirito di gruppo. Quel turno di Grimaudo che ha contribuito in semifinale a farci vincere una gara2 che era stata quasi compromessa, è stato importante quanto la bella partita di Martinez mercoledì sera”.
Gli invidiosi sostengono che la Fortitudo vince perchè possiede un budget più alto degli altri…
Io non conosco il budget delle altre Società. Quindi, io non so quanto abbia speso Parma, quanto abbia speso Rimini, quanto abbia speso San Marino. Chiaramente, rispetto alle squadre che arrivano nelle ultime posizioni in classifica la differenza di budget c’è evidente ma questo succede in tutti gli sport. Capisco chi ci invidia il budget che abbiamo. Però, il budget non vuol dire vincere. Non è scontato. Ci sono anche altre Società che possono avere un budget simile a quello della Fortitudo, ma che poi non vincono quanto la Fortitudo. Inoltre, si inserisce in questo discorso un’altra riflessione e riguarda le spese. Per poter essere costantemente competitivi, bisogna sostenere dei costi notevoli. Non so quali siano i costi di gestione degli altri Club importanti, io conosco i nostri e sono altissimi rispetto alle altre Società. Sai, noi possiamo anche avere un budget considerato alto ma poi dobbiamo dedicarlo non alla squadra bensì alle spese di gestione. Ecco, questo è un aspetto che non viene considerato e che la gente forse non sa. Fatta questa necessaria constatazione, non ho alcun problema a dire che il nostro budget è fra i primi tre-quattro budget del baseball in Italia”.
Bocchi non è stato possibile averlo a disposizione. Sta inseguendo il sogno americano, è lanciatore interessantissimo. In futuro lo si rivedrà a Bologna?
Con Matteo Bocchi abbiamo provato tante volte, ma lui ha un progetto in testa e pertanto è giusto che la Fortitudo lasci il percorso libero a Matteo. Sappiamo che è un ottimo giocatore, che è in crescita. Non l’abbiamo avuto in Coppa dei Campioni perchè la sua squadra si è qualificata per i playoff. Alla fine del suo campionato, è andato a fare una lega estiva per farsi vedere. Il prossimo anno sarà il suo ultimo anno di college. E poi… vedremo che cosa deciderà di fare. Se firma, se non firma, se troverà un’interessante opportunità negli Stati Uniti o se si renderà conto che è meglio venire da noi. Anche si trattasse di darci una mano. Ne parleremo”. 
Quali giocatori della Fortitudo sono in prestito in altre squadre?
C’è Alex Russo, c’è Buffa, c’è Santaniello, ci sono Infante e Sabbatani a Castenaso, ci sono Andrea D’Amico e Clemente a Imola”.
Il primo anno da interbase di Robel Garcia come lo valuti?
Un’ottima stagione, ma valutandolo in maniera complessiva credo che lui possa fare meglio. E’ un giocatore con margini di miglioramento enormi. Ha un potenziale che ha fatto vedere soltanto in parte, fino ad ora. Dovremo lavorare su questa cosa, perchè Robel è ancor più forte di quanto lui abbia espresso in questa stagione. Pur giocando bene, non è riuscito a produrre il massimo del suo baseball. Ripeto: è già un supervoto quello che gli assegno, però è un peccato che non sappia del tutto esprimere quel che sa fare. Quando riuscirà ad avere la maturità baseballistica e la confidenza del suo potenziale, sarà fortissimo”.
Il Longbridge, squadra collegata alla Fortitudo, è ad un passo dalla serie A2. Domenica, nel doppio confronto con Rimini, sarà sufficiente una vittoria per la promozione dalla B alla A2. E’ una squadra giovanissima, rappresenta il vostro settore giovanile
In caso di promozione, bisognerà valutare attentamente quale sarà il percorso tecnico più logico da fare. L’importante è capire se siamo pronti ad un salto del genere. Cambia tutto. Cambia tutto perchè ci sarà da aggiungere altri lanciatori, serve un’organizzazione più importante. Bisognerà valutare bene. L’aspetto bello, felice di questo campionato del Longbridge è che la squadra è composta da tutti giovanissimi, in gran parte sono Under 18. Il buon livello delle nostre squadre giovanili è merito del lavoro di Fortitudo Giovani, dell’organizzazione che ha saputo darsi, è merito delle capacità dei tecnici. C’è sempre una maggiore attenzione, da parte della Fortitudo maggiore, allo sviluppo del vivaio. Anche lì investiamo in risorse e in persone che seguono con molta attenzione la crescita dei tanti ragazzi delle nostre squadre. Questo è un percorso che stiamo cercando di costruire, passo per passo. E che ci aiuta a capire che cosa può servire per arrivare a creare nel territorio bolognese una “scuola” di baseball che soltanto Nettuno in Italia possiede. Dobbiamo prendere esempio da Nettuno in questo senso e cercare di creare una nostra scuola-baseball. Per poter, un giorno, crearceli in casa i futuri campioni di serie A”.
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Maurizio Roveri

Giornalista professionista, nato il 26 novembre 1949 a Bentivoglio in provincia di Bologna. Ha iniziato la sua brillante carriera giornalistica come redattore di Stadio nel 1974 per passare poco dopo al Corriere dello Sport-Stadio, dove è rimasto fino al gennaio del 2004. E’ iscritto all’Albo dei giornalisti professionisti dal luglio del 1977. Al Corriere dello Sport è stato responsabile del basket e del pugilato nella redazione di Bologna. Capo rubrica per il Corriere dello Sport-Stadio del baseball, sport seguito fin dal 1969 come collaboratore di Stadio. Molte le sue esperienze da inviato a cominciare dai campionati mondiali di baseball del 1972 in Nicaragua, del 1988 in Italia, del 1990 in Canada, del 1998 in Italia, nonché alle Universiadi di Torino del 1970 e ai campionati Europei del 1971, del 1987, del 1989, del 1991, del 1999. Collaboratore del quotidiano “Il Domani di Bologna” per baseball, pugilato, pallavolo dal 2004 al 2007. Creatore del sito internet specializzato sul baseball Doubleplay.it e collaboratore dei siti Baseballitalia.it, Baseball.it e BoxRingWeb.it. Entra con l’inizio del 2012 nel gruppo editoriale di InLiberaUscita, ricoprendo la posizione di opinion leader e di redattore da Bologna. Nel marzo del 2012 è cofondatore del sito specializzato BaseballMania.it di cui oggi è coordinatore giornalistico.

4 Commenti Unisciti anche tu alla conversazione!

  1. camillo palma 7 settembre 2018 at 22:24 -

    Concetti molto condivisibili espressi in casa Fortitudo baseball ed illustrati con saggezza dal DS sig. Mura. E’ chiaro che in un’ottica di questo tipo il marketing applicato allo sport necessariamente deve avere contenuti assolutamente manageriali, al fine di poter gestire nel momento in cui cresce la complessità del mercato, la concorrenzialità e la globalizzazione. Pensare a gestire le squadre di baseball come una semplice attività tradizionale tecnica-sportiva è un concetto superato, ma è necessario allargarsi ad attività tematiche, mediatiche, comunicative ed altro. Ciò necessariamente dovrà essere applicato anche a realtà piccole e se vogliono sopravvivere. Le organizzazioni eccellenti sono quelle che applicano le tematiche manageriali del marketing sportivo, che influenza in modo crescente i risultati nel tempo, sia economici, che di soddisfazione e di fidelizzazione degli appassionati (il caso della Fortitudo baseball). Il DS sig. Mura parlava di qualità nella gestione del processo produttivo e di serietà. Credo che solo l’assorbimento di questi concetti, fondati su un modo diverso di intendere e gestire le organizzazioni sportive possa contribuire alla crescita ed alla innovazione nel rispetto dei valori dello sport baseball, a cui le logiche del marketing e gli strumenti del management non possono che aderire al cento per cento. Spero che la Fortitudo baseball possa costituire l’esempio per l’assorbimento e l’applicazione di questi concetti a tutto il movimento baseball, fondamentali per il superamento di una mentalità che non ha più motivo di esistere, e proiettata invece verso un rilancio di tutto il movimento, al fine di migliorare il livello tecnico di questa stupenda disciplina. Credo che se non si seguono logiche ed approcci improntati a concetti di questo tipo, il futuro sarà sempre di più caratterizzato da ombre e processi di degrado sportivo e sociale, segnali avvertibili tra l’altro anche adesso. I risultati della Fortitudo baseball credo che rappresentano un percorso intrapreso da tempo, lo sottolineava il DS sig. Mura, sull’applicazione delle logiche del marketing sportivo, e non sono certo il frutto della casualità e dell’improvvisazione.

  2. Maurizio Roveri 9 settembre 2018 at 02:45 -

    Faccio i complimenti al Signor Camillo Palma per questo suo intervento così saggio, così equilibrato, così preciso, così profondo. Riflessioni da leggere attentamente e da interpretare. Come un messaggio a tutto il movimento baseballistico italiano e alla FIBS.

  3. Ermejo 10 settembre 2018 at 09:07 -

    Ehh… già che amarezza !!!

  4. camillo palma 10 settembre 2018 at 21:46 -

    Io ringrazio sentitamente il sig. Maurizio Roveri, soprattutto quando vengono da una persona che ha fatto della penna la sua professione. Questi concetti stiamo tentando di farli capire soprattutto al paese di Nettuno ed in sinergia con uno dei Grandi del passato e mio grande amico Bruno Laurenzi, il quale quando racconta le sue esperienze negli innumerevoli convegni che abbiamo fatto in questi anni nel contesto dell’Università La Sapienza, in diversi Licei, e negli Ordini e collegi professionali, intendendo lo sport baseball come un progetto educativo-pedagogico da trasmettere alle nuove generazioni, e dove Bruno con i suoi racconti ed il suo palmares non solo sconvolge tutti per quelle che sono state le sue prestazioni esplosive direi, alunni, insegnanti e tutti i presenti, ma si emoziona anche lui e riesce a far emozionare tutti. Allora ciò cosa significa che questo sport nella sua struttura e meccanica è sicuramente straordinario a sentirlo raccontare da uno come Bruno, ed ancor più a platee dove il baseball forse ne hanno sentito appena parlare. Però è uno sport che sconvolge, ed allora credo che vada riprogettato e rinnovato nella sua comunicazione ed allargato a contesti e sistemi
    scolastici di ogni ordine e grado con capacità educativa e di comunicazione ai ragazzi. Quando Lei dice che questi concetti debbono essere recepiti anche dalla FIBS, oltre che dal movimento tutto, questo coinvolgimento con la partecipazione attiva del soggetto FIBS, è sicuramente positivo per lanciare messaggi e progetti di radicale e profondo cambiamento, e con l’utilizzo dei nostri modelli e che oltre a Bruno ce ne sono tanti, e che con la loro comunicazione, possono diffondere la gioia e la bellezza di questo sport straordinario, e non farlo rimanere nel limbo e nell’oblio così come lo si vede adesso, cercando solo di applicare le logiche del marketing sportivo e gli strumenti del management. Ci riusciremo sig. Maurizio Roveri? Voglio essere ottimista dalle esperienze che abbiamo vissuto in questi anni con il campione Bruno, e spero che questo progetto se applicato, sia veramente un trampolino di lancio per tutto il movimento e per la crescita di questo sport. La ringrazio ancora di cuore sig. Maurizio Roveri e per le belle parole, e spero che questi concetti siano una domani alla base di un progetto di radicale cambiamento per tutto il movimento, sperando anche di conoscerla presto di persona.