Il pitcher venezuelano della Fortitudo UnipolSai ha chiuso imbattuto il campionato e con 10 partite vinte. Da sei stagioni è il beniamino del pubblico del Falchi, degno erede del dominicano Jesus Matos che in 9 anni vinse 92 partite per Bologna

Pubblicato il Set 10 2018 - 12:43pm by Maurizio Roveri

Raul Rivero

E’ sempre appassionante raccontar di lanciatori che fanno parte della storia di un Club e del campionato italiano. A Bologna, in casacca Fortitudo, negli anni ruggenti dell’Italeri, quando la città si faceva maggiormente coinvolgere dal baseball, c’è stato Jesus Matos. Vi è rimasto per 9 lunghi anni, e… non ricordo ci sia stato un altro pitcher straniero che sia rimasto per così tanto tempo in Italia e in una squadra costantemente competitiva ad alto livello.

Nel dopo-Matos, a Bologna c’è lui: l’Omone, come lo hanno soprannominato gli aficionados della Fortitudo. Raul Rivero. Inesorabile macchina da strike sul “montìculo” del Falchi. A trasmettere certezze. Pitcher che – abbastanza spesso – concede agli avversari soltanto briciole. Come è avvenuto contro il Nettuno il 18 agosto in gara2 della serie di semifinale: quei 7 inning da 2 sole valide concesse e 1 punto subìto (non guadagnato). Oppure il Rivero maestoso di gara2 delle finali-scudetto contro Parma la sera dell’1 settembre: 6 inning lanciati, 10 strikeout, 0 basi su ball, 1 solo punto concesso.
Prima Matos e poi Rivero. Un Mito dopo l’altro. Dal dominicano di San Pedro de Macoris, eccitante con quel lancio slider tagliente come un machete, al braccio possente del venezuelano di Cumanà che l’UnipolSai rischiò di perdere quando Raul venne “chiamato” allo Spring Training dei San Francisco Giants nel gennaio 2017 dopo aver vinto per il secondo anno di fila il “Carrao Bracho” prestigioso premio che viene assegnato al miglior lanciatore della Liga invernale del Venezuela. Un sogno solo accarezzato, forse sfiorato, quello di entrare nel roster di un team di Major League. E così l’Omone decise di ritornare a Bologna e la Fortitudo ben lieta di riabbracciarlo. Insieme da 6 stagioni, Rivero e la Fortitudo. A partire dal 2013. Raul ha messo la firma sulla conquista di 3 scudetti (2014, 2016, 2018) e 1 Coppa dei Campioni (2013). 
Jesus Matos, chiamato da Mauro Mazzotti nel 2004, ha giocato in Fortitudo per nove stagioni. Dal 2004 al 2012. Sulla collinetta del Falchi era diventato un’istituzione. Un monumento.  Jesus, nei suoi 9 campionati nel baseball italiano, ha vinto 92 partite (contro 34 sconfitte), facendo registrare una ERA di 1.87 e confezionando 1088 strikeout. Matos ha vinto con il Club di Bologna 2 scudetti (nel 2005 e nel 2009) e 2 Coppe dei Campioni (2010 e 2012).

Gouvea, Rivero e Marval

Raul Rivero, power pitcher, immagine di solidità e di potenza, ha messo i suoi lanci al servizio della Fortitudo Baseball a partire dal 2013. Preziosissimo per la sua duttilità, efficace sia come lanciatore partente sia come closer. Nei suoi 6 anni “italiani” Raul ha vinto 42 partite, ne ha perdute appena 7. E  22 sono state le “salvezze”. Ha firmato 612 strikeout. Nelle stagioni 2014 e 2015 è stato utilizzato principalmente come rilievo, soprattutto in regular season: 11 le salvezze ottenute nel 2014. E nel 2015 su 13 partite, 12 volte è salito da rilievo sul monte. In quella regular season fece registrare un eccellente 0.33 di ERA (media punti guadagnati sul lanciatore). Nel 2016 è stato maggiormente schierato da pitcher partente. Come nella sua prima stagione italiana. Nel campionato 2018, che si è appena concluso con il trionfo della Fortitudo UnipolSai, Raul Rivero ha terminato imbattuto. Con una performance di 10 vittorie e nessuna sconfitta. C’è qualcun altro, di qualsiasi squadra, che nel campionato di massima serie ha fatto altrettanto negli Anni Duemila? No. Ha sfiorato questa performance il compagno di squadra, il cubano Jorge Martinez (10-1). Un altro lanciatore della Fortitudo, Fabio Betto, per due stagioni si produsse in un eccellente 10-1 per un lanciatore di scuola italiana (sia nel campionato 2011, sia nel 2012). Betto adesso fa parte dello staff tecnico della Fortitudo UnipolSai, stretto collaboratore di manager Lele Frignani.

C’è stato un 11-1 di Thiago Da Silva (San Marino) nel 2011 e di Roberto Cabalisti (Rimini) nel 1990. Notevole il 15-1 di Jason Simontacchi (Rimini) nel 2000.
Andando indietro nel tempo, Craig Gioia fece 17-1 lanciando per la Germal Parma del 1978. Che tuttavia non vinse il campionato, classificandosi alle spalle della Fortitudo Biemme guidata da Alfredo Meli. In quella stagione Bologna presentava Rick Landucci e Federico Corradini sul monte di lancio, Jim Black era il catcher, il diamante era composto da Ricky Matteucci, Vic Luciani, Alberto “Toro” Rinaldi e Jerome Mondalto, e agli esterni Stefano Ventura, Angel Argentieri e David Di Marco. Completavano il roster Gianni Lercker, Marco Avallone, Roberto Saletti, Alex Giorgi, Andrea Landuzzi e Stefano Conti. Grande squadra, anche quella Fortitudo del ’78.
Se proprio vogliamo trovare un lanciatore che – statisticamente – abbia fatto meglio del Raul Rivero di quest’anno bisogna arrivare al campionato 1972, con la performance di un altro lanciatore della Fortitudo: il “Professore”. Già, Umberto Calzolari. In quella stagione produsse uno straordinario 16-0. 
E portando ancor più indietro la macchina del tempo si arriva ai due campionato vinti senza neppure una sconfitta dall’Europhon Milano di Gigi Cameroni, quando praticamente c’era un solo lanciatore. E quel lMilano del 1961 e del 1962 presentava Giulio Glorioso: tutte le 18 partite del campionato 1961 dell’Europhon le vinse lui. Non c’era ancora la formula del doppio incontro per ogni turno di campionato, venne introdotta nel 1965. Dopo il 18-0 del 1961, Glorioso l’anno successivo fece registrare un 16-0. Giulio Glorioso è una Leggenda del baseball italiano, la sua immagine così popolare e carismatica fu fondamentale per far conoscere in Italia il baseball (Giulio giocò anche a Nettuno, la città del baseball, realizzando un 15-0 nel 1965). Davvero straordinaria la carriera di Giulio Glorioso, sia a livello di Club sia con la casacca azzurra della Nazionale. Eroe di quell’epoca romantica e ancora pionieristica. Era un altro baseball. Non è possibile, e non sarebbe neanche corretto, fare raffronti fra oggi e quel baseball di quasi sessant’anni fa.
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Maurizio Roveri

Giornalista professionista, nato il 26 novembre 1949 a Bentivoglio in provincia di Bologna. Ha iniziato la sua brillante carriera giornalistica come redattore di Stadio nel 1974 per passare poco dopo al Corriere dello Sport-Stadio, dove è rimasto fino al gennaio del 2004. E’ iscritto all’Albo dei giornalisti professionisti dal luglio del 1977. Al Corriere dello Sport è stato responsabile del basket e del pugilato nella redazione di Bologna. Capo rubrica per il Corriere dello Sport-Stadio del baseball, sport seguito fin dal 1969 come collaboratore di Stadio. Molte le sue esperienze da inviato a cominciare dai campionati mondiali di baseball del 1972 in Nicaragua, del 1988 in Italia, del 1990 in Canada, del 1998 in Italia, nonché alle Universiadi di Torino del 1970 e ai campionati Europei del 1971, del 1987, del 1989, del 1991, del 1999. Collaboratore del quotidiano “Il Domani di Bologna” per baseball, pugilato, pallavolo dal 2004 al 2007. Creatore del sito internet specializzato sul baseball Doubleplay.it e collaboratore dei siti Baseballitalia.it, Baseball.it e BoxRingWeb.it. Entra con l’inizio del 2012 nel gruppo editoriale di InLiberaUscita, ricoprendo la posizione di opinion leader e di redattore da Bologna. Nel marzo del 2012 è cofondatore del sito specializzato BaseballMania.it di cui oggi è coordinatore giornalistico.

4 Commenti Unisciti anche tu alla conversazione!

  1. Gabriele 10 settembre 2018 at 20:30 -

    Mi scusi allora chi è il perdente di gara uno di regular season contro il Rimini del girone di ritorno?

  2. Gabriele 10 settembre 2018 at 20:34 -

    Gara Due intendevo quella finita 15 a 6

  3. Giovanni Colantuono
    Giovanni Colantuono 11 settembre 2018 at 00:25 -

    Il perdente di quella partita è stato Antonio Noguera

  4. Gabriele 11 settembre 2018 at 16:32 -

    Grazie direttore…