Il general manager del San Marino racconta perchè ha deciso, dopo cinque anni di… scrivania, di essere nuovamente un “uomo di campo”. Riorganizzare la difesa è la priorità: per questo è in arrivo sul Titano un interbase affidabilissimo come Carlos Colmenares. Il quale debutterà, venerdì e sabato, nel trittico di Padova. E nella prossima settimana arriverà un nuovo pitcher al posto dell’infortunato Germano

Pubblicato il Mag 3 2016 - 10:10pm by Maurizio Roveri

Mauro Mazzotti

E dunque, Mauro Mazzotti raddoppia. A San Marino. Non soltanto (“soltanto” si fa per dire…) general manager del Club sportivo più importante dell’antica Repubblica del Titano, bensì anche capoallenatore. Ruolo che il carismatico Mazzotti conosce profondamente nei suoi molteplici aspetti, essendo stato “uomo di campo” fin dal 1987. Dirigendo – via via nel tempo – il BKV Milano, la Mediolanum, il Codogno, i Pirati di Rimini, la Fortitudo Bologna, il BBC Grosseto, la Nazionale italiana, nuovamente Rimini. Commissario Tecnico della Nazionale spagnola. Per poi scoprire, nel 2011, e nella nuova dimensione di general manager, le potenzialità del baseball di San Marino. Tre scudetti e due coppe dei campioni vinte dal Club dei “Titano Bombers” nel periodo di Mazzotti GM, e con Doriano Bindi allenatore.

Ma ecco che i colpi di scena di questi giorni, di queste settimane, sono destinate a cambiare le carte in tavola. Aprendo un nuovo contesto. Un’altra trama.
Le recenti e improvvise dimissioni di un manager storico come Bindi (per ben 22 stagioni e… 9 partite allenatore del San Marino Baseball) hanno prodotto una sorta di movimento tellurico nella tranquilla vita della “Repubblica del Baseball” dove il personaggio Bindi era un’istituzione.
Poi… il recentissimo “no” – detto a malincuore – dal bolognese Marco Nanni, che per motivi di lavoro non ha potuto accettare l’interessantissima opportunità di allenare il San Marino. L’indisponibilità di Nanni ha indotto il GM Mauro Mazzotti a prendere la decisione di rituffarsi in mischia. Nel vivo del gioco. E rivivere le sensazioni di tornare da capogruppo sul diamante, e dentro il dugout.  Affrontando – come una volta, non tanto tempo fa – le responsabilità e lo stress, di dirigere le partite. E di gestire quotidianamente gli allenamenti. Cercando di tenere il gruppo costantemente concentrato, reattivo, sveglio, motivato, compatto, ambizioso. Mazzotti ci mette la faccia. Questa è una storia che, sotto un certo aspetto, ricorda l’immagine di Alex Ferguson l’uomo che per anni ha gestito – nel grande calcio internazionale – l’attività del Manchester United.
Mauro, che effetto fa tornare ad allenare dopo cinque anni di… scrivania?
Le sensazioni più intense le ho già provate venerdì della settimana scorsa, al Falchi di Bologna, quando ho guidato San Marino contro la Fortitudo in gara1 del trittico. Non allenavo, nel campionato italiano, da un certo punto della stagione 2010. Ma gli automatismi sono tornati velocemente. Anche perchè, avendo allenato la Spagna fino ad un anno e mezzo fa, non mi ero molto allontanato dal campo. Adesso è venuta a crearsi questa situazione, che pensavamo di colmare con l’arrivo di Marco Nanni, ma poi lui ha avuto dei problemi nel suo mondo di lavoro e non ha potuto dirci di sì.  E allora ci siamo resi conto che sarebbe stato difficile, in tempi così stretti, mettere in piedi qualcosa di serio e duraturo. Pertanto, ai miei compagni di viaggio della dirigenza, ho detto “yes, sir” per la seconda volta. Prima l’avevo detto per un week end, per un turno di campionato. Ora lo dico fino alla fine della stagione”.
In realtà “uomo di campo” l’hai fatto per tanti anni, e hai anche continuato a farlo seppure non in Italia: hai allenato la Nazionale spagnola dal 2009 al 2014 conquistando due medaglie di bronzo ai campionati Europei e raggiungendo anche, alla guida della squadra iberica, la qualificazione al World Baseball Classic del 2013. inoltre, appena due mesi fa, sei stato nominato nuovo manager della Nazionale di Grecia, non è così?
“Certo, è vero. Però fare il Commissario Tecnico d’una Nazionale è un lavoro completamente diverso da quello di allenare quotidianamente un Club. Sono situazioni differenti. Ci tengo a precisare che, pur ritornando nel dugout con la divisa, continuerò a portare avanti per il San Marino Baseball lo stesso lavoro da general manager come ho fatto fino a metà della settimana scorsa. Quindi, sarà solamente un doppio incarico a tempo determinato, per arrivare a fine stagione. Ovviamente si spera di fare tutto molto bene, di essere competitivi fino in fondo con la squadra e riuscire a raggiungere gli obiettivi che il San Marino Baseball si era dato alla vigilia di questa stagione”.
L’attenzione massima, la cura ai minimi dettagli, e determinate soluzioni tecniche e tattiche caratteristiche del tuo modo di interpretare il baseball, si sono già viste nella serie vinta contro Bologna. E non era semplice, in pochi giorni, riorganizzare così un squadra che veniva dal brusco e doloroso ko subìto nel trittico contro Rimini.
Penso che se un tecnico ha allenato a certi livelli per tanti anni vuol dire che ha un’impronta, ha un certo marchio di fabbrica. La gente del baseball, che in Italia non ha tantissimi praticanti nè grande seguito, sa come sono fatto io. Sa che mi piace giocare per un punto, che mi piace essere competitivo, che mi piace vincere l’inning, e pertanto c’è un certo movimento sia in panchina sia sulle basi”.
Fra i tuoi incarichi, c’è ancora quello di collaboratore dei Baltimore Orioles?
Sì, sì. Sono consulente per lo scouting europeo. Questo è il mio quarto anno di collaborazione con la franchigia di Baltimore. Siamo contenti del rapporto. Peccato che… eravamo lì lì per portare un italiano, Alex Liddi, a giocare in casacca Orioles ma poi – purtroppo – anche questa volta non era il momento giusto e lui ha preferito altre scelte. Che comunque mi sembra siano state azzeccate, considerando come sta giocando e battendo in Messico”.
Immagino che la tua filosofia tecnica porterà a modificare qualcosa nel baseball di San Marino…
Qualcosa sì. Osservando i numeri, stride questa situazione che vede la nostra squadra al primo posto per media-battuta e ultima in percentuale difensiva. Occorrerà sicuramente intervenire per migliorare gli equilibri e per dare solidità alla parte difensiva. Anche perchè le vittorie importanti, le conquiste, si costruiscono dalle fondamenta. E le fondamenta nel baseball, per costruire una squadra solida e vincente, sono il monte di lancio e la difesa. Bisognerà lavorare in questa direzione, anche perchè i numeri difensivi attuali del San Marino sono decisamente imbarazzanti. Una volta data una affidabilità, una sicurezza alla difesa, il resto verrà naturale poichè storicamente il San Marino Baseball è una squadra consistente nel box di battuta”.
Per dare solidità e organizzazione alla difesa, l’allenatore Mauro Mazzotti ha chiesto al general manager Mauro Mazzotti di fargli arrivare a San Marino l’affidabile interno venezuelano Carlos Colmenares. E’ così?
E’ in arrivo Colmenares, è vero. E la prossima settimana avremo un nuovo pitcher straniero, che andrà a prendere il posto dell’infortunato Justin Germano. Spero che siano scelte felici”.
Altrimenti?
Altrimenti vorrà dire che, se i risultati non saranno buoni, il general manager Mazzotti esonererà l’allenatore Mazzotti!”.
Colmenares è un difensore affidabilissimo, uno che non commette quasi mai degli errori
Normalmente io prendo giocatori che ho visto giocare. Anche se non hanno un curriculum di prestigio. Mi fido di più dei miei occhi. Che tipo di interbase è Carlos Colmenares? E’ un Wuillians Vasquez più giovane. Vasquez ha passato i trent’anni. Colmenares è uno che corre, nasce interbase come Vasquez e si adatta a giocare bene da esterno perchè ha gambe buone, ma sa ricoprire ottimamente anche le posizioni di seconda base, di prima base. Un giocatore duttile”.
Ed è un caratteristica, la versatilità, che spesso hai privilegiato nei giocatori che hai scelto
“I giocatori duttili ti danno la possibilità di non tenere nel roster mille giocatori in più, ai quali faresti fatica a trovare spazio. E inoltre ti permettono maggiori soluzioni tattiche”.
Colmenares è pronto subito?
“Sì, ha giocato fino a domenica. Nella Liga Norte del Messico, con la squadra dei Marineros de Ensenada. Dunque, è preparatissimo. Sarà in campo nelle tre sfide che affronteremo sul campo di Padova, venerdì e sabato. Prima di giocare in Messico, Colmenares nell’inverno scorso ha preso parte alla Liga Venezolana, con i Tiburones de La Guaira”.
L’inserimento di Carlos Colmenares ha portato alla scelta di rinunciare a Carlos Duran. Decisione non semplice, indubbiamente dolorosa. Ma non c’erano alternative…
“Purtroppo no. I regolamenti ci obbligano a seguire questo copione. E quando hai un’emergenza, ti tocca fare di necessità virtù. Dispiace per Duran. Logicamente avremmo voluto dare un congedo migliore ad una persona che ha fatto parte della storia di questa squadra. Era a San Marino dal 2008. Ha vinto quattro scudetti. Uno dei pochi giocatori ad aver vinto la Tripla Corona. Non ti nascondo che, quando a Duran abbiamo spiegato la scelta di rinunciare a lui, c’era un certo imbarazzo. Non era una cosa che avremmo voluto fare. Ma chi conosce il baseball italiano, chi capisce di questo sport, sa come funziona”.
Vasquez, non soltanto per la consistenza come battitore ma anche per la duttilità, era praticamente intoccabile…
Vasquez è un giocatore che, per le sue caratteristiche, posso gestire meglio”.
Il ruolo di esterno centro, che per anni è stato il regno di Carlos Duran, sarà a questo punto di Sebastiano Poma?
Sì”.
Mauro, la tua carriera da allenatore di un certo livello è cominciata nel 1987
Allenavo il BKV Milano, che a quell’epoca era una squadra che cercava semplicemente di salvarsi. Arrivammo nei playoff quell’anno. Poi, il salto di qualità: sempre a Milano cominciò sul finire degli anni 80 l’ambizioso progetto di Silvio Berlusconi. Con l’obiettivo di raggruppare in un’unica Società, che si chiamava Polisportiva Mediolanum, o Milan, squadre di diversi sport praticati nella città di Milano. La Mediolanum Baseball, che io allenavo, dal 1990 al ’92 vinse 2 Coppe Italia, 2 Coppe delle Coppe e 1 Supercoppa CEB. Il ricordo che ho di quella Polisportiva Mediolanum è un ricordo bello, di una organizzazione molto professionale, molto sul tipo dell’AC Milan di quegli anni quando stava per cominciare il periodo di Arrigo Sacchi. E dunque la parola “vincente” ricorreva ogni cinque minuti. E poi quella Organizzazione aveva per coordinatore Fabio Capello, era il direttore generale di volley, hockey, rugby e baseball. Purtroppo, quel progetto-Mediolanum non durò a lungo. Anzi finì abbastanza repentinamente. Nella primavera del ’94 mi trovai così senza squadra, gli altri Club del massimo campionato erano già al completo. Conseguentemente, dalla Serie Nazionale come si chiamava allora il torneo di vertice andai ad allenare in serie B, a Codogno. E’ stata un’esperienza positiva, e utile, anche quella. Con Codogno ci fu la promozione dalla B alla serie A, che era il secondo campionato. L’anno dopo, da squadra neopromossa in serie A, riuscimmo a raggiungere una tranquilla salvezza. Successivamente mi arrivò la chiamata del Rimini”.
Il primo grande lampo della carriera da tecnico del romagnolo Mauro Mazzotti è stato lo scudetto vinto alla guida dei Pirati riminesi nel 1999.
Sicuramente. Dominammo quasi tutta la stagione in maniera incredibile, perdendo pochissime partite. Arrivammo nei playoff e nelle semifinali un po’ ce la facemmo addosso e vincemmo alla “bella” contro Parma. Ricordo stadi pieni di pubblico e di calore, sia a Parma sia a Rimini. Andammo in finale, avversario il Nettuno. Grande sfida. Tanta gente sulle gradinate. Anche in quella intensa ed emozionante serie si arrivò a gara7, vincemmo quella partita decisiva e il titolo”.
Poi, gli anni di Bologna
Decisi di andare a Bologna perchè la Fortitudo mi offriva una possibilità a lungo termine. E a Bologna iniziai un percorso che è quello che mi rende più orgoglioso. Da una Società che l’anno precedente era in serie A2, nel giro di poco tempo diventammo una delle squadre migliori in Italia e in Europa. Scudetto nel 2003, inaspettatamente contro Modena. Ricordo la grande prestazione di Fabio Milano, e quella grande presa in foul di David Sheldon su una battuta di Canate. Nel 2004, pur producendo un ottimo baseball, perdemmo la finale-scudetto contro Grosseto dove la pioggia e i rinvìì ci penalizzarono e arrivando secondi anche in Coppa dei Campioni. Ci rifacemmo nel 2005, Ancora campioni d’Italia, nella finale contro San Marino. Eravamo sotto nella serie, tornammo al Falchi e ne vincemmo due nello stesso giorno: la prima con Incantalupo sul monte di lancio, e l’altra – quella decisiva – con un Jesus Matos enorme che fece la “completa” realizzando mi pare quindici strikeout”.
Da Bologna a Grosseto. E altri successi
Nei tre anni in Maremma abbiamo fatto due finali. Indimenticabile quella del 2007, contro il Nettuno. Indimenticabile per il grande coinvolgimento di queste due città, una serie finale da 50000 spettatori, la più grande affluenza di pubblico dell’ultimo decennio. Se lo si dice adesso a qualcuno, penso che faccia fatica a crederlo: meno male che ci sono le foto e i filmati a dimostrare che cosa fu quell’evento per il baseball italiano”.
I giocatori che sono stati più importanti per le tue conquiste da allenatore, o quelli ai quali sei maggiormente affezionato?
A Rimini nella Semanzato del 1999, oltre allo zoccolo duro rappresentato da Evangelisti, Baldacci, Cabalisti, furono importanti gli inserimenti di Claudio Liverziani, Jim Vatcher e Tom Urbani. Il general manager era Alberto Antolini. Debbo dire che la mia vita baseballistica è cambiata proprio quando ho cominciato a conoscere e a lavorare insieme ad Antolini. Il quale è tuttora il mio capo a San Marino. A parte il capo, di lui apprezzo la maniera imprenditoriale di vedere e interpretare uno sport come il baseball. Che purtroppo da diverse altre altre parti viene usato in maniera troppo dilettantistica. A Bologna ricordo con grande piacere quel che hanno fatto l’attuale allenatore Lele Frignani, di nuovo Liverziani che mi ero portato dietro da Rimini, e Sheldon e Rigoli: giocatori che, oltre ad essere forti tecnicamente, erano di una professionalità e di uno spessore morale incredibile. Loro facevano capire a tutti, soprattutto ai giocatori nuovi, perche si lottava e come ci si doveva comportare per vincere. E chiaramente debbo sottolineare quanto sia stato importante un lanciatore come Jesus Matos, che ho portato io in Italia, una plusvalenza incredibile. A Grosseto sono stati importanti i vari De Santis, Bischeri, Ermini, Sgnaolin. E Mikkelsen che fece una stagione incredibile, pitcher intelligente e orgoglioso, uno che odiava perdere. E Jairo Ramos, fondamentale.  A San Marino ci sono arrivato da general manger. Una nuova esperienza, ed è stato un piacere costruire una squadra, vederla crescere, vederla vincere. Io arrivai e proposi  l’acquisto di Jairo Ramos, il quale con il suo carisma e la sua sapienza nella serie finale del 2011 battè 561, con una ventina di punti battuti a casa”.
Foto del fotografo di redazione Lauro Bassani/PhotoBass.eu
WordPress Author Box
Maurizio Roveri

Giornalista professionista, nato il 26 novembre 1949 a Bentivoglio in provincia di Bologna. Ha iniziato la sua brillante carriera giornalistica come redattore di Stadio nel 1974 per passare poco dopo al Corriere dello Sport-Stadio, dove è rimasto fino al gennaio del 2004. E’ iscritto all’Albo dei giornalisti professionisti dal luglio del 1977. Al Corriere dello Sport è stato responsabile del basket e del pugilato nella redazione di Bologna. Capo rubrica per il Corriere dello Sport-Stadio del baseball, sport seguito fin dal 1969 come collaboratore di Stadio. Molte le sue esperienze da inviato a cominciare dai campionati mondiali di baseball del 1972 in Nicaragua, del 1988 in Italia, del 1990 in Canada, del 1998 in Italia, nonché alle Universiadi di Torino del 1970 e ai campionati Europei del 1971, del 1987, del 1989, del 1991, del 1999. Collaboratore del quotidiano “Il Domani di Bologna” per baseball, pugilato, pallavolo dal 2004 al 2007. Creatore del sito internet specializzato sul baseball Doubleplay.it e collaboratore dei siti Baseballitalia.it, Baseball.it e BoxRingWeb.it. Entra con l’inizio del 2012 nel gruppo editoriale di InLiberaUscita, ricoprendo la posizione di opinion leader e di redattore da Bologna. Nel marzo del 2012 è cofondatore del sito specializzato BaseballMania.it di cui oggi è coordinatore giornalistico.

2 Commenti Unisciti anche tu alla conversazione!

  1. Daitarn 3 maggio 2016 at 22:36 -

    Ciao Mazz…manca solo che ti facciano sindaco a San Marino e hai fatto filotto eh? Scherzi a parte,voglio ringraziarti qui,pubblicamente,per il capolavoro che hai fatto alla Fortitudo,hai costruito un ciclo epico,dal nulla a tutto,si,Matos e’ stata una bella ‘plusvalenza’come dici tu.Per finire,bentornato Maurizio.

  2. Gualtiero Rosini 4 maggio 2016 at 12:07 -

    Ciao Mauro ti abbraccio e ti dico “good luck” !! è molto che non ci sentiamo ma ti ricordo con immenso piacere.
    Magari vengo su Titano….ciao.