Il muovo manager in collegamento con il Palabobo al Plebiscito. In arrivo il pitching coach Edgar Blanco

Pubblicato il Gen 11 2018 - 10:00pm by Flavio Orati

Con le tecnologie odierne tutto cambia realmente. Anche in casa Tommasin.

Con una videoconferenza tenutasi ieri sera dal Palabobo del Plebiscito – l’home field della squadra padovana, una tra le 7/8 che anche quest’anno per il quinto anno consecutivo farà parte del calendario della neonata A1 – il nuovo timoniere si è presentato in anteprima in diretta allo staff  da oltreoceano.

Rompendo il ghiaccio dallo schermo di un computer, il neo manager Bill Sandillo entusiasta di poter dirigere un team in Italia, si è mostrato puntualmente in video per illustrare a grandi linee la sua filosofia di approccio, una tecnica collaudata con successo dagli oltre 1200 giocatori e manager che lui stesso ha potuto seguire nella sua lunga carriera preparati dall’Accademia in Arizona diretta dallo stesso Sandillo. A fare gli onori di casa c’era anche il Capitano del Padova B&S Filippo Pacini ,che per l’occasione si è calato anche nei panni del traduttore, affiancato dal presidente Bobo Tommasin e dal suo vice Marco D’Arcais e dal dirigente Flavio Gasparella, per sottoporre a Manager Sandillo la situazione della squadra e illustrare la composizione del Roster in via di completamento e scambiare le prime informazioni di rito.

Per la squadra veneta del Patron Bobo, leggermente preoccupato per la situazione di incertezza che ancora aleggia sulla composizione del massimo campionato ma soddisfatto dello stato dei lavori per la messa in sicurezza del campo in attesa dell’incontro con l’assessore allo sport Bonavina per sviluppare il futuro “ball-park “ in progetto, si tratta di chiudere ancora qualche accordo per le posizioni vacanti in campo interno e sulla collinetta.

Mentre per quanto riguarda il pitching coach sembra concluso in queste ore l’ingaggio del nuovo preparatore dei lanciatori del bull-pen padovano – Edgar Blanco pitching coach di Tigre de Aragua e hitting coach della nazionale venezuelana -, l’ingaggio del nuovo pitcher straniero della squadra padovana verosimilmente sarà perfezionato entro la settimana. Per il ruolo di terza base, il cuscino più caldo del diamante, le trattative sembrano più vicine alla stipula salvo qualche piccolo aggiustamento e saranno completate in una decina di giorni.

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Flavio Orati

Flavio Orati sulla soglia dei sessanta - Padova 4/10/55 - ho iniziato come tutti con gli allievi nell'Arcella Padova-baseball che avevo 8 anni. Poi juniores,e la serie C con la squadra dell'oratorio che ci ha accompagnato per molti campionati da eterni secondi in competizione perenne con Verona, storica scuola di riferimento per noi veneti dell'epoca,riuscendo a conquistare in un lontanissimo campionato la possibilità di fare un torneo per passare alla serie maggiore. la gestione ecclesiastica della squadra - i frati di S.Antonio - ha rinunciato alla partecipazione facendo sfumare il nostro sogno rincorso per anni. Sciolta la squadra, abbiamo costruito con le nostre mani in tempo record un campo per farci disputare il campionato autotassandoci - erano tempi duri ma ricchi di solidarietà - tanto che siamo riusciti a creare una società ex novo e disputare almeno tre campionati di C. Nel frattempo uno sponsor quasi vero Bellamio, ha preso in mano il futuro della squadra con molti dissensi che hanno fatto migrare alcuni di noi verso l'altra storica compagine padovana: quella del CUS Padova.Intanto con l'età crescevano anche gli impegni e il nostro baseball spartano e universitario nonostante i campionati di B doveva lasciare il posto alla vita ma fino ai quarant'anni non ho abbandonato se non con qualche rara sosta, la frequentazione dei diamanti. Ed ecco che tornato a Padova ho ripreso a seguire la squadra nella sua performance stupenda della vittoria del campionato A federale e contestualmente anche della coppa Italia: un team che meritava sacrifici ulteriori nonostante la mia BPCO (broncopatia cronica ostruttiva) che non mi fa più respirare tanto bene. Eccomi qua che provo ad interpretare il baseball per le colonne on line di Baseballmania..... secondo la mia pluridecennale esperienza iniziata da esterno centro con l'erba che era più alta di me, per poi giocare in seconda e poi interbase, ma all'occorrenza ho ricoperto tutti i ruoli!!

9 Commenti Unisciti anche tu alla conversazione!

  1. luigi 12 gennaio 2018 at 12:13 -

    Desta curiosità ma anche perplessità, su come mai una piazza “storica” come Padova, che risale al 1975 (il baseball però risulta presente da ben prima con Arcella e Cus), non sia stata in grado nel corso di tutti questi anni di fare crescere dei propri tecnici.
    Aluffi e Rosa Colombo sono emigrati dal Piemonte qualche anno fa e poi? Se c’è bisogno di un manager e pitching coach (ogni anno diverso) sono in arrivo già confezionati e accreditati. Altri coach per il softball e/o settore giovanile? No problem: ci saranno i soliti venezuelani o dominicani a marzo/aprile e che a settembre se ne andranno via tanto a marzo dell’anno successivo si troverà qualcun’altro. Certo quando si dice programmazione!!!

    • Marco Flores d'Arcais 13 gennaio 2018 at 08:16 -

      Buongiorno sig. Luigi,
      io mi domando se lei conosce il tempo, le capacita e la dedizione che ci vogliono per dirigere una squadra di A1 o un settore giovanile in evoluzione come quello del Padova; probabilmente no, quindi eviti inutili sarcasmi sulla programmazione e facile critiche sui tecnici stranieri.
      Padova ha un nutrito gruppo di validi tecnici autoctoni, a partire dai mitici Gianni, e Pape, per finire ai più giovani Stefano, Valentina e Luana, giusto per fare qualche nome, se vuole e si qualifica le mando l’elenco completo.
      Purtroppo tutte queste persone, che lavorano quasi giornalmente sul diamante o nel Palabobo, hanno un grosso “difetto” lavorano per mantenere la propria famiglia e non hanno il tempo necessario per assumersi l’onere di dirigere una squadra di A1 o un settore giovanile.
      Quindi la prego, prima di fare delle inutili critiche, di informarsi su come sia in realtà la situazione, almeno per rispetto di quelle persone che, con passione, mandano avanti questi nostri meravigliosi sport.

  2. Stefano Manzini 12 gennaio 2018 at 22:36 -

    Hittig coach e batting coach? Running coach, personal trainer e swimming coach no? Pareva brutto?

  3. Giorgio Prosdocimi 13 gennaio 2018 at 22:01 -

    Stefano,tu ti sentiresti in grado di allenare il Tommasin Padova in serie A1 e quale stipendio chiederesti?.Molto interessante il tema proposto da Luigi su managers e coaches,che allargherei al baseball italiano e un grazie a Marco,voce autorevole della società chiamata in causa.

  4. Stefano Manzini 14 gennaio 2018 at 15:36 -

    Giorgio cosi dicendo mi metti in difficoltà ma proverò risponderti.
    Il soggetto/protagonista non sono io ma il Sig Blanco.
    Metti su Google il nome di Edgard Blanco seguito dalla parola baseball e vedi quello che salta fuori, se io avessi un curriculum del genere D’Arcais o il Sig. Tommasin e/o chi per loro si romperebbero in due dalle risate.
    Dopo, nello stesso modo metti il mio.
    Allenare quanto vorrei? Le solite cose, i contributi, gli orari di una badante più vitto e alloggio e la Domenica libera.
    Sei ancora legato alla figura dell’allenatore? E chi o cosa alleneresti?
    Credo ci sia un gran bisogno di insegnare e di persone che vogliano imparare, non di “allenatori”.
    Fra insegnare ed allenare c’è una bella differenza.

    Stefano Manzini

  5. Manzini 14 gennaio 2018 at 15:39 -

    Dimenticavo, se paghi tu Giorgio ti faccio lo sconto.

    Con simpatia
    Stefano Manzini

  6. luigi 15 gennaio 2018 at 09:30 -

    Vedo con piacere che qualcuno ha colto il senso della mia provocazione; è pur vero che questi allenatori/ pitching coach dell’ultimo minuto descritti come i salvatori della patria, possono portare la propria esperienza “venezuelana” ai nostri giocatori già formati o peggio sui nostri ragazzi, non si pensa però che il nostro contesto è profondamente diverso dal Venezuela, Cuba, Rep. Dominicana e aggiungerei, per fortuna. Sono strategie di breve periodo che possono andare bene al presente e non producono nulla nel medio periodo. Giustamente il grande Manzini ripete che bisogna “insegnare” a gente che ha voglia di imparare, il concetto è semplice, insegnare per 7/8 anni almeno, davvero farebbe la differenza, vedi: Parma, Ronchi, Nettuno ecc. ecc. però giustamente ognuno fa quello che può e come crede senza sarcasmo e con il massimo rispetto da parte mia sicuramente.

  7. Giorgio Prosdocimi 17 gennaio 2018 at 07:24 -

    Penso che il manager sia una figura che riassume vari talenti e competenze.Se fossi io a pagare,però,ti assumerei come hitting coach visto che mi sembra tu sia lontano dai campi da parecchio tempo ed inoltre anche l’esperienza è utile anche se non indispensabile.Uno dei limiti di Mazzieri era le troppo poche partite dirette durante l’anno e non essere quindi allenato.Problema che un manager con esperienza negli USA,ad esempio supera vista la grande quantità di gare giocate e dirette in precedenza,ma per lui ci potrebbe essere il problema della lingua.Sono considerazioni un poco buttate là e vi saluto.

  8. Franco Ludovisi 18 gennaio 2018 at 20:29 -

    Considerazioni un poco buttate là sicuramente quando si accenna ai “limiti” di Mazzieri.
    Ogni opinione è rispettabile, comunque.
    Soprattutto quando espressa in modo corretto.