Il manager della corazzata bolognese (29 partite vinte su 31 giocate) racconta il percorso, le caratteristiche, i… segreti di un gruppo che arriva alle Italian Series accompagnato da un impressionante 935 di percentuale-vittorie

Pubblicato il Ago 24 2018 - 11:20pm by Maurizio Roveri
L’appuntamento con Lele Frignani è in un gradevole pomeriggio di quest’angolo di agosto che aspetta il rientro dei bolognesi in città. Il “Falchi”, la Casa della Fortitudo Baseball, è accarezzato da un tiepido sole. L’allenamento inizia fra un’ora, ma i ragazzi sono già lì. Nello spogliatoio. Qualcuno – veramente – è già sul campo a correre. Sono atleti veramente da ammirare, questi ragazzi della Fortitudo UnipolSai, non soltanto perchè vincono sempre, o quasi, ma principalmente per la professionalità, l’atteggiamento mentale, e il desiderio di allenarsi, di scendere in campo, di farsi trovare sempre pronti.
Lo stadio del baseball bolognese, in un pomeriggio di metà settimana, offre un’immagine di serenità. Aspettando le battaglie della serie finale per lo scudetto (dal 31 di agosto). Entrando da dietro, dalla parte dello spogliatoio e degli uffici del Club, il “Falchi” con i suoi grandi alberi carichi di foglie, armoniosamente disposti, il prato ordinato e dal manto uniforme,  ha l’aspetto di un giardino. Tutto molto curato. Tutto molto gradevole.
L’organizzazione di un Club si vede anche da questi aspetti. Che non sono semplici dettagli.
Lele Frignani come sempre è disponibilissimo. L’espressione bonaria e tanta semplicità, caratteristiche tipiche di un vero bolognese. E la fierezza d’essere – in questi anni – il manager della squadra, lui che in Fortitudo Baseball ci è nato, ci è cresciuto, ha giocato ai livelli più alti, ha vinto (3 volte Campione d’Italia, 4 Coppe Italia e 1 Supercoppa Italiana) chiudendo 15 stagioni da uomo-Fortitudo in serie A con 743 battute valide in 691 partite giocate e 2563 turni alla battuta, 430 RBI, una media battuta-vita di 290 con un top di 358 in regular season nel 2003 e addirittura un 585 nella serie di semifinale della stagione 2004. Per Lele anche 5 scudettini, da giovanissimo innamorato del baseball, nel settore giovanile della Fortitudo Baseball, fra  1989 e il 1995.
Conosco da tempo il personaggio-Frignani e ne ho sempre apprezzato la spontaneità.
Gli chiedo di raccontare la “sua” Fortitudo, questa Fortitudo che è arrivata fino alla finale-scudetto attraverso un percorso che ha dello straordinario: 29 partite vinte su 31 giocate. Percentuale di vittorie di 935. Sì, novecentotrentacinque. Nessun’altra squadra, nei precedenti campionati di massima serie degli Anni Duemila, aveva fatto meglio.
Lele, come nasce e come si sviluppa questo percorso? 
“E’ un percorso che parte da lontano. Rispetto alla stagione 2017 sono cambiati alcuni giocatori in squadra, sia per cause di forza maggiore come ad esempio i ritorni di Ambrosino a Nettuno e di Sambucci a Parma, sia perchè sono cambiate quest’anno delle regole. Lavorando sul mercato ci siamo adattati a queste nuove regole e posso dire che abbiamo inserito nel gruppo ottimi elementi. La stagione è cominciata con la Coppa Italia, che quest’anno è stata portata in apertura di stagione, cambiandole collocazione per poterla valorizzare di più sul piano dell’immagine. E ridarle l’importanza che merita. Belle sfide, subito all’inizio di stagione. Dico la verità: pensavo che noi non fossimo pronti per quell’appuntamento, poichè eravamo davvero in quel momento un cantiere mega-aperto. Invece… abbiamo vinto quattro partite e la Coppa. Trovando immediatamente un buon equilibrio, con piacevole sorpresa. Non è mai semplice trovare presto un buon equilibrio di squadra. Noi ci siamo riusciti”.
La Fortitudo UnipolSai nello spazio di due anni ha perso personaggi carismatici e importanti come Claudio Liverziani, Juan Carlos Infante,  Riccardo De Santis, Ronny Cedeno, Matt Zielinski, Paolino Ambrosino, Alex Sambucci. Anche Marco Sabbatani. Riuscendo tuttavia a rimanere competitiva, o abbastanza competitiva, ad alto livello sia in campionato sia in Coppa dei Campioni. E proponendo, stagione dopo stagione, squadre dai buoni equilibri…
Questa è la base. L’equilibrio è la base dei risultati. Tutti dicono che il gruppo è una famiglia. E’ così. L’attuale gruppo sicuramente. Tutti ragazzi molto corretti, che sono qui con lo spirito giusto. Sono stati bravi i ragazzi a capire le esigenze della Società, a rendersi ampiamente disponibili per lo staff tecnico”.
Evidentemente nelle scelte fatte sul mercato non avete valutato solo l’aspetto tecnico ma anche l’aspetto mentale. Non soltanto il giocatore, insomma. Anche l’uomo.
Le scelte sono a 360 gradi, spaziando dall’aspetto tecnico a quello umano ed economico. Si cerca di prendere inforrmazioni il più possibile su vari giocatori. Debbo dire la verità: tutti sono sempre stati ampiamente disponibili con me su qualsiasi cosa. Questo aiuta il lavoro mio, il lavoro della Società. E loro stessi. Abbiamo perso la prima partita di campionato il 5 maggio a Nettuno e la seconda l’11 agosto a Rimini. Non inseguo i record. Cerco lo scudetto. Chiaro che fa piacere l’avere prodotto una regular season da 26 partite vinte e soltanto 2 perdute. E’ avvenuto, perchè la Fortitudo Baseball  va in campo sempre per vincere. Non sono mancati gli imprevisti, abbiamo avuto anche degli infortuni, però il roster duttile che abbiamo costruito ci ha permesso di gestire le situazioni conservando equilibrio ed efficacia. Chiunque è andato in campo ha giocato alla grande. E sapere che ogni giocatore, in qualunque momento, è pronto significa tantissimo. Per me è un motivo di soddisfazione”.
La duttilità. Oltre al talento. Ecco, la duttilità come caratteristica tecnico-tattica importante della Fortitudo di questo campionato. Li avete voluti scegliere così i giocatori per la stagione 2018? Giocatori capaci di interpretare più ruoli o comunque di adattarsi a situazioni diverse. E’ la strategia che avete seguito sul mercato per preparare questa squadra?
Sì, anche perchè una squadra di baseball è come un puzzle, fatto di tanti pezzetti che si incastrano l’uno nell’altro. Ed è come un mondo che ti cresce fra le mani. Non tutti gli anni ci si riesce, dipende anche dalle situazioni di mercato. Quest’anno la Fortitudo è veramente una squadra equilibrata. Anzi, direi la più equilibrata che ho avuto in questi miei tre anni da manager, seppure anche le squadre precedenti fossero competitive, come indicano lo scudetto del 2016 e la finalissima di Coppa dei Campioni nel 2017”.
Inoltre, osservandola da fuori, l’attuale Fortitudo UnipolSai offre sempre un’immagina di serenità…
Credo proprio che sia così, che trasmetta quest’immagine. Anche perchè l’ambiente è sereno, lo spogliatoio è sereno. E questo è un merito che assolutamente non voglio prendere io, ma lo dò tutto ai giocatori. Lo dò a loro, hanno dato e stanno dando un esempio di intelligenza, di maturità. La capacità, anche, di capire i vari momenti della stagione. C’è chi ha giocato di meno, c’è chi in certe partite non è sceso in campo, accettando le scelte senza battere ciglio e non mancando mai di dare la massima disponibilità nel lavoro quotidiano. E questa è tanta roba…”.
La sconfitta in semifinale di Coppa dei Campioni è stato un momento di difficoltà?
E’ una sconfitta che abbiamo accusato. Non si pensi che ce la siamo fatta scivolare addosso come non fosse accaduto nulla… Eh no. La delusione è stata forte. Noi eravamo andati a Rotterdam per salire sul tetto d’Europa. Ci siamo fermati in semifinale. Quella sconfitta poteva abbattere anche un cavallo. L’abbiamo accusata. Senza farne drammi, però. Ci siamo rituffati nel campionato e subito con la giusta mentalità. Ecco, a differenza della stagione scorsa, la delusione europea l’abbiamo gestita con pensieri positivi. Un anno fa, invece, la delusione per la finale perduta ce la siamo, un po’, portata dietro fino alla fine”.
Per non perdere il vizio, o… le buone abitudini, l’impatto con i playoff è stato un 3-0 contro il Nettuno. E battere tre volte di fila un avversario valoroso, agguerrito come la squadra nettunese andando a vincere anche allo Steno Borghese, è dimostrazione di solidità e di carattere
Non era semplice, tutt’altro. Non c’è mai nulla di scontato nel baseball. Soprattutto se affronti il Nettuno. La nostra squadra sapeva quali erano le insidie. Quando parlo di maturità, è una risorsa che si portano dietro i nostri giocatori. Chi l’ha acquisita giocando partite in Nazionale e partite di playoff. C’è chi, come Raul Rivero e Jorge Martinez, hanno giocato la serie finale l’inverno scorso nella Liga Professionale Venezuelana indossando la casacca dei Cardenales de Lara, e nello stesso competitivissimo campionato venezuelano José Flores ha fatto parte del roster delle Aguilas del Zulia. C’è chi come Osman Marval con le sue battute ha trascinato i Tigres de Chinandega alla conquista del titolo nella Liga di Nicaragua. Gli olandesi hanno anche loro importanti esperienze internazionali alle spalle. Tutto questo aiuta ad alzare sempre un po’ l’asticella”.
Ovviamente, non si può essere brillanti in tutte le partite. Qualche prestazione meno scintillante, nel corso dei mesi, c’è stata. Non va dimenticato che siamo persone, siamo esseri umani, dunque con periodi di forma eccellente e altri un po’ meno. Tuttavia, per l’impegno e per l’atteggiamento mentale, il rispetto questa squadra se lo merita tutto”.
Lele, torniamo all’attuale 29 su 31. Ventinove partite vinte su trentun giocate. Più le quattro vittorie in Coppa Italia: le due nella fase di qualificazione e le due nella Final Four. Che portano il totale, sui diamanti italiani, a 33 su 35. Che sensazione ti danno queste statistiche, questa corsa vertiginosa…
Non l’avrei mai immaginato. Un numero così mi fa paura. Sappiamo tutti che i playoff sono una cosa a parte, come un altro campionato, con tante trappole lungo la strada. Quel nono attacco del Nettuno sabato scorso, qui al Falchi, ne è la dimostrazione. Comunque, il primo ostacolo – la serie di semifinale – l’abbiamo passato. Sappiamo che fra noi e il itolo mancano tre vittorie. Saranno le più difficili da conquistare. Qualunque sarà l’avversario che affronteremo. Rimini è una corazzata. Come lo siamo noi. Parma l’ho vista recuperare, vincere gara4 per 1-0 con un imperioso Casanova, ero là a vedere e sono rimasto impressionato da un entusiasmo fuori del comune da parte dei ragazzi del Parma Clima. Sono entrambe squadre di valore. Ma io per le Italian Baseball Series 2018 mi fido della mia Fortitudo. E nel frattempo, in attesa delle battaglie decisive, dico che siamo dove volevamo essere”.
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Maurizio Roveri

Giornalista professionista, nato il 26 novembre 1949 a Bentivoglio in provincia di Bologna. Ha iniziato la sua brillante carriera giornalistica come redattore di Stadio nel 1974 per passare poco dopo al Corriere dello Sport-Stadio, dove è rimasto fino al gennaio del 2004. E’ iscritto all’Albo dei giornalisti professionisti dal luglio del 1977. Al Corriere dello Sport è stato responsabile del basket e del pugilato nella redazione di Bologna. Capo rubrica per il Corriere dello Sport-Stadio del baseball, sport seguito fin dal 1969 come collaboratore di Stadio. Molte le sue esperienze da inviato a cominciare dai campionati mondiali di baseball del 1972 in Nicaragua, del 1988 in Italia, del 1990 in Canada, del 1998 in Italia, nonché alle Universiadi di Torino del 1970 e ai campionati Europei del 1971, del 1987, del 1989, del 1991, del 1999. Collaboratore del quotidiano “Il Domani di Bologna” per baseball, pugilato, pallavolo dal 2004 al 2007. Creatore del sito internet specializzato sul baseball Doubleplay.it e collaboratore dei siti Baseballitalia.it, Baseball.it e BoxRingWeb.it. Entra con l’inizio del 2012 nel gruppo editoriale di InLiberaUscita, ricoprendo la posizione di opinion leader e di redattore da Bologna. Nel marzo del 2012 è cofondatore del sito specializzato BaseballMania.it di cui oggi è coordinatore giornalistico.