Il campionato di massima serie a 18 squadre è stato adeguatamente illustrato alle società di A2?

Pubblicato il Gen 13 2020 - 11:02pm by Ezio Cardea

Rilevo un interessante commento al mio ultimo articolo http://www.baseballmania.eu/notizie/news/babbo-natale-e-passato-e-ora-arriva-la-befana/  fatto dal Signor Mario del quale apprezzo la riflessione  sulla necessità, per crescere tecnicamente nel baseball, di un maggior numero di partite più che di un maggior numero di allenamenti.

Il commentatore  aggiunge anche un’altra osservazione validissima riguardante la necessità di impegnare anche le squadre non coinvolte nei play off affinché anche loro raggiungano un egual numero di partite, almeno una quarantina quale “minimo sindacale e indispensabile per  avere una crescita tecnica sufficiente per mantenere un livello buono ed essere sostenibile”:  una riflessione che non ho  sentito  mai da nessun dirigente federale sebbene anche questo punto sia stato da me trattato, come è possibile constatare leggendo il mio progetto nel quale prevedo di creare, a fine della regular season,  di un girone obbligatorio in cui inserire tutte le squadre  non impegnate nei Play Off/OUT.

Quale ex giocatore ed ex tecnico condivido in pieno questa sia quest’ultima considerazione quanto la tesi  “più partite che allenamenti” perché è ben nota l’importanza della tensione nervosa sul rendimento degli atleti:  il baseball è lo sport che maggiormente sottopone i giocatori ad uno stress che, non riproducibile negli allenamenti,  si impara a dominarlo solo nelle partite.

Era ben fondata, quindi, la politica federale di portare a tre gli incontri settimanali almeno nella massima serie.  Il recente passo indietro a due incontri è stato inevitabile perché imposto dalla crisi che ha colpito il baseball.  Crisi non conseguente a quella  economica,  come si suol credere,   e nemmeno imputabile ad incapacità dirigenziale (anche se in alcuni casi c’è stata), ma ad un diverso atteggiamento dei grandi media che, dopo aver consentito al baseball di svilupparsi con rapidità, hanno cominciato a trascurarlo proprio nel momento più alto del suo successo in campo  nazionale ed europeo. Un fenomeno veramente inspiegabile.

Coerente con le richiamate riflessione,  il Signor Mario  auspica il ripristino della terza partita settimanale,  ma con altrettanta coerenza ritiene che al momento la cosa sia poco realizzabile, ed elenca altre esigenze che hanno costi sostenibili solo da pochi Club.  L’allargamento del massimo campionato con la partecipazione di molte squadre prive delle risorse necessarie, abbatterebbe  troppo il livello del baseball, vanificando ogni possibilità di rilancio del movimento.

Una preoccupazione del tutto condivisibile,  ma proprio per questo ho pensato ad un campionato nel quale, nonostante un significativo ed ormai indispensabile allargamento, potessero essere garantiti equilibrio di forze in campo, agonismo e livello qualitativo. Tutto questo col sacrificio della sola breve fase iniziale, quella che nel mio progetto chiamo “fase di qualificazione”,  che assorbe tutti gli squilibri e tutte le “manifeste” che, diversamente,  inquinerebbero il campionato per tutta la stagione.

Per come l’ho concepito, il campionato di A1 è leggermente più costoso di un campionato di Serie A2 per qualche partita in più. Si tratta comunque di un onere non eccessivo che ritengo possa essere sostenuto da quasi tutte le società.  Senza contare che forse alcuni gironi della A2 hanno trasferte molto più onerose di quelle dell’attuale Seria A1. In ogni caso ho anche pensato alla istituzione di un fondo a cura federale, magari con la partecipazione di uno sponsor del campionato, destinato a stemperare le spese di trasferta delle società più penalizzate logisticamente.

Sono certo che la Federazione non abbia preso in seria considerazione tutti i punti da me evidenziati  nell’esposizione del progetto e che quindi, come annota il commentatore, abbia trattato l’importante problema della riforma del massimo campionato in modo poco approfondito e perdendo di vista alcune importanti finalità.

Faccio alcuni esempi.

Ripristino di “promozioni/retrocessioni”

La  condivisibile e necessaria idea di Marcon di ripristinare le “promozioni/retrocessioni” è rimasta solo “idea” perché la riforma non è idonea a creare la situazione che la rende attuabile: l’allargamento a 12 squadre riduce di poco il gap tecnico con la Serie A2 e quindi la promozione in prima serie comporta un onere quasi simile a quello necessario per affrontare un campionato a girone unico, sostenibile da pochi Club.   Sicché, come qualcuno già ipotizza, probabilmente in A2 nella imminente stagione si combatterà per … scansare il primo posto in classifica onde evitare il dilemma se accettare o meno di passare in A1:  se la società non ritiene di poter fare il passo, rischia la retrocessione  in ultima serie!                                                        Il mio progetto, invece, rende possibile quel ripristino per le ragioni che ho varie volte illustrato, ma che sono state sottovalutate.

 

“Fondo trasferte”  a cura federale, magari con la partecipazione di uno sponsor del campionato, destinato a stemperare le spese di trasferta delle società più penalizzate logisticamente.

La federazione non ha nemmeno preso in considerazione la costituzione di tale fondo, cosa che renderebbe più agevole la partecipazione al  massimo campionato anche alle società più decentrate, restituendo al torneo l’impronta di campionato “nazionale” che aveva un tempo e che è indispensabile per cercare di riaccostare al baseball aziende di dimensione maggiore rispetto a quelle che attualmente sostengono la A2, e di recuperare spazi meno umilianti tra i media nazionali.

Crescita dei nostri vivai

La Federazione ha proposto per tre volte consecutive un campionato a 12 squadre la cui partecipazione comporta oneri (rinforzo del roster) poco sostenibili.  Questa, oltre al rischio di veder vanificati dalla retrocessione tutti i sacrifici  per partecipare al massimo torneo,  è la ragione dei ripetuti fallimenti  (quest’anno sarà il terzo) del tentativo di realizzare quel campionato.  Ma se anche si fosse realizzato,  i “prospetti “ sarebbero  comunque  rimasti schiacciati in seconda serie senza possibilità di crescita  salvo  qualcuno cui sarebbe stato  concesso di migrare in squadre di A1.

Il mio progetto pensa anche a questo perché  in un  campionato a 18 squadre con l’impostazione più volte descritta  possono tranquillamente partecipare società di A2 senza alcuna preoccupazione di onerosi ingaggi portando, quindi, per intero il proprio organico di giocatori senza alcun rischio di sottoporli a umilianti prestazioni per tutta la stagione: anzi, oltre alla galvanizzante opportunità quale quella di giocare in prima serie, meta di ogni giocatore, offrirebbero ai giocatori una impagabile esperienza nella prima fase del campionato nella quale si confronterebbero con i migliori giocatori del torneo, ma anche un seguito di campionato a loro misura e quindi con la soddisfazione di essere in prima serie.

E’ l’unico modo per consentire senza forzature ad un considerevole  numero di atleti dei nostri vivai di essere messo alla prova:  e, come si sa, più è grande il numero,  maggiori sono le probabilità di scoprire dei “prospetti” su cui lavorare sia da parte delle società di appartenenza, sia da parte dei selezionatori della Nazionale.

Marcon ha vantato, in una intervista fattagli dal suo subalterno Landi, di aver fatto lavorare tantissimo le “nazionali” dando luogo ad un ’incremento vertiginoso dell’attività sportiva … dovuta anche ad  … una precisa politica operata da questo Consiglio Federale relativamente a tutte le Squadre Nazionali di ogni età e categoria”.  Bene,  poi dove offre gli spazi ai  giovani “nazionali” per crescere  se non ha il coraggio di realizzare un forte ampliamento della prima serie che attualmente offre pochissime possibilità di gioco ai vivai nazionali?

Mantenimento nel massimo campionato dell’attuale livello tecnico malgrado un consistente allargamento

Ha pensato la Federazione di far emergere e mettere in evidenza il meglio del nostro baseball pur realizzando un consistente allargamento del massimo campionato?  No. L’ultima proposta prevede  un campionato a 12 che metterebbe in evidenza solo 4  squadre lasciando le altre 8 a gareggiare per il puro nulla, nemmeno per la Coppa Italia! Vale a dire che nell’ultimo format da lui presentato,  dopo la fase iniziale nella quale si conquistano le partecipazioni alla Coppa Italia e l’inserimento tra le 4 destinate ad aggiudicarsi il titolo di campioni d’Italia,  l’interesse di pubblico, media e sponsor si concentra per tutto il resto della stagione su 4 squadre (che sicuramente saranno le stesse che competeranno per la Coppa Italia! Sarebbe la riedizione della subito abbandonata esperienza del “Torneo d’Oro” del 1958 subito abbandonata.

Mi fermo qui, ma vi sarebbero ancora tante osservazioni da fare.  Ed è per questo che  ritengo sensato il l’invito del Signor Mario ad una discussione approfondita che non può certo avvenire attraverso i blog ma seduti ad un tavolo.  Non può avvenire nemmeno con la partecipazione delle società, come vorrebbe il predetto commentatore,  perché i loro  punti di vista sono necessariamente influenzati da finalità diverse per le loro diverse potenzialità in fatto di risorse  (atleti e mezzi economici), con punti di vista  più orientati agli obiettivi societari, al contrario di quelli della Federazione che deve essere orientata al raggiungimento di interessi generali  per lo sviluppo e la crescita tecnica di tutto il movimento.

La dirigenza federale dovrebbe ormai conoscere bene qual è la situazione e quindi sapere cosa è possibile e cosa no. Sopratutto  deve tener conto del fatto che non ci si possa comportare come quei nobili decaduti, meravigliosamente caricaturati da grandissimi registi del dopoguerra e superbamente interpretati da attori del calibro di Vittorio De Sica e Totò, poveri in canna ma elegantemente vestiti e … in arretrato con la paga alla servitù … Il baseball deve con umiltà rinunciare a qualcosa per riconquistare tutto e andare oltre.

Ergo, la Federazione dovrebbe discutere al suo interno la riforma del campionato e, tutt’al più, invitare a parteciparvi chi ha prodotto un bozza presa come base della discussione.

Per correttezza devo dichiarare che, a differenza della precedente dirigenza federale (il cui tentativo fallito di riforma del campionato ricalcava l’impostazione da me varie volte pubblicata) che non mi ha per nulla interpellato, la commissione istituita da Marcon lo ha fatto per conoscere eventuali mie osservazioni.   Questa correttezza mi ha fatto piacere e ho subito evidenziato i punti che richiedevano soluzioni diverse: alcune sono state recepite ma, purtroppo,  altre e ben più importanti no: ma non ne sono stato informato e quindi non è stato fatto alcun approfondimento. In particolare è stata trascurata l’importanza di arrivare a coinvolgere 18 invece di 12 società.

La bozza inoltrata alle società  non ha trovato le 12 adesioni richieste nonostante i  sondaggi favorevoli. Il motivo va certamente ricondotto alla levata di scudi intimidatoria delle “sette sorelle”, ma soprattutto al motivo che ho già evidenziato: non solo il timore di un campionato a girone unico qualora non si fossero raggiunte le 12 adesioni, ma anche il rischio di retrocessione che  avrebbe vanificato tutti i sacrifici sostenuti per adeguare la squadra al nuovo impegno.

Timore inesistente nel caso di un campionato a 18 per i motivi già detti: alle società che non hanno investito per mancanza di risorse la retrocessione non comporta danni:  perché mai dovrebbero declinare l’invito a partecipare al massimo torneo?  Perché dovrebbero negare ai propri giocatori questa grande soddisfazione? Perché mai dovrebbero essere così masochiste da rinunciare ad avere una migliore visibilità che potrebbe rendere in fatto di sponsorizzazioni e anche in fatto di relazioni con le autorità locali?

Da sempre ho detto e scritto che sarebbe stato più realizzabile un campionato a 18 che non a 12.  Per il momento c’è la prova che il campionato proposto dalla Federazione, oltre a costituire una soluzione insufficiente e illogica per vari motivi  alcuni dei quali sopra evidenziati, non incontra il gradimento della stragrande maggioranza delle società di A2.  Paradossalmente, ma non troppo,  sono sempre più convinto che è molto più facile mettere a punto un campionato a 18 per le ragioni che pure ho già esposto.

Aggiungo che ci sarebbe grande soddisfazione non solo da parte delle società ammesse, ma anche  di quelle che rimangono in A2:  dato il ripristino di “promozioni/retrocessioni” comportante l’obbligo per la prima in classifica di salire in A1 pena la retrocessione in ultima serie, guadagnare il primo posto non costituirebbe più un rischio ma un grosso e galvanizzante stimolo che non può che giovare anche alla A2!

 

WordPress Author Box
Ezio Cardea

Nato a Milano il 9/12/1936, ha svolto attività come giocatore e come tecnico dal 1948 al 1980 partecipando ai campionati di prima serie dal ’55 al ’72, quasi sempre in società milanesi. Abbandonato il campo per impegni di lavoro, ha continuato a collaborare saltuariamente con società milanesi in supporto alle squadre giovanili e all'attività presso le scuole. A contato col baseball praticamente dal dopoguerra ai nostri giorni, ne conosce la sua evoluzione e ne ha evidenziato fin dal 1980 le criticità: prima fra tutte, a suo avviso, quella creatasi a causa della tendenza delle varie amministrazioni federali a potenziare il livello del campionato di punta fino a creare una frattura col resto del movimento, frattura insormontabile se non con l’'ingaggio di una forte percentuale di atleti d’oltre oceano.