Il 2018 diventa un anno di transizione, sperando che il 2019 sia quello della svolta

Pubblicato il Feb 15 2018 - 10:33am by Ezio Cardea

Pia illusione! Passato inutilmente, anzi dannosamente, il 2017, speravo che il 2018 fosse veramente l’anno della svolta. Purtroppo il 2018 non ci offre nemmeno quel modestissimo allargamento proposto dalla nuova dirigenza federale.

Tutto sommato è meglio così, perché  quel cambiamento molto blando  negli intenti federali sarebbe passato quasi inosservato, e si sarebbe sprecata l’occasione di risvegliare l’interesse all’interno del nostro mondo e richiamare l’attenzione di quello esterno, soprattutto  del CONI e dei “media nazionali”: cose che possono avvenire solo con una mossa coraggiosa ed eclatante, che renda la nostra Federazione un’apripista,  un modello da imitare, che ci trasformi da “copiatori” di esempi senza successo (es. Rugby e Hockey su ghiaccio)  in “innovatori” con la fase di “qualificazione” salvo errore non ancora adottata da alcuna Federazione, grazie alla quale il necessario allargamento del massimo campionato si ottiene senza sacrificio della “qualità” che, anzi, viene rafforzata.

Marcon, nel rispetto della delibera delle “otto sorelle” riguardante il “loro” campionato adottata sul finire del mandato di Fraccari, ha lasciato trascorrere il 2017 rimandando all’anno successivo la sua riforma. Ha quindi elaborato una bozza di campionato  coinvolgendo democraticamente le società dei due i massimi campionati  per mettere a punto il format del campionato 2018.

Il risultato è noto: anche il 2018 parte senza alcuna innovazione. La dura opposizione delle società della ex IBL, accompagnata dalla ventilata possibilità della loro uscita dalla Federazione e dalla loro richiesta di conferma di alcuni requisiti fortemente limitativi all’accesso al massimo campionato, ha impedito totalmente la realizzazione della sia pur modesta riforma che rappresentava uno dei punti, sicuramente il più importante, della strategia di rilancio del baseball da parte della nuova dirigenza federale.

Baseball.it ci da notizia di un sorprendente esposto delle “sette sorelle” al Coni  col quale si lamenta un comportamento poco coinvolgente da parte della dirigenza federale.  Qualche giorno dopo lo stesso sito comunica con l’articolo di Mino Prati “Il CONI da ragione alla FIBS” http://www.baseball.it/leggi_articolo.asp?id=25303   la risposta assolutrice della Fibs da parte del Coni.

Marcon non ha dato rilievo né all’esposto al Coni né alla risposta di quest’ultimo: ad oggi, infatti, nulla è comparso nel sito Federale nonostante l’epilogo positivo.  E’ un comportamento signorile che è sperabile possa stemperare il clima teso degli ultimi tempi.

Però Marcon deve tener presente che non può trascurare la ragione che lo ha spinto a candidarsi alla guida del movimento: ChangeUp, ovvero il  cambiamento che possa riportare il baseball ad una nuova fase di crescita.

La visibilità del baseball, alle origini estesa a tutto il territorio nazionale, si è drammaticamente ridotta, tradita dai media “nazionali”, alle sole zone in cui il nostro sport ha continuato ad essere  supportato dai media “locali”.

Tradimento solo in parte spiegabile con l’uscita delle  grandi città (Milano, Roma e Torino) dal palco della prima serie, perché il riflesso sicuramente negativo della imprevista e molto sottovalutata evoluzione, era ampiamente compensato dalla crescita del livello tecnico (grazie anche alla “scorciatoia” degli stranieri), dal consolidamento in Europa della supremazia italiana anche a livello di Club  e dal conseguimento di ottimi piazzamenti in campo internazionale.

Supportato, com’era, da una felice combinazione e concorso di più “media” quali i canali nazionali di Rai e Tv con i notiziari sportivi, i più importanti quotidiani sportivi (Gazzetta dello Sport, Corriere dello Sport,  Lo Stadio e Tuttosport) che ospitavano il baseball con generosi spazi sulle prime pagine, e i media locali ancor più generosi, il baseball arrivava in ogni angolo d’Italia.

Per questo motivo il baseball, nato per la passione e la generosità dei pionieri, ha subito trovato le risorse per crescere grazie alle sponsorizzazioni di tante aziende, anche importanti, del calibro di  Chlorodont, Algida, Coca Cola, Seven Up, Europhon, Simmenthal, Noalex, La Standa, Montenegro, Glen Grant,  Cercosti, Germal, Derbigum, Parmalat, Grohe, Mamoli, World Wision Montepaschi, Telemarket, Danesi, Cariparma, Unipol … tanto per citare le più famose.

L’abbandono del baseball da parte dei media “nazionali”, l’uscita dalla prima serie delle grandi piazze e la conseguente forte riduzione dell’area di svolgimento del campionato di punta, hanno reso il baseball poco appetibile da parte delle aziende che, tolte quelle cessate o andate in crisi, si sono allontanate ad eccezione della sola Unipol!  

 Meno risorse, meno sviluppo e … inizio della fase di declino con effetti evidenti già negli ultimi anni ’90.

Fraccari ha  tentato di recuperare il terreno perduto puntando sulla qualità attribuendo ad essa la capacità di riconquistare pubblico, sponsor e ”media”.  Ma la ricerca della qualità, oltre ad indurre a “scorciatoie” (atleti d’oltre oceano) che mortificano i nostri vivai, restringe ovviamente il numero dei Club protagonisti restringendo, di conseguenza, l’area sotto i riflettori dei “media”.  E se diminuisce questa area, diminuiscono gli sponsor, come puntualmente è accaduto.

Era sbagliato l’obiettivo. Sicché il declino è continuato e, anzi, ha avuto una accelerazione perché tra il 2010 ed il 2016 le società affiliate alla Federazione sono diminuite da 369 a 276, ovvero di ben 93 unità: il che vuol dire che più di un quarto del movimento è sparito in pochissimi anni!

E’ la dimostrazione che quella famosa “scorciatoia” per migliorare rapidamente la “qualità”, non funziona: possono venire anche gli Harlem Globetrotters, ma fin quando la famosa “locomotiva” fa un giro poco più che regionale (Emilia/Romagna più Nettuno, Sesto Fiorentino e Padova), media e sponsor resteranno insensibili, anzi, si allontanano.

E’ sempre più evidente che la strada da percorrere per cercare di riguadagnare le risorse necessarie a riportare il movimento in crescita, sia quella di un forte allargamento della massima serie: è sempre più urgente uscire dalla ristretta zona in cui da troppi anni è relegato un baseball ormai etichettato come prodotto locale dell’Emilia/Romagna, né più né meno come alcuni piatti della sempre valida arte culinaria di quella zona. Con la differenza che negli ottimi ed affollati ristoranti di quelle parti si gustano i prodotti locali  mentre negli stadi, sempre più squallidi,  viene servito un prodotto sempre più esotico … sempre più proveniente da oltre oceano!

Allora, che fare?

Cambiare veramente politica percorrendo la strada indicata dalla nuova dirigenza federale: ma non in modo graduale ed invisibile come sarebbe stato col per fortuna naufragato piano federale, bensì  con una mossa vistosa e clamorosa che sostengo da sempre. E allora, sperando che il 2018 scorra velocemente e senza ulteriori danni, mi auguro che il 2019  venga inaugurato da tutti i “media” con questo clamoroso titolo:

 

IL BASEBALL RIPARTE! 18 meravigliosi  Club al Nastro di  Partenza per la conquista del Titolo Italiano!

 Spero che la dirigenza federale si metta già da ora in moto per essere veramente pronta a collocare sul nastro di partenza del prossimo anno diciotto società: 18 Club sotto i riflettori, 18 piazze col baseball in sicura crescita, tantissimi giovani sulla ribalta, “qualità” del baseball salvaguardata dalla fase di qualificazione …Non è per nulla utopico tutto questo: basta togliere di mezzo tutti quegli orpelli ostativi alla partecipazione al massimo campionato che, per quanto di ottimo livello, non può avere le pretese di una MLB: requisiti  per nulla indispensabili al gioco del baseball e tanto meno pretesi da un pubblico consapevole delle difficoltà del movimento, che tornerebbe numeroso sugli spalti attratto più dall’agonismo che dalla qualità, ed ancor più da un ritorno sempre più consistente del sano “prodotto locale” che deve tornare a crescere numeroso, proprio come succedeva qualche decennio fa.

Quanto al resto … al pubblico, al vero tifoso, non interessano poltroncine dorate o imbottite, ristoranti 5 stelle o altri fronzoli: bastano spalti di pietra, una rete protettiva priva di buchi e … un punto ristoro fornito di  irrinunciabili panini con salame e salamelle da gustare  con l’altrettanto irrinunciabile lattina di birra!  Che ne dici, carissima Allegra Giuffredi?

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Ezio Cardea

Nato a Milano il 9/12/1936, ha svolto attività come giocatore e come tecnico dal 1948 al 1980 partecipando ai campionati di prima serie dal ’55 al ’72, quasi sempre in società milanesi. Abbandonato il campo per impegni di lavoro, ha continuato a collaborare saltuariamente con società milanesi in supporto alle squadre giovanili e all'attività presso le scuole. A contato col baseball praticamente dal dopoguerra ai nostri giorni, ne conosce la sua evoluzione e ne ha evidenziato fin dal 1980 le criticità: prima fra tutte, a suo avviso, quella creatasi a causa della tendenza delle varie amministrazioni federali a potenziare il livello del campionato di punta fino a creare una frattura col resto del movimento, frattura insormontabile se non con l’'ingaggio di una forte percentuale di atleti d’oltre oceano.

34 Commenti Unisciti anche tu alla conversazione!

  1. Mario 15 febbraio 2018 at 11:20 -

    Si sig.Cardea,gia’ la fibs ha deciso per far salire 4 squadre,cioe’ da 8 si passa a 12….sempre con il forse d’avanti.
    18 squadre in A1 quando…??

    • alby66 15 febbraio 2018 at 12:47 -

      mai……visto l’azzeramento graduale del movimento e la politica distruttiva della fibs teniamoci stretti le 8 squadre e pedalare la vedo nerissima…..per i miracoli si stanno attrezzando….con fantasia…saluti da parma

    • Armando 15 febbraio 2018 at 12:55 -

      Vero, e se le neo promosse non Han o i requisiti ps campo illuminato cosa succede?????

  2. Ezio Cardea
    Ezio Cardea 15 febbraio 2018 at 12:32 -

    A dire il vero, la Fibs avrebbe voluto fare un campionato a 12 già quest’anno, ma non lo farà nemmeno nel 2019 nemmeno se le “sette sorelle” staranno chete e calme dopo il responso del CONI, perché ottenere di fare un campionato a 12, oltre che inutile come ho già detto, è più difficile che realizzarlo a 18. Ed anche questo ho già spiegato mille volte.

    La Federazione ha tutto il tempo possibile per tornare a ragionare su questo punto e decidere come gli impone lo Statuto, art.25 punto 3. Nello Statuto non ho trovato alcun articolo ch impedisca al Consiglio Federale di modificare le sue stesse decisioni: quindi può decidere diversamente, con la sola accortezza di ufficializzare le sue delibere col dovuto anticipo per dare alle società coinvolte il tempo necessario per organizzarsi.

    Mi auguro, per il bene del baseball, che lo faccia e che ne dia comunicazione entro il prossimo settembre.

  3. giovanni 15 febbraio 2018 at 16:17 -

    Egregio Ezio Cardea, mi ero riproposto di non intervenire mai più nelle questioni di questo sito e fare la parte solamente dell’utente che “vede” questa pagina.
    Invece questo ennesimo sasso lanciato nello stagno delle 18 squadre mi stimola a dire la mia opinione per quanto poco utile. Forse dico “forse” raschiando il fondo del barile una decina di squadre dell’attuale A2 da aggiungere alle 8 sisters si possono racimolare per disputare già dal prossimo anno un campionato a 18; di certo bisognerà mettere da parte le pretese tipo MLB (illuminazione, bar/ristorante/ tribune in vellutino ecc). Chi arriva in A1 con tutti i meriti del caso deve poter disputare la A1 e amen con i solo vincolo di un campo regolare; con buona pace di chi sarà meglio attrezzato che si dovrà adattare, un po per come avviene ora con il Padule. Mi viene in mente Bollate che non molto tempo fa vinse il campionato di A e poi? non avrebbe meritato una promozione? non mi ricordo che il campo sia poi sta gran bellezza….Insomma chi acchiappa la promozione disputa la A1 magari giocando al sabato pomeriggio e sera o sabato e domenica mattina se non ha la luce. Come si faceva quando si stava meglio e le squadre erano tante e diffuse dappertutto. Mi piace molto anche l’altra proposta del grande Pantera Bagialemani con i gironi su base interregionale per giocare di più.
    Poi tanta tanta tanta serie C e D (come negli anni 70) se ce ne fosse bisogno. Sarebbe un bel modo per uscire dal ghetto. Saluti.

  4. Ezio Cardea
    Ezio Cardea 15 febbraio 2018 at 18:06 -

    Alby66 è drastico: dichiara “distruttiva” la politica della FIBS.

    Diciamo che nel 2017 è stato giocato un campionato impostato dalla precedente dirigenza federale ad un mese dalla sua decadenza e l’unica modifica (l’aggiunta della fase di precampionato che ha agevolato le squadre più forti) è stata voluta dalle ex di IBL.

    Quindi, almeno per il momento alla nuova gestione non si può imputare nulla. E non le si potrà addebitare nulla fino a tutto il 2018 dato che la sua riforma è stata bocciata dalle ex di IBL: tutto, quindi, procede per il secondo anno consecutivo con le stesse politiche del passato.

    Non le si può addebitare nulla salvo, ovviamente, di non aver fatto ancora niente per arrestare il declino, ormai ammesso da tutti, ma che non può esserle addebitato per ragioni di … cronologia!

    Ergo, alby66, a chi intendeva riferirsi parlando di “politica “distruttiva”?

    • alby66 16 febbraio 2018 at 07:41 -

      sig. cardea intendevo distruttiva a riguardo alle parole spese dal presidente riguardo all’ampliamento del movimento dalla c alla a federale includendo le giovanili…..un disastro….riguardo all’ex ibl si rimane sotto ricatto delle solite sorelle maggiori,infine non ho capito perchè come federazione non professionistica “abbiamo”accettato questa invasione di stranieri parificati mandando in pensione gli italiani veri……riusciremo mai ad avere un main sponsor serio per il camionato di serie nazionale….regaliamo una partita a sportitalia per promuovere il nostro sport….ho sbagliato tutto?mi faccia sapere saluti

  5. Stefano Manzini 16 febbraio 2018 at 10:17 -

    Sono “stranieri” parificati perché devono essere utili per un’ eventuale chiamata in nazionale.
    Se cosi non fosse chi andrebbe in nazionale? Quale datore di lavoro darebbe dai 15 ai 30 giorni anno per giocare a baseball.
    Fra campionato coppe ed eventuale convocazione un giocatore italiano andrebbe in debito di ferie.
    Sarebbe uguale se un giocatore dovesse studiare, recupero materie per settembre, oppure esami università.
    Provate pensare se aveste un dipendente (nel privato) che ogni 2-3 mesi prendesse 10/15 G.G. di ferie.
    Hanno già iniziato Under 18 dal 24/2 al 2/3 a Messina.
    Seniores dal 3/3 al 18/3, quindi 15 giorni di ferie se uno lavorasse se ne sarebbero andati sempre a Messina.
    Questo è uno di motivi l’altro è la speranza che siano migliori degli Italiani.
    Se vuoi sapere altro alby66 chiedi a me, ti dico tutto della Nazionale, non la parte bella ma quella che non si vede, quella fatta di sacrifici, umiliazioni e mancata meritocrazia.

    Manzini

    • alby66 16 febbraio 2018 at 12:20 -

      ciao manzo la mia prima presenza all’europeo è stata 40 anni fa……ti ho visto tante volte giocare che ho perso il conto….ho fatto un paio di feste di compleanno con norberto roman(r.i.p.) e john guggiana….gallino era uno spasso…etc….etc…..paul gagliano…..ero presente quando giocava la nazionale full orundi……e credo si stia tornando indietro alla grande……che tristezza…..voglio ancora il leo che butta un motorino di la dalla mura…..sei sempre un grande!!!!!! alla prossima

  6. Ezio Cardea
    Ezio Cardea 16 febbraio 2018 at 14:08 -

    Caro alby66, ubi maior minor cessat! Manzini ha dipinto una realtà diventata distruttiva per il baseball italiano da quando la Federazione ha trovato più interessante e divertente l’attività internazionale rispetto a quella interna: sicché in Italia la stagione ha cominciato ad accorciarsi per dare sempre più spazio a “raduni” e “tornei internazionali”. I campionati nazionali sono diventati un accessorio quando non un fastidioso intralcio all’attività internazionale e tutto ha cominciato ad essere subordinato agli impegni internazionali con la scusa che il Coni allarga le tasche in presenza di qualche successo … E allora servono i professionisti, quelli che non hanno impegni di studio né di lavoro. Professionisti in un mondo (quello del nostro baseball) che non è professionista: allora, ecco che sono utilissimi tutti quei giocatori d’oltre oceano professionisti nei loro paesi, ma che, quando sono liberi dai loro impegni, arrotondano da noi. Quindi servono campionati corti, di conseguenza servono campionati con pochissine squadre …. E i “comunitari”? Qualcuno dice che sono un fantastico “passpartout” per utilizzare senza limiti anche gli stranieri con cittadinanza di paesi comunitari molto più generosi nel concedere tale “status”! Mah …
    Per fortuna Marcon aveva improntato la sua campagna elettorale all’insegna del rilancio a partire dalla “base” …

    Ma, ripeto, mai giudicare dalle prime battute. Non l’ho fatto con Fraccari che nel 2009 dal sito Tuttobaseball.it ho persino incoraggiato nel lancio del suo progetto benché avessi qualche perplessità (d’altra parte bisognava pur tentare qualcosa per uscire dallo stallo in cui si trovava il movimento!), e non lo farò con Marcon.
    Ma anche nei confronti di Marcon, come ho fatto con Fraccari, non mancherò di evidenziare, come mi pare di aver già fatto, cose che non sono in linea con i suoi annunci elettorali o, comunque, con ciò che serve al baseball per tornare a crescere. E i continui cedimenti nei confronti delle exbielline non fa tornare il baseball a crescere! Ultimo cedimento: partite di Coppa Italia su 7 riprese, tie break, Team Quality Balance per evitare le partite di spareggio …. insomma meno si gioca, più felici sono tutti! All’epoca mia, e credo anche all’epoca di Stefano, più si giocava, più eravamo felici!

    Purtroppo meno si gioca, meno si cresce.

  7. Elio Dal Pozzo 16 febbraio 2018 at 14:53 -

    Partite su 7 riprese che tristezza…..

    Quanto scritto sul sito FIBS :
    “la necessità di attenzione alla gestione tecnico-fisica degli atleti in precampionato, con particolare attenzione alla tutela dei lanciatori”

    2 partite in un giorno x 9 inning = 18 inning

    18 inning : 6 lanciatori = 3 inning a lanciatore.

    Ci sono 6 lanciatori in un roster di A1 a disposizione il 31.03.2018 ?

  8. Mah 16 febbraio 2018 at 16:57 -

    Secondo me i pitchers italiani dovrebbero essere maggiornente tutelati in termini d’impiego durante il campionato (razza che sarà in via d’estinzione e dove saranno invece tutelati solo i comunitari per rischiò di cause alla Fibs) e non per una competizione ormai privata di ogni interesse e che per completare i canonici 9 inning potrebbe far salire sul monte anche dei giovani o dei position player.

  9. Massimo T. 16 febbraio 2018 at 18:24 -

    Le partite di 7 riprese le giocano anche i professionisti in America in AAA, io giocherei anche partite di 6 durante la settimana nella stagione regolare con i nostri giovani visto che siamo dilettanti unico modo per giocare di più anche se il gioco viene sminuito da una soluzione alquanto ortodossa ma sperimentabile!

  10. Ezio Cardea
    Ezio Cardea 17 febbraio 2018 at 08:00 -

    Perfettamente d’accordo con Mah e per nulla con Massimo T.
    Ammesso e non concesso che in AAA si gicochino, come regola, partite di 7 riprese, l’amico Massimo omette di indicare il numero di parite annue giocate in quel campionato, un numero che il nostro massimo campionato non riuscirebbe a raggiungere nemmeno in cinque stagioni!
    Già nel nostro “massimo” (si fa per dire) campionato si gioca un numero così basso di partite da rendere quasi per nulla indicative le medie delle prestazioni degli atleti, e tu suggerisci …

  11. Massimo T. 17 febbraio 2018 at 11:04 -

    Caro Ezio non cogli il senso tecnico della mia opinione non tutte le maratone sono di 42 km ci sono corse di 25 km. sempre corse sono….. vedi solo il senso etico!

  12. jhon 17 febbraio 2018 at 18:05 -

    Manzini fa un po di confusione:
    Gli stranieri parificati non sono stranieri che arrivano con visto sportivo(che in A1 sono 4 e in A2 sono uno) ma sono giocatori comunitari, ben altro status,(cioè con passaporto comunità europea) che di conseguenza li hanno parificati nel line up ai nostri italiani e comunque non possono giocare con la nostra nazionale.
    penso che questa cosa sia ben chiara.
    quindi l’arrivo dei comunitari oltre che fa giocare meno i nostri italiani di passaporto farà rinforzare anche le altre nazionali europee e pochissimo la nostra..ottima strada quella che si sta percorrendo.

  13. Ezio Cardea
    Ezio Cardea 17 febbraio 2018 at 19:43 -

    Si, ma quella che proponi tu è meno di 400 piani e senza ostacoli!

  14. Ezio Cardea
    Ezio Cardea 17 febbraio 2018 at 19:45 -

    Ovviamente “metri”, non km!

  15. Massimo T. 17 febbraio 2018 at 22:03 -

    Come al solito le opinioni che non ti piacciono ne travisi il significato e modifichi il contenuto ho detto di giocare durante la settimana una modalità diversa da aggiungere alle canoniche partite del fine settimana due da sei più le classiche da 9 fa trenta inning a settimana moltiplicate per 14 sono 420 inning contro i 252 attuali le medie che ti stanno a cuore e le prestazioni degli atleti possono solo migliorare quindi si gioca di più anche con otto squadre.
    Attualmente durante la settimana ci si allena e basta!

  16. Stefano Manzini 17 febbraio 2018 at 22:39 -

    Hai ragione jhon, non è che faccia confusione, non ci capisco più un cazzo.
    Hanno cambiato talmente tante volte le formule, le regole degli stranieri, il numero di partite da disputare, sono arrivati persino a ritoccate il numero degli arbitri da mettere in campo.
    Per assurdo uno sport (come tutti gli sport americani) basato su numeri e statistiche, viene ogni anno stuprato da formule che non portano a niente, assolutamente a niente.
    Pensate veramente che il numero degli stranieri sia rilevante per il futuro di questo sport e dei giocatori italiani?Per fare cosa? Spettacolo e attirare pubblico? Per favore non prendiamoci in giro.
    Hai ragione Jhon faccio confusione, non conosco la differenza fra lo straniero che giocherà o meno in Nazionale, ma so per certo che chiunque esso sia continueranno ad essere dodicesimi nella classifica mondiale su quattordici, continueranno ha fare fatica in un Europeo, per non parlare di un Mondiale o di un Olimpiade, proprio come ai miei tempi, il Wbsc non lo prendo nemmeno in considerazione.
    Per giocare occorre impegno, amore e passione, hanno fatto si che mi si crepassero le palle con questa lagna.
    Dopo una giornata di lavoro o di studio, rispetto ad un Americano che viene in Italia SOLO per giocare a baseball (a volte anche male) chi fra i due ha messo più impegno, passione o amore? Bene questi ragazzi devono essere premiati, proprio per passione e amore che ci mettono.
    Se quello che rimane a loro è “solo” una convocazione in Nazionale devono essere premiati per questo, il “premio” non può andare ad uno straniero. Secondo voi uno, due, tre stranieri medio-bravi possono fare la differenza fra una sconfitta ed una vittoria?
    Adesso arriva uno a Bologna, un ricevitore che fatica a battere 300, BIANCHI ROBERO ha battuto 300 in carriera, ma erano HR.
    E’ Arrivato il cambiamento “chege up”, contateci, ci stanno lavorando, l’hanno promesso, fidatevi!
    Che cazzo di cambiamento potrà mai essere se i problemi sono uguali a quelli di 50anni fa e le soluzioni pure? Fanno i raduni a Messina per vedere i probabili nazionali? Permettetemi di fare un paragone banale, se si vuol costruire una casa solida, occorrono dei buoni muratori e della buona sabbia, uno senza l’altra non serve a un cazzo, rendo l’idea?

    Stefano Manzini

  17. jhon 18 febbraio 2018 at 09:48 -

    Massimo T. Hai pienamente ragione su Cardea…

  18. Ezio Cardea
    Ezio Cardea 18 febbraio 2018 at 11:08 -

    No, Massimo, non traviso nulla. Quelle partite infrasettimanali da 6 riprese da aggiungere alle partite di campionato da giocare possibilmente con i “nostri giovani” (ho capito male?) sarebbero la cosa più assurda.
    In primo luogo infrasettimanalmente, grazie anche alle giuste considerazioni di Manzini, sarebbero maggiormente disponibili i “professionisti” d’oltre oceano che non i nostri atleti normalmente impegnati con lo studio e col lavoro; poi, perché non puoi pensare che venga compromesso con partite dedicate ai giovani un campionato in cui vengono fatti investimenti importanti per rinforzare i roster con stranieri: l’opposizione delle ex di IBL sarebbe forte e (a dimostrazione che non sono fazioso ma cerco di essere obiettivo) la appoggerei incondizionatamente.
    Ho già affrontato in altri articoli questo problema a proposito dell’iniziale volontà di della Federazione di reintrodurre l’obbligo degli under: fortunatamente, credo anche perché ci saranno state opposizioni di persone che certamente contano più di me, questa idea già sperimentata con esito negativo in passato è stata saggiamente abbandonata.
    Non si deve “giocare di più” tanto per giocare di più tenendo sotto i riflettori solo e sempre gli stessi atleti, solo e sempre stranieri, che continuano ad essere protagonisti assoluti dei tittoli di tutti i siti compreso quello quello Federale! Bisogna giocare di più ALLARGANDO il massimo campionato, perché solo allargandolo si esce dalla ristretta area in cui è confinato un baseball che in queste dimensioni non può più attirare sponsor, ovvero risorse. Solo così si può dare la possibilità di giocare ed emergere a tanti giovani SENZA FORZATURE assolutamente illogiche in un massimo campionato che, per quanto di uno sport di secondaria importanza, è comunque “adulto” sia per anzianità (avendo più di 70 anni) sia per livello grazie anche ad alcuni dei molti giocatori d’oltre oceano.

    Come giustamente ha annotato “Giovanni”, ho gettato un sasso nello stagno e lui ne ha colto l’intento assecondandolo col suo intervento.

    Tu, invece, hai lanciato un pericolosissimo invito in un ambiente nel quale sembra prevalere la voglia di giocare sempre meno: proponi parite da 6 riprese! Nemmeno nei tornei degli under!

    Hai il plauso di Jhon? Vediamo chi altri ancora.

  19. Massimo T. 18 febbraio 2018 at 11:49 -

    Grazie jhon, finalmente una ripresa ho portato a casa punti.
    Un saluto a Manzo meno male che ci sei ancora ma non ti ho visto il 20 agosto a Chiaravalle alla festa in borgo…….

  20. jhon 18 febbraio 2018 at 14:13 -

    Cardea non sa di cosa parla, non conosce le problematiche dei giocatori italiani e non, non conosce i costi che affrontano le società di A1 e A2, ancora non conosce esattamente le regole dei comunitari, dei pitchers che possono lanciare in A1 e A2 e degli stranieri residenti e con visto.
    Parla sempre per sentito dire, non ha mai partecipato ad una riunione di A1 o A2 e cerca sempre di dare soluzioni senza conoscere i problemi reali che ci sono nel gestire i giocatori, i costi e incastrare le gare con la nazionale che porta via settimane per il campionato.
    Va be per fortuna non ha potere decisionale.

  21. Manzini 18 febbraio 2018 at 15:09 -

    C’ero, ero dietro di te non ti sei accorto di nulla? Non so se fosse una festa ma io mi sono divertito.

  22. Massimo T. 18 febbraio 2018 at 16:39 -

    Il problema che l’allargamento più le promozioni e retrocessioni che non hanno funzionato in passato sono state chiaramente bocciate dalle stesse società di serie A federale.
    Per quanto riguarda la mia modesta opinione ho solo raccolto un pensiero a voce alta del grande R. Bianchi che disse che così non si poteva andare avanti……………
    Dobbiamo inventarci Qualcosa!!!!!!!

  23. Ezio Cardea
    Ezio Cardea 18 febbraio 2018 at 22:35 -

    Caro Massimo, siccome ti conosco, so che sei una persona corretta e non ti fa onore avere il conforto di chi, invece di discutere in modo utile dei problemi che allfiggono il baseball, non avendo argomentazioni valide, invece di contestare le idee, attacca le persone e cerca di screditarle.
    Non faccio parte di nessuna socità né di A1 né di A2 e non sono neanche un dirigente federale. Questo è il mio vanto, non difetto, perché vuol dire che il mio punto di vista non è influenzato da alcun interesse se non quello di veder rifiorire uno sport al quale ho dato qualcosa sia come giocatore che come tecnico, e tantissimo come passione. Né sono a digliuno delle “problematiche” della cui infusa scienza tale tuo fan si accredita.
    Sono un illustre sconosciuto, ma ho passato tanti anni nel baseball, sul campo e fuori, e poi ancora sul campo per dare una mano a chi ha il difficilissimo compito di avviare al baseball i giovanissimi … ma non sono vissuto come un ebete, senza osservare, annotare, informarmi … dato che sono sempre stato a contatto con persone di primo piano del nostro mondo. Vanto anche il fatto che la storia del baseball non mi è stata raccontata con tutte le deformazioni di chi, anche involontariamente, enfatizza fatti e cose: l’ho vissuta personalmente dal 1948 ad oggi e tengo conto delle esperienze, negative e positive.

    Quello che dico è solo frutto di tantissima esperienza unita alla voglia di osservare ed analizzare le cose.
    Non sputo sentenze, nè do soluzioni senza darne le motivazioni. Ovviamente è proprio per questo che i miei articoli sono lunghi e noiosi: ma credo di parlare a persone “adulte”.

    Detto questo, francamente non mi è capitato che persone “adulte” abbiano espresso considerazioni così mortificanti verso le mie tesi, anzi in genere trovo un notevole consenso, ed anche quando emergono punti di vista diversi, l’educazione e la capacità di discuterne di tali persone, non concedono spazio al discerdito dell’interlocutore.

    Il problema dell’allargamento: ne ho parlato e ho anche spiegato perché non si tratta di problema se affrontato col format proposto dalla Federazione che, tuttavia, come più volte ho scritto mi sembra troppo blando: a costo di ripetermi, sostengo che è più attuabile e risolutivo fare un allargamento a 18 squadre piuttosto che a 12. Non è una semplice affermazione: ho anche spiegato perché, come pure ho spiegato i vantaggi che ne deriverebbero senza alcuna penalizzazione del livello tecnico che, anzi, verrebbe esaltato.
    Ho anche valutato la possibilità di attuare l’allargamento a 18 squadre sotto l’aspetto logistico: ho fatto un noioso lavoro di mappatura delle società per valutare i costi e per rendermi conto di quanto saremmo usciti dall’attuale zona ristretta. Ho proposto alla Federazione lo stanziamento di una somma – risparmiando su tantissime attività meno importanti del massimo campionato – da utilizzare al fine di smussare le spese delle società logisticamente sfavorite, Diversamente, sarà difficile rendere “nazionale” il nostro sport.

    Promozioni/retrocessioni: ho scritto fin dall’inizio del 2017 che il loro ripristino, assolutamente indispensabile oltre che necessario (la loro abolizione è in contrasto con un ben preciso articolo dello Statuto), era in pratica inuattuabile col campionato a 10 inizialmente previsto da Marcon; e ho ribadito che l’attuazione sarebbe stata problematica anche con l’allargamento a 12 come previsto dal gruppo di lavoro che ha approntato la bozza. Non è “senno del poi”, perché queste cose le ho scritte e riscritte prima che si verificassero. “Scripta manent”, e se vuoi vado a ripescare gli estremi degli articoli relativi. La mia capacità di analisi è stata “testata” dai fatti che hanno dimostrato che avevo visto giusto.
    Le promozioni/retrocessioni avevavo cominciato a fare danni prima ancora che Fraccari le abolisse nella convinzione di eliminare così i default di tante società. Ma il fatto che molte, ed anche titolate, società siano ugualmente crollate, dimostra che non dovevano essere abolite le promozioni/retrocessioni, ma le cause dei vari default. Ovviamente le cause le conosci e quindi non sto a ripeterle. Ma cosa è stato fatto al riguardo? Nulla. Cosa ha fatto Marcon al riguardo? Nulla. Quindi non mi è stato difficile pronosticare l’inefficacia di quel pur doveroso ripristino. Ho varie volte scritto a quali condizioni è possibile un reale ripristino di promozioni/retrocessionicome. Non le ripeto perché il problema è concatenato ad altri e … già mi sono dilungato troppo.

    Capisci, Massimo? Che così non si possa andare avanti è una triste realtà che che dicono tutti, non solo perché lo dice sconsolato il grande Bianchi … che sicuramente non vorrà che il massimo campionato rimanga ancora ingabbiato in un’area che è poco più di un ventesimo del territorio italiano con una popolazione che forse è inferiore al ventesimo di quella complessiva nazionale!

    Eppure ti senti gratificato da chi nulla aggiunge al dialogo e anzi lo degrada con le sue espressioni offensive!

    Ci incontreremo senz’altro nei prossimi mesi al Kennedy e allora ti darò i miei appunti con un panorama completo di ciò che a mio vedere può essere utilmente realizzato: niente di “inventato”, ma di pensato.

    A presto, quindi!

  24. Massimo T. 19 febbraio 2018 at 18:01 -

    Caro Ezio, un salutone ci vediamo al Kennedy!

  25. jhon 19 febbraio 2018 at 20:37 -

    Lo degrada con le sue espressioni offensive.? E quali sarebbero ste espressioni offensive.?
    ha sempre più ragione massimo T. su Cardea.
    Ma perché questi “appunti” non li porta in fibs o nelle riunioni di A1 e A2.?

  26. Stefano Manzini 20 febbraio 2018 at 06:00 -

    Al Kennedy sulle tribune non farete fatica a trovarvi! Fidatevi

    Manzini

  27. Ezio Cardea
    Ezio Cardea 20 febbraio 2018 at 11:03 -

    Evidentemente qualcuno non solo non è in grado di recepire ragionamenti leggermente più complessi del due più due, ma nemmeno si rnede conto della portata offensiva dei suoi interventi. Non aiutatelo a capire: non capirebbe!
    Mi spiace solo per il danno di immagine alla Redazione a causa di interventi che depistano dagli argomenti oggetto degli articoli e abbassano il livello qualitativo di questo sito, ormai tra i più importanti e quotati.

  28. Massimo T. 20 febbraio 2018 at 18:00 -

    Mettiamoci d’accordo ci troviamo tutti al Kennedy così lo riempiamo !

  29. Ezio Cardea
    Ezio Cardea 20 febbraio 2018 at 22:52 -

    Caro Stefano,
    vedi che non tutto il male viene per nuocere? Al Kennedy se viene un amico non faccio fatica a trovarlo.

    Ma, se non ti fai prendere dall’invidia, ti dirò di più: noi possiamo permetterci il lusso di andare al Kennedy portandoci sdraio ed ombrellone senza rischiare di dar fastidio a nessuno. Inoltre non spendiamo un euro nemmeno per panini e birre perché il bar non c’è più!

    Ma non temere, Stefano: di questo passo anche in Emilia/Romagna il pubblico potrà godere delle stesse nostre comodità!

  30. Stefano Manzini 21 febbraio 2018 at 10:37 -

    Da quanto ho sentito e visto l’anno scorso in tv hai ragione, se Atene piange, Sparta non ride (poi dicono che non sono acculturato).
    Ciao Ezio

    Stefano