Dopo aver scimmiottato la MLB con le franchigie della IBL da cui poi è nato il campionato “Polpettone”, ora si chiamano in ballo le Winter League. Quando lo fece Carnevale in passato fu preso per pazzo

Pubblicato il Ott 13 2019 - 5:55pm by Giovanni Colantuono

Correva l’anno 2012 e nel mese di ottobre a Salsomaggiore ci fu lo “scontro” per la presidenza della Fibs tra il presidente in carica Riccardo Fraccari e Claudio Carnevale. I due rappresentavano due visioni completamente opposte su come doveva essere il futuro del massimo campionato chiamato a quel tempo Italian Baseball League.

Il progetto IBL fu costruito da Fraccari nel tentativo di portare il baseball italiano sulla strada del professionismo. Strada rimasta nei sogni e mai neanche sfiorata. L’idea poteva comunque anche essere di valore, a tutti gli effetti quella IBL concepita a ridosso della fine del primo decennio del duemila, nella sua prima fase che prevedeva tre partite per turno, dal punto di vista del “prodotto baseball” era un progetto interessante. In realtà già nei suoi primi anni di vita si faceva fatica ad arrivare a completare il numero delle partecipanti, ed ogni anno si doveva ricorrere a qualche aggiustamento in corsa prima del varo del campionato. Le “piccole” squadre mal digerivano di fare da sparring partner alle “grandi” con il risultato di ritrovarsi a fine stagione ad aver speso molte centinaia di euro per poi contare in classifica solo qualche vittoria. Però poi arrivava puntuale la precisazione che…”non c’è retrocessione e quindi anche le piccole squadre possono lavorare con calma per costruire programmando”. Situazione mai accaduta nella realtà. Una alla volta le varie  Ronchi dei Legionari, Reggio Emilia, Redipuglia, Catania  e via dicendo scapparono dalla IBL. Vicino alla IBL fu creata la IBL2 in sostanza per “scimmiottare” il sistema americano delle franchigie che qui in Italia fu un flop gigantesco. Ricorrere ai ripari fu ancora peggio. La Fibs varò il campionato che noi di Baseballmania definimmo “Polpettone” per la promiscuità delle squadre di IBL2 e di Serie A Federale inserite nello stesso campionato. Chi oggi strilla sui social che l’attuale situazione del movimento italiano è figlia dell’attuale gestione federale, sembra aver dimenticato tutto quello che il movimento ha dovuto subire in passato. Fa ancora più pensare che chi strilla oggi magari ha anche votato in Consiglio Federale il varo del campionato “Polpettone”. Come avrà anche votato l’utilizzo spropositato di stranieri e ASI!

In tutto quel polpettone, e con una IBL1 che zoppicava ogni anno, va aggiunto infatti  che le partite con i lanciatori ASI vedevano i vari Patrone, Pezzullo, Arias, Carrara, Cooper, Da Silva, Richetti, Orta e Nyari diventare “italiani”. Nessuno si indignava. Nessuno scriveva sui social che quelle normative stavano uccidendo la scuola italiana, soprattutto dei lanciatori.

In quel momento i vertici federali difendevano la loro scelte. Il ritornello era sempre lo stesso. “E’ la crisi economica che sta mettendo in difficoltà il baseball italiano”, una frase abusata e utilizzata per mascherare una situazione che stava diventando drammatica per il baseball italiano. In particolare ci si difendeva dall’avvento dell’imprenditore Claudio Carnevale che nel baseball investiva con la sua Acotel UrbeRoma nel campionato di A Federale. Carnevale aveva le idee molto chiare, dall’alto della sua visione imprenditoriale. La sua ricetta era semplice. Costituzione di una Lega dei club per la gestione del massimo campionato che doveva essere di “vetrina”, altamente competitivo grazie anche all’ingresso ad esempio di un “main” sponsor per tutta la Lega per coprire parte dei costi dei club. Un campionato con l’elitè dei club che potevano coinvolgere risorse di nuovi sponsor da ingolosire con l’utilizzo di mezzi come lo streaming video su internet dove il baseball stava già trovando terreno fertile. Viene da ridere se pensiamo che oggi c’è chi sbandiera lo streaming video del baseball come una “loro” invenzione. Ricordiamo a questi “corti di memoria” che appunto Carnevale ne parlava per il campionato italiano già nel 2010 e che anche noi di Baseballmania nel 2014 trasmettemmo in diretta streaming i play off del campionato di A Federale. “Loro” sono quindi, nella migliore delle ipotesi, arrivati secondi.

Dunque la proposta Carnevale prevedeva: una lega dei club, un campionato di vetrina ristretto e un main sponsor per tutte le squadre della lega stessa. In pratica era quello che succedeva nelle Winter League centroamericane. Parliamo della Liga Venezolana, della LIDOM dominicana, della Liga Mexicana del Pacifico e la Liga Portoricana Roberto Clemente.

Chi difendeva la propria poltrona all’epoca vedeva di cattivo occhio la nascita di una lega dei club. Gli stessi club ne parlavano ma mai nessuno ha fatto passi importanti e decisi verso la sua nascita. Insomma Carnevale fu quasi preso per pazzo! Sconfitto a Salsomaggiore da Fraccari, presto usci in maniera definitiva dal baseball italiano.

A distanza di sette anni, e arriviamo ai giorni nostri, di cosa sentiamo parlare? Di un campionato di vetrina con poche squadre in stile Venezuela, Repubblica Dominicana e via dicendo! Probabilmente gli stessi che sette anni fa quasi “smontarono” il progetto Carnevale, sconfiggendo lo stesso Carnevale a Salsomaggiore, oggi sembra che hanno scoperto che l’imprenditore degli SMS aveva ragione.

Nel sottobosco del baseball italiano c’è infatti che sta caldeggiando un campionato a quattro squadre che dovrebbe risollevare le sorti del baseball italiano. Che poi quali sarebbero queste quattro squadre? Prendiamo per praticità il campionato 2019 di A1. Bologna, Nettuno City, San Marino e Parma in ordine di classifica di Regular Season. Siamo sicuri che tutte e quattro abbiano i requisiti per un campionato di “vetrina”? Tutti conosciamo bene le difficoltà economiche che il City ha affrontato durante la stagione. Se per Bologna, San Marino e Parma il discorso può avere un senso dal punto di vista economico, dove si trova la quarta squadra che possa avere a disposizione un budget degno di una campionato di vetrina? Ma si dai, campionato a tre con con andata e ritorno ripetuta almeno almeno sei volte! Se poi sarà una pagliacciata basterà dare la colpa a Marcon. Chi sbandiera le Winter League dimentica infatti di sottolineare che in quei campionati si giocano circa 60 gare di regular season in due mesi e mezzo. Si gioca quindi quasi tutti i giorni. E’ proponibile una cosa del genere in Italia? Ma siamo seri!

Chi oggi delira su internet sembra essere vissuto fino a ieri su Marte. Se oggi il baseball italiano è ancora in grande difficoltà non è certo per colpe dell’attuale gestione federale. Oggi si paga ancora dazio, con campionati che non hanno una fisionomia stabile, con una nazionale che fatica e con talenti italiani che scarseggiano soprattutto sul monte di lancio, per responsabilità che vengono da lontano. Paghiamo ancora il “campionato polpettone”, l’uso incontrollato di ASI e l’assoluto fallimento del progetto IBL! Partito con 42 partite nel 2008  a arrivato a 34 nel 2017. Serviva un cambio di rotta repentino e senza guardare in faccia a nessuno. In questo l’attuale gestione federale a mio parere è mancata. Ci voleva il pugno duro quando certi club si sono opposti all’allargamento del massimo campionato. Accettando le richieste delle famose “sette sorelle” si è solo perso tempo. Finendo per partorire l’ennesimo errore con un campionato di sole 28 gare di regular season nel 2019. In questo si possono trovare responsabilità nella gestione di Marcon. Non certo nell’inesorabile discesa dell’Italia nel Ranking WBSC, tutto prevedibile se nel momento in cui serviva un campionato di vertice capace di “Produrre” talenti italiani,  c’era chi varava il campionato a franchigie arrivando presto ad un Polpettone per quelle squadre che dovevano lavorare in ottica di collaborazione in franchigia con la IBL1.

Ci teniamo a sottolineare che Baseballmania fu l’unico media a combattere un certo modo di gestire la federazione in quegli anni. I nostri archivi ne sono la testimonianza. Sollevammo il problema in quei tempi, consapevoli che il futuro sarebbe stato compromesso. Chi urla e strilla oggi è fuori tempo, chi fa domande a chi non può dare risposte è fuori tempo. Le domande dovrebbero farle a certi personaggi che avallarono tutte quelle scelte: quanti atleti hanno lasciato il baseball all’epoca del miscuglio IBL2/A federale? Quanti giovani atleti italiani hanno smesso di giocare perchè avanti a loro avevano sempre gli ASI? Magari tra una risposta e l’altra potrebbero anche farsi spiegare perchè la MLB sbandierata come in arrivo a Roma ha poi scelto Londra!

Per rendervi conto della situazione vi proponiamo di seguito un articolo con cui Ezio Cardea commentava l’ennesimo cambio della formula della IBL durante l’offseason del 2014. Meditate gente, meditate! Prestate attenzione a cosa dichiarò Fraccari in quel 2014 e notate che nella stagione successiva ci fu in IBL una seconda fase del campionato con sole quattro squadre, quelle di vetrina! Qualcuno ricorda un successo di pubblico e di visibilità? Noi no!

 

ARTICOLO DI EZIO CARDEA, pubblicato su BaseballMania.eu l’1 dicembre 2014 

La formulazione dei due massimi campionati per la stagione 2015 era già stata anticipata, in forma criptata, nei lavori di Tirrenia nella cui relazione, apparsa sul sito FIBS, si riferisce che il Consiglio federale aveva già stabilito in 24 il numero delle squadre della prossima stagione di A Federale.

E’ evidente che l’IBL sarebbe rimasta a 8 squadre. E l’opzione di allargamento di cui pure si fa cenno a Tirrenia?

Fumo negli occhi. Chi ci ha creduto, lo dica.

Di male in peggio. Nessuna volontà di espansione, nessuna attenzione a quei Club di A Federale che non aspettano altro che l’allargamento dell’IBL per parteciparvi, nessuna volontà, a dispetto di quanto dichiarato da Fraccari, di ricongiungere il vertice, “che si sta sterilizzando”,  dal resto del territorio.

A Tirrenia Fraccari aveva detto:

“Oggi si è interrotta la filiera fra le società di vertice e il territorio: si sta purtroppo sterilizzando il campionato di vertice, isolandolo dal resto del movimento” dice Fraccari, che prosegue: “non possiamo permettercelo, se vogliamo vedere tornare gli appassionati sulle tribune, ma anche aumentare la base”

Sembra cadere dalle nuvole,  ma è stato proprio lui a sancire il distacco definitivo della testa dal corpo con l’abolizione delle promozioni/retrocessioni,  con l’assurda imposizione delle franchigie (la cui obbligatorietà è andata a farsi benedire) e l’altrettanto assurda imposizione della IBL Second Division, anch’essa andata a farsi benedire dopo un fallito tentativo di salvataggio che Colantuono ha efficacemente targato “polpettone”: ricordate?

Illuso chi pensa che gli errori del passato possano servire a migliorare le strategie future finché alla guida del movimento rimane la stessa dirigenza che non si ritiene responsabile ma vittima degli “sconquassi” (è lo stesso Fraccari a definire con quel termine lo stato attuale di ciò che lui dirige!) provocati dalla crisi e da chi “ha voluto deviazioni troppo ampie”.

No! Costi quel che costi, prevale la voglia di annullare lo smacco della  bruciante debacle. Fin qui niente di male.  Ciò che sorprende è che si voglia rimediare usando la stessa strategia che ha provocato quella “sterilizzazione”!

Incredibile, ma è proprio così.  Non è una folle supposizione perché è  lo stesso Fraccari  a dire a Tirrenia, sempre secondo la relazione apparsa sul sito federale, come “il progetto di questo consiglio sia ancora ben definito” e che ora “è il momento di riprendere la rotta”.

Riprendere la rotta: quindi nessun cambiamento di rotta, nessuna novità, tutto come o peggio di prima!

Non c’è da meravigliarsi, quindi, che riaffiori la baggianata della Second Division che fa tanto comodo solo alle superstiti in IBL e che toglie dalla concorrenza le squadre che si sottometteranno come umili vassalle, rinunciando ad ogni propria aspirazione ma limitandosi a fare da semplici portatrici d’acqua ovvero di qualche giovane prospetto di cui le cosiddette grandi potranno servirsi a  titolo gratuito. Il tutto camuffato dalla lodevole intenzione di dare spazio ai giovani prospetti!   Ma a fronte di quei pochissimi prospetti che assaggeranno l’IBL1, tutti gli altri giocheranno un torneo meno valido (come abbiamo visto) della A Federale e quindi meno idoneo alla loro crescita.

Il vero modo per dare più spazio di vera crescita ai giovani sta solo in un consistente allargamento di IBL. Invece la Federazione continua a privilegiare le solite elette, a scapito di tutto il resto del movimento. Altro che “aumentare la base”, concetto che non si materializza se non nel suono delle parole pronunciate da Fraccari e negli imput elettronici che riempiono il sito federale. Ma non nei fatti.

Concludendo,  come volevasi dimostrare, dopo l’enunciazione delle  “buone” intenzioni   trionfano le malcelate “vere” intenzioni e  l’IBL continuerà per metà campionato a 8 squadre e 2 incontri settimanali, per continuare l’altro mezzo campionato con sole 4 squadre! E pensare che tra pochi giorni il baseball italiano compirà, ridotta in questa  modesta dimensione, ben settant’anni!

Per fortuna lo stesso compleanno lo compie l’anfitrione, l’icona del baseball italiano, ovvero il Nettuno B.C (per intenderci, lo Squadrone nato nel 1945!) che dimostra di risorgere come la fenice (ricordate il famoso capezzale al quale qualche pietoso “amico” lo aveva già adagiato?)  e di sapersi rinnovare cambiando registro!

La Fibs no, e di questo passo tra qualche anno si arriverà definitivamente  ad una IBL a 4 squadre fin dall’inizio di stagione. Ovviamente con la blindatura della impossibilità di retrocedere e, forse, con la comodità del serbatoio gratuito di una IBL Second Division,  già bocciata dalla realtà.

Polpettone? Molto peggio!

 

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Giovanni Colantuono

Nato a Nettuno. Ha iniziato la carriera giornalistica nel 1991 nell’emittenza televisiva privata come autore e conduttore della rubrica settimanale sul baseball Casabase. Allievo del Piccolo Gruppo di Giornalismo Radio-Televisivo di Michele Plastino, ha poi collaborato con il quotidiano Il Tempo e con varie agenzie di stampa. Radiocronista di Idea Radio ed autore di due film reportage sulla Coppa Campioni di Parigi del ’91 e dell’Europeo del ’91. E’ stato per tre anni addetto stampa del Nettuno e collaboratore dei siti BaseballItalia.it e Baseball.it.. Nel marzo del 2012 è cofondatore di BaseballMania.it di cui è l'editore e il Direttore Editoriale.

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21 Commenti Unisciti anche tu alla conversazione!

  1. Sergio Fioretti 7 ottobre 2019 at 13:30 -

    Io sono un appassionato di questo sport lo seguo da tantissimi anni, ho vissuto gli anni d’oro fino alla pochezza di oggi, ora leggo il suo articolo ( ottimo come sempre ) però mi sorgono delle domande, tutti siamo d’accordo che così non si può andare avanti che questo non va, quest’altro è sbagliato, si punta il dito sul presunto colpevole di turno ecc ecc Ma qualcuno che dia delle soluzioni ???? Se si ripropone quella di ridurre gli stranieri e limitare gli oriundi, non credo che sia una strada percorribile per il rilancio, quest’anno ho visto diverse partite anche di serie minori della A1 se hai un pitcher buono poi quando viene sostituito è un susseguirsi di basi ball e valide, credo partite che finiscano 18 a 9 non siano interessanti da vedere

  2. Carlo Naldoni 7 ottobre 2019 at 13:47 -

    Mi consola leggere questo articolo dopo tentativi di far capire gli stessi concetti su altre pagine rimedia do solo insulti. È un articolo che condivido per molte sue parti nei concetti che esprime e che sono i miei, i nostri da molti anni, invano fatti presente al precedente establishment dirigenziale fibs cosa che ci costrinse poi a lasciare la lbl per rifugiarsi in un campo ato di a2 molto più divertente e competitivo. Noi del Godo la massima serie ce la siamo sempre guadagnata sul campo con sacrifici che nessuno può immaginare, malgrado le puzze sotto al naso di molti ai vertici fibs e nello staff di allora, che ci hanno sempre visto come il fumo negli occhi (che scandalo! Una squadra di un paese di 1500 abitanti nella massima serie! Una vergogna per un movimento che voleva scimmiottare la IBL!). LA nuova gestione l’ abbiamo sostenuto lealmente, criticata, anche con decisione, quando ce n’era bisogno e che continuiamo a sostenere lealmente fino a fine mandato pur in posizione anche critica per non avere dato esito, fino ad ora, a quanto promesso. Noi nel club dei 7, appunto, non c’eravamo, avevamo già fatto le nostre scelte anche, non solo, a seguito della contrapposizione che si era creata e i fatti ci hanno dato e ci danno ragione. Ma tant’è, cosa fatta capo ha. Che fare ora? Innanzitutto riportare serenità nel movimento, prendere atto con umiltà e raziocinio, che ragioni e torti non stanno solo da una parte, ma data o anche molto indietro nel tempo, prendere responsabilmente atto che vanno superate contrapposizioni assurde, distruttive e divisive e raggiungere la consapevolezza che solo unitariamente si possono affrontare i problemi del baseball e trovare soluzioni idonee. Per questo ognuno dovrà rinunciare ad un briciolo del proprio orgoglio. Si che non sara’ facile ma è l’uni a strada. Non sarà un dramma se si prenderanno anche strade diverse a seconda di obiettivi, ambizioni e di come si concepisce questo sport. Ben venga la lega pro per chi se la potrà permettere, ben venga l’allargamento del numero delle squadre e la unificazione della serie A. L’importante è che si possa ricominciare a costruire, a formare giovani talenti, a valorizzare le società e il loro lavoro finalizzando a costruire un baseball di qualità di scuola italiana per tornare ad essere maggiormente competitivi anche a livello internazionale. Lasciamo strilli, polemiche, veleni, cattiverie, complotti, rivalse, vendette a chi vuole il male del baseball italiano e cerchiamo tutti assieme di trovare la strada giusta anche sbagliando. Io la penso così. Permettetemi una nota su Carnevale e il suo tentativo di allora che seguii anche se non ero ancora presidente del baseball Godo, lo diventai subito dopo. Confesso che allora non capii e molti non capirono la proposta. Per quanto mi riguarda mi mancavano. Dei fondamentali per poterlo fare pur essendo da anni nel movimento. C’è da dire che anche Carnevale, secondo me e col massimo rispetto, sbaglio’ tempi e modalità comunicative. Non ci fu il tempo di pensarci ed assimilare una nuova proposta ora comprensibile e condivisibile, per come è stata illustrata, allora poco chiara e che apparve personalistica. Ricordo bene la riunione a Sesto fiorentino, uscimmo tutti con più perplessità di quando eravamo entrati ed avevamo partecipato proprio perché convinti che molte cose nel baseball andassero cambiate. Infatti poi molti aderirono al progetto di Marcon, realizzato solo in parte e che, quindi, in parte sta deludendo chi lo sostenne. C’è ancora tempo per cambiare nello spirito e nella direzione indicata, sollecitiamo la fibs a farlo e a farlo rapidamente garantendo il nostro contributo e ponendo così le basi per salvare unitariamente il nostro meraviglioso sport. Basta polemiche, veleni e complotti.

  3. armando paggetti 7 ottobre 2019 at 18:52 -

    Domanda, qualcuno sa quale campionato avremo il prossimo anno?
    Grazie.

  4. Ezio Cardea
    Ezio Cardea 7 ottobre 2019 at 22:13 -

    Vorrei far osservare a Sergio Fioretti che su questo sito sono stati pubblicati diversi miei interventi a sostegno di una grande riforma del massimo campionato che tenesse conto di 3 cose indispensabili:
    – un forte aumento del numero delle squadre (per dare più spazio di crescita ai nostri vivai e per allargare il territorio di gioco ora limitatissimi);
    – la necessità di non “diluire” la qualità del livello di gioco raggiunto;
    – infine, rendere praticabile il sacrosanto ripristino delle “promozioni/retrocessioni” tra i primi due campionati.

    Torno a ripetere la mia più volte scritta spiegata e pubblicata mia proposta dettagliata, inoltrata anche alla attuale Dirigenza Federale in supporto alla realizzazione di quegli obiettivi.
    Un ampio allargamento del massimo campionato è possibile solo ricorrendo alla “fase di qualificazione” che serve a qualificare le società secondo il loro valore per poterle raggruppare in gironi di diverso livello tecnico nella fase successiva nella quale le società verranno a trovarsi in gironi omogenei per livello tecnico.

    E’ opportuno prendere in considerazione 18 squadre che vanno ripartite in tre gironi da 6. Non si tratta di numeri scelti a caso ma coerenti con due esigenze primarie:

    1) il mantenimento dell’attuale livello (fino al 2016 erano solo 6 su 8 le squdre di pari livello, ma ora putroppo no e più si va avanti senza riforme, peggio sarà!);

    2) la necessità, sempre con riferimento all’attuale realtà, di avere un campionato che impegni le società per un periodo non superiore ad una ventina di settimane.

    Nel formare i gironi di “qualificazione” bisogna osservare questo criterio:

    inserire in ogni girone due tra le prime sei classificate nel massimo campionato della precedente stagione: lo scopo è quello di evitare che queste squadre, sulla carta più forti, si elidano a vantaggio di squadre più deboli, alterando l’equilibrio dei nuovi raggruppamenti che daranno luogo allo svolgimento della fase successiva;

    quindi inserire, seguendo il criterio della viciniorità, le altre del massimo campionato e le prime due/tre classificate in ogni girone della A Federale della scorsa stagione.

    Indubbiamente il forte concentramento delle società in Emilia/Romagna consente, relativamente ai costi delle trasferte, notevoli vantaggi ad alcune di loro rispetto a quelle inserite in gironi comprendenti società decentrate. Per non parlare, poi, dell’enorme svantaggio di queste ultime.

    Per ovviare a questo handicap, la Federazione non può sovvenzionare le società più decentrate, ma può stanziare una cifra (direttamente o tramite uno sponsor) come fondo da utilizzare per bilanciare gli scompensi economici causati dalle trasferte.

    La Fase di Qualificazione è quella che raccoglie tutti gli squilibri derivanti dal notevole dislivello tecnico tra le società più forti e le più deboli e, pertanto conviene limitarne la durata in cinque settimane.

    Per ottenere questo risultato bisogna utilizzare i doppi incontri settimanali come partite di andata e ritorno:

    – “andata” presso la squadra A (venerdì sera o sabato pomeriggio/sera)
    – “ritorno” presso la squadra B (sabato pomeriggio/sera, o domenica pomeriggio/sera).

    La cosa potrebbe essere problematica per le società più distanti tra di loro, ma non si tratta di difficoltà insuperabile.

    Al termine della fase di qualificazione i gironi iniziali vengono sciolti per dar luogo alla formazione di tre nuovi gironi nella cui formazione il criterio della “viciniorità” viene sostituito da quello del “livello tecnico”.

    Pertanto i nuovi gironi, sempre di 6 squadre, saranno composti come segue sulla base delle classifiche dei gironi della “Fase di Qualificazione”:

    Girone SCUDETTO le prime due classificate di ogni girone

    Girone COPPA ITALIA le classificate al 3° e 4° posto

    Girone SALVEZZA le classificate al 5° e 6° posto

    Questa fase prevede regolari doppi incontri di “andata” e di “ritorno” ed ha il vantaggio di svolgersi nel perido climaticamente più congeniale al baseball per via della temperatura e con le squadre ben rodate.

    Al termine seguono i Play Off/Out.

    La terza fase del campionato è costituita dai Play Off/Out con i seguenti raggruppamenti:

    Play Off Scudetto: le prime 4 classificate nel Girone Scudetto;

    Play Off Coppa Italia: le prime 2 classificate nel Girone Coppa Italia più le ultime 2 classificate nel Girone Scudetto;

    Play Out le ultime 4 classificate nel Girone Salvezza

    Sei Società non sono coinvolte dai Play Off/Out: le ultime quattro del Girone Coppa Italia e le prime due del Girone Salvezza. Per evitare che rimangano inattive è opportuno rendere obbligatorio un torneo della durata dei play off/out che abbia come premio per la vincente “benefit” a favore dell’attività giovanile o altro.

    A fronte dell’unico svantaggio, peraltro limitato al breve periodo della “Fase di qualificazione” che assorbe gli squilibri dovuti al divario delle forze in campo, è lungo l’elenco dei tanti ed importanti vantaggi di questa impostazione.

    – In primo luogo i tre gironi della “regular season” corrispondono a tre diversi livelli tecnici il più alto dei quali, il “Girone Scudetto”, esprime il TOP del baseball italiano: il suo valore sarà pari a quello espresso finora da IBL, col vantaggio che, grazie alla “fase di qualificazione”, sparirà il rischio di formazioni non all’altezza che ne danneggerebbero la qualità. Cade, quindi, il timore paventato da chi avversa proprio per questo motivo l’ampliamento della prima serie.

    – Se uno dei grandi Club dovesse avere una défaillance, non scenderà nella serie cadetta con tutte le ben note conseguenze tra cui la peggiore è il rischio della perdita del maggioren sponsor a causa della minore visibilità: militerà nel “Girone Coppa Italia” o, nella peggiore delle ipotesi, in quello “Salvezza”. Continuando a far parte delle compagini del massimo campionato, fin dalla stagione successiva può ambire alla conquista dello scudetto.

    – I gironi “Coppa Italia” e “Salvezza”, oltre ad essere utilissimi “cuscinetti” che, come abbiamo visto, permettono ai Club più forti di non sprofondare in seconda serie nel caso di annata poco felice, rappresentano due gradi di livello sotto il Top; il “Girone Salvezza”, il cui livello tecnico è simile a quello della A Federale, ha l’importantissima funzione di anello di congiunzione con la Serie Cadetta.

    – Da quanto finora detto appare evidente che salire nella massima serie o ritornare in serie cadetta non rappresenterebbe più un problema:
    le neopromosse non si trovano nella necessità di operare costosi ingaggi per sostituire gran parte del proprio organico di giocatori (come avvenuto finora) potendo benissimo partecipare dignitosamente con i propri atleti senza il rischio di fare da “materasso” per tutta la stagione (come avvenuto finora): se non potranno acquistare atleti più dotati, dopo la fase di qualificazione si collocheranno in uno dei due gironi (Coppa Italia o Salvezza) più consono al loro livello, offrendo comunque ai propri atleti una straordinaria opportunità di crescita;
    la retrocessione introdotta in un campionato come l’ attuale è un evento fortemente negativo per chi la subisce perché tutte le squadre sono assistite da sponsorizzazione importanti ed hanno nel roster atleti quotati: sponsorizzazioni ed atleti quotati potrebbero sparire con conseguenze ben immaginabili, che a volte hanno costretto le società a rcominciare dall’ultima serie, quando non a chiudere! Con questa impostazione, invece, la retrocessione colpirebbe società decisamente meno attrezzate sia come sponsorizzazioni che come atleti, sicuramente non quotati al punto da essere opzionati da altri club: le retrocesse quindi non subirebbero menomazioni tali da compromettere la regolare continuazione dell’attività nella serie cadetta.

    In sostanza si reralizza, come indicato nella premessa, l’idea solo apparentemente paradossale di trasferire all’interno del massimo campionato quello spread tecnico tra le prime due serie. Lo stesso spread, frazionato tramite la “fase di qualificazione”, cessa di essere quell’handicap ad oggi irrisolto e che da decenni divide la testa dal corpo del movimento provocandone una decrescita sempre più preoccupante.

    L’assurdità di una situazione così “bloccante” e deleteria per tutto il movimento è stata percepita da Fraccari finalmente solo nel 2014 come ricordato da Colantuono nell’articolo trascritto.

    Per non parlare di altri pesanti danni subiti dal movimento a causa della “blindatura” del massimo campionato quali la perdita di importanti e storici stadi e il calo di considerazione da parte delle amministrazioni locali sempre meno sensibili verso le nostre esigenze.

    E’ stato quindi più che sensato, da parte di Marcon, pensare al ripristino di quella filiera. Ma ha gettato via 3 anni e non può più permettersi di temporeggiare anche perché la delusione serpeggia in molti che lo hanno sostenuto.

    Da non sottovalutare questi ulteriori risvolti positivi:

    – Campionati equilibrati nella “regular season” in ognuno dei tre gironi: il che comporta maggiore agonismo, cosa importante più dello “spettacolo” che da solo, come abbiamo visto, non basta.
    – Maggiore alternanza al vertice: con questa impostazione qualunque cambiamento di “attori” è possibile di anno in anno in modo naturale, ovvero per merito sportivo grazie alla “fase di qualificazione”, e vengono eliminati sbilanciamenti ed incertezze cui abbiamo assistito negli ultimi anni per default o ritiri di società anche quotate.
    – Durante tutta la durata del campionato il baseball “vetrina” si esibirà settimanalmente su 9 piazze invece di 4 e con 18 incontri settimanali invece degli 8 dell’attuale campionato.
    – Maggiore visibilità e maggiore ritorno mediatico: 18 piazze, contro le attuali 8, riceveranno maggior impulso mediatico con beneficio delle società e del movimento, e con maggiori “chance” per l’aggancio di sponsor.
    – Rapporto di maggior prestigio nei confronti delle Autorità Locali, sicuramente più sensibili ed attente verso le esigenze dei Club militanti in prima serie.
    – Possibilità data ad un maggior numero di atleti del vivaio nazionale di approdare al massimo campionato, palestra insostituibile di crescita, più utile di qualsiasi accademia. Le attuali 8 squadre di prima serie possono offrire spazio di gioco, parlando di titolarità di ruoli e tenendo conto di stranieri e discutibili ASI, limitato ad una trentina di atleti dei nostri vivai; con 18 squadre, parecchie delle quali non potranno fornirsi di atleti d’oltre oceano quanto le predette otto, si aprirebbe la porta nella massima serie per almeno un centinaio di atleti dei nostri vivai. Il che equivale non solo ad ampliare enormemente il numero di atleti messi nella possibilità di “crescere” tecnicamente, ma anche di frenare quell’emorragia di giovani che abbandonano proprio quando, arrivando alla maturazione, vedono preclusa ogni possibilità di giocare in prima serie (ambizione di qualunque atleta che pratica agonisticamente lo sport) oppure possono arrivarvi solo trasferendosi di sede.

    L’elenco è lungo ed incompleto, ed ogni punto meriterebbe più ampia discussione.

  5. Michele Bresciani 8 ottobre 2019 at 09:26 -

    Il problema ormai è di natura culturale ….. abbiamo una visone dello sport rimasta agli anni 70 , certi paradigmi nel 2019 sono ormai da buttare nella spazzatura !!! fino a che avremo gente che sparla di livello e livello non avremo un cambiamento radicale !!! continueremo ad avere squadre imbottite di stranieri e oriundi per poi fare le solite figure come le ultime all’europeo o alla qualificazione olimpica !! poi sta storia del livello che è egemone in certe piazze per me è solo una prova che certifica un proverbio “nel deserto anche una merda fa cima” ….. non che qualcuno sia una merda ma il senso è che se non c’è niente intorno è facile fare i fenomeni e a qualcuno va molto a genio questo schema!! Volete avere giocatori di livello ??? dovete far giocare sti giocatori …… lo spiego ai meno attenti …… un giocatore di baseball raggiunge la maturita attorno ai 25 anni di media , entro il quarto secolo di vita un giocatore deve fare almeno 200 turni all’anno giocare almeno 40 partite all’anno e per i lanciatori lanciare 100 inning ( o andarci vicino ) . questo vale dalla serie piu alta a quella piu bassa !!! perché oltre l’élite c’è una serie b una serie c e ancora prima under 15 e under 18 ….. per i meno attenti under 15 e under 18 si faranno 15 partite di campionato in un anno !! non si puo poi pretendere la luna da chi non viene manco formato !! mancano tecnici , la pagliacciata dei corsi di primo e secondo livello formano scribacchini non allenatori …….. tutta la struttura ormai è carente e non sarà sicuramente questa federazione con i soliti furbetti di quartiere che metterà mano ai problemi!!!

  6. Oddone 8 ottobre 2019 at 09:57 -

    sig.Paggetti credo che nessuno ,neppure in federazione,abbia un idea di come potrà essere il prossimo campionato di A1. ma visto che l’unico ad avere delle proposte motivate e forse percorribili è il sig. Cardea io lo proporrei come consulente FIBS e non sto scherzando

    • MLB 8 ottobre 2019 at 16:18 -

      Speriamo che lo ascoltino!

  7. franco ludovisi 8 ottobre 2019 at 11:54 -

    Caro Ezio, speriamo che, almeno in parte tu venga ascoltato. Rifacendomi alla MEMORIA STORICA ricordo che nei primi anni di baseball, essendoci un numero molto esiguo di squadre, si procedette alla formazione di alcuni gironi, credo a carattere viciniore, che disputarono un torneo di qualificazione. Le prime due di ogni girone formarono la serie maggiore, mentre le altre quella minore. Quindi una SPERIMENTAZIONE per la formazione dei campionati venne fatta anche nel lontano passato Non ricordo se erano ammessi stranieri nelle squadre partecipanti, ma se c’erano potevano essere solo due, sicuramente non lanciatori, E questo potrebbe essere il problema più grosso nella ripetizione di uno schema simile a quello attuato in passato, perchè le attuali squadre più forti lo sono in virtù dei giocatori di scuola non italiana che possono venir ingaggiati col denaro. Perdonami se ho detto cose inesatte o interpretato male le tue parole, ma è già un bel po’ che non seguo attentamente le vicende della massima serie, limitandomi solo a seguire le attività giovanili dove ritrovo quella voglia di fare spontanea di giocatori, allenatori, dirigenti o semplici appassionati. Mi diverto, insomma.

  8. Markino 8 ottobre 2019 at 21:00 -

    Facendo riferimento al commento del sig. Cardea aggiungerei che il Girone CoppaItalia dovrebbe dare la possibilità alle prime 2 di accedere a una sorta di Wildcard per i playoff scudetto altrimenti diventa un giocare senza obiettivo e gli sponsor non avrebbero nulla da sponsorizzare. per quel poco che so al baseball occorre tempo. Il tempo della partita, il tempo della trasferta, il tempo dell’allenamento, il tempo della preparazione atletica e chi gioca a baseball in Italia… Lavora o studia. Posso chiedere professionalità al giocatore-lavoratore ma finché non gli offro professionismo a un certo punto il giocatore fa delle scelte, scelte anche di tempo magari risparmiando sulla preparazione atletica o sull’allenamento che se non inficia la prestazione dei talenti di certo non la migliora. E così il prospetto di 20 anni difficilmente viene fuori, posso avere l’ambizione, l’onore il piacere di giocare in A per la squadra che mi ha fatto crescere ma se devo fare scelte di vita queste come si conciliano con il baseball? Posso amare il gioco fin che volete ma sono disposto a rinunciare a ore di studio o ferie per giocare davanti a 60 persone una domenica d’agosto in mezzo al deserto con l’oriundo che tira sassate sulle quali in allenamento non mi sono mai allenato o sulle quali non ho mai avuto il tempo di allenarmi? Qual’è l’attrattiva? Forse oggi più che anni fa c’è la speranza di qualche passaggio in USA a livello di college o scouting nelle minors (con alcuni giovani partiti e tornati purtroppo molto presto a casa e poche domande su questi ritorni) anche facilitato dai Social e dalla rete. Quando giocavo da ragazzino ero affascinato dai maestri cubani, dal pitcher americano che ci faceva BP, dalle scomode tribune però piene per i playoff e quanto mi sarebbe piaciuto un giorno giocare in quel campo. Ma oggi? Quanti spettatori c’erano per Macerata-Collecchio? Quanti giocatori che erano nelle giovanili militano nella prima squadra e possono essere attrattivi e di esempio per le giovanili? Ricordo che da ragazzini ci si affacciava alla grata per “spiare” i giocatori, per salutarli, per sentire le porcate che dicevano o le bestemmie poi A un certo punto nel dogout si sentiva parlare solo venezuelano… Quando ero ragazzino per la città c’erano i cartelloni che annunciavano la partita ed ero orgoglioso di mostrarli agli amici (parlo degli anni 90) adesso cosa mostro? I 100 like della pagina FB che la mia società non aggiorna da maggio?? Più che un cambio strutturale servirebbe un cambio culturale (ci fosse una società che cura merchandising e abbigliamento da esporre, Tutto interno al diamante!!), un cardine d’iscrizione al massimo campionato non dovrebbe essere l’asi in più o in meno ma un minimo di monte ore che io società spendo nelle scuole. Se non fai almeno 20 ore di propedeutica al baseball nelle elementari della tua città non accedi alla IBL e alla A Federale!! Mi sto perdendo nei ricordi. Credo solo che senza investimenti dal basso non si possa pensare e progettare il TOP, non a caso chi ha lo scudetto giovanile sul petto sono tutte società di “paese” lontane dalla IBL. Questa cosa mi ha fatto riflettere. Come la prima vittoria dell’Italia agli Europei, 1-0 sulla Croazia. Dove vai se vinci di 1 sulla Croazia? Oppure… Da dove saltano fuori questi Croati e quale grinta buttano in campo? E dove l’hanno trovato un pitcher che imbambola i professionisti per quasi 9 inning? Non è che in “paese” si respira passione e progettualità per costruire futuro?

  9. Mah 9 ottobre 2019 at 07:05 -

    Purtroppo le ricette possono essere valide ma la cosa che manca di più al movimento sono le risorse (che di conseguenza “comprano” interesse al movimento stesso come testimonia per esempio il calcio femminile). La Fibs aiuta le Società ad acquisire risorse che significa acquisire risorse per tutto il movimento? Rispondendo con serietà a questa domanda forse si potrà ripartire. Altrimenti va da sé che ogni investimento non sarà possibile oppure lo sarà solo fine a se stesso e non per tutto il movimento. Negli anni 80-90 (sicuramente altra era geologica a livello sociale e culturale rispetto ad oggi) tantissimi di quelli che giocavano in Serie A o studiavano o lavoravano ugualmente. Bisogna trovare all’interno del movimento un sistema che possa tornare a farlo perché “vale la pena” ben consapevoli che il baseball, in Italia, non garantirà mai un solido futuro economico, a parte qualche particolarissimo raro caso che ovviamente fa eccezione e non regola.

  10. BAMBINASSO 9 ottobre 2019 at 11:04 -

    Come ogni anno, eccoci qua, in post season, e come sempre ci ritroviamo a parlare di formule dei campionati, di stallo nella crescita del movimento, del lavoro della federazione ecc.ecc. E diciamocelo pure, a noi che Amiamo questo sport, ci piace pure!!!
    Come “aggravante” quest’anno, abbiamo la non qualificazione Olimpica e la “caduta libera”, sullo stile Jerry Scotti, sempre più rovinosa nella classifica dei Premier 12.
    Inizio subito chiarendo, che non credo che sia fondamentale la struttura dei campionati, importante si, ma non fondamentale.
    Dobbiamo iniziare riconoscendo e inquadrando analiticamente il “problema”, da affrontare poi, con una tecnica del problem solving, chiedendoci reiteratamente il perché questo accade, fino ad arrivare alla radice del problema stesso e decidere quale sia la soluzione migliore per risolverlo definitivamente.
    Molti diranno che non abbiamo un solo problema, ma una serie, ma esaminando bene, non dovrebbe essere difficile ricondurci ad uno unico e principale.
    A mio parere, come vertice dei nostri problemi, potremmo indicare l’insufficiente LIVELLO TECNICO del nostro baseball. A confutare questa tesi, abbiamo appunto la non qualificazione Olimpica, la discesa continua ed inesorabile nella ranking mondiale, cosa che unisce vertice con settore giovanile e la necessità massiccia di importare giocatori “itlianizzabili” di valore, dai campionati esteri.
    Per avvalorare la tesi secondo la quale il non buono LIVELLO TECNICO sia la causa principale di tutti i mali, immaginiamoci velocemente cosa accadrebbe in caso contrario. Se avessimo un eccellente livello tecnico, staremmo parlando, di una nazionale principalmente autoctona, campione d’Europa, qualificata per Tokio 2020 e pronta a giocarsi il podio nel Premier 12. E come conseguenza, campionati nazionali di ottimo livello e ragazzi Italiani, pronti per giocarsi le loro carte nelle minor. Economicamente, danaro dal CONI, dalla WBSC, dal Classic e dagli eventuali sponsor, che come sappiamo, preferiscono legare la loro immagine ad uno sport vincente.
    Ovviamente, una disamina di tale portata, richiederebbe fiumi di inchiostro, ma prendiamo tutto questo come spunto, per dipanare nel corso di queste settimane di sosta, questa intricata questione, pensando magari di dare qualche interessante spunto, a chi dovrà prendere poi le decisioni.
    Appurato che il problema è LO SCARSO LIVELLO TECNICO del nostro baseball, andiamo, reiteratamente appunto, ad elencare le cause.
    Dovremmo avere come principale obiettivo quello di creare un buon numero di atleti italiani di assoluto valore, non illudendoci di non utilizzare nessun oriundo in nazionale o nessuno straniero nei campionati, ma cercare di raggiungere un buon 65% di titolari in squadra, rispetto all’attuale 40/50% di cui una buona metà che partono dal dugout.
    Domandiamoci questo, appunto, come primo perché! Come mai non escono atleti italiani di assoluto valore tecnico?
    Per rispondere a questa domanda, dobbiamo ovviamente sapere a quanto ammontano i praticanti che a prescindere dai vari numeri più o meno realistici, a parer mio ammonta a circa 6000 nella fascia di età dai 7 ai 17 anni. Altro dato interessante è la probabilità strettamente matematica ( percentuale) di quanti di questi ragazzi, potrebbero arrivare a medio-alto livello. Negli USA e nei paesi centroamericani, questa percentuale è nell’ordine dello 0,15% (almeno a livello AA o AAA). Facendo i conti della serva, significherebbe che con i nostri numeri, lavorando in maniera professionale ed essendo anche fortunati, potremmo contare su NOVE atleti di alto livello!!! Ma se prendiamo in considerazione un altro aspetto fondamentale e cioè il reclutamento da parte degli altri sport, noteremo che i migliori prospetti, atleticamente parlando, ci vengono soffiati dagli altri sport più in voga nel nostro paese, ragion per cui quei NOVE che avevamo calcolato, probabilmente scenderanno di molto!!!
    Conferma di quanto appena detto, lo abbiamo facendo un parallelo con la realtà dei nostri movimenti regionali. In ordine di praticanti, abbiamo l’Emilia Romagna di gran lunga in testa con almeno 1800 praticanti, seguita da Lombardia e Veneto con non meno di 6 o 700 praticanti, poi via via Piemonte,Toscana e Lazio con circa 500 il Friuli e le Marche con 400 e tutti gli altri dietro, con buon fermento in Sardegna e discreto in Sicilia. Questi numeri, vengono confermati dai risultati del Torneo delle Regioni, delle finali EMEA e dei rappresentanti nelle varie nazionali uniche di categoria, che rispecchiano proprio in maniera proporzionale, il numero di praticanti sopra elencato.
    Tutto questo per dare una risposta al primo perché, il nostro livello è basso perché basso è il numero di praticanti.
    Qui chiudo questo primo spunto………..

  11. Ezio Cardea
    Ezio Cardea 9 ottobre 2019 at 21:29 -

    Avevamo i calzoncini corti all’epoca, carissimo Ludovius, ed è comprensibile che i dettagli relativi all’avvio dei primissimi campionati, ormai lontani oltre 70 anni, possano essere sbiaditi.
    Comunque ritengo che sia accaduto quello che tu ai ricordato: ne sono convinto anche perché, più che una sperimentazione, fu una necessità dettata dalla lontananza tra di loro dei vari centri in cui il baseball è sorto (Nettuno/Roma, Bologna/Firenze e Milano/Torino): un campionato a girone unico quando il baseball era “finanziato” praticamente da qualche socio appassionato e da qualche mecenate, a parte le enormi differenze di preparazione tra un Club e l’altro (con un Nettuno predominante!), era oggettivamente troppo oneroso per tutti: forse solo il Nettuno poteva permetterselo sotto l’ala del primo e più famoso mecenate del baseball italiano: il Principe Steno Brghese.
    Poi, grazie alla notevole apertura mediatica offertaci nelle prime pagine in vari giorni della settimana per almeno sei o sette mesi l’anno dai tre più importanti quotidiani sportivi (Gazzetta dello Sport, Corriere dello Sport e Tuttosport), e non solo quelli, il baseball ha attirato sponsor prestigiosi grazie ai quali la nostra disciplina ha fatto passi da gigante fino a potersi permettere per decenni campionati a girone unico che in qualche stagione hanno annoverato fino a 12 Club!
    Anche il mio progetto di riforma è una necessità.
    Il baseball, diventato adulto e arrivato ad un passo da un vero e proprio boom con parecchie piazze i cui stadi spesso facevano registrare 5000 ed oltre spettatori, è stato incredibilmente abbandonato, anzi umiliato nelle ultimissime pagine in pochi cmq da quella “grande” stampa, con conseguente fuga delle grandi aziende dal nostro mondo (UnipolSai è l’unica eccezione). Dico incredibilmente ed inspiegabilmente perché tale contemporaneo e sospetto voltafaccia è avvenuto proprio mentre il baseball italiano esprimeva assoluta supremazia in campo europeo, spodestando persino l’Olanda.
    Il mio progetto tende a recuperare la “visibilità” attraverso i media “locali” visto che ritornare sulle prime pagine della grande stampa sportiva o nei canali televisivi generalisti è impossibile. Ovviamente il recupero almeno parziale della visibilità di allora può avvenire attraverso una moltitudine la più larga possibile di media “locali”, quei media che il baseball, specie di prima divisione, non l’hanno mai abbandonato. Ecco perché bisogna allargare quanto più possibile il massimo campionato, cosa a mio avviso possibile solo col ricorso ai “gironi” e con l’introduzione innovativa per i campionati nazionali italiani della “fase di qualificazione”. La Fibs dovrebbe sfruttare mediaticamente questa innovazione incaricando veri professionisti della “comunicazione”: soldi meglio spesi delle inutili “paginate” di un tempo! La Fibs potrebbe diventare un modello per le altre discipline e quindi essere ben vista (e forse aiutata) dal CONI che ha un forte bisogno di un rilancio dello sport italiano che non sta ben figurando in campo internazionale.
    Quanto all’utilizzo smodato di stranieri e di ASI che in effetti sono prodotti di allevamenti d’oltre oceano, è necessario fare retromarcia. Non in modo drastico ma, come varie volte ho ribadito, in modo graduale sia perché sarebbe troppo traumatizzante per le società che ne sono piene (non è colpa loro, ma di una Federazione che di anno in anno si è sempre più “sbracata”: se le società lo hanno fatto è perché la Federazione lo ha consentito: pertanto è cosa vigliacca penalizzarle); sia per dar tempo ai nostri vivai di “crescere” e man mano colmare i vuoti creati dalla graduale retromarcia.

    Caro Franco, ti invidio perché ritrovi nelle attività giovanili quella voglia …. Purtroppo a me, invece, si restringe il cuore nel vedere come vengono allenati i giovanissimi e potenziali (sempre meno potenziali!) futuri campioni, affidati in genere a giocatori di nessuna esperienza in massima divisione, indottrinati in corsi teorici, incapaci di capire che prima di tutto i ragazzini devono prendere dimestichezza con guanto, palla e mazza, tirando e battendo in continuazione senza sbattere via un sol secondo delle due ore delle sedute di allenamento (due volte per settimana) per stupidi ed inutili sgambettamenti zig zag tra boe allineate a terra, per saltare come ranocchi e correre roteando le braccia ed altre c. che non hanno nulla a che vedere col baseball. E così buttano via gran parte del pochissimo tempo a disposizione per quei ragazzini che, diversamente da noi che giocavamo al baseball tutti giorni nei prati, oggi non possono farlo se non in quelle pochissime ore di allenamento.
    E se ti azzardi a far notare a tali “tecnici” qualche “imperfezione” nell’insegnamento di qualche “fondamentale”, ti senti rispondere che loro “hanno fatto il corso avanzato di tecnico e sono diplomati” … Che tristezza!

  12. Ezio Cardea
    Ezio Cardea 9 ottobre 2019 at 22:42 -

    Bellissima e fondamentale la domanda di Mah:

    “La Fibs aiuta le Società ad acquisire risorse che significa acquisire risorse per tutto il movimento?”

    Purtroppo la Federazione dal 2000 in avanti non ha fatto altro che aiutare le Società a “perdere” risorse e quindi ad impoverire tutto il movimento.

    Sul finire del secolo scorso e l’inizio dell’attuale, la Federazione stava realizzando una grande operazione di espansione del baseball nel Sud collocando a Palermo e Messina un girone dei Mondiali del ’89 e a Reggio Calabria e Messina il Campionato Universitario Mondiale nel 2002: in quegli anni sono sorti laggiù 3 stadi meravigliosi e si è sviluppato un gran fermento con molto seguito di pubblico e media, tale da lasciar presagire un futuro roseo per tutto il Sud. Una ricchezza per tutto il movimento.

    Ma la gestione Fraccari, ha gelato sùbito ogni entusiasmo e i tre stadi sono finiti in malora assieme a tutto il fermento. Una perdita per tutto il movimento.

    Negli anni successivi, soprattutto col varo di IBL e la di fatto illimitata libertà di utilizzo di stanieri, Asi (sigla ipocrita) etc., nonché il blocco delle promozioni/retrocessioni, il baseball di prima serie ha continuato a restringere l’area di gioco e, quindi, a scoraggiare sempre più gli sponsor. Una perdita per tutto il movimento.

    Col cambio di gestione non è cambiata la politica: sicché o per ragioni naturali o per esaurimeno delle finanze, altri importanti Club sono scomparsi dal primo palcoscenico, sempre più misero e sempre meno capace di attrarre sponsor e quindi risorse.

    Morale: in meno di due decenni il numero delle società affiliate si è ridotto di un quarto!

    Allora pare evidente che la Federazione debba percorrere una stada opposta perché solo “allargando” e mettendo in evidenza più società la Federazione può aiutare le società ad acquisire più risorse: pare chiaro che è più facile agganciare sponsor in prima serie che non in seconda.

    Ed è appunto per questa ragione che non solo ho proposto un massimo campionato a 18 squadre (realizzabilissimo con l’impostazione descritta), ma ho anche suggerito un campionato cadetto a 54 squadre realizzandolo con la divisione del territorio italiano in 3 macrozone all’interno di ognuna delle quali impostare un campionato a 18 identico a quello della prima serie. Realizzabilissimo perché la suddivisione in 3 macrozone rende affrontabili le spese delle trasferte.

    Ecco come mettere altre 54 squadre nella condizione di raccogliere più risorse: in seconda serie se ne raccolgono di più che non militando in terza serie nella quale rimarrebbero se non viene realizzato tale impianto!

  13. Ezio Cardea
    Ezio Cardea 10 ottobre 2019 at 15:51 -

    Bambinasso parla di INSUFFICIENTE LIVELLO TECNICO quale causa dei problemi. Evidentemente gli sfugge che negli anno ’80 e ’90 il baseball italiano, sicuramente molto meno imbottito di ora di stranieri e falsi ASI, primeggiava in Europa ed è arrivata a farsi rispettare con un 2° posto nei Mondiali; in quegli anni il baseball, ben sostenuto dai più importanti media, era all’apice della popolarità riempiendo – come più sopra ho ricordato – gli stadi con migliaia di spettatori e attirando numerosi sponsor dai nomi prestigiosi. Con lo sbracamento federale in fatto di utilizzo degli stranieri nei ruoli cruciali, il livello tecnico è salito e man mano che saliva … il baseball perdeva quota tra i media, tra il pubblico e tra gli sponsor!

    Come si spiega questo strano fenomeno? Il livello del baseball italiano è stato sempre in crescita e su questo c’è poco da eccepire. Ma mentre inizialmente i progressi in fatto di livello tecnico erano frutto del grande impegno divulgativo e di reclutamento di giovani, a partire da un certo momento si è cercata quella che Fraccari ha chiamato la “scorciatoia” degli stranieri: Fraccari ne aveva percepito la negatività dichiarando necessaria una retromarcia, ma poi, evidentemente sotto la pressione dei Club dalle sponsorizzazioni più generose, ha completamente abbandonato quella sua giusta intuizione giustificando il suo nuovo atteggiamento per coerenza con i tempi attuali della globalizzazione.
    Sicché quella che tra le società era inizialmente una gara a primeggiare con atleti di valore quasi esclusivamente frutto dei vivai italiani e l’inserimento di uno o al massimo due stranieri, è diventata una gara – molto meno sportiva e molto meno nobile – di soldi per “comprare oltre oceano” la qualità.

    Certe regole restrittive alla partecipazione al massimo campionato e la folle corsa al mercato d’oltre oceano hanno ridotto da 10 ad 8 le componenti del massimo campionato la cui area di gioco ha continuato a restringersi sempre di più (fatto estremamente negativo per gli sponsor, che hanno cominciato a dileguarsi creando forti crisi a diversi Club anche blasonati, e per gli atleti italiani per il sempre minor numero di posti disponibili in prima serie, quasi nulli nei ruoli principali (pitcher, catcher e shortstop) …. sono la spiegazione alla domanda di Bambinasso che si chiede: “come mai non escono atleti italiani di assoluto valore tecnico?”

    La DISSIPAZIONE oltre oceano di ingenti risorse ha come contraltare la SOTTRAZIONE di ingenti risorse in investimenti sui nostri vivai che, pertanto, possono accogliere un numero sempre inferiore di ragazzi: siccome è assolutamente innegabile l’affermazione di Bambinasso secondo cui il numero dei ragazzi che possono arrivare a medio-alto livello è legato ad una “probabilità strettamente matematica ( percentuale)”, meno risorse dedichi ai vivai, meno ragazzi avrai, meno prospetti ti troverai!

    Per concludere, l’affermazione iniziale di Bambinasso non è la causa del problema, bensì l’effetto di una politica che ha abbandonato la strada maestra, quella che ci ha consentito di crescere, consistente nel “CREARE” e non nel “COMPRARE” la qualità, l’alto livello tecnico.

    Quindi non sono d’accordo con lui quando afferma:

    “Se avessimo un eccellente livello tecnico, staremmo parlando, di una nazionale principalmente autoctona, campione d’Europa, qualificata per Tokio 2020 e pronta a giocarsi il podio nel Premier 12. E come conseguenza, campionati nazionali di ottimo livello e ragazzi Italiani, pronti per giocarsi le loro carte nelle minor. Economicamente, danaro dal CONI, dalla WBSC, dal Classic e dagli eventuali sponsor, che come sappiamo, preferiscono legare la loro immagine ad uno sport vincente”.

    Evidentemente Bambinasso non ricorda che la Nazionale Italiana ha partecipato con ottimo piazzamento al penultimo campionato WBC, cosa che ci ha fruttato si, come affermò Fraccari, introiti ammontanti se non ricordo male a circa 1.500.000,00 euro, ma nessuno ha visto riflessi benefici nel nostro movimento: il pubblico ha continuato a calare, gli sponsor hanno continuato ad allontanarsi, i media importanti hanno continuato ad ignorarci, e quegli introiti … non sappiamo (o per lo meno io non so) come sono stati investiti: probabilmente sono serviti a rintuzzare i debiti federali senza quindi poter essere usati per apportare benefici allo sviluppo del movimento che, quindi, ha continuato la sua marcia di declino.

  14. BAMBINASSO 11 ottobre 2019 at 07:51 -

    Sempre nel massimo rispetto per le opinioni altrui e sempre nell’intento di passare questa off season cercando di evidenziare degli spunti interessanti, vorrei ricordare ad Ezio che negli anni ‘80 e ’90 il livello del baseball non professionistico era di molto inferiore a quello degli anni a seguire.
    Parlare di campionato Italiano di quei tempi, significa anche essere onesti e a prescindere dall’uso dell’alluminio, evidenziare che i migliori giocatori dell’epoca, parlando ovviamente sempre di stranieri (che anche allora facevano la differenza e lo dicono le stats storiche) erano tutti giocatori provenienti dal nulla, gente che aveva si e no scavalcato il college, senza trovare seguito nelle minor.
    Giocatori a cui sono affezionato e mai potrei sminuirli, ma se si riusciva a far eccellere nelle statistiche giocatori come i grandissimi Pagnozzi, Angulo, Cook, Kinnunen, Mazzilli, Malpeso, Ransom, Dumouchelle, Zunino, Gallino, Wallace solo per citare i “mostri sacri” vuole dire che il livello era veramente molto ma molto più basso di quello dal duemila in poi.
    Anche a livello europeo e internazionale, eccezion fatta per la stratosferica Cuba, dei Linares dei Pacheco dei Mesa ecc.ecc., la quale vinceva titoli mondiali a ripetizione per decenni, il resto era poco più che un livello college!
    E’ vero che a quei tempi, c’erano molti più italiani di livello a competere con quei stranieri, ma il livello era pur sempre abbastanza basso. Con l’andare avanti negli anni e con il salire del livello del baseball mondiale, orami divenuto, professionale, quello che c’era in Italia non bastava più e così dalla fine degli anni 90 in poi, gli stranieri dovevano essere sempre più forti per fare la differenza e gli italiani forti divenivano sempre meno.
    Sempre meno, perché come ho già detto, far uscire giocatori di livello è una pura questione matematica, perché si può giocare quante partite si vuole o allenarsi giorno e notte, ma da pochi praticanti usciranno sempre pochi giocatori di livello.
    Quindi la scarsità di materiale su cui lavorare è una causa del basso livello e non un effetto!
    Il chiudere o limitare agli stranieri, non farebbe salire il livello del nostro baseball, sarebbe da verificare se avvicinerebbe nuovi iscritti, questo non lo so, ma quello verso cui dobbiamo puntare tutti i nostri sforzi è appunto il reclutamento!
    Ovviamente, tutto quello che abbiamo adesso non va assolutamente sminuito ne abbandonato, seguiamo e mettiamo questi 5 o 6mila ragazzi nelle condizioni di migliorarsi sempre di più e di poter accedere a campionati di livello, come la serie B, come l’hai pensata tu che andrebbe davvero bene. Al tempo stesso, essendo realisti, diamo la possibilità a quella “decina” che potrà diventare di alto livello, di partecipare a dei camp veramente formativi negli stati uniti o in centro America, questi si che sarebbero soldi spesi bene e riportiamo magari l’Accademia Nazionale ai fasti di un tempo, abbandonando il progetto accademie regionali che con gli attuali numeri di praticanti, non ha senso!

    • Mah 12 ottobre 2019 at 07:55 -

      Non mi piace fare paragoni ma negli anni 80/90 giocatori come Randle, Waits, Todd, Olsen (i primi che mi vengono in mente) arrivavano direttamente dalla MLB (dove non facevano le comparse) in Italia, ora questo non succede mai. Dal punto di vista tecnico ogni era fa storia a sé. Dal punto di vista economico invece non c’è paragone (più soldi, più interesse ed automaticamente più “stimoli” per gli italiani per dedicare tempo al baseball terminato il settore giovanile, ma in Italia e non come troppo spesso succede per false sirene pro che in percentuale imbarazzante dopo pochissimo tempo brucia il giocatore poi anche per l’Italia).

    • luis 13 ottobre 2019 at 11:53 -

      concordo 100%

  15. Ezio Cardea
    Ezio Cardea 12 ottobre 2019 at 11:07 -

    “Sempre nel massimo rispetto per le opinioni altrui…” è l’esordio della replica di Bambinasso al mio intervento. Intento apprezzabile, ma credo di dover aggiungere che per lo sviluppo proficuo delle discussioni, oltre al rispetto per le diverse opinioni altrui, è necessario che a queste non vengano attribuiti significati diversi.
    A tal riguardo devo evidenziare che almeno due volte Bambinasso è caduto in tale sicuramente involontaria svista.
    Infatti, ricordandomi che negli anni ‘80 e ’90 il livello del baseball non professionistico era di molto inferiore a quello degli anni a seguire, sottintende che io abbia sostenuto il contrario. Evidentemente ha creduto che io, evidenziando il successo del baseball italiano di quegli anni, intendessi dire che il livello di allora fosse pari o più alto dell’attuale. Che questo non sia il mio parere è attestato dalla inequivocabile mia frase successiva: “Con lo sbracamento federale in fatto di utilizzo degli stranieri nei ruoli cruciali, il livello tecnico è salito e man mano che saliva … il baseball perdeva quota tra i media, tra il pubblico e tra gli sponsor!”
    Quindi, chiarito che il nostro giudizio sull’argomento coincide, tenuto conto che quando il livello tecnico era inferiore all’attuale il baseball italiano era in splendida crescita di pubblico, di importanti media e di prestigiosi sponsor, ora, col livello nettamente superiore, non possiamo ignorare che il nostro baseball sta soffrendo terribilmente: appare chiaro che la causa dei mali del nostro baseball non è l’insufficiente livello tecnico, ma, come ho detto nel precedente intervento, il modo (“scorciatoia ed uso inflazionato di stranieri”) in cui il miglioramento tecnico è stato perseguito .
    Prima che Bambinasso mi attribuisca il sillogismo “livello basso=succeso, livello alto=debacle”, cosa che pur appare da una lettura letterale e superficiale di quanto appena detto, chiarisco che le ragioni della debacle del baseball italiano sono altre e soprattutto stanno in quella politica federale poco lungimirante che, puntando GIUSTAMENTE nel potenziamento della qualità del baseball, diversamente da quanto fatto fino a quei decenni, ha improvvisamente “sbracato” prendendo la scorciatoia degli stranieri. Come ho già evidenziato. Tale scorciatoia ha prodotto quel fenomeno di “sterilità” dei nostri vivai non solo perché le risorse venivano distratte per improduttivi investimenti oltre oceano, ma per il numero sempre più ristretto dei ruoli (specie quelli più importanti) disponibili in una ormai massima serie sempre più piccola e sempre più occupata da stranieri. E si sa che anche nel baseball del nostro livello la palestra indiscussa che forgia o quantomeno verifica il valore di un atleta è il massimo campionato (e non le Accademie sulle quali mi pare che la pensiamo allo stesso modo). Come del resto avviene negli USA dove non basta una sia pur eccellente militanza nelle leghe minori a stabilire se un atleta è all’altezza o no della MLB, ma è indispensabile l’inserimento dello stesso a titolo sperimentale nella MLB (come è avvenuto per Liddi e tanti altri nostri atleti).
    Quest’altra precisazione di Bambinasso “Quindi la scarsità di materiale su cui lavorare è una causa del basso livello e non un effetto!” fa supporre una mia tesi contraria che non credo sia rilevabile nei miei interventi. D’altra parte, ho appena parlato di “sterilizzazione” dovuta alla sopra richiamata sbagliata politica federale a causa della quale in poco più di un decennio il numero delle società affiliate alla Federazione è diminuito di oltre un quarto! Altro errore della politica federale è stato quello di poter supplire alla carenza di atleti di valore causata da lei stessa con la creazione di Accademie … Al riguardo delle quali la mia idea è assolutamente identica a quella di Bambinasso (da pochi praticanti usciranno sempre pochi giocatori di livello”) che collega lo sforno di atleti di livello ad una rapporto matematico non col numero delle Accademie, ma col numero dei praticanti!
    Mi trovo in disaccordo con lui quando, invece, afferma che “dalla fine degli anni 90 in poi, gli stranieri dovevano essere sempre più forti per fare la differenza…” Perché “dovevano”? La ricerca dei più forti è sempre avvenuta, anche quando si pescava nelle basi militari americane, e facevano la differenza anche allora. Ricordo che un certo Devis, un gigantesco militare della base di Verona che “polverizzava” le palle panciate dai migliori lanciatori, compreso Giulio Glorioso, stava per farci vincere lo scudetto (eravamo la Libertas Inter Standa) ma ci ha abbandonati proprio nelle ultime partite facendo svanire il nostro sogno! Altroché se faceva la differenza Devis, come del resto succedeva anche in altre squadre e a tal riguardo ricordo Cotton (altro militare americano di stanza in Italia) nel Parma degli anni ’60!
    La differenza di qualità degli stranieri negli ultimi tempi non è dovuta tanto alla evoluzione del baseball mondiale, ma alle diverse possibilità economico/finanziarie delle società di baseball italiane. Fino a tutti gli anni ’70, quando le sponsorizzazioni non potevano consentire di più, venivano ingaggiati quasi esclusivamente i militari americani di stanza in Italia; poi, grazie a sponsorizzazioni più sostanziose, si è cominciato ad attingere oltre oceano nelle leghe inferiori americane, ma sempre professionistiche, per poi virare sul mercato centro americano meno costoso e comunque in grado di fornire ottimi atleti, veri e propri professionisti (anche se si sono visti atleti a volte per nulla eccezionali, se non di livello inferiore a quello dei nostri migliori giocatori.
    Altra mia diversa posizione riguarda l’affermazione: “Il chiudere o limitare agli stranieri, non farebbe salire il livello del nostro baseball…”
    E’ evidente che chiudere o limitare l’utilizzo degli stranieri non giova al livello del baseball, ma abbiamo visto che questa strada preclude la possibilità di crescita dei nostri vivai. Una graduale marcia indietro non crea danni sensibili al livello attuale, in compenso le risorse che non vanno più oltre oceano si riverserebbero sui nostri vivai accrescendoli numericamente fino a tendere ad accrescere quanto più possibile quel rapporto probabilistico e matematico sostenuto da Bambinasso (e ovviamente da me): più praticanti, più futuri campioni!

  16. Io 12 ottobre 2019 at 19:47 -

    Il baseball sta funzionando esattamente come la nazionale di calcio alle ultime qualificazioni mondiali.
    I calciatori non si sono qualificati per il mondiale 2020 perchè le squadre italiane erano e continuano ed essere piene di giocatori stranieri, di conseguenza gli Italiani stanno in panchina.
    Se non giochi non impari e non puoi migliorare

  17. Io 13 ottobre 2019 at 09:08 -

    Scusate volevo dire 2022

  18. Denis Giovanni 13 ottobre 2019 at 13:14 -

    Ciao a Tutti , io ho 52 anni e quasi da sempre vividi questo sport . Ho visto la prima partita nel giugno del 1971 e ho visto crescere quasi tutto il periodo migliore del Baseball ,ricordagli stadi pieni e le grandi partite giocate con le mazze in alluminio , ricordo il grande primo scudetto di Grosseto ….e poi …… Poi arrivò la IBL e la IBL2 , vidi giocare nella seconda lega anche uno svizzero in seconda base , e squadre fatte tutte di oriundi e stranieri , ma la cosa peggiore fu quella della perdita di credibilità dei tecnici italiani che comunque lavoravano e cercavano di farlo nel migliore dei modi . Ora si deve partire dal basso , creare una scuola partendo dai tecnici , da tecnici Italiani , non per una forma razziale , ma perché dobbiamo cercare di costruire una scuola dove i nostri tecnici siano importanti e possano andare a insegnare anche nelle scuole . Si deve forzare il fatto che nelle prime squadre di A1 e A2 ci siano dei giocatori italiani Under 23 e lanciatori almeno per una partita sempre Under 23 . Un altro campionato a 7 squadre a mio avviso sarebbe il disastro più totale . In questo momento siamo perdenti perché abbiamo deciso di esserlo perché i pochi soldi vengono investiti in parte in modo errato e pochissimi vanno al settore giovanile che è la linfa vitale di tutto il movimento .
    Questo è il mio pensiero che ho vissuto il momento di crescita da giocatore , poi da allenatore , ma poi non essendo uno straniero ma italiano sono stato messo da parte . Questo era solo il mio parere