Ancora una campionato a otto?…

Pubblicato il Dic 2 2018 - 5:28pm by Ezio Cardea

Leggo sul sito federale:

“Di seguito gli elenchi delle società, divise per serie, che hanno completato le procedure nei termini e risultano pertanto iscritte ai campionati di competenza.

A1 baseball (previste 12 partecipanti): Castenaso, Fortitudo Bologna, Godo, Nettuno City (sub-judice), Parma, Rangers Redipuglia, Rimini, San Marino.”

Quali probabilità ci sono di arrivare a 12 ?

Le società che hanno già aderito, in particolare Redipuglia e Godo, come reagiranno se il campionato resterà a 8 o, peggio, a 7 se non a 6?

Dovremo dunque assistere al solito campionato che condanna le solite due squadre ad essere strapazzate per tutta la stagione, salvo che qualcuna di esse non abbia l’asso nella manica non ancora svelato?

La nuova dirigenza federale intende allargare il massimo campionato,   ripristinare le promozioni/retrocessioni tra i due primi campionati e offrire più spazio agli italiani e ai lanciatori italiani. Il tutto legittimamente, perché questo diritto/dovere gli proviene dall’art. 25.3 dello Statuto.  Lo sta facendo in modo democratico (troppo democratico!) accettando confronti con le società interessate per definire i dettagli.  Cosa è successo?  Invece di essere ringraziata per questo comportamento squisitamente democratico,  trova alcune società sulle barricate sia pur meno numerose dello scorso anno quando il secco “niet” è pervenuto da parte delle ex “sette sorelle”.

C’è da domandarsi, a questo punto, se non sia stato cambiato a nostra insaputa il citato articolo dello Statuto federale nel senso che “… la responsabilità generale dell’area tecnico­sportiva…..la programmazione, indirizzo, …” non siano più di competenza del Presidente ma delle società.

Quest’anno si aggiunge un nuovo casus belli costituito dall’obbligo del lanciatore italiano in una delle due gare settimanali.

Pensate un po’.  Una volta c’era la lotta per poter far giocare gli stranieri: addirittura la fantasiosa mente dell’italica gente si è inventata gli ASI.  Tra la quasi generale mancanza di condivisione di ciò che al riguardo penso, ho sempre definito gli ASI  una vera presa in giro perché non è possibile ritenere di formazione italiana giocatori nati, vissuti e formatisi nei loro paesi di origine,  che in Italia hanno giocato solo alcune stagioni e magari solo qualche partita per campionato. Ora la verità negata viene a galla e a confessarlo (per giustificare la mancanza di lanciatori italiani e quindi per pretendere che se ne faccia un ricorso limitato a pochi inning invece che ad  una partita intera) è un personaggio ben più autorevole di me, il DS della Fortitudo Cristian Mura, che in una recente intervista di Roveri, a proposito degli ASI ha affermato: “ … in buona parte erano dei “finti ASI”. Nel senso che diversi lanciatori erano diventati italiani perché erano nel nostro campionato da più di 6 anni. Però, in realtà, non erano di formazione italiana, non venivano dal settore giovanile. Erano i cosiddetti naturalizzati. Siamo andati avanti con lanciatori che non erano italiani, o perlomeno non avevano lo status di ASI “.

Eh, già: data l’iniziale stortura (da cui, ad onor del vero, Fraccari intendeva venirne fuori quando alludeva alla famosa “scorciatoia”), ora siamo al paradosso:  la Federazione italiana deve lottare per riuscire a far giocare gli italiani sul monte!

Ci sarebbe da ridere se non fosse una tragica realtà!

Mi convinco sempre più dell’esattezza delle considerazioni che avevo fatto nell’articolo pubblicato il 29/3/2016 di Baseballmania  http://www.baseballmania.eu/notizie/?s=l%27opinione+di+ezio+cardea+sulla+corsa+alla+presidenza+della+fibs nel quale  sostenevo:

“C’è da sfatare una certa paura dell’ “uomo solo al comando …  è auspicabile una figura forte, un vero “leader”, perché la situazione attuale richiede scelte coraggiose ed impopolari. Mai come ora è necessario un Presidente che ottemperi allo Statuto Federale (Art. 25 p.3) che attribuisce a quella carica “… la responsabilità generale dell’area tecnico­sportiva…..la programmazione, indirizzo, …”.

Che sia arrivato il momento per  Marcon, dopo l’eccessiva e paralizzante disponibilità al colloquio, alle assemblee, alle dilazioni temporali in attesa delle iscrizioni al campionato …,  di riprendersi la palla nuovamente lanciata alle società e decidere al loro posto quali sono le 12 squadre del prossimo campionato di massima serie?  La società che rinuncia deve  presentare ragioni concrete e verificabili per essere liberata dall’impegno senza alcuna penalità: al suo posto ne verrà opzionata un’altra in base alla classifica dello scorso anno (escludiamo, per carità, l’obbligo delle luci!). La società che si rifiuta di aderire senza sufficienti e plausibili ragioni, dovrà essere penalizzata e retrocessa all’ultima serie.

Probabilmente verrebbero recuperate sia Padova che Padule! Ma soprattutto, ci sarebbe risposta a quel Toc toc  con cui simpaticamente la Signora Alda                                             (vedi suo commento nell’articolo http://www.baseballmania.eu/notizie/news/dai-sogni-nel-cassetto-alla-realta/) chiede: “C’è qualcuno della Federazione?”

Spero veramente che le sue parole e quelle dell’altro commentatore, Luis, scritte con spontaneità, delicatezza  e con grande senso della realtà, giungano alle orecchie federali perché non si tratta di semplici tifosi ma di persone di comprovata esperienza e di grande impegno nel baseball. Sono dirigenti di quelle società che sono la vera base del nostro baseball, quelle società che vivono soprattutto per la passione, i sacrifici (e spesso per le tasche) dei loro dirigenti. Ma proprio queste società vengono mortificate nel momento in cui guadagnano sul campo la promozione. Esse, infatti, possono trovare la strada sbarrata dalla mancanza dell’impianto di illuminazione dei loro stadi o dall’irrigidimento di chi vorrebbe un campionato di poche squadre di altissimo livello: una élite sempre più ridotta nel numero (dalla quale – noto con ammirazione – sembra abbia preso le distanze un grande Club come quello di Parma) ma non meno pretenziosa. Una élite  che blocca ogni possibilità di ampliamento del massimo campionato e condanna, chi vi accede, ad una stagione deludente, e costringe le altre a marcire assieme ai suoi tanti meritevoli atleti in una A2 senza speranze e senza prospettive. Certo, perché chi vince quel campionato non ha diritto proprio a nulla, visto che di fatto  continua ad essere  privato del sacrosanto diritto alla promozione.

Meno male che ci sono Alda e Luis, e meno male che a pensarla come loro sono tanti, tutti quelli che hanno favorito l’ascesa di Marcon ma che, alla vigilia del terzo anno del suo mandato, non hanno ancora visto realizzarsi nulla di quanto speravano.

 

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Ezio Cardea

Nato a Milano il 9/12/1936, ha svolto attività come giocatore e come tecnico dal 1948 al 1980 partecipando ai campionati di prima serie dal ’55 al ’72, quasi sempre in società milanesi. Abbandonato il campo per impegni di lavoro, ha continuato a collaborare saltuariamente con società milanesi in supporto alle squadre giovanili e all'attività presso le scuole. A contato col baseball praticamente dal dopoguerra ai nostri giorni, ne conosce la sua evoluzione e ne ha evidenziato fin dal 1980 le criticità: prima fra tutte, a suo avviso, quella creatasi a causa della tendenza delle varie amministrazioni federali a potenziare il livello del campionato di punta fino a creare una frattura col resto del movimento, frattura insormontabile se non con l’'ingaggio di una forte percentuale di atleti d’oltre oceano.

4 Commenti Unisciti anche tu alla conversazione!

  1. luigi 3 dicembre 2018 at 10:12 -

    Grande Ezio: “ci sarebbe da ridere se non fosse una tragica realtà…” hai detto tutto in una riga. Il baseball come lo conoscevamo noi in Italia è finito. Condivido in pieno i commenti di Alda e Luis e li faccio miei se posso. ASI+AFI ecc. la “scorciatoia” diventerà che dopo tre anni di campionato italiano uno diventa italiano a tutti gli effetti, (vedi rugby) diventa equiparato e così la nazionale risolve qualche problema a breve scadenza. Lanciatori italiani ora sono merce rara anche se tirano 30/40 lanci e dopo mettono il ghiaccio. Per non parlare dei “position players” ora si dice così, insomma, quelli che sanno prendere la palla e tirare precisi. Intanto i settori giovanili, a parte le solite isole felici dove c’è un mare di gente che si fa un mazzo tanto, stanno scomparendo. Eh si è proprio una tragica realtà.

  2. Ruggero Bagialemani 3 dicembre 2018 at 15:01 -

    Tutto quello che succede in ITALIA e nell’Italia Baseballistica è ridicolo,si mette la testa sotto la sabbia per nascondersi,si fanno gli ipocriti quando conviene,non ci si guarda allo specchio continuando a dire BUGIE e si punta il dito contro chi dice la verità,tacciandolo di rompiscatole di polemico e di persona che non sa perdere.(con la storia dei finti ASI il mio Nettuno ha perso 2 Scudetti contro San Marino e 1 contro Grosseto per una chiamata dell’arbitro Cipriani in prima ma questa è un altra storia……….perchè Da Silva facela differenza contro un gruppo di ragazzini che poi ha fatto le fortune di altre squadre)
    Non si vuole capire che questo sport è morto in Italia e che l’UNICA SOLUZIONE senza essere certi che sia quella giusta è di provare a cambiare lo stato delle cose,quantomeno si gioca di più e ci si diverte,dividendo l’Italia in 4 in gruppi (come gia ho spiegato altre volte,prediligendo la territorialità).
    Tutti vogliono apparire,fare i belli e nessuno che pensa al bene di questo sport e alla salvaguardia dei giocatori Italiani,continuando di questo passo non giocherà più nessuno a baseball,perchè oltre a non giocare i ragazzi non hanno la certezza di un futuro,Vi rendete conto di cosa CAZZO siete stati capaci di fare o no???????
    Avete tolto la partita lanciata da un lanciatore ITALIANO dal Campionato NAZIONALE,cosi facendo i giocatori quando diventano tali? O pensate che uno nasce lanciatore e quando arriva in serie A sia gia pronto??????
    Voi non dovete fare i dirigenti sportivi,voi con lo sport NON C’ENTRATE UN CAZZO statevene a casa vostra fate meno DANNI.

  3. Massimiliano Lisoni 5 dicembre 2018 at 22:30 -

    Chi ha banchettato per anni sopra le ceneri di uno sport sepolto da oltre 20 anni,forse farebbe bene a tacere.Signor Bagialemani credo che a volte il silenzio sia molto più serio di tante chiacchiere inutili.

  4. Ruggero Bagialemani 6 dicembre 2018 at 10:46 -

    Sig:Massimiliano,potresti anche spiegare senza aalusioni,se è riferito a me ti sbagli di grosso,io non ho mai banchettato con la federazione,io in FIBS ci sono stato soltanto per meriti sportivi,mai ne da dirigente ne da Tecnico,quindi se è riferito ad altre persone fai i nomi,
    Io non ti conosco e non so neanche se il tuo nome e cognome è vero,per me in Federazione parlano solo i numeri che ho fatto in Campo.
    Ciao di a coloro che ti hanno suggerito questa frase che non mi sono mai raccomandato per NIENTE ho sempre conquistato tutto con l’impegno e la dedizione non ho mai fatto politica,forse sbagli persona.