A colloquio con l’uomo-mercato della Fortitudo Bologna. Ogni anno riesce a comporre un roster competitivo ai livelli più alti, anche quando deve rimpiazzare sette titolari. “Qualche problemino c’è ancora nella formazione attuale, ma stiamo per porvi rimedio”

Pubblicato il Giu 12 2019 - 10:39am by Maurizio Roveri

Mura con Folletti

Era ottobre. Sul finire dell’ottobre 2007, quando Christian Mura firmava il contratto che lo avrebbe legato alla Fortitudo Bologna. Con l’incarico di direttore sportivo. 

Arrivava dalla sua Godo, dopo aver contribuito da lanciatore alla prima storica promozione nella massima serie di questa piccola dignitosissima realtà. Una località, Godo, il cui territorio raggiunge forse a fatica i 2500 abitanti. Frazione del Comune di Russi. Nel cuore della Romagna. Mura, pitcher da “Guanto d’Oro” nel 2006 (3 partite vinte e 2 perdute, 113.1 inning lanciati e 2.62 di ERA) in quella De Angelis Godo debuttante in A1 che proponeva interessanti oriundi come Cody Cillo, Quinn Ciccarelli, Joe Mazzucca e Di Giacomo e Petracca. Nasceva la favola di quel piccolo Godo che sfidava i giganti  e si faceva decisamente onore con un campionato da 24 vittorie e altrettante sconfitte. Christian di quel Godo era anche pitching coach. E già si capiva la sua predisposizione ad assumere un ruolo dirigenziale, a fare l’uomo-mercato. Avendone le capacità, cervello e contatti.
La Fortitudo che voltava pagina, per preparare il suo futuro scelse principalmente di “investire” proprio su Christian Mura. Che – trentunenne – entrava da direttore sportivo nel mondo dell’ambizioso Club bolognese (in realtà un rientro perchè Mura sulla collinetta del Falchi fece due ottimi campionati nelle stagioni 2000 e 2001, in casacca-Italeri).
Christian, da una dozzina d’anni, è l’uomo-mercato della Fortitudo. L’uomo che costruisce, stagione dopo stagione, il roster dell’ambizioso Club biancoblu. Compito impegnativo, difficile, complesso, dove bisogna agire con tempismo ma al tempo stesso mai farsi assalire dalla frenesia. 
La costanza e la pazienza sono aspetti fondamentali per chi deve avventurarsi in trattative di mercato, che possono essere anche estenuanti. Bisogna avere competenza. E idee chiare su ciò che serve tecnicamente alla squadra. Bisogna conoscere i giocatori. Tanti. E scegliere con razionalità, senza farsi condizionare dal sentimento. 
Bisogna sapersi muovere sul mercato, quello statunitense e ancor di più quello dell’America latina. Devi seguire i canali giusti, sapere di chi fidarsi  e fare attenzione ai venditori di fumo.
Ho visto Christian chiamato talvolta a destreggiarsi su sentieri insidiosi, alle prese con situazioni delicatissime. Eppure uscirne alla grande.
Esempio. Inverno 2009. La Fortitudo UGF aveva da un paio di mesi, poco più, vinto lo scudetto. Impressionando tutti. In particolare nella serie scudetto, con quel 4 a 1 sul San Marino e soprattutto quell’esplosione di potenza nel 17-7 e 16-2 delle ultime due gare. Giocate nel “Serravalle Field” della Repubblica del Titano. Era, quella, la Fortitudo dei 51 fuoricampo! La Fortitudo 2009. Quella di Austin, Liverziani, Garabito, Infante, Angrisano, Mazzuca (tutti al top) e dell’ultimo Daniele Frignani. Oltre a lanciatori come Matos, Moreno, Ribeiro, Milano. Accadde che lo squadrone eccitante dei 51 HR non poteva più essere riproposto. In un colpo solo, crudelmente, il Club perdeva Lele Frignani che si ritirava, Claudio Liverziani  che veniva squalificato, Giovanni Pantaleoni che sceglieva di andare a San Marino e… l’idolo di tutti i fans, lo slugger Richard Austin, che rimaneva in America. 
Restare competitivi era la missione. Ma come? Sembrava un tuffo al confine dell’impossibile. Christian Mura c’è riuscito, o comunque ci è riuscito abbastanza. La Fortitudo 2010 arrivò in finale-scudetto, facendosi però sorprendere dal Parma. Poi, il 26 settembre 2010, sul diamante barcellonese del Montjuich, ritornava clamorosamente sul tetto d’Europa. A distanza di venticinque anni!
Un altro esempio. Più vicino. Fortitudo UnipolSai 2018. Squadra da record, con quelle 32 partite vinte su 35 giocate in campionato. Per motivi diversi, vanno via in sette: Robel Garcia che in maglia azzurra esplode a tal punto che gli scout americani lo segnalano ai Chicago Cubs, Gilmer Lampe che ha necessità di tornare in Olanda, Kevin Moesquit che pare abbia aperto un’accademia di baseball nelle Antille, Beau Maggi che per motivi di lavoro non ha potuto più dare la disponibilità, il pitcher cubano Jorge Martinez. E infine José Flores (presumibilmente l’unico al quale la Fortitudo UnipolSai ha rinunciato per scelta tecnica, nel senso che ha preferito aspettare a giocarsi il terzo “visto” per il campionato. Mossa intelligente).
Sette titolari da rimpiazzare. E che nomi! Mura è atteso da mesi di intenso lavoro. Si arma di costanza e pazienza. E ce la fa. Ancora una volta. Costruisce un gruppo che, nello scorso week end, in due magiche serate bolognesi, ha saputo realizzare un’autentica impresa. Vincere la European Champions Cup (la Coppa dei Campioni) dando una solenne lezione (e ripassata…) agli olandesi. Soprattutto interpretando due partite da urlo!
Quel “cappotto” (shutout) inflitto all’Amsterdam entra nella storia. Lasciare a zero (8-0) uno squadrone olandese in una finale, è impressionante.
E dunque, ciò che sembrava impossibile (ricostruire una Fortitudo sullo stesso piano della squadra del 2018) si è rivelato possibile a un direttore sportivo come Christian Mura.
Forse questa è la squadra che Christian sente maggiormente “sua”. Nell’immediato dopopartita l’ho visto felice e raggiante, lui che normalmente sa controllare con freddezza le emozioni.
Nella strategia di costruzione del nuovo gruppo, si è preso – forse – qualche rischio. Ma ha avuto ragione lui.
La Fortitudo 2019 (pur non completamente definita) è squadra di forte carattere.
Avevo visto negli occhi dei ragazzi la luce d’una grande determinazione. E dunque, ero sicuro che avrebbero avuto ancora le energie fisiche e mentali, e la stessa voglia di vincere, della sera precedente”. Così Christian Mura spiega la magica partita nella finale di Champions di sabato scorso contro Amsterdam.
E adesso tutti si chiedono, dopo averlo ammirato venerdì in semifinale soffocare le potenzialità del  Neptunus Rotterdam, se l’americano Stephen Perakslis tornerà. 
Il “Divino” è piaciuto tantissimo alla gente del Falchi. Lui era stato chiamato per la Coppa dei Campioni. Per aiutare la Fortitudo a vincere. Perakslis una sera e Raul Rivero, l’Omone, la sera dopo a suon di strikeout, hanno dato spettacolo e infiammato un pubblico enorme. 
Perakslis è ripartito per gli Stati Uniti. Lo rivedremo?
Stephen Perakslis quasi certamente tornerà – annuncia Mura – E dunque, probabilmente, farà ancora parte della nostra squadra. Per la fase decisiva del campionato. Lui ha già detto che è pronto per essere ancora con noi. Il nostro desiderio è anche il suo. Siamo in linea”.
Si mormorava fino a qualche tempo fa che la Fortitudo avesse intenzione di inserire, come terzo straniero per il campionato, un giocatore solido nel ruolo di catcher e che al tempo stesso fosse battitore molto competitivo. Con lo spostamento di Osman Marval nella posizione di prima base. Considerando anche che, fino ad ora, sia Lionard Kindelan sia Jarreau Martina non hanno mostrato un rendimento affidabile…
Indubbiamente qualche aggiustamento dovremo farlo. Sappiamo che ci sono dei problemi. Ai quali dobbiamo porre rimedio. Cercheremo di fare il meglio per rinforzare la squadra, per sistemarla in modo che sia ancor più efficacemente coperta. E portarla dove vogliamo. Per una serie di circostanze abbiamo perso giocatori importanti del gruppo dell’anno scorso. Ed è naturale che, quando ci si trova a dover modificare in maniera sostanziosa un gruppo, diventa difficile fare tutte scelte felici. Ad esempio, Kindelan non s’è ancora adattato, in questa settimana parleremo con lui, faremo delle valutazioni. Jarreau Martina dietro il piatto di casabase non ha ancora quella confidenza che serve per certi tipi di lanciatori. Dovremo rivalutare anche la sua situazione”.
Sempre competitiva, questa Fortitudo. Diciannove Trofei vinti in questi Anni Duemila, a partire dal 2003. Addirittura quattordici (4 scudetti, 4 Coppe dei Campioni e 6 Coppe Italia) nel solo ultimo decennio, a partire dal 2008. Dal tuo arrivo, cioè, come Direttore Sportivo.
Sicuramente il lavoro paga, l’organizzazione paga. Abbiamo una struttura societaria che ti porta a lavorare in un certo modo. E questo aiuta, inevitabilmente, ad ottenere importanti risultati. Perchè quel che conta in un Club è il lavoro di gruppo. E’ la mentalità, il modo di lavorare, l’organizzazione, la programmazione”.
Il riconoscimento di MVP è stato assegnato a Osman Marval. Una “presenza” in battuta. L’immagine dello slugger. Il battitore più efficace. Tuttavia, sul piano dell’utilità nell’intera competizione la prestazione di Francesco Fuzzi è stata straordinaria. Numero uno della Fortitudo per media-battuta.
Francesco è un uomo di Coppa. Aveva già fatto molto bene in altre edizioni di Champions Cup. E’ un mio conterraneo, lo portai da Godo nel 2013. Stagione dopo stagione, è sempre andato migliorando. Utile e umile. Se Francesco Fuzzi è ancora in Fortitudo dopo tanti anni, è perchè se lo merita. E’ cresciuto, è maturato, ora è meno emotivo. Ero certo dei suoi progressi e della sua importanza al servizio della squadra. Ovviamente io non valuto i Premi perchè non mi piace valutare, non sono io che deve dare un riconoscimento ad un giocatore. Però penso alla prestazione di Raul nella finale contro Amsterdam. E’ stata impressionante. Rivero, il martedì, aveva perso 2-1 nella prima partita della fase di qualificazione, contro la stessa squadra. Aveva subìto due homers. Ebbene, nella finale, ritrovandosi Amsterdam di fronte, Raul è stato un mostro. Qui in Fortitudo è ormai un’icona. E la sera prima Stephen Perakslis – alla sua vera prima partita con noi – era stato bravissimo, nel tenere magistralmente sotto controllo il lineup pericoloso del Rotterdam la squadra che da due anni deteneva il titolo europeo”.
Vincere la Champions Cup a Bologna, battendo limpidamente due forti squadre olandesi, portando dentro al Falchi quasi cinquemila persone nelle ultime due partite, in un’atmosfera suggestiva e bellissima. Tutto questo può essere definito un capolavoro?
Sì, è stato un capolavoro”.
Siete talmente bravi che… una storica franchigia di Major League, quella dei Chicago Cubs, ha posto gli occhi sul vostro lavoro. E sui vostri giocatori. Nello scorso autunno vi aveva preso Robel Garcia, che ha cominciato in Doppio A e dopo poco tempo è stato promosso in Triplo. E proprio nei giorni scorsi la franchigia di Chicago ha firmato Matteo Bocchi giovane lanciatore che ha fatto esperienza americana studiando e giocando dapprima con Odessa College e poi un 2017 da Junior e un 2018 da Senior con i Texas Longhorns, la squadra della University of Texas. Interessantissimo prospetto, Bocchi, che la Fortitudo firmò nell’inverno 2015. Evidentemente gli scout dei Chicago Cubs sono molto interessati al vostro lavoro…
Penso che sia semplicemente una coincidenza il fatto che Robel Garcia e Matteo Bocchi abbiano firmato un contratto professionistico con i Chicago Cubs. Siamo contenti per i ragazzi e per le opportunità che sono andati a meritarsi. Matteo Bocchi lo prendemmo diversi anni fa, sapevamo che quello era il suo percorso. E lo ha fatto, come doveva fare. E’ un giocatore che ha terminato un paio di settimane fa l’Università, nel Texas, è un giocatore che ormai sarebbe pronto per il campionato italiano di massima serie. E’ riuscito a firmare come free agent per l’Organizzazione dei Cubs, adesso comincia la carriera professionistica. Lo hanno mandato nella Instructional League Advanced a Mesa in Arizona, dove lo fanno allenare e giocare. Dopo, gli assegneranno una squadra”.
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Maurizio Roveri

Giornalista professionista, nato il 26 novembre 1949 a Bentivoglio in provincia di Bologna. Ha iniziato la sua brillante carriera giornalistica come redattore di Stadio nel 1974 per passare poco dopo al Corriere dello Sport-Stadio, dove è rimasto fino al gennaio del 2004. E’ iscritto all’Albo dei giornalisti professionisti dal luglio del 1977. Al Corriere dello Sport è stato responsabile del basket e del pugilato nella redazione di Bologna. Capo rubrica per il Corriere dello Sport-Stadio del baseball, sport seguito fin dal 1969 come collaboratore di Stadio. Molte le sue esperienze da inviato a cominciare dai campionati mondiali di baseball del 1972 in Nicaragua, del 1988 in Italia, del 1990 in Canada, del 1998 in Italia, nonché alle Universiadi di Torino del 1970 e ai campionati Europei del 1971, del 1987, del 1989, del 1991, del 1999. Collaboratore del quotidiano “Il Domani di Bologna” per baseball, pugilato, pallavolo dal 2004 al 2007. Creatore del sito internet specializzato sul baseball Doubleplay.it e collaboratore dei siti Baseballitalia.it, Baseball.it e BoxRingWeb.it. Entra con l’inizio del 2012 nel gruppo editoriale di InLiberaUscita, ricoprendo la posizione di opinion leader e di redattore da Bologna. Nel marzo del 2012 è cofondatore del sito specializzato BaseballMania.it di cui oggi è coordinatore giornalistico.

5 Commenti Unisciti anche tu alla conversazione!

  1. Daitarn 12 giugno 2019 at 23:04 -

    Bravo Christian!Mi sembra di capire che Martina e Kindelan sono sotto esame.L’unica cosa che posso senza dubbio dire e’ che con l’Omone,il Divino e Alex Bassani lanciando su questi standard problemi se ne hanno pochi,in IBL ed in Europa.Poi oh…e’ chiaro che se la dirigenza intende correggere ulteriormente alcuni aspetti del Team ne ha totalmente merito e facolta’,sia chiaro.

  2. Giulio 13 giugno 2019 at 09:49 -

    Complimenti al Bologna e soprattutto complimenti a Mura.
    Peccato che sia l’unico in Italia. Soldi o non soldi.
    Anzi, meno ne hai più dovresti avere idee, programmazione, visione.
    Christian oltre a spendere bene i soldi che ha a disposizione programma costantemente il futuro……Bocchi, Bertossi, solo per citarne alcuni.
    E i risultati poi si vedono. Non per un solo anno.

  3. io 13 giugno 2019 at 11:57 -

    Il futuro devi farlo sui giovani locali.
    Bertossi Monfalcone (GO)
    Bocchi (PR)

  4. Giulio 13 giugno 2019 at 16:07 -

    il futuro lo fai con chi vuoi se sei la migliore squadra d’Italia. Il problema non è da quale regione vengono i giocatori. Il problema sono tutti gli altri che vivono alla giornata.

  5. Jim 14 giugno 2019 at 22:33 -

    Giulio,chi vive alla giornata…??
    S.marino,Parma,Rimini fino a quando c’era Zangheri, vivono alla giornata..??
    Sai che tutto dipende da quanti soldi si hanno e quanto si può spendere…se Bologna perde Unipol e non trova un altro sponsor come questo,pensi che possano avere la stessa programmazione, le stesse ambizioni,gli stessi programmi e le stesse persone che oggi fanno la Fortitudo….??
    Ma di cosa parli Giulio, sembra che sei venuto in questo mondo da un altro pianeta.
    Ti ricordo che in qualsiasi sport,chi ha piu soldi ed è appena capace vince spesso o minimo arriva spesso in fondo.
    Chi ha vinto negli ultimi 20 anni o è arrivato fino in fondo…??
    Prova a vedere e poi capirai.