Sophia, il triplo ed il doppio gioco difensivo

Pubblicato il Mag 1 2018 - 8:27pm by Federico Fuscà

Certo la presa al volo in tuffo fa il suo effetto,” provo a stuzzicare Sophia “ma un doppio o triplo gioco difensivo non sono  meno spettacolari”.

Nel baseball si crea spettacolo non soltanto quando si segnano punti. “Le giocate difensive sono sovente un autentico show”, sentenzia la mia guida.

Se il doppio gioco difensivo è abbastanza usuale, la tripla eliminazione è meno frequente.

“Ma non crediate che sia mera ipotesi di scuola”, ci tiene a precisare Sophia. Ogni anno nelle Major se ne registrano diversi casi.

I nostri tre lettori, com’è noto, digiuni di baseball, si staranno chiedendo come avviene in concreto.

“Il caso più classico – spiega Sophia – è il seguente: prima e seconda occupate da corridori. Zero eliminati; quindi “Giochi obbligati” (basta toccare il sacchetto per eliminare, poiché i corridori sono costretti ad avanzare essendo piene le basi dietro di loro ed avanza il loro compagno in battuta). Il battitore colpisce un rimbalzante verso la terza base. Il difensore raccoglie la palla, tocca il sacchetto ottenendo la prima eliminazione: quella del corridore che parte dalla seconda. Da qui parte il classico doppio gioco difensivo (5-6-3 o 5-4-3). Egli lancia in seconda: se la palla arriva nel guanto dell’interno (shortstop o seconda base), che tocca la seconda base prima dell’arrivo del corridore (che giunge dalla prima) abbiamo il secondo eliminato. Il terzo è il battitore stesso, che non raggiunge in tempo la prima base rispetto la palla che finisce nel guantone del “prima base”, dopo tre quarti di giro in senso orario…”

“Sembra lungo, ma tutto avviene in frazioni di secondo” – aggiungo io – che poi lascio andare l’immaginazione: “Il fatto che in questo caso il giro della palla è orario, mentre gli attaccanti corrono in senso antiorario, mi fa pensare ad un antico Druido che creava lo spazio sacro, tracciando un cerchio con un bastone in un senso, e lo cancellava girando in senso opposto. Pensaci, gli attaccanti corrono in senso antiorario per segnare; mentre la difesa, per neutralizzarli, fa girare la palla in senso opposto…” “Non credo proprio che chi ha inventato il baseball pensasse a qualcosa del genere”, taglia corto Sophia, “e poi, in questo caso il giro non è completo”. Vero… Touchè. Parliamo di batti e corri che è meglio.

Un altro splendido esempio ce lo fornisce un ex membro della Tribù: Asdrubal Cabrera quando ancora giocava con Cleveland. Gli Indians ospitano al Progressive Field Toronto, che attacca con due uomini in base e Zero eliminati (ovviamente). La battuta è forte e tesa: una linea.  L’interno si tuffa e raccoglie al volo (eliminato il battitore); tocca il sacchetto di seconda (eliminando il corridore che stava in seconda e si era staccato dal cuscino in direzione della terza) e poi, toccando con guanto e palla in mano il corridore, che arriva dalla prima ed oramai è nei pressi della seconda, terzo eliminato: unassisted. Tutto da se’. Il corridore, ove non toccato, sarebbe potuto tornare indietro alla prima. Ma di certo gli interni lo avrebbero intrappolato fra prima e seconda, lanciandosi la palla, fintanto che qualcuno con la palla in mano non  lo avrebbe toccato…

Altro triple play può avvenire quando il bunt, (ricordate? la smorzata) è raccolto al volo ed ormai i corridori di prima e seconda sono lontani dai rispettivi sacchetti. I difensori si passano velocemente la palla toccando i sacchetti e anche i runners sono out.

“Perché non ci si può staccare dal sacchetto se c’è una presa al volo. Solo dopo la presa, si può fare il pesta e corri”, rammenta Sophia.

Ed il doppio gioco? Verrebbe da chiedere.

“Il doppio gioco è la stessa cosa, solo che più facile. Basta fare un eliminato in meno”.

Beata lei che la fa semplice.

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Federico Fuscà

Nato a Roma, vive ai Castelli Romani. I genitori, appassionati di baseball, lo hanno portato sin dalla più tenera età a vedere le partite allo Steno Borghese, dando vita ad un vero e proprio imprinting con questo straordinario sport. Tennista, con qualche partita nella serie C di metà anni ottanta, ha scritto di Pallavolo e di salute. Già collaboratore de Il Messaggero, pagina Tivoli-Velletri (1986-87) e alla rubrica La Nostra Salute dal 1988 al 1994 [inserto a 16 pagine 92-94]. Ha diretto WorldMusic (periodico di musica Etnica - 1991) e “Il Nostro Paese” (giornale di attualità politica - 1997). Dopo la laurea in Giurisprudenza, è stato per un breve periodo Volontario all’Ufficio Stampa delle ACLI nel 1996, coordinando i resocontisti durante il Congresso Nazionale di Napoli; lo stesso anno è diventato Addetto stampa e collaboratore parlamentare dell’On. Gino Aldo Settimi nella XIII legislatura. Pubblicista dal 1989 al 2001, da molto tempo ormai svolge la professione forense, essendo abilitato al patrocinio davanti alle Magistrature Superiori (cassazionista). Si occupa di diritto civile ed amministrativo. Specializzato in Fondi Strutturali Europei, per molto tempo è stato consulente dell’Autorità di gestione del PSR Lazio. Avido lettore di storia, narrativa, saggi e informazione sul baseball...