SOPHIA…e il Baseball

Pubblicato il Mar 10 2018 - 9:27pm by Federico Fuscà

Sophia è una ragazza antica, non all’antica. E’ un simbolo ed una allegoria. Affascina, perché muove al sapere. I suoi innamorati, curiosi e pieni di fondamentali domande, si fanno chiamare filosofi.

Ma qui, nel nostro caso, Sophia ha una accezione meno aulica. Niente a che vedere con filosofia, esoterismo e la religione: la nostra è filosofia spicciola (non ci permetteremmo mai, io e Giovanni, di assurgere al rango di Filosofi) di un gioco poliedrico, pieno di fascino e variabili. Sophia, nel nostro caso, è ricerca di senso… nel baseball.

 

  1. Sophia e il ritorno a casa.

Un profano, un non iniziato ai sacra mysteria del Baseball, normalmente dice di non gradire il baseball, poiché non ci capisce molto. In effetti, si tratta di un gioco complesso, ma che noi vogliamo spiegare e far capire. Non è solo l’odore dei guantoni o la bellezza di una mazza in legno… E’ la poesia del gioco, che lo rende unico. Se il football americano è l’emblema della frontiera americana, della conquista del West, yard dopo yard, il baseball è tutt’altro. Il punto si segna tornando salvi a casa base, correndo in senso antiorario lungo le basi.

E’ una parabola ed una costante, quella del viandante di età  romantica, dei clerici vagantes medievali (cfr. Carmina Burana di Carl Orff). E’ Ulisse, che cerca la verità, fin oltre le “Colonne d’Ercole”, ma che sa che la vera felicità si consegue solo nel tornare a casa, ad Itaca. <<Così il più irrequieto vagabondo desidera infine la sua patria e trova nella sua capanna, nel seno della sua sposa, nella schiera dei suoi bambini, nel lavoro compiuto per loro, la gioia che invano ha cercato nel lontano mondo.>> (I Dolori del Giovane Werther, Johann Wolfgang von Goethe)

Segnare il punto nel “batti e corri” è un po’ questo. Tornare salvi a casa (base), prima che la palla lanciata da un difensore (le insidie del mondo) giunga nel guanto del catcher e, con esso, ad eliminarci.

Se vogliamo, la corsa a casa è simile al serpente che si morde la coda, all’uroboro, che rappresenta l’infinito. La magia del gioco ci avvince e ci porta – per qualche ora – in una dimensione fuori dal tempo e dallo spazio e, per un poco almeno, ci rende immortali.

NOTA DELLA REDAZIONE

Con questo articolo diamo il benvenuto nella nostra Redazione all’Avv. Federico Fuscà.

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Federico Fuscà

Nato a Roma, vive ai Castelli Romani. I genitori, appassionati di baseball, lo hanno portato sin dalla più tenera età a vedere le partite allo Steno Borghese, dando vita ad un vero e proprio imprinting con questo straordinario sport. Tennista, con qualche partita nella serie C di metà anni ottanta, ha scritto di Pallavolo e di salute. Già collaboratore de Il Messaggero, pagina Tivoli-Velletri (1986-87) e alla rubrica La Nostra Salute dal 1988 al 1994 [inserto a 16 pagine 92-94]. Ha diretto WorldMusic (periodico di musica Etnica - 1991) e “Il Nostro Paese” (giornale di attualità politica - 1997). Dopo la laurea in Giurisprudenza, è stato per un breve periodo Volontario all’Ufficio Stampa delle ACLI nel 1996, coordinando i resocontisti durante il Congresso Nazionale di Napoli; lo stesso anno è diventato Addetto stampa e collaboratore parlamentare dell’On. Gino Aldo Settimi nella XIII legislatura. Pubblicista dal 1989 al 2001, da molto tempo ormai svolge la professione forense, essendo abilitato al patrocinio davanti alle Magistrature Superiori (cassazionista). Si occupa di diritto civile ed amministrativo. Specializzato in Fondi Strutturali Europei, per molto tempo è stato consulente dell’Autorità di gestione del PSR Lazio. Avido lettore di storia, narrativa, saggi e informazione sul baseball...

2 Commenti Unisciti anche tu alla conversazione!

  1. Davide Piesco 14 marzo 2018 at 13:10 -

    Come non apprezzare Federico ed il suo scritto, chiaro limpido e privo di fronzoli che spesso forviano il lettore. Mi attendo da Lui altri scritti che riempiono sempre più le mie lacune e mi portino a guardare con ottiche nuove concetti e pensieri. Davide Piesco

    • Federico 14 marzo 2018 at 15:02 -

      Grazie. Troppo buono