Ron Santo e Lennie Merullo

Pubblicato il Giu 9 2015 - 2:51pm by Allegra Giuffredi

Pochi giorni fa è venuto a mancare Leonard “Lennie” Richard Merullo (1915 – 2015).

In pratica, con lui è morto anche l’ultimo giocatore dei Cubs ad aver giocato le World Series nel 1945, perché, come si sa, da quell’anno si scatenò la famosa maledizione greca che ancora imperversa sul Wrigley Field.

Al di là della scaramanzia che poi alla fine è fatta per essere smentita, mi piace ricordare Merullo, che giocava da interbase, per un episodio molto umano con cui ancor oggi viene ricordato.

Lennie Merullo

Il 13 settembre 1942 infatti il buon Lennie divenne papà di Len jr. e per la stanchezza e l’emozione, durante la seconda partita del “doubleheader” di quel giorno, fece ben quattro errori, tanto che il piccolo Len fu subito soprannominato “Boots”.

Lennie Merullo, ha pur dato i natali al nipote, Matt Merullo, catcher dei White Sox, Indians e Twins ed essendo di chiara origine italoamericana, mi ricorda un altro grandissimo giocatore italoamericano, vale a dire Ron Santo.

Ronald Edward Santo (1940 – 2010) ha giocato nei Chicago Cubs dal 1960 al 1973 come terza base, ha vinto il Gold Glove Award per 5 anni consecutivi e il suo numero, il 10, è stato ritirato nel 2003.

Ma la battaglia più dura, per Santo è stata quella contro il diabete, che gli fu diagnosticato all’età di 18 anni, con una prospettiva di vita di 25 anni.

In pratica Santo avrebbe dovuto morire già negli anni Ottanta e invece no! Santo ha vissuto ancora per un bel po’, combattendo!

Per anni, da giocatore, ha tenuto nascosto il diabete, con qualche stratagemma per controllare la glicemia, ma poi lo ha rivelato per dare forza alla sua battaglia.

Nel 2002 e nel 2003 ha subito l’amputazione delle gambe, ma non si è mai arreso e la sua vita è diventata materiale per un docufilm “This old Cub”, curato dal figlio Jeff.

Il diabete è una malattia che spaventa parecchio e in pratica consiste nella presenza di elevati livelli di glucosio nel sangue (iperglicemia) e in un’alterata quantità o funzione dell’insulina.

E’ una malattia indubbiamente faticosa da vivere, ma con la quale è possibile convivere, proprio come ci ha insegnato Ron Santo.

Santo ha vissuto da campione tutta la vita, affrontandola con determinazione e col suo esempio ha ispirato Bill Holden, un maestro di scuola che nel 2005 camminò per 2.100 miglia, circa 3.400 km,  dall’Arizona a Chicago in Illinois, suo Stato di origine, al fine di raccogliere fondi per la ricerca contro il diabete, che fa passi da gigante, anno dopo anno.

E allora grazie a Bill Holden e che la terra sia lieve per Lennie Merullo e Ron Santo.

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Allegra Giuffredi

Nata a Parma quarantaquattro anni fa e bolognese d’adozione da più di venti, è laureata in Scienze Politiche e lavora come funzionario pubblico. Appassionata di baseball, segue la Fortitudo da una decina d’anni e da sette scrive su “Fuoricampo”, ossia sul notiziario della Fortitudo Baseball, articoli di costume su tutto ciò che contorna il mondo del “batti e corri”. Segue anche la MLB e in special modo la squadra dei Chicago Cubs, sulla quale spesso si intrattiene con aneddoti ed altre amenità.