Resine di pino e carta vetrata

Pubblicato il Apr 2 2018 - 9:06pm by Allegra Giuffredi

Fra le tante possibili origini del nostro amato sport, vi è anche quella che il baseball sia il cugino popolare del cricket, sport che in Italia ha una sua Federazione ed una sua storia e che, tra l’altro viene giocato con passione dagli immigrati pakistani ed indiani che vivono nel nostro Paese.

Vicino a Bologna, a Pianoro c’è un campo specificatamente dedicato al gioco del cricket e con mio sommo disdoro, a meno che non sia stata una semplice condivisione, ho trovato giocatori di cricket sul diamante aretino.

Il cricket, gioco di cui ignoro le regole, ma di cui mai e poi mai dirò che non ci capisco nulla e che quindi non mi piace, come capita sempre quando parliamo di baseball, perché se non trovo qualcuno che, volenteroso, me ne spiega le regole, come vuoi mai che mi possa piacere o non piacere … il cricket, dicevo, è uno sport antico, di origine anglosassone, anzi tipicamente inglese, che si è sviluppato a partire dal XIV secolo e che in Italia è arrivato nella seconda metà del ‘700, se ho ben capito.

Il baseball, come dicevo pare che sia una costola molto, ma molto popolare di questo sport, molto, ma molto borghese e che di recente è assurto agli onori della cronaca per un episodio assai antisportivo ed al contempo istruttivo di cosa sia, in paesi diversi dal nostro, la cultura sportiva, pur con tutti “i se e i ma” di cui vi dirò nel finale.

In pratica, molti di voi avranno sicuramente letto di quanto accaduto durante l’incontro di cricket tra l’Australia e il Sudafrica, che si è recentemente disputato a Città del Capo e quindi già sapranno della squalifica che ha colpito tre giocatori della nazionale di cricket australiana, rei di aver scartavetrato “in camuffa” la palla da gioco, in modo da farle prendere delle traiettorie fasulle, mettendo così in anomala e bara difficoltà il battitore avversario.

Apriti cielo! I tre giocatori, immortalati nel gesto antisportivo, che ho descritto, sono stati sospesi ed esposti al pubblico ludibrio, tanto che è addirittura intervenuto il Primo ministro australiano per esternare tutta la sua costernazione, per un così bieco atto antisportivo.

Diciamo intanto che “tutto fa brodo” e che “tutto il mondo è paese”, perché in Australia come in Italia lo sport ha un evidente valore politico, che alla bisogna può far gioco per reprimende epocali o per utili “foto ricordo” sul carro dei vincitori, ma non solo.

Eh sì, perché questa “furbata” in salsa australiana è da annoverare tra i trucchetti che talvolta si usano nello sport e che si sono visti anche nel nostro sport.

Ricorderete sicuramente lo storico episodio della “resina di pino” nella partita tra gli Yankees e i Kansas City Royals nel 1983, quando il giocatore George Brett (1953) di KC, fu scoperto avere una mazza troppo resinata, per così dire ed ancora di come il lanciatore Michael Pineda (1989) degli Yankees, utilizzando il colore ambrato della sua pelle, ne avesse approfittato per spalmarsi di resina il collo, in modo da dare un certo effetto al lancio.

Beh, forse, qualcuno vorrà sapere cosa penso io di quel che è successo in Australia.

Allora, io credo assai amaramente, che, nonostante l’imponente “canaio” attualmente imperante sui media australiani, perché quanto accaduto lede e mortifica l’etica sportiva di quel Continente, tra poco tempo tutto passerà “in cavalleria” e che quindi, dopo l’autocritica di prammatica, i tre sventati giocatori torneranno a giocare e a godere delle sponsorizzazioni, attualmente azzerate, perché viviamo tempi veloci, dove le persone pensano che la vita sia una fiction e perché: “tutto il mondo è paese” e in Australia come in Italia, “tutto scorre” e uno scandalo dura fino a che ne è scalzato da un altro.

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Allegra Giuffredi

Nata a Parma quarantaquattro anni fa e bolognese d’adozione da più di venti, è laureata in Scienze Politiche e lavora come funzionario pubblico. Appassionata di baseball, segue la Fortitudo da una decina d’anni e da sette scrive su “Fuoricampo”, ossia sul notiziario della Fortitudo Baseball, articoli di costume su tutto ciò che contorna il mondo del “batti e corri”. Segue anche la MLB e in special modo la squadra dei Chicago Cubs, sulla quale spesso si intrattiene con aneddoti ed altre amenità.

2 Commenti Unisciti anche tu alla conversazione!

  1. ongina 4 aprile 2018 at 08:37 -

    No, signora Giuffredi, credo che i giocatori in questione si siano giocati una buona fetta di credibilità personale e sportiva. E in più come si dice nel contesto degli sport anglosassoni la “reputazione” acquisita sul campo. Ho incotrato il cricket al torneo slow pitch di Cesena nel 1995, a cui partecipava la squadra di cricket di Cesena e io, turista in riviera, fui messo a giocare con loro assieme ad altri. Gli esterni giocavano senza guantone , avevano cambe veloci ed eliminavano al volo a raffica, anche grazie alle palline sa softball che si usavano allora, bianche e più morbide tanto delle palle da softball odierne quanto delle palle da cricket in genere. MI hanno speiegato il loro gioco. Poi durante alcuni viaggi in Ingilterra ho visto incontri di cricket in tv e dal vivo (le gare di campionato sono su 20 serie dette “over” di 6 lanci ciascuno, totale 120 per squadra che attaccano e difendono una alla volta per tutti i 120 lanci; una partita dura dalle 2 ore e mezza alle 3 ore, come il buon baseball) e frequentando italiani ormai lì residenti ho appreso che il cricket è sport raticatissimo nelle scuole.
    Ed è uno sport molto, molto bello da vedere e anche da provare a praticare (sul sito sportsdirect.com si può acquistare anche semplicemente mazza ,palla da tennis rossa e wickets per giocare in un parco con gli amici)
    Per chi avesse piacere di vedere un pò tutto del cricket consiglio questo link e questa partita India-Pakistan in sintesi:
    https://www.youtube.com/watch?v=GhoeGIjYzrQ
    Tornandoal caso George Brett, ai Royals venne data ragione: la regola del pine tar è dettata solo per non danneggiare le palline che dovrebbero essere altrimenti cambiate a raffica e non perchè il pine tar oltre alla misura ammessa desse vantaggi al battitore.
    Il fuori campo di Brett fu ritenuto valido (mentre in gara era stato annullato per uso di mazza rregolare , lui espulso e con queto era in terzo out nell’ultimo attacco degli ospiti cioè i Royals) e fu ordinato che la gara riprendesse dal punto il cui era stata interrotta.
    Gli Yankees si opposero sia nel merito del fatto che annunciando un rincaro di 2 dollari e 50 sul biglietto, poi esponendo ragioni di sicurezza daldo vita a un trial legale che persero su ogni fronte.
    Ultimo tentativo il giorno della gara: sulla ripresa del gioco fecero appello sostenendo che Brett e il compagno non avevano pestato casa base. Lo fecero perchè l’arbitro capo era cambiato: come avrebbe potuto chiamare “salvo” se non aveva visto l’azione originaria? Ci penso l’arbitro di seconda base presente alla gara originaria.
    Questo a dimostrare che lo spirito del gioco, tanto nel cricket quanto nel baseball, prevale sopra ogni furbizia, quella che nel commento all’incontro Yankees -Red Sox fece dire al cronista verso Michael Pineda: “Why did you do that… You know it’s against the rules!!”.
    Buone cose a tutti

  2. Massimo T. 4 aprile 2018 at 17:12 -

    A Milano nessuno lo sa ma siamo campioni d’Italia con i Kingsgrove il cui presidente è una donna. Il campionato si gioca sulla distanza di 50 over 300 lanci a testa o 10 battitori eliminati, la differenza con il baseball e che i battitori una volta eliminati sono fuori dal gioco quindi saper stare in gioco è una grande abilità, la palla è dura e simile alla nostra del baseball!