Quella volta (e quella volta sola) che ci fecero giocare allo Stadio Comunale di Bologna

Pubblicato il Feb 11 2018 - 10:29pm by Marcello Perich

Anche questa settimana, voglio lasciarvi in compagnia di Marcello Perich (1939), perché la sua ritrovata vena creativa di narratore è valida tanto quella della sua leggendaria presenza sui campi di baseball bolognesi … (Allegra Giuffredi)

Quella volta (e quella volta sola) che ci fecero giocare allo Stadio Comunale di Bologna, non si chiamava ancora Dall’ara perché il Bologna non aveva ancora vinto lo scudetto, anche se si stava attrezzando per farlo.

Il primo impatto ci venne dal Ground keeper, il responsabile del terreno di gioco, che esaminati i chiodi delle nostre scarpe, ci fece fare il pre – partita in pedalini.

A parte questo, grandissima fu l’emozione  di calcare lo stesso campo di Cappello, Pivatelli e tanti altri Rossoblu non meno valorosi.

Poi c’era la tribuna, arcigna e piena di gente, cosa inusuale per noi che già si pregustava il massacro che avrebbe fatto di noi l’altra squadra, che era la Bazzanese, molto più forte di noi, per cui Las Vegas ci dava vincenti 200 a 1, credo.

Ero pieno di entusiasmo e di emozione quando Gianni Spada, il nostro manager, dopo avermi fissato con sospetto, mi disse che cominciavo in panchina e che centro esterno giocava Bruns.

Nel mio primo (e unico) libro “Siamo stati giovani insieme” forse per un eccessivo attacco di modestia avevo scritto di quelli che erano protagonisti veri, relegandomi in un angolino quasi da spettatore.

Nella partita allo Stadio fui invece, in due occasioni, protagonista.

La prima fu al sesto inning dove ci trovammo sotto di un punto, le basi piene, due eliminati e Bruns alla battuta.

Visto che Bruns era andato strike out due volte su due, ero già in piedi e con la mazza in mano, quando Gianni Spada mi disse di entrare, nonostante il fatto che l’abbronzatura non nascondesse un pallore che sapeva di troppe notti perduto nel triangolo delle Bermuda.

I primi tre lanci furono bassi e fuori e già pregustavo il punto del pareggio, quando il lanciatore attivò la “modalità strike” e mi tirò 15 palle buonissime che trasformai in altrettante foul balls. Dopo un po’ il pubblico perse la pazienza e cominciarono consigli del tipo: “Perché non prendi una chitarra ? “, oppure: “Ma quante palline vedi?”.

Al sedicesimo lancio mi venne fuori una battutina vergognosa che scavalcò il lanciatore e diventò troppo corta per l’interbase che non riuscì a eliminarmi. Salvo in prima! Due punti dentro (Las Vegas mangiati il fegato !)

Più avanti nella partita ci fu un pop che nessuno voleva e che mi incaricai di prendere al volo a 30 centimetri da terra.

Non male per uno che stava in piedi con le preghiere e che, durante tutta la partita pensava al suo personalissimo triangolo delle Bermuda.

Vi chiederete delucidazioni su cosa sia questo misterioso e seduttivo triangolo, capace di inghiottire un uomo e riempire il suo cervello di immagini goderecce.

Dalle 21 a mezzanotte c’era Brunilde, prosperosa ragazza alla pari per una famiglia di Modena, da mezzanotte in poi, a oltranza, c’era Chantal deliziosa, bellissima ragazza franco – belga che mi aveva eletto suo “summer boy” per tre anni consecutivi.

E dopo, quando arrivavo a letto carponi, c’era Giovanna, la nostra domestica che, appena sentiva che ero rientrato, mi si infilava nel letto. Tutta nuda, naturalmente. Chi è quello scemo che ha detto “La carne è debole.” ?

Così, in treno, tornando a Rimini fui assalito da uno schizofrenico esame della partita che avevamo perso 6 a 5 all’ultimo inning, perché, mentre cercava di fermare una facilissima rimbalzante, il nostro lanciatore perse i chiodi di una scarpa, cadde a terra e non poté eliminare nessuno.

Ma c’era anche il ricordo dei 16 strikes consecutivi che “il maledetto” mi aveva tirato, con un’apparente nonchalance.

Lo vedevo ancora benissimo: caricamento elegante, quasi compassato e lancio basso interno: battuta in foul a sinistra di mezzo metro. Strike alto esterno, battuta in foul a desta, fuori di una spanna. E così via.

Finché la partita e il triangolo delle Bermuda si mescolarono in un guazzabuglio dolcissimo. E siccome la partita era finita alle 19.30 e avevo trovato un passaggio in stazione feci in tempo a prendere il treno delle 20.40 e arrivare a Rimini per le 21.30. Vale a dire in tempo perfetto per rituffarmi nella bolgia.

Perché, a vent’anni si fanno cose “che voi umani non potreste nemmeno immaginare (libera citazione da Blade Runner).

C’è una persona a me carissima che mi considera una leggenda e non mi ha mai visto giocare, né mi vuole dire, perché mi considera una leggenda.

Ma ricordo quella tumultuosa estate con enorme soddisfazione e, forse, per tutto quello che ho fatto tantissimi anni fa, merito di essere una leggenda.

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Marcello Perich

Marcello Perich è nato a Bologna nel 1939 ed ha visto la sua prima partita di baseball nel 1954, rimanendone letteralmente “folgorato”. Giocatore, allenatore, tecnico e talent scout, ha calcato i diamanti di tutta Italia per sedici anni e adesso va alla stadio Falchi e guarda gli altri fare ciò che faceva lui.

6 Commenti Unisciti anche tu alla conversazione!

  1. Franco Ludovisi 12 febbraio 2018 at 10:34 -

    Marcello mi perdonerà di certo se riporto qui di seguito alcuni dati:
    18/07/55 Stadio Comunale di Bologna: Cus Bologna Calze Verdi vs Giants Trieste 3 – 1 ( da Stadio a firma Gianni Falchi).
    07/08/55 Stadio Comunale di Bologna: Cus Bologna Calze Verdi vs Nettuno sospesa per pioggia.
    1959 Stadio Comunale di Bologna – Bazzanese vs Monaco di Baviera 7 – 5 ( in notturna) e Emilia vs Lombardia 5-4
    Ricordo anche un altro incontro sempre allo Stadio Comunale di Bologna fra Fortitudo e Seven Up Milano, ma non riesco a trovare la documentazione.
    Bello il titolo e fascinoso anche se di fantasia.
    Ciao

    • RedSox 13 febbraio 2018 at 01:16 -

      A me risulta che il 1° maggio 1960 (prima giornata di campionato) al Comunale le Fiamme Oro Bologna abbiano vinto 7-4 contro il Seven Up Milano mentre l’ACLI Tigers lo stesso giorno, in trasferta, abbiano sconfitto 11-3 ì Braves Firenze. La Fortitudo arrivò alla serie A nel 1963 grazie alla fusione con l’ACLI Labor.

  2. Daitarn 13 febbraio 2018 at 22:28 -

    La Fortitudo ha impiegato sei anni per giungere al primo scudetto,nel 1969.Redsox,sai dirmi la formazione tipo della F campione d’Italia 1969? Ed inoltre sai dirmi il risultato della prima sfida in assoluto in Serie Nazionale tra Fortitudo e Parma?

    • RedSox 14 febbraio 2018 at 02:48 -

      Lercker e Calzolari, Blanda, Saunders, Malaguti, Rinaldi, Morelli, Baldi, Meli, Ghedini, Campagna, Sarti.

      3 Maggio 1964: Fortitudo 4 – Tanara Parma 3.

  3. Franco Ludovisi 14 febbraio 2018 at 11:37 -

    Confermo il risultato della prima di Campionato FF.OO vs Seven up nel 1960: non ricordo se giocata al Comunale di Bologna.
    Le FF.OO. avevano il loro terreno di gioco fuori Lame e si avvalevano della perfetta conoscenza del piccolo, ma ben attrezzato impianto.

  4. Daitarn 15 febbraio 2018 at 00:28 -

    Redsox sei un mito.A proposito,hai preparato plaid,piumino e sciarpa per la coppa italia? Al Falchi a inizio maggio dopo le 22 si crepa di freddo e umido,immagina a marzo/aprile