Qualche considerazione post americana…

Pubblicato il Lug 9 2017 - 8:00pm by Allegra Giuffredi

I viaggi fanno bene, perché ti riempiono la mente e ti fanno riflettere. Un  viaggio pone sempre un prima e un dopo, è una sorta di spartiacque naturale nel tempo di ciascuno di noi.

Quando poi si ha la fortuna di andare all’estero, il viaggio vale ancor di più, perché ti rapporti con persone diverse, culture diverse e modi di pensare molto diversi dai nostri, in special modo poi quando vai negli  USA e ti senti a tutti gli effetti  un Europeo.

Andando di qua e di là negli USA, ho avuto modo di visitare diversi stadi di baseball e chiaramente fare paragoni con quelli italiani è un’assurdità: non c’è gara.

Però bisogna essere onesti intellettualmente e trarre comunque degli insegnamenti, con qualche considerazione che tra la East e la West Coast, in effetti, mi vien da fare.

Più che su quello che ci divide, infatti, tra baseball italiano e baseball americano, mi vien da dire che entrambe le culture sportive, italiana e statunitense, si fondano su una base comune che è la passione per il baseball e allora è da lì che noi italiani dobbiamo ricominciare.

Diciamolo chiaramente, da noi, è inutile pensare di costruire impianti faraonici pieni di negozi e punti ristoro di tutti i tipi, perché in Italia non possiamo permetterceli e poi non sarebbero, almeno attualmente, utilizzati appieno, però qualcosa si può e si deve fare ed io insisto su quello che si potrebbe migliorare e ristrutturare, anche con poco, o almeno così a me pare.

Partiamo dalle “sedute”. Possibile che nei nostri impianti, non si possano avere dei seggiolini di plastica, dotati di braccioli ed un congruo posto per stendere ed allungare le gambe, senza doversi alzare ogni tre per due?

Possibile che non si possano avere delle poltroncine come quelle americane, che non hanno niente di speciale, ma sono resistenti e soprattutto permettono di vedere una partita di baseball, che come tutti noi sappiamo, ha una durata media di almeno tre ore, senza spaccarsi la schiena e i reni…

All’inizio della partita che ho visto a San Francisco, regalavano un bellissimo gadget, vale a dire un bobblehead che da solo valeva il prezzo del biglietto e che ovviamente sarebbe improponibile in Italia, ma un cappello, una maglietta, o qualcos’altro, anche da noi, non sarebbe male anche da noi e comunque sia rendere più attraenti e confortevoli i nostri impianti si può e si deve.

Il nostro baseball non ha particolari gap tecnici da migliorare e poi sarebbe francamente sciocco da parte mia entrare in un simile discorso, che per quanto conosca il gioco, non mi compete assolutamente, ma come tifosa so qual che mi piace vivere, quando vado allo stadio e quello che mi piacerebbe trovare.

I nostri problemi, ripeto, non sono, a parer mio, tecnici e non risiedono nei manager, nei coach o nei giocatori, che sono tutti dilettanti molto professionali: atleti, che si sanno allenare e che in tal senso sono tutti molto curati e non è nemmeno il pubblico che, rispetto a quello statunitense, che sembra andare allo stadio per tutto tranne che per la partita, credo sia molto, ma molto più competente, ma qualcosa per attirare nuovo pubblico manca e quel qualcosa riguarda il contorno alla partita.

Tutti gli stadi di baseball italiani, per esempio, hanno una ristorazione, più o meno casareccia, ma ce l’hanno e non dico nulla sulla qualità del cibo proposto, perché in Italia se c’è una cosa su cui non si transige è appunto la qualità del cibo, ma si potrebbe organizzare un catering con veri e propri ristoranti, al posto delle baracchine, pur caratteristiche che a parte Rimini, furoreggiano ovunque.

L’esperienza tedesca di cui già parlai insegna. E poi, sempre sulla ristorazione, possibile che non si possa scontare qualcosa, presentando il biglietto al bar …

Insomma io qualche idea l’ho portata, adesso sarebbe bene praticarla …

WordPress Author Box
Allegra Giuffredi

Nata a Parma quarantaquattro anni fa e bolognese d’adozione da più di venti, è laureata in Scienze Politiche e lavora come funzionario pubblico. Appassionata di baseball, segue la Fortitudo da una decina d’anni e da sette scrive su “Fuoricampo”, ossia sul notiziario della Fortitudo Baseball, articoli di costume su tutto ciò che contorna il mondo del “batti e corri”. Segue anche la MLB e in special modo la squadra dei Chicago Cubs, sulla quale spesso si intrattiene con aneddoti ed altre amenità.