Metti un sabato pomeriggio allo stadio del baseball …

Pubblicato il Mag 1 2018 - 7:02pm by Allegra Giuffredi

Sabato scorso sono andata con l’Amato Bene allo Stadio Falchi, per vedere l’incontro tra la Fortitudo baseball e il Padule di Sesto Fiorentino e devo dire che ho visto proprio un bell’incontro, perché la squadra toscana è sicuramente migliorata e anche se ha perduto, lo ha fatto per solo due a zero e soprattutto grazie ad un fuoricampo magistralmente eseguito da Lorenzo Dobboletta, un giovane del vivaio fortitudino, un grande investimento per il futuro ed il presente della squadra bolognese.

Gran partita, partita di lanciatori dominanti e quindi molto equilibrata, ma con poco pubblico sugli spalti e questo proprio non va: non va bene per niente.

il giorno dopo, domenica pomeriggio, sono andata a vedere un incontro di A2 tra gli Athletics giallo verdi che giocano al Pilastro, che è un quartiere di Bologna e il bianco rosso Bolzano e anche qui, c’era poca gente: in pratica solo i famigliari dei giocatori o poco più, oltre a me, l’Amato consorte e Maurizio Roveri, col quale abbiamo tristemente valutato la scarsità di pubblico in qualunque contesto si giochi.

E va bene: c’è bello, c’è caldo e la gente va al mare, in collina o sui monti, però, ripeto, c’è qualcosa che non va: di gente negli stadi se ne vede davvero poca.

E allora? Che fare? Lo so che ce lo siamo detto e ridetto tante volte, però non è un problema di qualità del gioco, perché da quel che si vede anche le squadre tecnicamente più modeste, almeno sulla carta, stanno lottando colpo su colpo e a parte qualche errore marchiano, le vedo comunque belle concentrate e allora?

Forse i due incontri e un Campionato così condensato non aiutano: bisognerebbe giocare di più, ma fondamentalmente il baseball italiano è poco conosciuto, va sui giornali nazionali solo e soltanto per qualche episodio rigorosamente “made in USA”, spesso poco edificante se non addirittura cruento e mortale, perché del baseball italiano si parla poco in cronaca locale e praticamente pochissimo in quella nazionale.

Prendiamo, per esempio, l’ultima vittoria in ordine di tempo, con il successo della Fortitudo Bologna in Coppa Italia: non ho letto una riga che una sulla stampa cittadina e non ho sentito un commento che uno sulle TV locali … che dire? Me li sarò persi, ma se tutti i miei amici e conoscenti mi hanno chiesto come fosse andata, forse resta il silenzio assordante con cui è stata accolta una vittoria sportiva davvero importante. Non dico di andare per le vie del centro su un bus scoperto, ma almeno un passaggio politico dal Sindaco … perché no?

Un minimo di battage, dove sui cartelloni pubblicitari, si salutano i neo Vincitori della Coppa Italia o del caso e a seconda della piazza, i Finalisti, non sarebbe stato male, no? Sarebbe stato un bel traino per stimolare l’attenzione sul successivo inizio di Campionato!

Anche per TV, se il pubblico vede solo e soltanto baseball americano, è vero sì che vede il baseball all’ennesima potenza, ma qualche neofita poco esperto, può anche essere portato a pensare, subliminalmente, che non esiste altro baseball, se non quello statunitense: guardate che per quanto possa essere assurdo, può accadere anche questo.

Insomma, non ci sarà bisogno di un restyling degli stadi, come mi hanno fatto osservare tanti commentatori, perché il vero tifoso, mangia il panino con la porchetta, beve una birra e segue la partita al freddo e al gelo o al caldo torrido amplificato dagli scomodissimi gradoni in cemento o sui seggiolini altrettanto scomodi, senza fiatare e anzi! con sommo gaudio, ma a vivere questo sacro rito sportivo siamo sempre in meno e sempre più attempati, perché anch’io mi sto avvicinando al mezzo secolo … quindi c’è qualcosa che non va.

Go baseball!

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Allegra Giuffredi

Nata a Parma quarantaquattro anni fa e bolognese d’adozione da più di venti, è laureata in Scienze Politiche e lavora come funzionario pubblico. Appassionata di baseball, segue la Fortitudo da una decina d’anni e da sette scrive su “Fuoricampo”, ossia sul notiziario della Fortitudo Baseball, articoli di costume su tutto ciò che contorna il mondo del “batti e corri”. Segue anche la MLB e in special modo la squadra dei Chicago Cubs, sulla quale spesso si intrattiene con aneddoti ed altre amenità.

3 Commenti Unisciti anche tu alla conversazione!

  1. Maurizio Roveri 1 maggio 2018 at 21:58 -

    Come ti dicevo, Allegra, per quanto riguarda Bologna (che ben conosciamo) mi sembra sia diventata città abbastanza indifferente. Indifferente, nello sport, a tutto quello che non è calcio e basket. Indifferente a tutto il resto, e anche al Club femminile del basket che 10 mesi fa conquistava clamorosamente la promozione nella massima serie ma poi non ha potuto farla trovandosi costretta ad autoretrocedersi perchè in questa città con un’area metropolitana di oltre 1 milione di abitanti, nonchè la seconda più ricca d’Italia e sede di numerose istituzioni culturali, economiche e politiche, non c’è stato un imprenditore che abbia messo centomila euro (appena centomila…) a disposizione di questa squadra di pallacanestro femminile. Sarebbero bastati centomila euro… Per quanto riguarda il baseball, soltanto l’ASCOM (cioè l’Associazione Commercianti) dimostra vero apprezzamento per tutto quello che ha fatto e che sta facendo la Fortitudo Baseball. Ospitandone nella propria sede – ogni anno – la presentazione ufficiale. Un segno di stima per il Club sportivo che è un fiore all’occhiello dello sport bolognese: il più vincente dello sport di Bologna negli ultimi quindici anni (15 anni, altrettanti Trofei, tra scudetti, Coppe dei Campioni, Coppe Italia). Non so quanto sia interessato al Comune il recente successo in Coppa Italia. Mi sembra che in occasione della finale – al Falchi – non ci fosse nessun a dell’Amministrazione Comunale. Chiedo scusa se c’era e non me ne sono accorto. Non ho letto alcun intervento del Sindaco o dell’Assessore allo sport per ringraziare la Fortitudo e applaudire il baseball (oh, se non mi è sfuggito qualcosa…). Io al Falchi ho notato soltanto la presenza – fra le Istituzioni – di Stefano Galetti, nuovo Delegato del CONI Point di Bologna. Faccio osservare tutto questo perchè se è diventata indifferente la città, conseguentemente sono diventati indifferenti anche gli appassionati di baseball: Che invecchiano, si sono impigriti e accorreranno al Falchi soltanto nei playoff e soprattutto in caso di serie finale. Tutto il resto lo snobbano. E allora? Allora la Società si è messa la lavoro per “costruirsi” un pubblico nuovo, un pubblico che sia figlio delle nuove generazioni. E’ evidente che si tratta di un lavoro di immagine, di comunicazione, di sensibilizzazione, di informazione e di “formazione”, che richiederà tempi lunghi, tanto impegno, tanta costanza, tanta passione.

  2. loris 2 maggio 2018 at 06:19 -

    eh si cara Allegra ci dobbiamo rassegnare che il nostro baseball è diventato uno sport di nicchia (sempre che si possa definire sport) ma di una nicchia molto piccola, una bacheca tipo i capitelli che si trovano in montagna. Tra i tanti discorsi sentiti e ritriti di questi anni nessuno, ma proprio nessuno ha la ricetta giusta, altrimenti qualcosa si sarebbe fatto o no? Allora mi viene da pensare che “noi attempati” giustamente come osservi tu, siamo un po come l’ultimo dei mohicani un po da riserva indiana, gli ultimi di una generazione che ha saputo veramente godere di piccole cose, di antichi valori che solo un gioco come il baseball sa esprimere con la magia che sappiamo. Forse il rientro del pubblico nei nostri stadi, anche fosse con ingresso libero (come a Padova), passa prima per una riforma culturale da mettere in piedi a monte della riforma scolastica (cito così parlo Bellavista), dove la cultura sportiva diventasse un aspetto primario nel vivere di tutti i giorni, dico forse, ma campa cavallo, la cosa sarebbe estremamente lunga e difficile in un paese come il nostro, credo impossibile, allora: intanto godiamoci lo spettacolo che in qualche modo ancora sopravvive noi 150/200 rimasti della riserva indiana. Ciao.

  3. Tobia 2 maggio 2018 at 06:49 -

    Le società investono zero o quasi nel marketing e nei media locali,questo è uno dei tanti problemi,ma se non iniziano loro a fare qualcosa non c’è speranza di miglioramento