Lo sport e la politica…

Pubblicato il Ago 7 2018 - 1:01pm by Allegra Giuffredi

E’ un po’ che rimugino su questo argomento, vale a dire sul fatto che gli sportivi, volenti o nolenti siano anche dei veicoli politici.

L’ultima volta che mi è accaduto di pensarci è stato dopo l’addio alla Nazionale di calcio tedesca da parte di Mesut Özil (1988), calciatore tedesco di origine turca.

Eh sì, perché questo giocatore se ne è andato sbattendo la porta e dicendo che, in pratica, quando vince è tedesco e quando perde è turco.

La sua uscita dalla Nazionale tedesca è derivata non solo per la disastrosa prestazione della Mannschaft ai recenti Mondiali russi, ma anche per una foto che lo ritrae con il chiacchierato e per molti famigerato Presidente turco Recep Tayyp Erdogan (1954) alla quale non si è sottratto, come invece hanno fatto altri sportivi di origine turca.

Ha fatto bene, ha fatto male? Chissà, giudicare non spetta o meglio non spetterebbe a nessuno, almeno in un mondo perfetto, perché tanti possono essere i motivi alla base di una foto del genere e tra l’altro bisogna pensare che tutti noi teniamo famiglia e che quindi magari pure Özil ha qualche parente in Turchia e quel che ne viene in un contesto come quello turco attuale.

Poi certo, bisognerebbe anche far, viceversa presente, al buon che Özil non ha fatto una foto proprio edificante, dato che, qualunque ne sia la ragione, più o meno sottintesa, non si è fatto certo fotografare con Maria Teresa di Calcutta o Barak Obama …

Ma tant’è! Il Presidente Erdogan risulta democraticamente eletto dal suo popolo ed Özil ha creduto di rispettare le sue origini, facendosi fotografare con lui e questo è quanto.

Ovviamente non c’è politico che, in generale, non voglia trarre benefici e consensi dalla vicinanza con gli sportivi, che sono la parte eroica e valente della nostra società e che, spesso, ci fanno primeggiare sugli altri a livello internazionale o anche e solo campanilistico.

Lo sport veicola messaggi politici da sempre, perché tutto è politica ed è recentissima la polemica, tutta politica appunto, tra LeBron James (1984), uno dei più grandi giocatori di basket ancora in attività e il Presidente degli USA Donald Trump (mica cotiche!) sulla politica interna del primo inquilino della Casa bianca, giudicata divisiva dall’ala dei Lakers, con conseguente raffica di tweet del primo circa la scarsa intelligenza del secondo.

In Italia, dato che il baseball non se lo fila nessuno o quasi, credo che i nostri giocatori anche se vincenti e tra i più vincenti che ci siano, almeno in Europa, non corrono alcun rischio di diventare dei vettori politici di qual si voglia colore.

Il nostro sport, per quanto dotato di una Federazione, dove ovviamente si fa anche politica, non rischia assolutamente di diventare lo sponsor politico per qualsivoglia candidato a qualsivoglia carica istituzionale … ma mi domando se questo sia o meno un bene e non sia invece l’ennesima conferma della nostra inconsistenza. Ma forse è meglio così e chissà se in Turchia si gioca a baseball …

Foto Gazzetta.it

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Allegra Giuffredi

Nata a Parma quarantaquattro anni fa e bolognese d’adozione da più di venti, è laureata in Scienze Politiche e lavora come funzionario pubblico. Appassionata di baseball, segue la Fortitudo da una decina d’anni e da sette scrive su “Fuoricampo”, ossia sul notiziario della Fortitudo Baseball, articoli di costume su tutto ciò che contorna il mondo del “batti e corri”. Segue anche la MLB e in special modo la squadra dei Chicago Cubs, sulla quale spesso si intrattiene con aneddoti ed altre amenità.