L’Italia era nel mio destino… di Lenny Randle

Pubblicato il mar 10 2012 - 11:00am by Lenny Randle

Se devo parlare dell’Italia, del baseball italiano e delle persone che ho incontrato quando venni in quello splendido paese lo faccio con grande gioia, perché l’Italia era nel mio destino. Probabilmente sono venuto a giocare lì perché il mio maestro, a scuola, ci parlava sempre di quando era un marines e sbarcò con il suo plotone a Nettuno per liberare l’Italia dalle truppe naziste di Hitler. Mr Freeman, così si chiamava il mio maestro, raccontava in classe di quanto era bello giocare a baseball a Nettuno quando la guerra era finita. La cordialità delle persone che incontrò, quanto era buono il cibo italiano. Diceva Mr.Freeman, il migliore del pianeta. Dalle parole del mio maestro conobbi quindi per la prima volta nella mia vita la città di Nettuno.

Poi un giorno, avevo nove anni, incontrai Joe Di Maggio. Si, proprio il mitico Di Maggio che mi disse che un giorno io avrei giocato a baseball in Italia. Era il 1983 e tutto si avverò. Da allora l’Italia, gli italiani, il vostro baseball sono “rock in my heart forever”. Mi è piaciuto così tanto vivere e giocare a baseball in Italia che ho anche scritto un libro su quella esperienza. Nettuno, e poi Bologna, ma anche Milano, Verona, Parma e Grosseto, tutte città che ricordo sempre con affetto. Gli amici che lì ho trovato e che sono ancora oggi nel mio cuore, come Tony Lonero, Maurizio Camusi e grandi giocatori che ho incontrato, come Roberto Bianchi e quello che io definisco l’MVP del baseball italiano, il grande Beppe Carelli.
Poi non potrò mai dimenticare i Ragazzi del Bronx, quello splendido gruppo di tifosi che stavano sempre vicino alla squadra. Dopo il Nettuno andai a Bologna, altro segno del destino? Si, visto che a distanza di tanti anni mio nipote, Tyus Edney, ha giocato a pallacanestro con la squadra di Bologna.
Chissà che il destino non mi porti ancora in Italia, magari per vedere giocare mio figlio Bradley Randle con la casacca del Nettuno.

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  1. Pietro Folesani 13 marzo 2012 at 08:51 -

    E noi come potremmo dimenticare la gioia dei nostri figli nel vedere quella fantastica”pantera rosa”sulle basi!!!