Il leggendario Rino…

Pubblicato il Mar 4 2019 - 9:25pm by Allegra Giuffredi

Ho saputo un po’ in ritardo della morte di Cesare “Rino” Zangheri e proprio dalle colonne di Baseballmania, dove spiccava la sua foto sorridente attorniato da altrettanti faccioni sorridenti come quello del giovane Sindaco Andrea Gnassi, ben felice di avere una squadra vincente nella sua Rimini.

Dire che mi è dispiaciuto è dire poco, perché con Zangheri muore davvero un bel pezzo di baseball e ancor di più penso che a suo tempo abbia fatto benissimo a lasciare la presidenza attiva del Rimini baseball per affidare la squadra al giovane Pillisio.

Così come fino a poco tempo fa si restava ancorati alla propria realtà locale, dovunque fosse, adesso invece ci si sposta di qua e di là, un po’ all’americana e chissà che non ci sia anche lo spostamento di intere società da una parte all’altra dello Stivale, del resto, rilevare il titolo sportivo si può fare e quindi ci siamo vicini.

Chissà cosa ne penserebbe Zangheri.

Non l’ho mai conosciuto e quindi ne conosco solo la fama e l’attaccamento alla sua squadra, il Rimini che ha sempre seguito ed animato ed in cui ha creduto fino in fondo.

Ha lasciato in gloria, al massimo della fama, nel 2017, dopo la vittoria di uno scudetto a discapito proprio della mia Effe, alimentando così un “quid” di leggendario, come solo i grandi sanno fare e di cui gli ho dato e darò sempre atto.

Ogni anno che passa si porta via una parte importante del nostro amato sport, ma ognuna di loro ci lascia un’eredità unica che si chiama passione.

Solo la passione, quella vera può spingere una persona a sostenere una squadra per quarant’anni e credo che Zangheri l’abbia fatto sostenendo il Rimini in ogni modo possibile e per quella che è stata la mia magra esperienza, il mio ricordo di Rino Zangheri è quello di lui, seduto nel dugout, durante una partita contro il San Marino, che andai a vedere, per carenza di baseball personale in un anno non particolarmente fortunato per la Fortitudo.

Zangheri era tutt’uno con la panchina e sembrava una figura mitologica, andata a dar manforte psicologica alla squadra e di cui tutto lo stadio parlava: Zangheri era lì e come un totem seguiva la partita e nessuno osava disturbarlo, anche se tutti sapevano che lui c’era.

Questo episodio mi ha detto molto della persona, ma credo che fosse anche molto, ma molto più umano dell’aurea mitica che gli hanno costruito addosso.

Non ricordo da parte sua, almeno recentemente, una polemica una, di quelle sterili, cattive e fini a sé stesse che invece alimentano spesso il nostro sport.

E allora c’è poco da fare, recuperiamo lo spirito di Zangheri e auguriamogli buon viaggio e come sempre in queste occasioni: che la terra gli sia lieve. Go Rino!

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Allegra Giuffredi

Nata a Parma quarantaquattro anni fa e bolognese d’adozione da più di venti, è laureata in Scienze Politiche e lavora come funzionario pubblico. Appassionata di baseball, segue la Fortitudo da una decina d’anni e da sette scrive su “Fuoricampo”, ossia sul notiziario della Fortitudo Baseball, articoli di costume su tutto ciò che contorna il mondo del “batti e corri”. Segue anche la MLB e in special modo la squadra dei Chicago Cubs, sulla quale spesso si intrattiene con aneddoti ed altre amenità.