Gigi Cameroni…

Pubblicato il Ott 23 2017 - 10:12am by Allegra Giuffredi

Pochi giorni fa mi trovavo in chiacchiere, come si dice con Marcello Perich (1939) e siccome gli stavo raccontando della recente comparsata TV su Rai 1, dei Pirati riminesi, il buon Marcello si è ricordato di quando diversi anni fa, Gigi Cameroni (1932 – 2006) andò anch’egli in TV, da Mike Bongiorno (1924 – 2009) portando con sé un bel po’ di mazze e tante palle da baseball da regalare ad una squadra amatoriale, composta da ragazzini.

Che bei tempi! All’epoca il baseball era evidentemente ancora assai popolare e poteva dispensare materiali a “mani basse”, ma quello che mi ha fatto piacere è stato riesumare il ricordo di Cameroni, ossia di uno dei più grandi giocatori italiani di baseball. E mi piace pensare che quando Cameroni andò dal Signor Mike, probabilmente, ricordò i suoi esordi, nel 1947, con il Leo Baseball, squadra di liceali da cui poi approdò al Milano e a Milano, in special modo con la Europhone, ha giocato fino al 1971, quando si ritirò dal “gioco, giocato”, dopo aver vinto otto scudetti, tre Coppe dei Campioni ed aver disputato in totale 381 partite.

In nazionale Cameroni ha esordito nel 1952 ed ha collezionato 61 presenze in azzurro come giocatore, e sette stagioni da tecnico; ha vinto sette Oscar del baseball (tre come ricevitore, quattro come allenatore) ed è nella ‘Hall of fame’ del baseball italiano. Personaggio carismatico, ha lasciato un gran bel ricordo e un gran vuoto nel mondo del baseball, di cui fu anche e fino all’ultimo, allenatore con Bollate, Juventus, Lodi, Cus Genova e Sanremo.

Per ricordarlo ancora una volta mi piace riportare le parole di Faso, bassista del Gruppo musicale “Elio e le Storie Tese” e del giornalista del Giornale, Elia Pagnoni, che così ne parlavano.

Diceva Faso: “Credo che Milano dovrebbe fare di più per onorare la memoria di Gigi Cameroni, un simbolo di questo sport, un grande uomo, dal quale ho avuto la fortuna di essere allenato quando giocavo in Serie B. Venne da noi perché si era appassionato al lavoro che stavamo facendo per promuovere il baseball. Ricordo distintamente una scena incredibile di lui, malato di tumore, che viene in campo con la valigetta dalla quale esce il tubo del catetere, la appoggia per terra e, come se nulla fosse, si mette a lanciare le palline per allenare i ragazzi! Mi commuovo ancora adesso a pensarci…”, mentre Pagnoni, in un ipotetico dialogo aggiungeva: “Voleva sempre la casacca numero 7, credeva nell’influsso positivo dell’arcobaleno, faceva la danza della pioggia quando voleva far sospendere le partite, allenava i suoi sparando negli altoparlanti le urla del pubblico di Nettuno per abituarli alla bolgia del campo più caldo d’Italia. Il baseball italiano non ha perso solo uno dei suoi più grandi giocatori e allenatori, ha perso l’unico personaggio che ha saputo farsi conoscere anche oltre il nono inning”.

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Allegra Giuffredi

Nata a Parma quarantaquattro anni fa e bolognese d’adozione da più di venti, è laureata in Scienze Politiche e lavora come funzionario pubblico. Appassionata di baseball, segue la Fortitudo da una decina d’anni e da sette scrive su “Fuoricampo”, ossia sul notiziario della Fortitudo Baseball, articoli di costume su tutto ciò che contorna il mondo del “batti e corri”. Segue anche la MLB e in special modo la squadra dei Chicago Cubs, sulla quale spesso si intrattiene con aneddoti ed altre amenità.