Spaccato semiserio del genitore da stadio

Pubblicato il feb 24 2015 - 7:08pm by Massimo Baldazzi

In attesa che la stagione entri nel vivo, vorrei divertirmi nell’esaminare le tipologie di “genitori da stadio”, in cui bene o male ci riconosceremo tutti e che è facilissimo incontrare sui vari diamanti d’Italia, in special modo, durante le manifestazioni più importanti, come tornei regionali, finali scudetto o competizioni internazionali. Sarà divertente ma anche interessante, farci quattro risate, ricordando aneddoti e situazioni che davvero confermano quanto andrò ad analizzare. Questo certo senza voler in alcun modo condannare tutti quei genitori che pazientemente sabato dopo sabato, domenica dopo domenica si sacrificano per accompagnare e incitare i propri figli sia agli allenamenti settimanali che alle partite di campionato, di cui io sono il capostipite! Sono più che convinto che il loro ruolo sia fondamentale e insostituibile nella scelta e nella pratica sportiva del ragazzo. Non bisogna mai dimenticare infatti il ruolo centrale di mamma e papà nella formazione del carattere del proprio figlio e che il loro esempio può diventare un pratico insegnamento di vita. Proprio per questo voglio sottolineare quei comportamenti che non aiutano la crescita dei ragazzi, ma piuttosto vanificano la loro passione per il “vecchio gioco” e, soprattutto, costituiscono un pessimo modello educativo. Il baseball è senza dubbio il più bello degli sport, e come tutti gli sport, a mio avviso, dovrebbe essere vissuto come ulteriore strumento di formazione e non solo come una competizione estrema che ne escluda l’elemento ludico e gioioso. Per di più dovrebbe essere insegnato che il risultato e la competizione tra compagni e/o avversari è importante quanto l’impegno e il divertimento. Talvolta tutto questo viene perso di vista, e le conseguenze possono essere anche molto preoccupanti: lo stare in diamante per una partita o anche più semplicemente per una seduta di BP, si tramuta in stress e come tutte le attività stressanti è vissuto come un incubo da cui fuggire.

Il genitore coach!

Il genitore coach è facilmente riconoscibile: per tutta la partita urla consigli tecnici, sia al figlio che ai compagni di squadra: “Alza le mani! Non girare la testa! Guarda la palla! Piegati di più! Vai più avanti! Vai più a sinistra!”, e chi più ne ha più ne metta. È fermamente convinto che tutto andrebbe meglio se le operazioni sul campo fossero dirette da lui, visto che l’altro (il coach reale), ovviamente, è senza dubbio un incompetente. Per questo genitore il risultato, in special modo la prestazione del proprio figlio, è tutto; se si vince il merito è dei ragazzi, ma guai a perdere, perché in tal caso la colpa è tutta e solo del manager! Le critiche mosse all’allenatore passano spesso il limite, e a casa, prima e dopo la partita, dispensa al proprio figlio, ottimi consigli da mettere in pratica anche contro il volere dell’allenatore. Il genitore mister non aiuta il figlio a imparare a rispettare le scelte tecniche del manager esautorandolo da un ruolo che oltre che sportivo, potrebbe diventare per il giovane un ulteriore modello educativo da cui prendere esempio e di cui fidarsi. Questa possibilità viene negata dalle pesanti critiche del genitore che forse non accetta di essere relegato solo nel ruolo di spettatore. Per di più se il ragazzino non impara ad accettare le decisioni del manager proseguendo la carriera sportiva incontrerà sempre più difficoltà.

Il genitore strillone!

Il genitore strillone è forse quello più comune da incontrare sui diamanti, specie alle nostre latitudini, segue la maggior parte della partita in piedi, le sue urla sono di vario genere e rivolte a persone diverse: principalmente verso l’arbitro o il manager degli avversari, che vengono apostrofati con i peggiori epiteti, ma in alcune occasioni ad essere colpito potrebbe anche essere un ragazzino dell’altra squadra! Non è dotato del senso della misura, né dell’autocontrollo e un’altissima percentuale delle sue parole sono irripetibili e terribilmente offensive, e spesso se la prende anche con le madri o le mogli degli arbitri. Questo tipo di genitore non fa differenza tra sport professionistico e giovanile e inoltre, spesso, ha un carattere piuttosto litigioso, e se contraddetto tende ad aggredire. Il genitore strillone insegna al figlio a non rispettare l’avversario, le tifoserie e gli arbitri, attaccati sia dal punto di vista sportivo sia sul piano personale. L’insulto diventa così la norma. In questo modo viene persa di vista la finalità del gioco e più in generale dell’attività sportiva. La rabbia del genitore investe anche il figlio e non gli permette di apprezzare le qualità dell’avversario e di vivere con serenità il momento agonistico. Il rischio maggiore è che il ragazzino apprenda che è giusto offendere gli altri, perdere l’autocontrollo e diventare litigiosi e aggressivi. E soprattutto che anche gli arbitri possono sbagliare e quando accade sono in buona fede.

Il genitore fanatico!

Il genitore fanatico spicca tra gli altri genitori per lo stile impeccabile dell’abbigliamento, anche il figlio di conseguenza si individua facilmente e avendo una divisa fornita dalla società lo si riconosce dagli scarpini, più di un paio a stagione, in base ai ritrovati tecnici e all’abbinamento di colori e dagli accessori, il guanto, il bastone, la borsa e ovviamente i vestiti pre e post game. Un’altra sua fissazione è per il peso corporeo del figlio, ogni aumento è visto come un’infrazione terribile a cui porre rimedio il più rapidamente possibile. Il genitore fanatico trasmette al figlio la falsa convinzione che l’aspetto esteriore sia determinante nel relazionarsi agli altri e fondamentale anche nello sport. Un tale atteggiamento può portare il ragazzo a emarginare i compagni, e più in generale le persone, che per scelta o per necessità non comprano capi e accessori firmati e costosi. In particolare è necessario essere prudenti nel controllo della dieta e proprio per questo l’attività fisica a questa età dovrebbe essere vissuta come un momento ricreativo e non come privazione di altre gioie come una succulenta merenda “vietata”!

Il genitore del fenomeno!

Il genitore del fenomeno è quello che parla del proprio figlio come se fosse il nuovo Derek Jeter o A-Rod. Non importa se veramente il ragazzino sia un campione, lo è agli occhi del genitore e per questo deve esserlo anche a quelli degli altri, inizialmente la disamina sul suo “campione” parte con toni smorzati, quasi critici, ma poi in crescendo l’ego del genitore cresce a dismisura. Per questo non capirà mai quando e perché dovrà essere sostituito, o, peggio ancora, quando starà soltanto seduto nel dugout. In qualunque frangente della gara ossessiona gli altri genitori con le prodezze del figlio, ed elogi interminabili. Il sogno di questo genitore è quello di vedere il figlio, un giorno, con i colori della nazionale e se non in grande lega, quantomeno in IBL! A volte tale desiderio nasce da una sua delusione personale, per non essere riuscito lui stesso nel suo passato a raggiungere tali traguardi. Traguardi che il figlio sarà costretto ad assumersi per cancellare il suo rimpianto. Il genitore del fenomeno tende a perdere di vista la realtà, caricando il figlio del peso delle sue aspettative, facendolo credere davvero un campione e correndo così il rischio di rimanere deluso davanti alla dura realtà. E semmai dovesse invece avere realmente delle doti particolarmente sviluppate, il suo atteggiamento sarebbe comunque sbagliato: convinto di aver già raggiunto la perfezione difficilmente si metterebbe in discussione e si impegnerebbe per migliorarsi. Inoltre la sua convinzione di essere il migliore non gli farà capire l’importanza del gruppo e della squadra anche in uno sport come il baseball erroneamente definito “non di squadra”!

Potrei continuare per ore solamente concentrandomi un po’ nel ricordare gli avvenimenti degli scorsi anni, ma credo che a questo punto si sia capito cosa voglia dire “genitori da stadio” Spero che nessuno si senta offeso, ed io in prima persona, hi hi, dall’ironia con cui ho pensato e scritto queste righe. Voglio però concludere elencando le caratteristiche tipiche del GENITORE IDEALE, confidando che la maggior parte di voi si riconosca in quest’ultima descrizione.

Il genitore ideale!

Il genitore ideale è quello che vede lo sport come momento educativo, formativo e di aggregazione. Asseconda i gusti e le passioni del figlio, lo incita e ne apprezza e valorizza l’impegno e la sana competizione agonistica a prescindere dai risultati ottenuti. Quando fa un errore, prende un “kappa” di troppo, lo rassicura e lo sprona a non abbattersi ma a reagire e a cercare di migliorarsi senza mai metterlo in difficoltà con paragoni inopportuni, o false illusioni che prefigurano disegni del manager contro di lui; e che, anzi, gli ricorda che soltanto dall’impegno costante può nascere la giusta competitività con i compagni, capace di mettere in difficoltà il manager nelle sue scelte. È consapevole che arbitro, allenatore, avversari e compagni sono umani e per questo possono sbagliare. Insegna ad ammirare il lavoro degli altri e a rispettarlo. Spiega il valore dello sport come impegno, divertimento, passione e occasione di nuove conoscenze. Evita di caricare il figlio delle proprie aspettative, non gli impone risultati o obiettivi e non basa il suo rapporto con lui a seconda dei successi ottenuti. Valorizza il gioco di squadra e l’importanza del team, dell’allenatore e dell’intesa e il rispetto con lui e con i compagni. Se il figlio ha effettivamente delle capacità sportive ne è orgoglioso ma non le ostenta eccessivamente e lo educa a essere modesto e a stimare gli altri indipendentemente dalle loro capacità. So che tutto questo, spesso sarà difficile da attuare, ma ricordiamoci che noi siamo da esempio per loro, e trasmettendogli questi valori possiamo fargli vincere la partita più importante, quella con la Vita!