Uno dei padri del Softball, Baseball e Basket italiano.

Pubblicato il Nov 16 2021 - 7:37pm by Massimo Moretti

Pioniere di sport e apostolo di pace, questo il titolo di un vecchio giornale e che riassume perfettamente la vita e le gesta di Guido Graziani, la giusta rappresentazione di questo vulcanico e fervido uomo del ‘900, sempre in movimento tra diverse iniziative, dalla presidenza della Lega Italiana Softball alla traduzione delle regole del basket, decorato con varie onorificenze: Cavaliere delle Repubblica, Stella d’argento al Merito Sportivo, medaglia al valore civile, amante dell’arte, guida ai Musei Vaticani, impegnato in diverse attività sociali.

Ringrazio Raffaella e Luisa Graziani che ci hanno aperto il loro armadio dei ricordi e di foto e di scritti di Guido Graziani.

Di che cosa andava fiero vostro nonno Guido, del suo immenso lavoro di pioniere sportivo?

Il caro nonno Guido ha sempre considerato lo sport come un elemento imprescindibile nella formazione complessiva di una persona,( spirito-mente-corpo) considerando lo sport non solo come esercizio fisico ma valorizzandone i valori impliciti come la disciplina, la lealtà, la sana competizione come strumenti di formazione e di crescita. Sicuramente motivo di grande orgoglio per lui fu introdurre in un paese come l’Italia degli sport sconosciuti all’epoca quali il basket, il softball ed il baseball come forme di aggregazione per i giovani a cui dedicò sotto vari aspetti gran parte della sua vita. Bisogna fare comunque una doverosa premessa. Nonno grazie a numerose borse di studio ha potuto conseguire due lauree: una in educazione fisica, e l’altra in sociologia e psicologia presso lo Springfield College in USA dove nel 1891 James Naismith inventò il gioco del Basket presso una palestra dello stesso college. L’impegno sportivo di nonno si può dividere in due momenti importanti : dal 1919 al 1945 le sue energie sono state dedicate quasi esclusivamente al basket. Tradusse le regole della pallacanestro nel 1919 dall’inglese all’italiano, e successivamente formò le prime squadre ed organizzò i primi campionati Italiani. Nel 1936 gli venne dato il compito di allenare e portare la squadra della nazionale Italiana di basket alle Olimpiadi di Berlino dove ci posizionammo al settimo posto (non male come prima olimpiade!) . Successivamente fù nominato presidente reggente della FIP (1946). A questo punto nonno ritenne che il basket potesse camminare da solo e quindi nell’immediato dopoguerra concentrò le sue energie nel softball e nel baseball. Erano sport praticati dalle truppe americane ed essenzialmente all’aperto. In particolare questi sport gli sembrarono, in assenza di strutture idonee e di fondi economici, particolarmente adatti a radunare giovani abbandonati a sé stessi.

Riassumendo l’impegno per il softball e per il baseball lo assorbono nell’immediato dopo guerra. Nonno Guido può essere considerato quindi un pioniere di questi sport sopracitati ma è da sottolineare che egli era un amante di tutti gli sport, praticati in famiglia da tutti e 3 i suoi figli e dai suoi sette nipoti. Altro motivo di grande orgoglio per nostro nonno fu l’incarico di redigere il nuovo programma di Educazione Fisica per tutte le scuole d’Italia di ogni ordine e grado ricevuto dal Ministero della Pubblica Istruzione nel 1946. La caratteristica preponderante di nonno è stata sempre quella di porsi e raggiungere degli obiettivi molto sfidanti!

Quanti aneddoti sull’epopea del baseball italiano in quel di Nettuno dove era praticamente di casa?

L’avventura di Nonno Guido inizia con il softball da lui definito un baseball di “tono minore”, sport di grande attrazione in quanto il gioco preferito dai soldati americani. Il primo ostacolo da affrontare fu sicuramente quello dell’attrezzatura e dei materiali, risolto grazie ad un suo intervento presso la Croce Rossa Americana, le cui ingenti donazioni riguardarono un pò tutti gli sport e furono distribuiti al CONI, alle parrocchie, alle chiese e  organizzazioni varie. La prima partita di softball si svolse all’Acqua Acetosa. Inizialmente le difficoltà furono numerose in quanto si trattava di un gioco non solo nuovo ma molto diverso da quelli comunemente praticati e quindi di difficile comprensione. Tradusse e fece stampare le regole in italiano ed organizzò i primi corsi per la formazione dei tecnici. Fu un’impresa titanica e svolta da nostro nonno con il consueto entusiasmo e a titolo completamente gratuito!

Nel giro di tre anni in Italia si contavano solo a Roma più di 50 squadre e altrettante in tutta Italia. Il suo progetto era quello di farne uno sport di massa e questo si verificò in particolare a Nettuno dove il Principe Steno Borghese, entusiasta, fece addirittura costruire nel giardino della sua villa il primo campo di softball poi diventato baseball in Italia. I ragazzini di Nettuno giocavano a softball per le strade. Nonno considerava il softball una splendida introduzione tecnica al baseball; sognava la formazione di migliaia di squadre di softball che dessero vita a centinaia di squadre di baseball. Quindi vedeva necessariamente il softball come propedeutico al baseball.

Questa sua visione fu contrastata da un italoamericano Max Ott il quale riteneva il softball un gioco da “signorine” esortando di passare direttamente al baseball. Nonno che nel frattempo era diventato Presidente della Lega Italiana di Softball piuttosto che ingaggiare una lotta che l’avrebbe distolto dalle numerose attività in cui era impegnato preferì dimettersi e lasciare l’incarico al Principe Borghese che diventò successivamente il Presidente della Lega di di Baseball. Il suo obiettivo era stato comunque raggiunto: aveva aiutato migliaia di giovani togliendoli dalla strada.

Dalla sua biografia traspare una mente organizzativa fuori dal comune quante attività ha sviluppato ?

Da sempre consideratosi “cittadino del mondo” o “uomo senza frontiere” aveva qualità organizzative fuori dal comune. Nato nel 1896, in grado di parlare correttamente 4 lingue (italiano, inglese, spagnolo, francese e un pò di tedesco) emigrato in giovane età per motivi di studio negli USA, ha dedicato la sua vita a numerosissime iniziative non solo nel campo dello sport ma anche nel campo umanitario e della scuola. Considerando il periodo in cui è vissuto, nel corso della sua vita è riuscito a creare una fitta rete di contatti in tutti i continenti quando ancora il telefono era un privilegio di pochi. Lo ricordiamo ore ed ore a scrivere a macchina infinite lettere indirizzate alle persone delle più disparate classi sociali, l’importante era riuscire a raggiungere i suoi obiettivi. Tra le tante attività possiamo ricordarne le più significative: fonda l’YMCA di Roma di cui diventa Presidente, Diventa Presidente del Servizio Civile Internazionale, Delegato dell’Associazione EIP per l’ Italia (Ecole Instrument de paix avente sede a Ginevra) che oggi raccoglie 1060 scuole associate, collabora allo sviluppo del MIR (Movimento Internazionale per la Riconciliazione), organizza insieme ad Aldo Capitini la marcia per la pace ad Assisi, patrocina un’opera di volontariato agricolo in Sierra Leone per quasi un decennio, svolge attività di assistenza ai giovani delinquenti nelle carceri ecc.;.Si definiva Cristiano ponendo però tutte le religioni di popoli e culture diverse  sullo stesso piano poiché vi e un unico e solo Dio per tutti e soprattutto siamo tutti uguali davanti a Lui.

Cosa rimane del suo lavoro nei giorni nostri?

Definirei nostro nonno non solo un pioniere dello sport ma un vero e proprio visionario e molti dei temi da lui affrontati sono oggi più che mai attuali. Basta pensare all’opera di volontariato in Sierra Leone quando ancora il problema degli emigranti era inesistente (infatti lui pensava che i popoli in difficoltà andavano aiutati nella loro terra d’origine) e allo sviluppo della EIP cioè della scuola intesa come luogo di formazione della persone e del cittadino di domani ( nonno dava una grande importanza all’educazione fisica e civica), allo sport come momento di aggregazione e come strumento di salvezza dei giovani dai pericoli della strada. Più volte è stata definita una personalità “Bianca”, quindi un valido esempio purtroppo raro ai giorni nostri dove i fini personali ed economici prevalgono su qualsiasi altra cosa. Per noi nipoti è stato un vero esempio, nonno premuroso e affettuoso. Chiudiamo ricordando nostra Nonna Giulia, perché tutto ciò che ha fatto Nonno Guido è stato possibile anche grazie a lei non solo moglie e madre di 3 figli maschi, che lo ha sostenuto sempre in tutte le sue iniziative ed imprese.

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Massimo Moretti

Nato nel 1973....aspettando da troppo tempo lo scudetto. Semplice appassionato di baseball come tutti quelli che vivono nella città del Tridente. Ottima prima base nei tempi (mio giudizio) protagonista assoluto in una partita con la maglia dei Ragazzi del Nettuno B.C. contro gli americani della base Nato di Napoli (ho le prove ed i testimoni). Vanto una presenza al piatto con la maglia del Baseball Club Rovigo in serie C nono inning uomo in base sotto 3 a 1 in quel di Poviglio strike out senza gloria. Ho provato la scalata nelle Minors come da foto profilo ma senza successo.

2 Commenti Unisciti anche tu alla conversazione!

  1. camillo palma 16 Novembre 2021 at 21:36 -

    Sicuramente un modello per il nostro tempo, bellissimo racconto di una persona straordinaria, e con tutte le difficoltà dell’epoca, e nella ultima sesta riga con alcune parole si traccia il profilo di questa stupenda persona.

    • Raffaella 17 Novembre 2021 at 11:09 -

      GRAZIE DI CUORE❤