Uno, Nettuno e centomila…

Pubblicato il Mag 1 2017 - 7:18pm by Allegra Giuffredi

Non so se è capitato anche a voi, ma da qualche anno va di moda alzarsi la mattina e fondare nuovi movimenti.

Non vi sta bene questo o quello? No problem! Fondate il vostro movimento: culturale, politico, artistico e magari anche sportivo.

Il baseball non fa eccezione, infatti questo trend lo si vede col Nettuno, di cui circolano diverse edizioni. Un po’ di anni fa ve ne fu una addirittura che oggi potrebbe risiedere tra i fake , spuntata chissà come e perché e che avrebbe dovuto giocare una fantomatica partita, mi sembra in Toscana, ma potrei sbagliare sul luogo, quindi mi fermo qui.

Forse fu una goliardata, ma piuttosto spiacevole, così come assai spiacevole e da parecchio tempo è la diatriba tra le diverse espressioni del baseball made in Nettuno.

In IBL gioca il Nettuno Baseball City, mentre in A federale gioca il “Nettuno della Stella”, ossia il Città di Nettuno del Presidente Fortini, cioè quello che per tutti è il Nettuno originale … Beh, nella terra felsinea del Nettuno del Gianbologna, che invito tutti a visitare, dato anche il recente restauro, quando si è palesato l’altro Nettuno, quello dell’IBL, dopo una prima manifesta giocata ad una temperatura impossibile, con una umidità da paura, nello scontro successivo, a parte il risultato, positivo per i nettunesi, di ciò che vuol dire “essere Nettuno” a Bologna è rimasto poco, o per meglio dire il solito antipatico cliché. Perché a Bologna il tifo nettunese e l’ambiente nettunese rievocano solo cattiveria e non solo quella sana e sportiva. L’incontro in sé è stato la fiera della cappella con reciproche cantonate difensive ed un minuetto della difesa del Nettuno davvero divertente, all’insegna del: “vada lei, che vado io” o del: “prego si accomodi …” che ha fatto davvero sbellicare gli autoctoni bolognesi, quando in pratica la palla è piombata a terra tra almeno tre giocatori … Parlare di questa annosa vicenda, però, devo dirvelo, per me è come camminare sulle uova, perché possiamo sfotterci quanto ci pare, ma avere così tante versioni del Nettuno è un’assurdità.

La ripresa del baseball passa anche dall’unità del litorale laziale, che storicamente vede un solo Nettuno, quindi spero davvero che, dopo Milano, anche lì vi sia un’opera di mediazione di Marcon, con una Camp David de noartri, che porti insomma ad una fusione e quindi ad un Nettuno unico, perché anche il tifo ne gioverebbe.

Durante la prima partita contro Nettuno, quella vinta dalla Effe e giocata al freddo e al gelo, infatti, sentivo, al calduccio casalingo, i commenti del radiocronista Fabio Strazziari di Bologna, che io apprezzo particolarmente, sia per la voce roca e assai radiofonica, sia per la simpatica mole brizzolata e tra questi alcuni commenti con i quali non concordo per niente, perché secondo me le grandi piazze e Nettuno è tra queste, non possono portare poca gente allo stadio: le grandi piazze come Milano e quindi Grosseto e compagnia bella porteranno spettatori su spettatori, l’importante è che il baseball compatto, torni di moda! Ronchi dei Legionari è importante, Godo è importante, Paternò è importante, Avigliana è importante e Grosseto, Milano e Nettuno? Pure!! da tutte queste piazze pubblico ce n’è e ce ne sarebbe tanto, mentre a San Marino i tifosi li conti davvero col lanternino, ma mentre il ricco San Marino del grande Nanni è in IBL, il Nettuno della Stella, con la sua grande tifoseria è in A federale … quindi, ci sarà ben qualcosa che non torna, o no?

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Allegra Giuffredi

Nata a Parma quarantaquattro anni fa e bolognese d’adozione da più di venti, è laureata in Scienze Politiche e lavora come funzionario pubblico. Appassionata di baseball, segue la Fortitudo da una decina d’anni e da sette scrive su “Fuoricampo”, ossia sul notiziario della Fortitudo Baseball, articoli di costume su tutto ciò che contorna il mondo del “batti e corri”. Segue anche la MLB e in special modo la squadra dei Chicago Cubs, sulla quale spesso si intrattiene con aneddoti ed altre amenità.

8 Commenti Unisciti anche tu alla conversazione!

  1. fabio 1 maggio 2017 at 22:12 -

    Ti ringrazio Allegra per le belle parole sul sottoscritto.
    Quando si parlava di Milano o Roma si parlalva di grandi città,non di grandi piazze.
    Nettuno e Grosseto sono storicamente grandi piazze del baseball,ma il discorso di MIlano e di Roma era inteso come metropoli.Purtroppo sono anni che il batti e corri non interessa più alle metropoli e questo è un dato di fatto.
    Poi spererei anch’io di vedere a Milano e Roma una squadra in IBl con grande seguito,ma penso sia impossibile in questo momento.
    A Bologna lo sai com’è l’attuale situazione;il baseball non è lo sport principale come in altre piazze in più il freddo primaverile del Falchi è micidiale (col Nettuno era bestiale!). Mi auguro che vengano prese sempre più iniziative per riportare la gente sugli spalti,ma ci vuole tempo e,soprattutto,un grande lavoro alla base.Su S.Marino…è una piccola Repubblica…è un caso abbastanza a parte.Mi auguro che piazze come Rimini e Bologna con un maggior bacino d’utenza possano aumentare il numero degli spettatori cpsì come ho visto a Sesto Fiorentino ed anche a Novara dove il Pres.Pillisio sta facendo un ottimo lavoro promozionale.

  2. Ezio Cardea
    Ezio Cardea 2 maggio 2017 at 11:37 -

    Roma e Milano sono grandi città e grandi piazze anche per il baseball.
    In particolare Milano (parlo di Milano solo perché vi sono nato e vissuto e tuttora vi risiedo) ha visto nascere la prima squadra di baseball italiana e negli anni ’50 schierava in prima serie ben 4 squadre!
    E’ un vanto che nessun’altra “piazza” può … vantare anche se a Milano il pubblico non ha mai raggiunto le punte toccate a Nettuno, Bologna e Parma o Grosseto.
    Il baseball, accompagnato dai marchi di grandi industrie italiane (Pirelli, Maglierie Ragno, Europhon, GBC, Noalex, Standa, etc.) si è poi polarizzato sulle due più importanti società, Cus Milano e Libertas Inter, protagoniste dei campionati fino ai primi anni ’70.
    Credo quindi che anche di Milano si possa parlare di “grandi piazze”. Ora solo potenzialmente.
    Perché tutto è finito?
    La ragione più importante sta nel voltafaccia della Gazzetta dello Sport, di Tuttosport e del Corriere dello Sport che, oltre ad essere testate a tiratura nazionale, per Milano, Roma e Torino sono praticamente la stampa “locale”: un quarto di foglio e spesso anche mezzo foglio tra le prime pagine (non a pagamento!) accompagnavano tutta la stagione. Ma a partire dagli anni ’80 il baseball è finito silenziosamente nelle ultime pagine in spazi di pochi cmq!
    E’ stato quasi impossibile trovare sponsorizzazioni. Saltuariamente vi è riuscito il Milano ’46 che solo in questo modo riappariva in prima serie per poi sprofondare fino in serie C quando lo sponsor si ritirava.
    Nelle altre “grandi piazze” (e un po’ meno grandi città) il baseball è sopravvissuto grazie alla stampa “locale” il cui appoggio non è mai venuto meno.
    Ma ormai, con la mancanza di limiti all’ingaggio di stranieri, il mantenimento di una società di prima serie è diventato così costoso che nemmeno la stampa locale è più sufficiente trattenere le grandi aziende di un tempo: infatti molte società ai vertici ormai sono sostenute da mecenati (Zangheri, Pillisio, Tommasin, Fortini …) che si mettono a disposizione del baseball per passione e non certo per ritorni mediatici assolutamente inadeguati ai capitali impiegati, perché il baseball di prima serie si gioca un una zona molto limitata d’Italia con un riflesso mediatico che, a differenza di quando c’era l’appoggio dei quotidiani sportivi sopra menzionati, non va oltre quella zona.
    Ma i mecenati non sono numerosi quanto le grandi aziende e non si trovano dietro l’angolo …
    E’ bene che si rifletta su questo stato di cose: se restiamo visibili su una zona ristretta come l’attuale e siamo veicolati praticamente solo dalla stampa locale, sarà sempre più difficile trovare aziende disposte a sponsorizzare un baseball così costoso.

  3. Gianluca 2 maggio 2017 at 19:27 -

    Cattiveria e non solo quella sana e sportiva? Mi sembra che chi ha scritto questo articolo non c’è mai venuta a Nettuno. Qui si applaudono gli avversari e la cattiveria sta da qualche altra parte.

  4. Indovina 2 maggio 2017 at 19:48 -

    Non so adesso ma negli anni 70/80 fra giocatori e pubblico la cattiveria era di casa, magari la Giuffredi non c’è mai stata io si

  5. FRANCO LUDOVISI 2 maggio 2017 at 22:36 -

    Caro Ezio, anche la “piazza” di Bologna nel 1961 schierava nella massima serie quattro squadre (Fortitudo, Longbridge, Fiamme D’Oro e Bazzanese) così come nel 1959 le schierava la “piazza” di Milano (Cus, Leprotti, Pirelli e Inter). Lo dico solo per orgoglio cittadino.

    Signor Gianluca, se Allegra non è mai stata a Nettuno io invece ci sono stato diverse volte come giocatore e sono stato aggredito addirittura negli spogliatoi sotto la doccia: questo non mi è mai capitato in nessun’altra piazza d’Italia. E questo non è il solo caso che posso riportare.

  6. Indovina 3 maggio 2017 at 09:29 -

    Credi che non lo sappiano? Guarda le prime e ultime puntate del bar del baseball e ascolta attentamente quello che dicono gli ospiti

  7. Nicolò 5 maggio 2017 at 16:41 -

    Per me ha ragione da vendere Ezio Cardea quando sottolinea come il baseball a livelli alti sia diventato troppo oneroso rispetto alla copertura mediatica data dalla stampa (e dagli altri mezzi di comunicazione generalista), spesso anche da quella locale, e l’affluenza di pubblico alle partite.
    Mettiamocela via. O si fa affidamento sui patron mecenati oppure, per ottenere sponsorizzazioni importanti (con dei “rapporti” sostenibili, tipo 2 a 1), giustamente le aziende che investono richiedono un certo ritorno, quantomeno d’immagine e di esposizione mediatica, visto che nella logica aziendale la sponsorizzazione è principalmente una voce del cosiddetto “bilancio sociale”; ossia un reinvestire una parte dei proventi aziendali sul territorio dove l’azienda ha sede.

    Da qui, per me, le soluzioni sono due… Si investe seriamente, ed a livello nazionale, in una seria campagna di promozione dello sport (non solo nelle scuole, che va benissimo ma non basta) e dell’evento partita di baseball, cosa che al momento è lasciata alla pianificazione ed alla buona volontà delle singole società.

    Se proprio si vuol fare una lega professionistica per il baseball in Italia allora va ripreso, almeno per i primi anni, il modello americano della “single entity” dove c’è un ente centrale, la lega (o la federazione), che accentra tutti gli aspetti di gestione (proprietà delle squadre, contratti giocatori, sponsorizzazioni, gestione dei diritti, merchandising, etc). E sapete che sport ha seguito questa strategia di crescita per il proprio movimento?! Il calcio. E sapete dove?! Negli Stati Uniti, patria del baseball… L’esempio MLS, per me, è lampante.

    PS Sono cosciente che un “programma” del genere richiede un investimento importante in termini economici e di risorse, ma sono anche convinto che sia l’unica via.

  8. Ezio Cardea
    Ezio Cardea 5 maggio 2017 at 21:33 -

    Verissimo, Nicolò,
    però quella mossa era da farsi almeno trent’anni, fa quando il baseball era all’apice della sua notorietà in Italia ed attirava le sponsorizzazioni di fior fiore di aziende, grandi marchi di importanza nazionale ed internazionale! Solo le grandi potenzialità di quelle aziende, ormai allontanatesi dal baseball, avrebbero potuto mettere in campo le somme veramente importanti necessarie per quel tipo di progetto: il baseball era in crescita e probabilmente un bel trust si sarebbe potuto mettere assieme!