Una grande verità

Pubblicato il Feb 2 2019 - 10:22pm by Ezio Cardea

Juan Carlos Infante

Una grande verità trapela dalle parole di uno dei nostri migliori tecnici, Marco Nanni,  nella recente intervista fattagli da Maurizio Roveri http://www.baseballmania.eu/notizie/serie-a1/oggi-al-teseo-bondi-il-raduno-del-club-bolognese-tornato-nella-massima-serie-a-distanza-di-35-anni-il-manager-confida-il-suo-forte-desiderio-pu: la promozione nella massima serie in un campionato come questi degli ultimi due decenni comporta l’abbandono per strada di molti atleti che avrebbero meritato di vivere questa esperienza.

Nelle parole di Nanni emerge un filo di amarezza nonostante che, se non mi sbaglio, il gruppo di giocatori italiani della sua squadra trascinati in A1 sia ben nutrito, sicuramente più di alcune veterane del massimo campionato. Le sue non sono parole ad effetto o di scusa ipocrita nei confronti dei giocatori che ha dovuto abbandonare: se non ricordo male, già lo scorso anno il Castenaso avrebbe potuto partecipare al massimo campionato, ma proprio per limitare al massimo questa spiacevole esigenza Nanni, con l’accordo del General Manager del Castenaso, Massimo Bassi, ha deciso di accedervi quest’anno per avere più tempo per preparare e quindi portare in prima serie il maggior numero possibile di atleti del suo cast.

Da sempre, si sa, il passaggio alla serie superiore comporta l’abbandono di alcuni atleti:  alcuni perché non ritenuti suscettibili di miglioramento, altri invece, pur promettenti, per far posto a giocatori di comprovata esperienza. Nessuno sport sfugge a questa regola.

Le società neopromosse hanno tenuto questo comportamento giustificato dalla necessità di adeguarsi al più alto livello della serie appena conquistata, apportando un  contenuto e “fisiologico” mutamento ai roster: in tal modo nel massimo campionato è approdata una grande quantità di giocatori molti dei quali, alla verifica sul campo, hanno mostrato di essere veri campioni. E’ quindi emerso un notevole  numero di atleti di gran livello:  Glorioso, Cretis, Gandini, Rinaldi, Ceccaroli, Cabalisti, De Sanctis, Lercker, Bertoni, Corradini, Castelli, Carelli, Fochi, Cherubini, Masin, Bagialemani, Bianchi, Trinci, Liverziani … , e mi scuso con chi non cito perché la lista è lunghissima. Campioni che  per nulla sfigurerebbero nell’attuale massimo campionato.

Però, mano a mano che la Federazione allargava la possibilità da parte delle società di prima serie di dotarsi di stranieri, ASI o finti ASI (memorabile al riguardo di questi ultimi la dichiarazione  del Direttore sportivo della Fortitudo Bologna, Cristian Mura, in una intervista di Roveri dell’11/11/18), anche le neopromosse hanno dovuto adattarsi all’andazzo con la conseguente forte penalizzazione dei nostri vivai e il drastico calo numerico di atleti del calibro di quelli sopra nominati.

L’eccesso di tale andazzo ha raggiunto l’apice negli ultimi due decenni costringendo le neopromosse a sostituire quasi tutto il roster nell’illusione di rendersi competitive.

Da decenni, quindi, si disperde grandissima parte di quanto costruito, in fatto di atleti, dalle società. Il tutto con gravissimo danno per l’intero movimento non più nella situazione, un tempo ottimale, per far emergere  campioni “made in Italy”.

Ben vengano, quindi,  esclamazioni come quella di Nanni riportata da Maurizio Roveri a conclusione della sua intervista: “Pur di avere Ambrosino, sarei disposto a rinunciare ad uno straniero”.

Riflettano, Federazione e benpensanti, sulla necessità di rimuovere drasticamente e nel più breve tempo possibile questa situazione soffocante ed estremamente negativa cui il baseball italiano da troppo tempo è costretto. Il rimedio non sono le Accademie: queste possono solo perfezionare gli atleti  in possesso delle doti e dei requisiti necessari, ma la formazione e la verifica vanno fatte “dal vivo” ovvero dalla partecipazione al campionato del massimo livello. Il rimedio è costituito dall’ampliamento del luogo deputato alla vera maturazione di tanti “prospetti” che, altrimenti,  non hanno alcuna possibilità di emergere.

E chissà quanti tra loro, cui la situazione attuale nega questa opportunità, si sarebbero affermati come  veri campioni.

 

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Ezio Cardea

Nato a Milano il 9/12/1936, ha svolto attività come giocatore e come tecnico dal 1948 al 1980 partecipando ai campionati di prima serie dal ’55 al ’72, quasi sempre in società milanesi. Abbandonato il campo per impegni di lavoro, ha continuato a collaborare saltuariamente con società milanesi in supporto alle squadre giovanili e all'attività presso le scuole. A contato col baseball praticamente dal dopoguerra ai nostri giorni, ne conosce la sua evoluzione e ne ha evidenziato fin dal 1980 le criticità: prima fra tutte, a suo avviso, quella creatasi a causa della tendenza delle varie amministrazioni federali a potenziare il livello del campionato di punta fino a creare una frattura col resto del movimento, frattura insormontabile se non con l’'ingaggio di una forte percentuale di atleti d’oltre oceano.