Un sabato pomeriggio…

Pubblicato il Giu 22 2020 - 3:59pm by Allegra Giuffredi

In un sabato pomeriggio estivo può capitare che all’improvviso si senta una notifica di WhatsApp di Ezio Cardea in cui quest’anno si preannuncia lo sdoganamento dei soli 7 innings in A2.

Allo stordimento iniziale seguono tanti commenti che partono tutti da una domanda tanto semplice, quanto fondamentale: perché?

Per ridurre la durata della partita, mentre il probelma sono i tempi morti che nel nostro sport abbondano e che da anni si cerca di ridurre, al fine di ridurre la durata della partita stessa, perché ovunque e quindi dagli Usa all’Europa, passando dall’America centrale al Giappone e giù di lì, ormai da tempo si sa che per rendere più attrattivo il baseball, bisogna renderlo più veloce.

Del resto quando racconto ai miei amici e colleghi, rigorosamente ignoranti di baseball, che ho visto un incontro strepitoso, in Italia o all’estero della durata di almeno tre ore e che con gli extra innings, in caso di parità, che nel “batti e corri” non esiste, si possono tranquillamente sforare le quattro, se non di più,  c’è poco da fare, le reazioni sono sgomente,  quasi spaventate e c’è un bel da aggiungere che tra un inning l’altro si mangia, si parla e negli Usa si vedono filmati d’epoca, statistiche, e non ci si annoia.

Non c’è verso: la durata dei match di baseball è tale da allontanare chiunque che non sia folgorato dal gioco e quindi dal tifo, perché questo sport o piace o non piace. Al “non ci capisco niente” o segue l’innamoramento totalizzante o la più assoluta indifferenza.

E allora? Da anni si pensa a come ridurre le tempistiche non solo tra innings, ma anche all’interno delle fasi di gioco.

Nel tempo, in Europa, si è inserito il tie break dopo il nono inning, la manifesta in caso di vantaggi da dieci punti in su tra due squadre, al settimo inning; si è cercato di catechizzare i giocatori ad evitare di andare alla battuta con velocità bradipa indugiando sul guantino e a velocizzare il cambio di campo, ma nulla è servito.

Negli Usa si vorrebbero introdurre i venti secondi per chi lancia e si è già introdotta la regola per la quale ogni lanciatore dovrà affrontare almeno tre avversari. Gli allenatori poi hanno ormai un certo numero di secondi per chiedere la prova TV.

Come sempre gli Usa ci danno spunti interessanti, anche se un po’ tristi, perché il cambio di lanciatore a seconda di chi va alla battuta, è una delle mosse strategiche più affascinanti del gioco, ma tant’è.

Gli Usa, dove il nostro sport è nato e si è evoluto, ci insegnano molto e con poco si potrebbe davvero fare molto, ma ridurre le fasi di gioco non sembra la soluzione migliore, perché il baseball prevede nove inning: è nato così e così deve restare.

Anche perché tra qualche tempo chi ci garantisce che magari per qualcun altro anche sette innings non risulteranno troppi? Il dibattito che si è scatenato in quel sabato pomeriggio è tale da non poter che essere condiviso, quindi lancio ad Ezio, affinché mi risponda e contribuisca al dibattito.

E voi cosa ne pensate? I sette inning sono innovativi o il preludio della fine, oppure qualcos’altro? Forza venite gente! C’è posto per tutti. Parliamo di baseball, affinché migliori e sia più attraente e parlare di baseball e farne parlare forse è già parte della soluzione a come far tornare il pubblico al diamante.

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Allegra Giuffredi

Nata a Parma quarantaquattro anni fa e bolognese d’adozione da più di venti, è laureata in Scienze Politiche e lavora come funzionario pubblico. Appassionata di baseball, segue la Fortitudo da una decina d’anni e da sette scrive su “Fuoricampo”, ossia sul notiziario della Fortitudo Baseball, articoli di costume su tutto ciò che contorna il mondo del “batti e corri”. Segue anche la MLB e in special modo la squadra dei Chicago Cubs, sulla quale spesso si intrattiene con aneddoti ed altre amenità.

8 Commenti Unisciti anche tu alla conversazione!

  1. leo 22 giugno 2020 at 19:13 -

    Prossimamente qualcuno dovrebbe proporre di iniziare il turno di battuta con un ball e uno strike a carico del battitore.
    Magari fra qualche tempo cambio di campo dopo il secondo eliminato.
    Altre idee per distruggere completamente questo gioco sono bene accette.

  2. Armando Paggetti 22 giugno 2020 at 19:58 -

    Domanda : perché il volley le ha cambiate le regole senza tanti problemi?

  3. Jacopo 23 giugno 2020 at 12:23 -

    Giusta osservazione, infatti io da quando hanno introdotto il libero nella pallavolo non ho più seguito questo sport che invece prima amavo tanto, stratifoso di quella che si chiamava Maxicono Parma (Zorzi,Giani,Bracci, Carlao e via dicendo) E ti scrive uno che è stato anche un giocatore di volley. Le discipline non vanno modificate, si snatura il gioco

    • armando.paggetti 23 giugno 2020 at 16:05 -

      Non mi riferivo ala posizione dell libero, ma alla eliminiazione del cambio palla che ha ristretto i tempi.

  4. Andrea 23 giugno 2020 at 16:28 -

    Temo che sia l’unica soluzione , anche se non mi piace,sai quanti ne ho sentiti che andavano al Baseball e hanno smesso per la durata , soprattutto nelle serate di aprile , alternativa è ridurre il divario per la manifesta da 10 punti a 5 o 6

  5. Prince 23 giugno 2020 at 19:07 -

    Non 7 inning in tutta la serie A2, ma 7 inning per sole 4 squadre

  6. alby66 24 giugno 2020 at 13:46 -

    base su ball intenzionale a chiamata…..rimodulare la manifesta come nel softball però sui 9 inning….20 secondi per ogni lancio(con regole ben precise….)cambi attacco/difesa veramente più veloci….e per la miseria fare rispettare i numeri di lanci per ogni cambio di lanciatore e durante i cambi attacco/difesa..il tutto con sanzioni da parte degli arbitri commisurate alle infrazioni….

    • Francesco 24 giugno 2020 at 18:21 -

      Giusto. Il problema non sono i nove inning. Il problema sono le perdite di tempo inutili. Nessuno si è lamentato della durata delle partite delle ultime World Series: quando c’è la qualità di gioco i nove inning non sono mai un problema.