Tino Martini ci parla degli Athletics Bologna, tra passato e presente

Pubblicato il Gen 10 2021 - 6:56pm by Massimo Moretti

Nella Bologna del baseball, tra le varie società felsinee merita una particolare menzione gli ATHLETICS BOLOGNA, società attiva dagli inizi degli anni ottanta, che sviluppa la sua attività nel quartiere bolognese del Pilastro, con una partecipata attività giovanile ed una una squadra senior stabilmente in SerieA2, senza dimenticare l’importante impegno nel periodo invernale con il campionato WinterLeague, che anima i lunghi inverni del Nord Italia.

Tino Martini, in campo da giocatore

Ho il piacere di intervistare Marco “Tino” Martini, direttore sportivo degli ATHLETICS BOLOGNA, e giocatore negli anni ’80 e ’90, sicuramente un uomo di baseball al 100 x 100.

Partiamo dall’inizio come hai incontrato il baseball, chi ti senti di ringraziare per i suoi consigli o insegnamenti nella tua carriera?

“Nel periodo a cavallo tra gli anni settanta e ottanta, diversi ragazzi che abitavano vicino al “Gianni Falchi” si sono avvicinati al baseball ed anch’io non ho fatto eccezione. E anche dopo tantissimi anni posso dire di non essermi mai pentito di questa scelta. Durante la mia carriera ho avuto la fortuna di avere tantissimi allenatori e compagni di squadra di altissimo livello quindi, visto che l’elenco sarebbe davvero molto lungo e non volendo assolutamente dimenticare nessuno li ringrazio tutti, anche perché ho sempre cercato i consigli altrui essendo convinto del fatto che anche la cura di un piccolo dettaglio, apparentemente insignificante, può aiutare a migliorare.”

Nella tua carriera di giocatore hai fatto parte delle gloriose Calze Verdi di Casalecchio di Reno, squadra protagonista nel massimo campionato italiano nella fine anni ’80 inizio anni ’90, ci racconti che squadra era e che differenza con il baseball di oggi?

“Innanzitutto debbo dire che sono stato orgoglioso di aver giocato per questa gloriosa e storica Società e che sono stato molto dispiaciuto quando la stessa ha cessato la sua attività. Diciamo che al mio arrivo nel 1989, dopo che l’anno precedente avevo esordito in A1 con la casacca della Fortitudo, il nucleo principale era composto soprattutto da giocatori della provincia di Bologna in un mix tra giovani promettentissimi e giocatori con già esperienze in massima serie con le casacche di Fortitudo e Castenaso, raggiungendo il suo punto massimo con i quarti di finale nei play-off del 1991 quando al nucleo storico precedente si sono aggiunti giocatori di assoluto valore del calibro di Rolando Cretis, Stefano Cappuccini, Alessandro Bianchi, Gianmario Costa, David Sheldon e Marco Mazzieri. E’ sempre complicato fare paragoni, soprattutto a quasi trent’anni di distanza. Sicuramente era un baseball che aveva un maggior seguito, più disponibilità economiche (per esempio allora una piazza come Milano era all’interno della polisportiva creata da Mediolanum), più attenzione dai media e migliori risultati a livello di Nazionale. A parte la marcata impressione che i giocatori di pura formazione italiana fossero mediamente di livello superiore in passato, dal punto di vista tecnico in assoluto è sicuramente più difficile dare giudizi: esempio allora si usavano ancora le mazze d’alluminio e non in legno però a cavallo tra gli anni ottanta e novanta gli stranieri con esperienza in MLB che hanno giocato nel nostro campionato o che ci sono andati al termine della loro esperienza italiana sono stati indubbiamente molti di più di quello che accade attualmente, rendendo l’ex Imola e Fortitudo Robel Garcia una seppur sempre gradita eccezione alla regola. L’aspetto che invece a mio parere attualmente viene curato con maggior attenzione da parte dei giocatori rispetto al passato è quello della propria preparazione e condizione fisica.”

Oggi sei il direttore sportivo Athletics Baseball di Bologna, società che stagione si consolida nel panorama italiano, quali sono i vostri progetti, per questo anno, ancora condizionato dall’emergenza COVID?

“Pur con tutte le difficoltà ed incertezze del momento la nostra Società cerca di continuare la sua storica filosofia e cioè cercare di ottenere comunque dei buoni risultati facendo però crescere i giovani che provengono dal nostro vivaio. E questo progetto verrà mantenuto qualsiasi decisione verrà presa riguardo la nuova stagione che si andrà ad affrontare.”

Nella tua squadra hai avuto dei giocatori di alto livello come Frank Montieh ed Arleys Sanchez significa che forse il livello del nostro baseball sia in A1 che A2 è sempre molto competitivo?

“Oltre ai due grandissimi Leoni degli Industriales e della Nazionale Cubana io aggiungo anche il venezuelano Josè Guanchez, lanciatore mancino che è stato sia una bandiera dei Tigres di Aragua che protagonista di diverse stagioni nelle Minors, che pure lui in anni in cui l’A2 era di buon livello ha disputato delle stagioni da pitcher dominante. A parte la stagione 2020, dove il Covid ha condizionato pesantemente l’arrivo di giocatori d’altissimo livello d’oltreoceano, in linea generale la possibilità di avere un visto sport anche in A2 darebbe sicuramente un innalzamento del livello generale, ma non solo nelle partite ma anche durante gli allenamenti, perché a mio parere avere nelle squadre dei grandi campioni aiuta tantissimo a far crescere anche i nostri ragazzi giovani italiani.”

Ultima stagione, in piena emergenza COVID, ci sono state delle grandi novità, (dai 7 inning in A1 con tre partite, nel girone A della serie A2, alla doppia partita da 6 inning in serie C girone pugliese) considerando anche che la sostenibilità dei vari campionati diventa sempre più difficile per tante società, cosa metteresti in cantiere per riformare, i vari campionati?

“La stagione 2020 è stata disputata nonostante una piena emergenza e solo per questo deve rendere orgogliosi tutti gli appartenenti al nostro movimento. A mio modesto e personale parere è importante mantenere la durata delle partite sulla distanza canonica dei nove inning perché, non essendoci attualmente particolari esigenze televisive, quattro inning a weekend sono tantissimi spazi di gioco che verrebbero tolti ai nostri giovani nel loro percorso di crescita perché è evidente che meno giocano e meno crescono, anche in ottica delle nazionali. Per aiutare questa soluzione cercherei invece di essere molto più rigido di quello che si fa normalmente per limitare al massimo i tanti tempi morti che ci sono in modo da abbassare il più possibile il tempo di durata delle partite, che però a mio avviso debbono essere di nove riprese.

Non ho idea di quali decisioni saranno prese ma a livello logistico, organizzativo ed economico la partita infrasettimanale è un qualcosa che può essere attuato solo da pochissime Società (in questo difficile momento sia per l’economia generale che per il mondo del lavoro a mio parere non si può mettere in eccessiva difficoltà tutti quei giocatori che per fortuna loro un lavoro ce l’hanno).

Riassumo quindi la mia personale opinione: doppio incontro da 9 inning in A1 , in A2 e in B ed un solo incontro da 9 inning in C.”

WordPress Author Box
Massimo Moretti

Nato nel 1973....aspettando 17 anni lo scudetto. Semplice appassionato di baseball come tutti quelli che vivono nella città del Tridente. Ottima prima base nei tempi (mio giudizio) protagonista assoluto in una partita con la maglia dei Ragazzi del Nettuno B.C. contro gli americani della base Nato di Napoli (ho le prove ed i testimoni). Vanto una presenza al piatto con la maglia del Baseball Club Rovigo in serie C nono inning uomo in base sotto 3 a 1 in quel di Poviglio strike out senza gloria. Ho provato la scalata nelle Minors come da foto profilo ma senza successo. Più che un esperto sono un fanatico.