Spesso nei suoi quiz compariva una domanda sul baseball e forse era lui a volerla: allora è giusto che il baseball si ricordi di lui

Pubblicato il Mar 30 2018 - 6:46pm by Ezio Cardea

A Roma in piazza del Popolo gremita da una folla silenziosa e composta, un maxischermo riproduce il volto sorridente di Fabrizio Frizzi che, resosi conto del grande affetto di tutta quella gente, si schernisce dicendo: “Grazie, grazie! Mi fate sentire importante, ma io sono un uomo normale e non ho fatto niente di straordinario … Sono io a dovervi ringraziare per la vostra presenza ed il vostro calore che mi hanno reso felice nelle ore di allegria passate con voi … io ho solo sperato di riuscire a trasmettere anche a voi quella stessa sensazione di gioia e di spensierata felicità che proprio da voi mi proveniva …  e spero di esservi riuscito!”

Non c’è da stupirsi se avessimo sentito Fabrizio rivolgersi così a quella folla di collaboratori, dirigenti e tecnici della Rai, colleghi, attori e tantissima, tantissima gente comune: il suo pubblico.

Certo che ci sei riuscito, Fabrizio, altrimenti come si spiegherebbe la presenza commossa di tutta quella gente  che, forse, fino a quel momento non si era resa conto di quanto fosse conquistata dalla tua semplicità, dal tuo contagiante modo di ridere, dalla autoironia, dal tuo non “sovrastare” gli ospiti ma dal voler essere tu stesso uno di loro …

Insomma, il tuo stile e la tua spontaneità, la tua riservatezza, il tuo voler tenere segreti i tuoi gesti di generosità verso chi ritenevi meno fortunato di te … tutte queste cose ti hanno dato una dimensione maggiore di quella di “personaggio”: come ha osservato con acutezza don Walter Insero, cappellano della Rai che ti conosceva bene e che ha mirabilmente descritto la purezza e la nobiltà dei tuoi sentimenti,  non sei stato un “personaggio” ma una “persona”, amata e considerata come “uno di casa”.

Si,  una “bella persona”, che è entrata nel cuore di tutti e che  rimane impressa negli occhi di tutti con quel sorriso riprodotto dal grande schermo allestito in Piazza del Popolo.

Non mi stupisco se Fabrizio si meravigliasse di essere così ben voluto in ogni ambiente! Lui si riteneva un uomo normale, mai alla ricerca di fama, mai sui rotocalchi, mai in evidenza nemmeno nelle tappe della vita privata di cui quasi tutti i “personaggi” approfittano per farsi pubblicità …  Per lui tutto questo era fuori dal suo modo di essere e di concepire la vita:  nel suo cuore  albergava il fortissimo desiderio di stare insieme alla gente, di gioire come quando ci si trova in mezzo ad amici. Per questo, ne sono certo, in TV non si recava per lavoro ma … per di incontrarsi con tutti noi specie in questi ultimi mesi, perché noi eravamo la sua vita e in noi, oltre nella moglie Carlotta e nella figlia Stella, trovava conforto e la forza di sopportare sorridendo fino all’ultimo il destino che lo sovrastava.

E noi, inconsapevoli quanto la sua piccolissima bimba, abbiamo assolto a questo compito che, invece,  Dio solo sa quanto sia stato duro per la consapevole ed amatissima moglie.

Ciò non basta a sciogliere la nostra tristezza, ma ci piace pensare di aver contribuito a dargli la forza di sorridere fino all’ultimo momento.

WordPress Author Box
Ezio Cardea

Nato a Milano il 9/12/1936, ha svolto attività come giocatore e come tecnico dal 1948 al 1980 partecipando ai campionati di prima serie dal ’55 al ’72, quasi sempre in società milanesi. Abbandonato il campo per impegni di lavoro, ha continuato a collaborare saltuariamente con società milanesi in supporto alle squadre giovanili e all'attività presso le scuole. A contato col baseball praticamente dal dopoguerra ai nostri giorni, ne conosce la sua evoluzione e ne ha evidenziato fin dal 1980 le criticità: prima fra tutte, a suo avviso, quella creatasi a causa della tendenza delle varie amministrazioni federali a potenziare il livello del campionato di punta fino a creare una frattura col resto del movimento, frattura insormontabile se non con l’'ingaggio di una forte percentuale di atleti d’oltre oceano.

1 Commento Unisciti anche tu alla conversazione!

  1. Gianpaolo Segurini 31 marzo 2018 at 09:20 -

    Bravo Ezio!
    Bell’articolo toccante e ben scritto, come sempre!
    Gianpaolo