Si parla di una Lega Europea ma gia il progetto EBL fu bocciato dalla federazione europea e dall’Olanda

Pubblicato il Mar 8 2019 - 12:41pm by Ezio Cardea

Marval Deotto

Il 20 febbraio scorso è comparso su Baseball.it un articoletto di poche righe, più illuminante nel sottotitolo che nel testo.

L’articolo, “Una Lega Europea 2.0?” http://www.baseball.it/2019/02/20/una-lega-europea-2-0/,  è datato 20 febbraio quando ancora circolavano voci circa l’impegno di volontari e volonterosi attivatisi per cercare di mantenere il Rimini in massima serie. Ma il sottotitolo dice: “Se la WBSC va verso un mondiale per club potrebbe essere questo lo sbocco per Fortitudo, Parma, San Marino e City”.

Ohibò, tra le società menzionate mancano i Pirati! Dimenticanza o la condanna del Rimini era già nota nella stanza dei bottoni  che ormai, come ormai tutti se ne sono resi conto,  sta fuori da Piazza Tiziano 74 Roma?  Oppure dobbiamo pensare ad un caso di preveggenza, dato che la notizia del ritiro del Rimini è stata ufficializzata solo il 5 marzo, ovvero ben 13 giorni dopo?

Dietro le lacrime di coccodrillo per accadimenti del tutto scontati, regna il cinismo di chi continua a voler mantenere uno status quo che non può che produrre altre vittime.  Sembra abbia preso il sopravvento la cultura del “tanto peggio, tanto meglio”.

Infatti nel citato articolo l’autore, Mino Prati,  prefigura lo scenario di un futuro “accontenta tutti”, che vedrà finalmente la Federazione dare vita al suo progetto di allargamento della prima serie mediante fusione con la A2, mentre per i Club da lui menzionati si aprirà un radioso avvenire  (un radioso avvenire è solo una mia ironica considerazione) nella realizzazione sempre più vicina del progetto di un campionato europeo per Club,  già abortito nel 2016 per gli alti costi e  per l’”ostracismo”,  come dice l’autore dell’articolo, della Federazione Europea e ancor più di quella olandese.

Eh già, per qualcuno è semplicemente scandaloso pensare che squadre come quelle menzionate da Prati possano essere mischiate con squadrette di seconda categoria!

Credo che qualcuno si sfreghi le mani vedendo sempre più concreto il  sogno di un campionato extranazionale. Tanto più che a detta  dell’informatissimo Mino Prati, l’ex presidente federale, Riccardo Fraccari, “come presidente della federazione mondiale è da più di un po’ che accarezza l’idea di un “mondiale per club”.

Purtroppo si tratterà di una vittoria di Pirro per la Federazione  e di un clamoroso buco nell’acqua per le cosiddette “grandi” che non avranno certo sorte migliore delle società italiane di rugby che hanno scelto questo percorso.

Ma poco mi importa delle fortune (per conto mio molto illusorie) di chi continua a snobbare i nostri campionati: purtroppo, il loro obiettivo non confessato, ma che appare chiaro nell’articolo di Prati,  non gioverà per nulla al movimento italiano perché il medesimo percorso fatto dal rugby non ha portato  alcun giovamento a quella federazione.  Difatti il rugby, relegato, come il baseball, dai grandi media nelle ultimissime pagine in pochi cmq, è rimasto nello identico abbandono mediatico.

Non ci bastano gli esempi negativi degli altri?

Senza ritorni mediatici non si attraggono sponsor, senza sponsor non ci sono le risorse, senza risorse non c’è sviluppo.

Mino Prati conclude l’articolo  con questo interrogativo: “Fantabaseball? Può darsi”. In fondo in fondo, però, ci crede e ci spera, dato che poco prima ha scritto: “In mezzo una lega europea non ci starebbe male. Il fatto poi che la WBSC stia per partire con il suo canale TV potrebbe essere un altro aiuto che vorrebbe dire forse sponsor”.

Sponsor per le “elette”, ovviamente, non per tutto il resto del movimento che continuerà a restare nell’ombra. Ma tanto, come si dice a Roma, a quanti sognano la transumanza dalla IBL (Italian Baseball League) alla EBL (Eurobean Baseball League) “non gliene può fregà de meno”.

Si ricordino, però: l’IBL sta divorando i suoi figli!

Spero vivamente che la più saggia Federazione Olandese rimanga ferma nell’osteggiare il progetto!

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Ezio Cardea

Nato a Milano il 9/12/1936, ha svolto attività come giocatore e come tecnico dal 1948 al 1980 partecipando ai campionati di prima serie dal ’55 al ’72, quasi sempre in società milanesi. Abbandonato il campo per impegni di lavoro, ha continuato a collaborare saltuariamente con società milanesi in supporto alle squadre giovanili e all'attività presso le scuole. A contato col baseball praticamente dal dopoguerra ai nostri giorni, ne conosce la sua evoluzione e ne ha evidenziato fin dal 1980 le criticità: prima fra tutte, a suo avviso, quella creatasi a causa della tendenza delle varie amministrazioni federali a potenziare il livello del campionato di punta fino a creare una frattura col resto del movimento, frattura insormontabile se non con l’'ingaggio di una forte percentuale di atleti d’oltre oceano.

8 Commenti Unisciti anche tu alla conversazione!

  1. Nespola 8 marzo 2019 at 14:47 -

    Ma non si riesce a mettere su un campionato da 8 squadre… Vorrebbero fondare una Lega Europea?!!

  2. Giulio 8 marzo 2019 at 14:51 -

    Signor Cardea, se gli italiani cominciassero a guardare il baseball, in tv o allo stadio, ne gioverebbe tutto il nostro movimento.
    Non importa se questo sia di MLB, o un campionato europeo per club. L’importante sarebbe appassionare la gente. E non lo si fa obbligatoriamente con il campionato italiano.
    Lei crede che tutti gli appassionati di calcio al mondo abbiano un campionato nazionale che vende? Oppure guardano quello inglese, spagnolo, italiano?
    Il problema del baseball in italia non è la nostra serie A. Che è sicuramente un problema. Ma solo perchè non è più alimentata da appassionati, genitori, tifosi, giocatori e allenatori.

  3. Fabio 8 marzo 2019 at 22:20 -

    Signor Cardea, evidentemente il rugby lo segue poco o nulla. L’accesso di un paio di club italiani in un campionato straniero ha portato solo dei benefici, e il livello del nostro rugby è comunque cresciuto, anche se meno di quello che si sperava e anche se i risultati della nazionale sono sconfortanti, ma più per meriti altrui che demeriti nostri.

    La possibilità di un campionato europeo per chi ha determinati requisiti non sarebbe sulla carta una brutta idea, e anche i nostri migliori atleti si confronterebbero con un livello superiore a quello offerto da questo campionato

  4. Massimo T. 8 marzo 2019 at 23:25 -

    Allora domani a Twickenham davanti a 80.000 persone è inutile per l’Italia del rugby giocare dato il risultato già scontato. RITIRIAMOCI !

  5. Ezio Cardea
    Ezio Cardea 9 marzo 2019 at 15:46 -

    Signor Giulio, nessuno va a guardare uno sport in tv se non è già conquistato da quello sport.
    In Italia il baseball è cresciuto senza l’aiuto delle riprese televisive, ma col solo supporto della stampa, quella sportiva a tiratura nazionale che concedeva alle cronache larghi spazie nelle primissime pagine, e dei notiziari sportivi di rai e tv nei canali nazionali seppure questi ultimi si limitassero alla sola lettura dei risultati e delle classifiche.
    Ai fini della propaganda e della consapevolezza dell’esistenza del baseball, la semplice lettura nei canali generalistici dei risultati e delle classifiche che entravano nelle orecchie di tutti, compreso chi non seguiva il baseball, era più utile delle riprese di alcune partite trasmesse in canali secondari, seguiti solo da chi è gia seguace di un determinato sport, quindi meno idonei allo scopo di reclutare nuovi appassionati.

  6. Ezio Cardea
    Ezio Cardea 9 marzo 2019 at 16:40 -

    Signor Fabio,
    proprio affermando che seguo poco il rugby Lei dimostra ciò che sostengo: sebbene mi capiti di seguire qualche volta gli incontri della “Sei Nazioni”, nulla, ma proprio nulla so del rugby nazionale, relegato com’è, alla stessa stregua del baseball, in sessantesima pagina in pochi cmq della Gazetta, nonostante – come Lei afferma – il livello tecnico sia cresciuto.

    Il rugby dimostra che nemmeno la trasmigrazione di alcuni club in campionati europei ha giovato al resto del movimento.

    Favorire da parte della Federazione la strada che pare piaccia a Mino Prati e probabilmente a quei club che lui ha menzionato, giova solo a loro e peggiora del tutto la situazione del resto del movimento che continierà a rimanere nell’ombra: come iul rugby.

    La Federazione non può permettersi di favorire nessuno: deve imporre la strada utile a tutto il movimento.

    Bisogna uscire dall’ottica di voler vedere ciò che ci piace perché la drammatica discussione sul baseball italiano non è incentrata su come bisogna soddisfare le esigenze di pochi affezionati e conoscitori del baseball, ma su come salvarlo dal continuo declino.

    Puntare sulla “qualità” e sulla conseguente “elittaria” concentrazione del massimo campionato, ha fallito come dimostrano il calo del pubblico e l’abbandono in massa delle grandi aziende sponsorizzatrici con l’unica eccezione dell’UnipolSai.

    Le aziende sponsor non hanno certo abbandonato per questione di “qualità” (che tra l’altro è aumentata) e nemmeno, come qualcuno continua a sostenere, per la crisi economica che, semmai, avrebbe dovuto penalizzare gli sport più costosi del nostro riversando su di noi quelle aziende non più in grado di sostenere, per esempio, la pallacanestro.
    La crisi del baseball italiano è riconducibile soprattutto al ritorno mediatico terribilmente diminuito da parte dei media nazionali anche a causa del restringersi dell’area di gioco dell’unico campionato preso in considerazione da quei media.
    Ora il baseball vive solo col supporto dei media locoali: da qui l’estrema esigenza di allargare l’area della massima serie: più media locali vengono interessati, più sponsor di medio calibro possono essere attratti. Più sponsor, più risorse, più sviluppo.
    Gioverà anche una graduale (non drastica) riduzione della possibilità di utilizzare stranieri allo scopo di contenere lo scivolamento all’estero di grande parte di quelle risorse che, in tal modo, verrebbero utilizzate per incrementare i nostri vivai.

  7. Giulio 12 marzo 2019 at 17:42 -

    Infatti il problema non è fare una serie A1 che possa vedersi in tv. Il problema che il baseball non interessa più a nessuno. A cominciare dai bambini e dai loro genitori

  8. Ezio Cardea
    Ezio Cardea 12 marzo 2019 at 18:36 -

    Signor Giulio il baseball è cresciuto di livello grazie ai numerosi innesti di giocatori d’oltre oceano e quindi, secondo il ragionamento fatto da chi ha permesso questa invasione, il pubblico avrebbe dovuto interessarsi maggiormante.
    Se è avvenuto l’esatto contrario la ragione sta tutta nella gestione dissennata del nostro sport e nel fatto che i grandi media gli hanno voltato le spalle.
    Allora bisogna puntare sui media locali perché su quelli il baseball fa presa, Per questo è indispensabile allargare il massimo campionato: il baseball non potrà recuperare la visibilità che aveva quando era accompagnato da mezze paginate dai più divulgati quotidiani sportivi, ma comunque recupererà qualcosa e qualcosa è meglio di niente.
    Ma sopratutto l’allargamento offrirà più possibilità di crescita ai giovani dei nostri vivai e probabilmente le squadre torneranno ad avere un nucleto tutto locale di giocatori, proprio come accadeva un tempo quando gli stadi di baseball avevano una media di spettatori da far impallidire le attuali presenze, persino quelle dei play off.

    Soccome le presenze non di rado superavano le migliaia di persone sopratutto a Nettuno, Parma, Bologna, Grosseto e Rimini, non si trattava solo di parenti e amici dei giocatori, ma di pubblico attratto anche dalla stampa e fidelizzato dai campioni locali, ma aperto ed anche capace di affezionarsi ai pochi e validi rincalzi esterni.

    Ora tutte le big hanno perso la loro identità non solo perché i giocatori provengono nella maggior parte dei casi da altre società quando non dall’estero, ma anche perché vi sono frequenti spostamenti degli stessi giocatori da una squadra all’altra, e tanti giocatori stranieri non sono più dispnibili e vengono sostiruiti da altri …

    Non è vero che bambini e genitori non sono più atttratti: è vero il contrario al punto che per alcune società un i interessante sostegno economico è costituito … dalle quote dei genitori per far giocare i loro pargoli!