Segni dei tempi

Pubblicato il Dic 4 2017 - 10:39am by Allegra Giuffredi

Viviamo un tempo precario, dove la precarietà è ormai un dato di fatto, che sta cominciando a permeare, direttamente o indirettamente ogni aspetto della nostra vita.

Come sappiamo, infatti, Alex Sambucci e Paolino Ambrosino non giocheranno più nella Fortitudo Bologna, avendo dovuto prendere altre strade, davvero irrinunciabili di questi tempi, perché alla base della loro scelta ci sono anche ragioni personali, assai condivisibili, sulle quali però bisogna riflettere.

Sia Alex che Paolino, infatti, hanno dovuto lasciare la Fortitudo, perché, oltre al lato sportivo ed alle lusinghe di poter partecipare ai prossimi fasti nettunesi e parmigiani, hanno soprattutto ricevuto un’offerta di lavoro, appunto irrinunciabile e dal momento che, almeno i giocatori italiani non riescono a vivere di solo baseball, come in realtà non hanno mai fatto, c’è stato poco da fare e a Bologna ci ritroviamo senza Sambucci ed Ambrosino.

Eh sì, perché c’è davvero poco da fare e da dire, quando in una Società cominciano a mancare dei giocatori, nel pieno della carriera, come Samba e Ambrosino, così, quasi dalla sera alla mattina: si rimane storditi e ci si resta, da tifosi e quindi non sportivamente, davvero male.

A parte il legittimo progetto sportivo delle concorrenti e delle altrettanto legittime necessità lavorative di Sambucci e Ambrosino, a Bologna, di cui a Bologna, si sapeva da tempo,pur non essendo la Effe un ufficio di collocamento, bene ha fatto chi si è saputo inserire nella trattativa ed ha offerto un “pacchetto completo” ai giocatori; in più mettiamoci anche le altrettanto importanti esigenze sentimentali e famigliari, ch’eppur ci sono e che sono anch’esse alla base, sia delle attuali partenze, ma temo anche dei mancati arrivi o ritorni alla Fortitudo di giocatori come, per esempio Bassani, giocatore che sarebbe utilissimo alla causa fortitudina, ma che mi dicono, essere innamorato e quindi poco propenso a tornare a Bologna.

E che dire? Fa bene e fanno bene, ma bisogna prenderne atto: se si vogliono i campioni e se si vogliono trattenere quelli italiani bisogna essere “full optional” e di conseguenza proporre soldi, casa ed auto, come di solito si fa con gli stranieri e quindi un lavoro e magari anche la vicinanza alla famiglia.

Ma tutto questo ha un costo e in un baseball come il nostro che attualmente ha le “pezze al sedere” e che evidentemente non può e non vuole spiccare il volo, perché non può e non vuole investire, le squadre si faranno anche sulla base delle normali aspettative che ognuno di noi ha: una casa, una famiglia ed un lavoro ed è giusto così.

Bisogna essere pratici e concreti e quindi bisogna rendersi conto che sotto la divisa da giocatore, batte un cuore e c’è chi, giustamente vuole “tener famiglia!” e ci mancherebbe …

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Allegra Giuffredi

Nata a Parma quarantaquattro anni fa e bolognese d’adozione da più di venti, è laureata in Scienze Politiche e lavora come funzionario pubblico. Appassionata di baseball, segue la Fortitudo da una decina d’anni e da sette scrive su “Fuoricampo”, ossia sul notiziario della Fortitudo Baseball, articoli di costume su tutto ciò che contorna il mondo del “batti e corri”. Segue anche la MLB e in special modo la squadra dei Chicago Cubs, sulla quale spesso si intrattiene con aneddoti ed altre amenità.

7 Commenti Unisciti anche tu alla conversazione!

  1. Giorgio 4 dicembre 2017 at 11:26 -

    Samba e Ambrosino da persone intelligenti che sono guardano al concreto: con il baseball in Italia si è poco più che semiprofessionisti e quindi meglio dedicarsi all’attività come dopolavoro, tanto con il livello medio che c’è, loro riescono ugualmente a stare sul pezzo. Certo il lavoro è importante, è dignità e possibilità di costruire qualcosa. Forse è un segnale anche per gli altri: “attenzione si torna indietro” come quando i migliori sulla piazza erano i dipendenti delle poste e/o delle banche/assicurazioni che avevano la possibilità di allenarsi tutti i pomeriggi. Meditate gente meditate.

  2. Indovina 4 dicembre 2017 at 12:15 -

    Ben detto Giorgio.
    Anche chi faceva la guardia notturna o/e il fornaio, o il buttafuori, dormivano di giorno e lavoravano di notte, quindi potevano allenarsi di pomeriggio, bravo ben detto, credo che Castelli, Bianchi, Fochi, Carelli, e tanti altri facessero proprio quei mestieri.
    Castelli di sicuro lavorava e forse lavora ancora in banca ed ha iniziato proprio da ragazzo, aveva 32/33 anni ah ah ah ah…..

    • Giorgio 4 dicembre 2017 at 16:14 -

      Non so che lavoro facessero quelli che hai citato, ma ai miei tempi chi giocava in serie A e poteva allenarsi adeguatamente era solo chi aveva un lavoro che glielo poteva permettere oppure aveva i soldini di babbo e le spalle larghe. Mica da tutti.

  3. Indovina 4 dicembre 2017 at 19:14 -

    Scusa di che tempi stai parlando se non sono indiscreto.
    Di che anni? Per curiosità.

  4. Tobia 5 dicembre 2017 at 12:41 -

    Sambucci a Parma prende un signor ingaggio..non è andato certamente solo per il lavoro

  5. Giorgio 6 dicembre 2017 at 07:40 -

    Forse però non mi sembra che guardando in giro ci sia tanta trippa per gatti. Purtroppo questo è uno sport che in Italia appare in via di estinzione, rimangono le solite poche isole felici merito di tanta brava gente che si da da fare ma, se il pubblico non va allo stadio, se il gioco non richiama interesse, la vedo dura una qualsiasi forma di professionismo, infatti, tra non molto ci ritroveremo i campi pieni di “comunitari” con la trisnonna spagnola o rumena che avranno imparato a giocare per strada in Repubblica Dominicana o in Venezuela che vengono in Italia per una manciata di euro più vitto e alloggio, 1500 euro in Venezuela è lo stipendio di un anno. Che tristezza!

  6. Stefano Manzini 6 dicembre 2017 at 09:37 -

    Mi aggancio a Giorgio per fare alcune considerazioni che riguardano gli ingaggi.
    Ho letto la formula del prossimo campionato, 2 partite a weekend.
    In buona sostanza nessuna novità per il 2018, un anno sono due partite un altro tre.
    La cosa invece che mi lascia un po’ perplesso è questa: La FIBS dice che le società dovranno avere regolarità della propria posizione economica nei confronti della federazione.
    Chi tutela la regolarità economica dei rimborsi spese/stipendi delle società nei confronti dei giocatori? Chi dovrebbe tutelare i giocatori da mancati pagamenti?
    Credo che i giocatori siano gli “operai” della federazione e delle società, di conseguenza vanno tutelati, non solo dalla società, ma anche dalla federazione.
    Tutti i giocatori sono “patrimonio” potenziale della FIBS, nel bene e nel male, di conseguenza se la FIBS chiede regolarità economica alle società, deve chiedere la medesima cosa anche alle società nei confronti dei giocatori.

    Stefano Manzini