Roberto De Franceschi, l’Ambasciatore del Baseball!

Pubblicato il Feb 26 2015 - 6:59pm by Roberto Minnocci

È cosa buona e giusta portare a conoscenza del pubblico la grossa attività di promozione del baseball che svolge Roberto De Franceschi in ambito locale e regionale. Grande campione del passato, con numerosi record all’attivo con le maglie del Nettuno, Grosseto e Godo, oltre che della Nazionale Italiana, con cui ha partecipato a due Olimpiadi. E proprio in virtù di quest’ultimo elemento che arriva la chiamata del CONI, e in particolare del Presidente Regionale Riccardo Viola, figlio del compianto patron della Roma Calcio, Dino Viola, che lo recluta per simboleggiare il baseball in un progetto scolastico di divulgazione degli sport olimpici. La notizia è che questa attività viene svolta già da qualche anno dal direttore dell’Academy, con dei risultati soddisfacenti ma poco pubblicizzati. Queste sono iniziative che, in aggiunta al grande lavoro che viene realizzato nelle roccaforti del baseball, andrebbero incentivate e moltiplicate, in quanto vanno ad esplorare quei territori dove lo sport del batti e corri è praticamente sconosciuto. Infatti, ci si reca in “missione” per convertire alla religione del baseball adolescenti delle medie del Litorale Romano, della periferia di Roma, dei Castelli, della Ciociaria, o addirittura dei Monti Lepini. Come avvengono questi clinic didattici? Sentiamo l’appassionante racconto di questo progetto dallo stesso “Ambasciatore del Baseball” Roberto De Franceschi:

Quattro o cinque anni fa, sono stato contattato dal CONI, per conto del Presidente Regionale dell’ente olimpico Riccardo Viola, per rappresentare un progetto riguardante la diffusione degli sport olimpici nelle scuole della regione Lazio. In sostanza, il comitato olimpico ha individuato alcuni campioni che hanno ottenuto risultati di rilievo alle Olimpiadi, o quantomeno che vi abbiano partecipato, invitandoli a tenere degli stage nelle scuole, per far conoscere la disciplina di appartenenza. Io sono stato scelto per rappresentare il baseball. I primi tempi, questi forum venivano svolti in coppia con altri personaggi, ed ho avuto la fortuna di collaborare con alcuni campioni che hanno fatto la storia dello sport italiano, tra i quali il tuffatore Klaus Dibiasi, vincitore di tre ori e due argenti in varie edizioni dei giochi olimpici; per me è stata un’esperienza emozionante, poter condividere con questi miti dello sport dei momenti che per certi versi ci accomunavano, davanti a dei ragazzi, che nella loro semplicità, non facevano particolari distinzioni sul livello di popolarità dei loro interlocutori, ma davano la giusta importanza anche alla nostra disciplina. All’inizio gli incontri avvenivano con cadenza settimanale, ed era coinvolto un circuito di plessi radicato nella provincia di Roma; successivamente il progetto è stato esteso a tutta la regione, ma con frequenza mensile. Si va nelle località dove il baseball non è diffuso, l’ultimo convegno l’ho effettuato proprio la scorsa settimana a Tor Bella Monaca, un quartiere di Roma, e a conti fatti ritengo di aver dato un grande contributo al nostro sport, recandomi in missione nei più disparati posti a parlare di baseball. È molto piacevole confrontarsi con i giovani, raccontando le nostre radici e notando le differenze che ci contraddistinguono; noi cresciuti in grandi spazi liberi, e loro in ambienti più chiusi e ovattati. Lo stage ha un suo iter ben delineato, con un delegato del CONI che mostra un DVD incentrato sulla storia dello sport olimpico, con filmati sulle olimpiadi di Roma 1960, gli atleti africani della maratona che correvano scalzi, proseguendo con altre immagini suggestive degli eventi più recenti; poi il moderatore introduce quella che sarà la mia lezione, presentandomi ai ragazzi; dopo una breve introduzione, in cui mi pongo come rappresentante nazionale, ma sfoggiando anche le mie peculiarità di giocatore nettunese DOC, parto subito con la proiezione di un mio DVD, che mostra azioni di gioco della Major League, molto ritmato e coinvolgente, tanto da destare meraviglia nei ragazzi, i quali seguono con grande interesse il filmato, che spiega cos’è il baseball, la sua storia e le regole; al termine parte il dibattito, con un confronto tra me e la platea dei ragazzi, che a volte raggiungono anche le due o trecento unità, con le domande sul tema, preparate dagli alunni insieme agli insegnanti. Gli argomenti trattati sono vari, si va dall’alimentazione, al doping, agli stipendi, ai metodi d’allenamento, a come si diventa campioni, si toccano anche tematiche più tecniche, fino alle domande più personali sulle amicizie e la famiglia. Nel frattempo faccio girare gli “attrezzi del mestiere”, facendo toccare con mano mazza, guanto e palline, e la reazione è sempre positiva; maneggiando qualcosa che hanno visto solo nei film americani capiscono che quelle realtà possono essere riprodotte anche in Italia, sono lì di fronte a loro, tra le loro mani. A volte raggiungo l’obiettivo, quando mi si chiedono informazioni su come e dove potersi iscrivere a qualche club, oppure quando, nel caso specifico un plesso di Velletri, mi è stato richiesto di organizzare la partecipazione della scuola, presso cui ero ospite, a una giornata nelle nostre strutture giocando su un vero campo da baseball (conto di riuscire a realizzarla in questa primavera); una volta sono stato a Carpineto Romano, un piccolo paese dei Monti Lepini, ed ho riscosso un vero successo, tanto che hanno deciso di introdurre il nostro gioco, o qualcosa di simile, nelle loro attività didattiche nei camp estivi. Queste sono le nostre vittorie più belle, perché accendono un piccolo lume in posti dove il baseball è sconosciuto, ed è motivo di grande orgoglio sentire degli insegnanti di educazione fisica dire che proveranno a portare il baseball dove non si sogna neanche che si possa arrivare. Queste presentazioni si svolgono in un paio d’ore molto intense, dove vi posso assicurare non ci si annoia mai, e il livello di attenzione e interesse è quasi sempre molto alto, dunque, le finalità sono facilmente raggiungibili. Mi sono appassionato a questo ruolo perché è gratificante dal punto di vista umano, e non certo economicamente, ho un rimborso spese poco rilevante, ma potete immaginare che la mia soddisfazione più grande sia vedere lo stupore negli occhi dei miei interlocutori durante il seminario, e come suggello all’incontro vengo premiato con la ressa finale per firmare gli autografi, in cui mi dilungo piacevolmente per almeno un’altra ora. Tutto questo ha un valore morale enorme per me, molto più dei soldi. Mi autodefinisco un “crociato” del batti e corri, pronto a tutte le missioni, anche quelle ai confini del mondo, purchè si parli di Baseball!”

E così sia! Missione compiuta Ambasciatore De Franceschi. Con la “ventiquattrore” sempre pronta a partire. Anche verso le terre più ostili, dove il culto del baseball ha soltanto un valore pagano. Dove stabilire contatti e relazioni diplomatiche richiede credibilità e personalità, oltre a un grande passato. Qualità evidenziate dai tuoi successi politici e sportivi. E allora, provaci ancora Roby! E… buon viaggio!

2 Commenti Unisciti anche tu alla conversazione!

  1. Alessandro 26 febbraio 2015 at 19:16 -

    Loba loba…. sei un grande

  2. Filippo 28 febbraio 2015 at 10:08 -

    Grande Roberto, hai veramente ragione, credo che queste giornate siano la miglior pubblicità per il nostro sport molto più delle noiosissime partite di IBL che passano in TV.
    Continua così e vedrai che che altri ti seguiranno.