Riflessione su uno dei “ruoli” più delicati di una partita di baseball. L’esempio di Silvano Filippi

Pubblicato il Giu 15 2014 - 10:24am by Ezio Cardea

Vi siete mai soffermati sul ruolo dell’arbitro di baseball?

Vi chiederete che razza di domanda è mai questa!  Ebbene, non è per nulla peregrina.

Provate  a pensare agli arbitri di calcio o di pallavolo o di qualsiasi altro sport: chi si accorge di loro? In tutti questi sport basta sentire il trillo del fischietto:  l’azione si ferma ed il pubblico capisce che si tratta di un fallo, una uscita laterale o a fondo campo, un gol …  Nessuno sente la necessità di guardare l’arbitro e, quindi, ogni gesticolazione è  inutile.

Nel baseball c’è bisogno del giudizio arbitrale ad ogni piè sospinto: ogni lancio (ball, strike, foul, ko, …), ogni battuta (foul, territorio valido, infield fly …), ogni arrivo in base, etc. Ma, soprattutto, spesso non è possibile dedurre dalla sola vista dell’azione, se si tratta di ball, strike, arrivo in base “salvo” …  Inoltre, a differenza degli altri sport,  solo raramente le chiamate arbitrali  comportano il blocco del gioco:  spesso dopo la “chiamata” l’azione procede (“palla viva”, come si suole dire) e i giocatori sviluppano le loro giocate.

Insomma,  l’arbitro è sottoposto alla costante attenzione di giocatori e pubblico:  pertanto,  volente o nolente è costretto a far parte dello spettacolo alla stessa stregua dei giocatori!  Per questa ragione ha un ruolo aggiuntivo rispetto a quelli delle altre discipline:  oltre ad essere giudice di gara, deve essere “attore”.

In altri termini gli arbitri devono esibire una gestualità che coinvolge nel gioco non solo gli atleti ma lo stadio intero. Una partita è tanto più gradevole quanto più gli atleti sono fluidi ed eleganti nelle loro azioni. Gli arbitri di baseball non sfuggono a questa regola.

Ci avete mai fatto caso? Io no, fin tanto che sono stato in campo. Ho cominciato ad osservare meglio questo ruolo da quando sono  uno spettatore. Dagli spalti mi capita spesso di notare  delle “stonature” non dovute a svarioni (possono capitare anche ai migliori arbitri) ma ad impostazioni discutibili o a gesticolazioni o  atteggiamenti istrionici che non giovavano né al gioco né allo spettacolo.  Alla fine traggo un giudizio nel quale non tengo conto di eventuali errori (se limitati ad un valore fisiologico) quanto della  compostezza e misura tenuta dall’arbitro.

Giudizio solo estetico?  No.  Cercherò di dimostrare quanto sia utile,  ai fini di  limitare errori nella valutazioni di lanci o di altre “chiamate”,  e anche ai fini dello spettacolo,  il muoversi in modo opportuno, determinato ma senza tentativi di spettacolo o di show personali.

Mi sono convinto sempre di più del doppio ruolo dell’arbitro di baseball e cioè della necessità che alla precisione delle  chiamate egli aggiunga un certo stile,  proprio perché su di lui si concentrano gli sguardi di giocatori e pubblico per un’esigenza pratica: tutti, compresi gli esterni, compreso il pubblico,  hanno bisogno di conoscere immediatamente le sue decisioni. E’ evidente che è più importante la segnalazione “visiva” rispetto a quella “uditiva”, donde la necessità per giocatori e pubblico che le decisioni arbitrali siano fatte non solo con la voce ma soprattutto con gesti precisi, immediati e ben visibili.

Veniamo ora a come interpretano il loro ruolo gli arbitri, e quali sono i loro difetti. Cominciamo dal ruolo svolto a “casa base”.

C’è un’alta percentuale di arbitri che assumono la posizione dietro il catcher in modo alquanto buffo perché, dopo essersi piazzati a gambe divaricate, bilanciano il peso del corpo “ondulando” ripetutamente le anche nello spostare il peso da una gamba all’altra e poi, trovato l’equilibrio, spesso si molleggiano con un leggero movimento “sussultorio”. Si ha la sensazione che si stiano piazzando davanti ad un bilanciere con centocinquanta chili da sollevare! Chi ha questa strana abitudine, si ripete in tale esibizione ad ogni lancio e quindi circa 200 volte a partita! Poiché non c’è un bilanciere da sollevare, non riesco francamente a capire la necessità di tale rito a dir poco comico!

Assunta finalmente stabilità sulle gambe, invece di apparire rilassati, molti sembrano tesi e rigidi in attesa di inchinarsi di scatto per portare gli occhi al punto ideale di osservazione.  Per fare tale movimento attendono che il lanciatore inizi il lancio e sembrano preoccupati di non piegarsi prima! Sembra di assistere ai velocisti o ai nuotatori in attesa dello sparo di partenza, pronti a scattare, ma attenti a non farlo prima dello sparo! Tutti sanno che  i lanciatori variano i tempi di attesa, una volta sulla pedana, prima di effettuare il lancio. Pertanto mi è capitato di assistere ad arbitri che muovono nervosamente i piedi tradendo la stessa ansia del battitore in attesa del lancio;  spesso, presi in contropiede come certi battitori, si abbassano proprio mentre la palla è già in viaggio!

Ovviamente si tratta di un comportamento sbagliato, oltre che incomprensibile, da cui dipendono molti vistosi errori di valutazione.

Un tempo quasi tutti i lanciatori, senza corridori sulle basi, facevano un  ampio caricamento portando le mani unite in alto fin sulla testa per poi portarle giù allargandole  dietro il corpo e, finalmente,  alzare la gamba sulla quale scaricare il peso del corpo nel momento del rilascio della palla. Di conseguenza, pur attendendo l’inizio del caricamento del lanciatore, l’arbitro aveva il tempo di assumere la corretta posizione e di inquadrare l’area dello strike con un ragionevole anticipo rispetto alla partenza della palla.

Oggi, invece, dato che i lanciatori lanciano quasi fossero in posizione fissa, l’arbitro che attende l’ultimo istante ad abbassarsi rischia di muoversi e quindi si spostare il punto di osservazione  mentre la palla è in viaggio. Niente di più sbagliato, niente di più facile  per sbagliare.

Voglio ricordare a questo proposito quanto ci veniva insegnato,  relativamente alla battuta, dai veri maestri di questo sport fin dal primo nostro contatto col baseball: dal momento del rilascio della palla da parte del lanciatore, il battitore deve evitare qualsiasi spostamento della testa,  persino nel fare lo swing,  prima dell’impatto della mazza con la palla.

La ragione è intuitiva e,  naturalmente, vale anche per l’arbitro che,  non osservando tale principio, si fa mancare  il tempo di inquadrare bene l’ ”area dello strike” o addirittura è in movimento mentre la palla viaggia, compromettendo la precisione del suo giudizio.

Aggiungo un’osservazione del tutto personale che non ha a che vedere con la prestazione arbitrale ma con quella del lanciatore. Il movimento dell’arbitro che si abbassa proprio nel momento di massima concentrazione del lanciatore,  può infastidire quest’ultimo proprio come i movimenti che spesso vengono fatti dai battitori col preciso scopo di distrarre il suo  sguardo dal bersaglio offertogli dal suo catcher  col guantone tenuto ben fermo.

Noto un certo abuso, da parte dell’arbitro capo, nel delegare al collega di base il giudizio sull’intenzionalità o meno di battere da parte del battitore che ha interrotto il giro di mazza. In molti casi è effettivamente difficile giudicare, ma il ricorso al giudizio “ausiliario” è diventata una  costante anche quando è difficile avere dubbi. La cosa succede soprattutto ai quegli arbitri che  si abbassano all’ultimo istante e quindi sono talmente assorbiti dall’osservazione del lancio al punto che ignorano tutto il resto. Tanta sceneggiata, tanti dondolamenti e tanti molleggi prima di assumere frettolosamente la posizione di osservazione per poi … dover chiedere conferma di ciò che dovrebbe essere sempre sotto il loro sguardo! Uno guardo che, invece, insegue solo la palla poiché è mancato il tempo di inquadrare, “fotografare” e stampare in mente battitore e area dello “strike”!

Non è tutto.

Abbiamo detto le ragioni che impongono all’arbitro di baseball una gesticolazione chiara e immediata.

Ebbene, c’è una percentuale ancor più alta di arbitri che ritengono più importante l’urlo immediato con cui annunciano lo strike (alcuni  urlano anche il ball!), cui poi fanno seguire con comodo, e spesso in modo plateale, il gesto   ignorando che di esso il requisito essenziale è la tempestività e non la platealità.

Avrete sicuramente notato che molti arbitri emettono, in occasione dello strike, un verso più simile ad un grugnito e, finalmente,  dopo aver assunto con la lentezza di un bradipo la posizione eretta, alzano il braccio destro col pugno chiuso, fanno vibrare l’avambraccio mostrando tutta la loro forza virile;  tanti, infine, aggiungono una enigmatica apertura e chiusura della mano … quasi a salutare la bella sul treno appena partito! Gesto inutile e ridicolo se la sua voce è talmente possente da essere sentita da tutti (purtroppo sicuramente dal nostro “folto” pubblico!); gesto tardivo, e sempre ridicolo,  in caso contrario.

Tra l’altro il ritardo del gesto non aiuta a ravvivare il pubblico che, a scoppio ritardato, sicuramente non grida di gioia né batte le mani. Anzi, se il suo giudizio è differente da quello finalmente manifestato dall’arbitro col gesto, si infuria! Inoltre  il ritardo nella segnalazione gestuale dello strike può dar luogo a malintesi.

Ecco la “comica” cui ho assistito  in Serie Federale A2  qualche anno fa.

Corridore in prima e battitore con tre ball e uno strike: il lanciatore effettua il lancio che il battitore rifiuta; si sente un urlo rauco incomprensibile, di cui non si conosce la provenienza (arbitro, rimasto accovacciato, o catcher?); poi finalmente l’arbitro, dopo aver assunto con flemma la posizione eretta, si esibisce nel suo show alzando il braccio destro e facendo vibrare con forza l’avambraccio col  pugno chiuso:  si trattava quindi  di strike!

Ovviamente tra il momento del lancio e quello della segnalazione visiva della decisione arbitrale erano trascorsi quei secondi sufficienti a far immaginare che il lancio era stato giudicato “ball”.

Voi, che conoscete il baseball, obietterete che l’arbitro ha urlato qualcosa e siccome il ball non viene gridato, era intuitivo che si trattasse di strike.

Niente affatto, perché a prescindere dal fatto che spesso lo strike è urlato  dai  catcher (forse per influenzare gli arbitri), purtroppo ci sono arbitri che gridano anche i ball!  Ergo, il “gesto” è essenziale a togliere ogni equivoco e proprio per questa ragione lo è altrettanto la sua tempestività.

Fatto sta che tutti  sono rimasti ingannati, corridore in prima base compreso, che ha quindi iniziato a trotterellare verso la seconda base trovandosi “intrappolato” nel momento in cui la “difesa”, anch’essa sorpresa ma di fatto favorita, si è trovata a fare senza fatica la seconda eliminazione! Ovviamente si è scatenato un putiferio!

Ricordo l’episodio ma non l’incontro perché allora non avevo ancora fatto mente locale sull’enorme differenza tra il ruolo dell’arbitro di baseball rispetto ai giudici di gara degli altri sport. Da quel giorno, però, quasi inconsapevolmente ho cominciato a guardare con  attenzione gli arbitri arrivando alla conclusione che per molti di loro è necessario reimpostare di sana pianta il loro approccio col ruolo.

Credo che inconsapevolmente molti, anche nelle alte sfere federali e soprattutto dove vengono istruiti gli arbitri, trascurino gli aspetti che ho evidenziato sul doppio ruolo dell’arbitro di baseball, sottovalutando il valore “funzionale” ed “estetico”, oltre che “tecnico”, della gesticolazione.

Quello descritto è un caso limite, ma molto indicativo dell’importanza della manifestazione del giudizio arbitrale attraverso il segnale convenzionale piuttosto che con la voce,  e serve a far comprendere quanto sia essenziale la tempestività del gesto: fatto in ritardo, oltre a creare inconvenienti,  rimane privo di significato, privo di spettacolarità e assolutamente inutile ai fini di galvanizzare il pubblico. Diventa solo un inutile show dell’arbitro che pensa di suscitare l’ammirazione del pubblico.

Un’altra situazione che spesso dà l’opportunità all’arbitro di … esibirsi è  la chiamata del ko.

A volte  viene chiamato senza alcuna enfasi su un battitore importante e magari in costanza di una situazione  particolarmente critica per la difesa, altre volte  viene urlato e segnalato con una foga incredibile anche se si tratta di un battitore non eccezionale in una situazione di nessun rischio (basi vuote!).  Insomma, nessun criterio.

Ma a parte l’incongruenza, quando l’arbitro vuole attribuire una particolare enfasi a tale eliminazione si esibisce scattando come una molla in una goffa gesticolazione che termina con una isterica distensione di un braccio e di una sgomitata con l’altro, dando più l’idea di uno che esulta mentre dice: “zac, ti hanno fregato!”  Magari l’arbitro sino a quel momento  non aveva mostrato la  benché minima partecipazione emotiva alla gara.

Spesso di questo isterismo comico se ne rendono conto gli stessi autori al punto da rimanere  imbarazzati loro stessi … allora fanno alcuni passi veloci in una direzione qualsiasi come a sottrarsi allo sguardo della gente, e ti chiedi dove diavolo stiano andando. Da nessuna parte: hanno solo dovuto smaltire quella loro carica fino a quel momento inesplosa, trattenuta in attesa di potersi  finalmente esibire!

La cosa succede spesso anche agli arbitri di base quando enfatizzano una eliminazione: oltre ad urlare come ossessi, piegati con la testa fin quasi sul cuscino, allargano le braccia (e ti pare che segnalino il “salvo”) per poi fare col braccio destro un movimento rapido e violento che lì per lì ti sembra che la vera intenzione era quella di sferrare un pugno al malcapitato corridore, mancandolo! Allora finalmente hai capito (ma non dall’urlo isterico e indecifrabile) che si tratta di una eliminazione. Anche loro, finalmente, hanno colto l’occasione per scaricare un po’ di adrenalina e di fare il loro show!

Non c’è che dire: quei signori credono di dare spettacolo e ravvivare la platea: purtroppo danno sì uno spettacolo, ma ridicolo con gesti per nulla eleganti, anzi scomposti e addirittura comici.

Possibile che non si rendano conto della innaturalezza dei loro movimenti? Possibile che non capiscano che non hanno bisogno di agitarsi per rendersi visibili dal pubblico perché è il gioco stesso che li mette in vista? Che, pertanto, è di estrema importanza la compostezza dei gesti e la giusta enfasi nelle decisioni che hanno particolari riflessi in determinate circostanze di gioco? Che anche quando non sono impegnati nel giudicare lanci o azioni devono mantenere un comportamento composto? Invece, spesso tra un lancio e l’altro o in attesa che un nuovo  battitore arrivi nel box, l’arbitro fa due o tre passi indietro, si gira, si rigira si ciondola … Non parliamo, poi, del loro comportamento tra un inning e l’altro: altre passeggiate, confabulazioni e magari risate col collega di base o, peggio, con un dirigente di una delle contendenti …

Mai che si preoccupino di sollecitare maggiore celerità nei cambi, mai un loro intervento per contestare atteggiamenti chiaramente perditempo di alcuni giocatori e spesso di alcuni manager …

Tutto questo non è assolutamente bello.

Noterete che non ho minimamente tirato in ballo la loro preparazione in fatto di conoscenza dei regolamenti: non ho notato carenze al riguardo, nemmeno nelle Serie inferiori. E seppure ci fossero, niente di male se limitati ad una dimensione fisiologica e umanamente accettabile. Ma non sono accettabili gli show personali che nulla aggiungono allo spettacolo. Semmai lo sminuiscono perché si tratta di ridicoli esibizionismi. E, purtroppo, ridicolizzano l’intera categoria arbitrale!

Possiamo evitare quegli inguardabili “dinoccolamenti”  e “molleggiamenti” dell’arbitro prima di assumere la giusta posizione dietro il catcher? Mica deve sollevare un bilanciere da un quintale e mezzo! Possiamo dire loro di non fremere in attesa di abbassarsi di scatto proprio quando è in partenza il lancio? Gli diciamo che devono abbassarsi con calma e con un buon anticipo rispetto al lancio, in modo che quando arriva la palla abbiano già ben inquadrato l’area dello strike? ne guadagnerebbe la precisione del giudizio. Possiamo invitarli ad evitare, in occasione di ko o altre eliminazioni, gesti isterici e scomposti  riscontrabili solo in un tarantolato? Possiamo invitarli, se proprio non riescono a fare contemporaneamente l’urlo ed il gesto di strike (non mi pare sia particolarmente difficile!), a fare prima il gesto e poi l’urlo? Anzi, no: e che diamine! Facciano le due cose contemporaneamente come fanno i bravi arbitri! Si può invitarli a non rialzarsi come sacchi di patate dopo l’arrivo del lancio e a non ciondolarsi con lo sguardo nel vuoto in attesa di ricollocarsi  davanti … ad un fantomatico bilanciere? Possiamo invitarli a rimanere composti e sempre a ridosso del ricevitore invece di gironzolare come fanno alcuni lanciatori prima di riaccostarsi alla pedana? Possiamo invitarli a stare col fiato sul collo dei giocatori e dei manager per sveltirli nei cambi?

Comportamenti energici ma misurati ed una gestualità che si spoglia di esibizionismo per vestirsi di eleganza porterebbero grandi vantaggi agli arbitri che guadagnerebbero in stile,  professionalità e autorevolezza; ne guadagnerebbe anche il  baseball in fatto di spettacolo.

Ritengo doveroso precisare che il mio campo di osservazione è costituito soprattutto dalla Serie Federale A e dalla ISL. Posso dire poco della IBL soprattutto da quando si sono … rarefatte le dirette di RAISPORT:  tuttavia anche in molti arbitri di IBL è frequente quella dannata abitudine di non segnalare lo strike in contemporanea alla chiamata verbale. Così,  spesso il telecronista, che non può sentire la voce, istintivamente parla di ball dovendosi poi correggere!

Devo dire che giovedì scorso  ho visto in TV la diretta tra Parma e Bologna assistendo ad una bella gara ottimamente diretta dall’arbitro capo che ha offerto una prestazione perfetta sia tecnicamente che esteticamente. E’ stata una piacevole sorpresa.  L’arbitro prendeva posizione con gambe divaricate alle spalle del catcher e restava immobile, senza ondeggiamenti, fino al momento in cui si inchinava, con calma e  con molto anticipo sul lancio, per raggiungere il punto ideale di osservazione;   da quel momento la sua testa rimaneva perfettamente immobile. In caso di ball evitava qualsiasi movimento, poi si rialzava ma non abbandonava la posizione a ridosso del catcher: era già pronto per il nuovo lancio. In caso di strike, alzava immediatamente e senza altri gesti l’avambraccio col pugno chiuso. Il suo perfetto controllo dei movimenti  e l’assenza di gesti inconsulti  davano la sensazione di trovarsi di fronte a chi è davvero padrone della situazione: mi sembrava  un arbitro professionista della MLB!  I replay al  rallenty su qualche lancio dubbio davano ragione al suo giudizio!

Probabilmente era stata annunciata dal telecronista la terna arbitrale, ma non ci avevo fatto caso e quindi non sapevo di chi si trattasse. Mi sono incuriosito e ho cercato sul sito Fibs il suo nome: si tratta del signor, o meglio, dottor Silvano Filippi. Allora ho cercato su internet notizie su di lui e ho trovato un ritratto pubblicato dal Corriere di Verona nel 2009 alla vigilia dei Campionati Mondiali svolti quell’anno in Italia, che hanno visto il suo debutto come arbitro internazionale. Meritatamente! Non mi sono sbagliato, quindi, nel vedere della classe in quell’uomo nella citata  ripresa televisiva  della quale consiglio vivamente la visione in special modo a quegli arbitri convinti che per essere bravi bisogna agitarsi!

Scopro  che Filippi ha cominciato a giocare giovanissimo in quel di Verona a contatto, mi par di capire, di quell’ottimo Castagnini. Crescendo, gli impegni della vita non lo distolgono dal baseball: il suo primo impiego è nella polizia, ma lui non molla gli studi e si laurea in legge. Un incidente al braccio non gli consente più di giocare (catcher),  ma la sua passione lo mantiene nel baseball per una nuova carriera che lo porterà a diventare arbitro internazionale! Sono sicuro che nella formazione di quest’uomo avrà avuto grande peso Paolo Castagnini.

Complimenti, quindi, al grande Castagnini e al bravissimo Filippi.

Posso dire che da giocatore non ricordo di essere mai stato ammonito; come allenatore ho sempre tenuto a freno i miei giocatori al punto che, in caso di loro scorrettezza, spesso intervenivo prima ancora  dell’arbitro.  Ciò  è valsa l’attribuzione da parte della FIBS alla squadra da me diretta, INTER MARS B.C.,  di un riconoscimento per me molto gratificante: la Targa Disciplina  Serie A di Baseball 1978.

Proprio per questo rispetto verso gli arbitri e verso il loro difficile ruolo ho evidenziato le negatività sulle quali vorrei che molti di loro riflettessero.  Forse ho calcato troppo la mano, ma vi assicuro che a volte la realtà supera gli aspetti comici che ho rappresentato.

Concludo con un’osservazione non più diretta ai direttori di gara ma alla Federazione: l’attuale tenuta  dell’arbitro di casa base è goffa e non aiuta certo a dare eleganza a fisici non proprio … atletici: la protezione sotto la camicia più che aumentarne  la stazza, aumenta la … pancia dell’arbitro! Non si può tornare, se non al vecchio materassino che proteggeva anche le braccia, al pettorale esterno, simile a quello dei catcher? Invece delle camicie non si può tornare alle molto più eleganti giubbe, anche senza maniche, da infilare sulle camicie? Non si possono usare colori forti affinché vengano individuati immediatamente?

Una dirigenza federale che ha puntato più sullo spettacolo che sullo sviluppo, dovrebbe interessarsi fortemente di questo aspetto. Se si obiettasse che in IBL non sono poi così evidenti e caricaturali i comportamenti arbitrali, replico che gli arbitri da me osservati in Serie Federale e in ISL potranno essere i futuri arbitri di IBL: sarà ben difficile che riescano poi a svestirsi delle loro pessime abitudini per il solo fatto di essere nella massima serie.

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Ezio Cardea

Nato a Milano il 9/12/1936, ha svolto attività come giocatore e come tecnico dal 1948 al 1980 partecipando ai campionati di prima serie dal ’55 al ’72, quasi sempre in società milanesi. Abbandonato il campo per impegni di lavoro, ha continuato a collaborare saltuariamente con società milanesi in supporto alle squadre giovanili e all'attività presso le scuole. A contato col baseball praticamente dal dopoguerra ai nostri giorni, ne conosce la sua evoluzione e ne ha evidenziato fin dal 1980 le criticità: prima fra tutte, a suo avviso, quella creatasi a causa della tendenza delle varie amministrazioni federali a potenziare il livello del campionato di punta fino a creare una frattura col resto del movimento, frattura insormontabile se non con l’'ingaggio di una forte percentuale di atleti d’oltre oceano.

7 Commenti Unisciti anche tu alla conversazione!

  1. Claudio Rizzo 17 giugno 2014 at 16:40 -

    Ho letto tutto d’un fiato l’articolo e mi è sembrato molto veritiero sui punti descritti, volevo comunque dire la mia sul fatto delle enfasi su certi giudizzi, di sicuro ci sono arbitri che lo fanno troppo vistosamente e magari con spirito di protagonismo ma la cosa che io insegno ai miei colleghi arbitri è di essere umili e possibilmente invisibili in campo, comunque a difesa del nostro operato posso dirti e informarti che quando succede una chiamata stretta e molto difficile, ci è stato insegnato dai più grandi maestri, uno fra questi Giulio Cesare Cavallini che una chiamata con la giusta enfasi fa sparire ogni dubbio sul giudizio che abbiamo appena espresso e naturalmente non dobbiamo dimenticare il timing giusto per non sbagliare il giudizio. In quanto a Silvano Filippi lui è sempre stato un grande, lo conosco da quando ho iniziato ad arbitrare 16 anni fa che lui ancora faceva il catcher, poi ha iniziato la sua carriera arbitrale con molto successo ed io sono uno fra i suoi ammiratori più sinceri. Grazie per aver parlato di lui, merita tutto quello che si è costruito intorno a lui. Claudio Rizzo Conegliano TV

  2. Ezio Cardea
    Ezio Cardea 17 giugno 2014 at 20:33 -

    Ti ringrazio, Rizzo, per la testimonianza e confermo, come del resto può desumersi dal mio … sproloquio, che l’eleganza dell’arbitraggio dipende dalla giusta enfasi nelle chiamate; enfasi che può, anzi, deve variare a seconda delle situazioni.
    Vorrei sapere che cosa si intende per “timing giusto” per non sbagliare giudizio. Se si tratta di ritardare la chiamata, credo che non serva all’arbitro per togliersi eventuali dubbi. E’ meglio evitare che giocatori e pubblico captino l’incertezza e quindi è preferibile emettere immediatamente il giudizio: la tempestività e, come giustamente hai evidenziato, la giusta enfasi e determinazione possono “drenare” le proteste del giocatore che si ritiene penalizzato, nonché quelle dei suoi tifosi.
    Il mio articolo può sembrare irriverente, ma ti assicuro che ho un profondo rispetto ed una sincera ammirazione per il vostro ruolo, un ruolo molto difficile non solo perché il baseball è uno sport complesso, ma perché richiede in voi tante qualità, su tutte una grande padronanza emotiva, come in nessun altro sport sono richieste ad un arbitro.

  3. Claudio Rizzo 18 giugno 2014 at 18:22 -

    Signor Cardea, come “timing giusto” intendo non essere troppo veloce nel fare il giudizio perchè in molti casi sopratutto per i colleghi nuovi ma comunque anche per qualcuno con esperienza sulle spalle la fretta di dare il giudizio o anche solamente il chiamare lo strike senza il giusto timing si rischia di chiamare prima che arrivi la palla nel guanto del ricevitore e quindi se è una palla con effetto potrebbe passare fuori dall’area dello strike, certo è anche da considerare che l’immagine che fotografi al momento dell’azione e il rivedere la foto prima di emettere il giudizio passa una frazione di secondo quindi la chiamata avviene subito immediata e certo non si può far passare 2 secondi perchè nel nostro caso sono un’eternità ed in quel caso si da prova di incertezza come giustamente lei ha sottolineato. Complimenti ancora per quello che ha riportato sul suo articolo penso che molti miei colleghi lo legeranno e ne faranno buon uso dei suoi giusti consigli. Le auguro un buon lavoro e buona vita Claudio Rizzo

  4. Ezio Cardea
    Ezio Cardea 18 giugno 2014 at 21:34 -

    Grazie, Signor Rizzo, concordo pienamente.
    Se il baseball La porterà in quel di Milano o nelle vicinanze, mi farà piacere incontrarLa (cell. 3336925225) perché sono curioso di apprendere le tante cose che non so del vostro ruolo nel quale, non lo nascondo, non mi sarebbe dispiaciuto cimentarmi!
    Cordiali saluti.
    Ezio Cardea

  5. Michele Dodde 19 giugno 2014 at 13:19 -

    Egregio Signor Cardea,
    mi permetta di darle del tu perché io do del tu a tutti coloro che amano ed apprezzano sia il baseball sia il softball.
    Dunque le tue riflessioni hanno fatto lievitare un mio intervento che ho inviato a baseball intero ad per l’eventuale pubblicazione. Le tue sono riflessioni che abbisognano di molto tempo per essere filtrate ed assimilate ma il mio personale ringraziamento nasce dalla considerazione che finalmente si parla di umpire in modo etico. Ed il mio intervento parte proprio da questo: etica per divenire umpire.
    Per quanto riguarda il tuo sopito desiderio di cimentarti come Giudice di Gara ( come vedi cerco di non usare mai la parola “arbitro” perché nel baseball non esiste questa figura quanto invece il “giudice” che ontologicamente è un’altra cosa) posso confortati dicendo che da ex giocatore pensavo che giudicare una gara fosse facilissimo fin quando, decidendo di vestire la divisa dei blue , ho avuto la fortuna di essere istruito dall’indimenticabile Carmelo Pettener che mi fece capire la filosofia interpretativa del regolamento e la sua applicazione in diamante. Risultato? In venti anni di blues, dai Giochi della Gioventù alle Serie Nazionali, dai tornei europei al mondiale di softball ad Oklahoma nel 1987 non mi sono mai trovato nella necessità di espellere alcuno dal diamante. Personalmente lo considero un mio personale guinness.
    Con viva cordialità e stima,
    Michele Dodde

  6. Ezio Cardea
    Ezio Cardea 19 giugno 2014 at 18:10 -

    Al volo! Colgo al volo il tuo invito e ne sono onorato.

    Quando ho lasciato il terreno di gioco non ho pensato ad iniziare un’altra avventura come “giudice” (il tuo articolo “L’esatta terminologia” su Baseball on the Road, di cui consiglio la lettura, docet!).
    Non ci pensavo proprio perché ritenevo quel ruolo poco attraente, alla stregua di quello negli altri sport.
    Non mi rendevo conto di quanto fosse diverso, più intenso, più parte integrante del gioco stesso anche dal punto di vista dello spettacolo e dell’emotività che può trasmettere.
    Di una cosa non ho mai dubitato e cioè che fosse maledettamente difficile!

    In attesa di leggere il tuo intervento su Baseball on the Road, ti porgo i miei più cordiali saluti

    Ezio Cardea

  7. Paolo Castagnini 20 giugno 2014 at 09:25 -

    Ecco l’articolo di Michele Dodde a risposta di Ezio Cardea
    http://www.baseballontheroad.com/2014/06/20/etica-per-essere-e-divenire-un-umpire/