Presentata a Milano la stagione 2015 del baseball e del softball. L’opinione di Ezio Cardea

Pubblicato il Mar 26 2015 - 5:33pm by Ezio Cardea

Se è vero, come ho detto nel mio precedente articolo,  che  Fraccari ha commesso un grosso errore nel volere l’assemblea di Parma, bisogna ammettere che, prevedendo il peggio, si era ben preparato per annullarne o attenuarne i danni.

Infatti, non so quanto casualmente o meno, la rituale presentazione dei campionati, di solito fatta con una settimana di anticipo rispetto al loro avvio, è avvenuta  con solo due giorni di anticipo:  ma, soprattutto, dopo Parma.

Beh, vi domanderete: dove sta la trovata geniale?

Basta leggere la relazione dell’evento fatta per la Fibs da Daniele Mattioli.

Alla presentazione ha partecipato (niente di nuovo in questo) il Presidente del CONI che ha pronunciato un sacrosanto elogio del movimento definendolo tra i più importanti in virtù dei risultati ottenuti nelle ultime stagioni!

Malagò avrebbe addirittura detto:

“In voi si vede che ci sono idee e che ci sono persone che fanno la differenza. In Europa siamo corpo a corpo con l’Olanda mentre nel mondo tra le prime 10-11 nazionali. Ritornare alle Olimpiadi potrebbe garantire soddisfazioni e pertanto potrebbe cambiarti la vita”.

Infine ha definito “un vanto” Tirrenia e la politica sui giovani.

Nemmeno Petrucci aveva fatto un elogio così totale e così … imbarazzante! Sarebbe interessante sapere cosa ne pensa ora!

Avete ben compreso, o voi piccoli uomini di Cremona e di Parma? Avete ben compreso cosa pensa di me e della mia politica non un extraterrestre ma addirittura un personaggio che rappresenta l’autorità massima in fatto di sport in Italia!?

Forse Malagò non è al corrente del famoso “polpettone”  con il crollo delle franchigie e il dissolvimento di IBL 2  per cui è stato dato il via ad un campionato ibrido A Federale + IBL 2, con classifiche separate nello strenuo tentativo di far sopravvivere IBL2; non è al corrente del recentissimo campionato nel quale è stata introdotta la “fase di qualificazione”, strumento che consente un notevole allargamento delle partecipanti al campionato che, però, è rimasto inchiodato su otto squadre e che, dopo la qualificazione, prosegue con quattro!

Non sa, Malagò, cos’era e cos’è il baseball nel Sud, non sa dei tre stadi stupendi (Reggio Calabria, Messina e Palermo, ora ruderi; non sa …

Mi fermo, ma l’elenco delle cose che dovrebbero essere illustrate a Malagò sono tante.

Fraccari ha approfittato dell’occasione e degli elogi  per togliersi i sassolini dalla scarpa:

“Sono stati 2 anni complessi, nel corso dei quali il nostro movimento si è dovuto confrontare con i problemi reali del Paese. Noi come Consiglio Federale torniamo sempre al concetto dell’Assemblea Elettiva dell’8 dicembre 2001: lo scopo era allora ed è lo stesso oggi mettere l’atleta al centro del progetto. Credo che nessuno possa contestare a questo gruppo di lavoro i risultati ottenuti nel progetto di valorizzazione della scuola italiana.”

Immancabile e martellante come la goccia d’acqua nel silenzio della notte, torna il leitmotif della crisi.

Vorrei ricordare che il celebrato Beneck, nel bel mezzo di una crisi ben più grave dell’attuale (brigate rosse, scioperi selvaggi, occupazione delle fabbriche e delle università, omicidi eccellenti  tra cui quello di Aldo Moro …) ha varato, nel 1969,  l’aumento  delle squadre del campionato di prima serie da 8 a 12 senza nemmeno ricorrere ai gironi né alla fase di qualificazione!  Con quella mossa il baseball si è dato uno scossone e ha cominciato a dare soddisfazione e notorietà a diverse zone fino allora nell’ombra, poi letteralmente esplose e tuttora in auge. Quello si, che era un uomo che faceva la differenza!  Ed è stata un’idea giusta e doverosa quella di commemorare il centenario della sua nascita.

Lei, invece,  affermando  che “il  futuro non sono le persone, ma è il movimento stesso che lo traccia. Quello che siamo noi oggi è la base del nostro futuro” dimostra di avere una visione completamente opposta, che sta alla base anche di un’altra sua affermazione fatta poco dopo Salsomaggiore:  Lei avrebbe asserito la sua  disponibilità a farsi da parte anche prima della scadenza del mandato,  non appena qualcuno avesse dimostrato di essere  in grado di gestire  la “complessa macchina burocratica” della Federazione. 

Questa sua dichiarazione fa capire due cose: che Lei conosce perfettamente gli ingranaggi e che nella sua ottica non serve un pilota, ma un burocrate. Cioè qualcuno che, se c’è una crisi, non si scervelli per  risolverla (ci deve pensare il movimento!), ma sappia galleggiare in balia della stessa  in attesa che accada qualcosa come il rientro alle olimpiadi che, secondo Malagò, “potrebbe cambiarti la vita”.  Cambia la vita a chi? A Fraccari? E perché? A pensarci bene questa frase è un po’ strana  …

Purtroppo, anzi per fortuna, lo Statuto  richiede al Presidente ben altro che la conoscenza della macchina burocratica: lo Statuto richiede al Presidente la  programmazione,  l’indirizzo, la guida del movimento. E non il contrario.   

In altre parole, il Presidente di una Federazione deve avere idee e, soprattutto, deve possedere il carattere ed il carisma necessario per attuarle. Ed è quello che ha sempre fatto Beneck portando a compimento le sue idee a costo di crearsi forti inimicizie, ma realizzando ciò che credeva utile al  bene del baseball.  Per aspera ad astra, signor Presidente! 

Alla domanda del giornalista della Gazzetta dello Sport Stefano Arcobelli sul “dopo Fraccari”, il Presidente risponde:

”il futuro del nostro movimento è oggi rappresentato dalla globalizzazione del baseball e dalla politica sui giovani come testimoniato dall’Accademia. O imbocchiamo questa strada per stare al passo di tutti oppure ci sarà un grosso scivolone e rimarremo al baseball di casa nostra con mancanza di risorse e visibilità. Credo che i dirigenti italiani abbiano la lungimiranza di capire la strada da seguire, anche perchè è molto facile fare della demagogia populista che non fa altro che dare false illusioni quando è invece il lavorare a testa bassa tutti giorni quello che ha portato il baseball e il softball ad ottenere importanti risultati. Il futuro non sono le persone, ma è il movimento stesso che lo traccia. Quello che siamo noi oggi è la base del nostro futuro”.

Se il futuro del nostro movimento è rappresentato dalla globalizzazione, perché sprecare uomini e soldi nelle Accademie?  E’ ridicolo sostenere, come si legge nell’intervista del 20/3 u.s. fattagli  da Schiroli, che i migliori giocatori escono dall’Accademia. La targatura “accademia” è un bollino che tende a far prendere all’accademia il merito dei vari tecnici  che hanno speso anni di lavoro. E’ un po’ come la storia degli ASI:  come si fanno  a considerare di scuola italiana   atleti che trascorrono pochissime  stagioni  nei nostri campionati, magari giocando solo un paio di partite l’anno?  Come fanno a considerarsi prodotti dell’accademia  atleti come Maestri, Vaglio, Chiarini … Non si sarebbero comunque affermati? Un elenco comunque molto breve rispetto ai tempi in cui tantissimi atleti italiani sono emersi pur in assenza delle accademie, e grazie ai quali sono stati raggiunti notevoli traguardi internazionali, superando e mettendo sotto persino l’Olanda che ora, nonostante le nostre accademie, ha ribaltato le posizioni!

Perché vogliamo prenderci in giro?  Se siamo nell’era della “globalizzazione”, allora diciamo senza ipocrisie che va tolto ogni limite di ASI e di stranieri.

Però vorrei ricordare a Fraccari che, nonostante la politica di globalizzazione e dei giovani istruiti dall’Accademia, a dispetto degli elogi spropositati  di Malagò il baseball ha da tempo imboccato una via di scivoloni, di mancanza di risorse (che volano oltre oceano), di pubblico e di visibilità.

Probabilmente ci sarà chi fa della demagogia e del populismo, ma c’è anche chi suggerisce strade percorribili  a costo zero: è  in grado, signor Presidente, di fare una cernita e, scartati gli uni (demagoghi/populisti),  cercare  approfondimenti con chi non propone nulla di demagogico?

Durante l’incontro è stato fatto cenno all’accordo di partner chip con la Gazzetta dello Sport: ottima iniziativa, ma attendiamo di vedere i risultati!

Infine Fraccari comunica l’importante notizia della restituzione del Kennedy alla Federazione che lo girerà al Comitato Regionale per un investimento di 500.000 euro (immagino da parte del Comune!), auspicando che le società milanesi sappiano sfruttare questa grande opportunità. Vorrei far presente a Fraccari che se il campionato resterà delle dimensioni attuali (mi domando come abbia potuto Malagò, pur in presenza dei “grandi successi” – ovviamente internazionali – definire importante il nostro movimento con un simile campionato di punta), le società potranno essere brave quanto vuole, ma resteranno sempre fuori dalla vetrina che potrà consentire loro di ottenere sponsorizzazioni migliori e, nel contempo,  maggiori spazi sulla Gazzetta dello Sport.  

Foto CB/Oldman 

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Ezio Cardea

Nato a Milano il 9/12/1936, ha svolto attività come giocatore e come tecnico dal 1948 al 1980 partecipando ai campionati di prima serie dal ’55 al ’72, quasi sempre in società milanesi. Abbandonato il campo per impegni di lavoro, ha continuato a collaborare saltuariamente con società milanesi in supporto alle squadre giovanili e all'attività presso le scuole. A contato col baseball praticamente dal dopoguerra ai nostri giorni, ne conosce la sua evoluzione e ne ha evidenziato fin dal 1980 le criticità: prima fra tutte, a suo avviso, quella creatasi a causa della tendenza delle varie amministrazioni federali a potenziare il livello del campionato di punta fino a creare una frattura col resto del movimento, frattura insormontabile se non con l’'ingaggio di una forte percentuale di atleti d’oltre oceano.