Ombre e luci…

Pubblicato il Mar 11 2019 - 9:10pm by Allegra Giuffredi

In un anno, il 2019, che si prospetta pieno di occasioni per godere pienamente del nostro amatissimo sport, alla vigilia del Campionato di A1 su cui magari ci intratterremo un po’ di più prossimamente, si stanno alternando ombre funeste e luci di speranza.

E’ di questi giorni la presa d’atto che il Rimini non parteciperà né al massimo Campionato italiano di baseball, né alla Coppa Campioni.

Mai avrei pensato di scrivere così spesso e così tristemente degli “odiati” avversari riminesi che con 13 scudetti , 5 Coppe Italia e tre Champions Cup rappresentano davvero un bel pezzo di storia del baseball italiano, ma dopo aver ricordato la scomparsa del presidente Zangheri adesso mi tocca rilevare anche la defezione dei Pirati al prossimo Campionato.

In pratica non sentiremo più, o almeno per un bel po’ di tempo le fastidiosissime trombette dei tifosi riminesi, che, detto per inciso nella patria del baseball mondiale, ossia negli USA, sarebbero sequestrate all’entrata senza tanti convenevoli, ma a parte ciò la cosa non ci piace per niente, perché insieme a Rimini anche Nettuno con i suoi ventisette titoli ha dato forfait.

La storia del Rimini non si ferma, perché pare che ricomincerà dalla B con il Junior Rimini, ma perché in pochi anni si sia arrivati ad una situazione come questa mi lascia davvero perplessa: di chi è la responsabilità e soprattutto quali conclusioni dobbiamo ricavare da quanto sta accadendo?

Io credo e lo dico subito che ormai il divario tra chi può fare un Campionato degno dei tempi contemporanei e chi non può permetterselo è talmente evidente che forse e dico forse, dobbiamo rassegnarci all’idea di fare ciò che sia il rugby che l’hockey su ghiaccio hanno già fatto: una Lega Europea.

Il nostro baseball non è moribondo, ma sicuramente non sta benissimo e se per farlo vivere dobbiamo pensare alla sola sopravvivenza, senza alcuna crescita, senza alcuna visione che ci porti ad essere interessanti, appetibili e soprattutto popolari in questi tempi veloci, continuando a demonizzare chi ha i soldi, come se fosse un disvalore, beh, così non si va avanti, oppure si va, ma allora che lo si dica chiaramente: vogliamo un baseball solo dilettantistico, giocato tanto per giocare, fine a sé stesso, senza alcuna volontà di miglioramento e che ognuno prenda le sue misure.

In questo mare procelloso l’unica buona notizia viene da Russi, dove l’intera comunità, l’intero paese di 1200 abitanti su per giù si è mobilitato con una sorta di “cinque per mille” in favore della squadra del Godo che fresca di promozione in A1 ha visto bene di non declinare la possibilità di giocarvi, coinvolgendo tutti gli abitanti del paese con questa forma di autotassazione solidale, che gli permetterà di giocarsela, anche, perché altrimenti non si spiegherebbe l’impegno profuso per partecipare al massimo Campionato.

A Godo evidentemente c’è della gente seria, che una volta promossa in A1 ha deciso di sfidare se stessa e il mondo del baseball con le sue attuali formulazioni, senza sottrarsi all’impegno sportivo ed economico che questo comporta e va bene così, perché così si fa: se si è deciso che ci sono le promozioni e le retrocessioni, una volta promossi si partecipa e lo si fa seriamente, perché il baseball è uno sport serio e come giustamente rilevato in quel di Russi: solidaristico.

Certo il sistema escogitato è piuttosto empirico ed anche un po’ romantico e sicuramente lontano anni luce dall’idea di una Lega Europea che probabilmente non vedremo mai e che attualmente è assai più realistico e reale, dato che lo si sta realizzando, ma allora mi chiedo se non si possa realizzare sotto altre forme, con contributi economici comunali, regionali, europei anche altrove, perché in fondo questa forma di “azionariato sportivo” è molto, ma molto più all’avanguardia di qualsiasi sponsorizzazione.

E allora forza e coraggio, qui bisogna fare qualcosa, a partire dalla declinazione della filosofia che si vuole portare avanti e procedere insieme, lealmente, una volta definito l’obiettivo: cosa si vuol fare del nostro baseball? Lo vogliamo puramente dilettantistico, senza media, senza numeri sulle maglie, senza investimenti o vogliamo migliorarlo? io sono per una mediazione tra il pane e salame e qualcosa di più raffinato, che avvicini il pubblico e per farlo l’impegno e la sofferenza degli appassionati non bastano: bisogna rendersi davvero “appetibili”, altrimenti … non so come andrà a finire.

Vogliamo capire o no, che il rugby italiano, sport che non vince mai, ma proprio mai e che attualmente è assolutamente non competitivo nel “Sei Nazioni”, dove riesce a conquistare solo e soltanto il “cucchiaio di legno”, vale a dire l’ultimo posto, ha un battage pubblicitario stellare con uno sponsor automobilistico “da urlo” per i prossimi mondiali giapponesi che si terranno in … settembre?

Di noi, del torneo pre olimpico, della coppa campioni che si giocherà sui nostri campi, oltre che del Campionato, non se ne parla quasi per niente, se non e per fortuna in seconda serata da Fazio, ma così en passant e “tanto di manna” che ci sia stato almeno questo passaggio televisivo …

No, così non va: bisogna invertire l’inerzia e parlare chiaro. Io ho cercato di farlo, mi auguro seguano ulteriori iniziative.

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Allegra Giuffredi

Nata a Parma quarantaquattro anni fa e bolognese d’adozione da più di venti, è laureata in Scienze Politiche e lavora come funzionario pubblico. Appassionata di baseball, segue la Fortitudo da una decina d’anni e da sette scrive su “Fuoricampo”, ossia sul notiziario della Fortitudo Baseball, articoli di costume su tutto ciò che contorna il mondo del “batti e corri”. Segue anche la MLB e in special modo la squadra dei Chicago Cubs, sulla quale spesso si intrattiene con aneddoti ed altre amenità.

9 Commenti Unisciti anche tu alla conversazione!

  1. Mah 12 marzo 2019 at 07:49 -

    Già. Il baseball italiano è l’unico sport di squadra che non ha ne’ visibilità costante del proprio campionato in TV (ora RAI non è l’unico canale sportivo si potrebbero iniziare a prendere in considerazione anche gli altri) e ne’ un vero ed importante sponsor del campionato stesso che permetta questo. Fino a che non si ripartirà da qui i soldi reperiti dalle società e i ragazzi che inizieranno a giocare a baseball saranno sempre meno.

  2. Ezio Cardea
    Ezio Cardea 12 marzo 2019 at 12:19 -

    Carissima Allegra,

    credo di dover dissentire fortemente dalla tua idea che, come ho già evidenziato, pare sia accarezzata in quel di Bologna.

    Un torneo europeo cui aggregare le 3 o 4 nostre squadre più forti non potrebbe che nuocere ulteriormente il resto del movimento. D’altra parte lo stesso movimento del rugby che ha scelto questa strada non ha trovato alcun giovamento nonostante il vantaggio mediatico offerto dalla “Sei Nazioni”: il campionato italiano, nonostante il massimo torneo sia stato di recente allargato a 12 squadre (col grosso errore di essere impostato a girone unico che evidenzia macroscopici e sicuramente poco graditi spread tecnici che danno luogo a gare fortemente sbilanciate), non gode da parte dei media un trattamento migliore del baseball. Per esempio, il campionato italiano di rugby sulla Gazzetta dello Sport è relegato in pochi cmq in 50ma pagina, proprio come il baseball. In questa situazione è difficile reperire risorse.
    Il battage pubblicitario stellare di cui parli a proposito del rugby italiano e della sua partecipazione alle olimpiadi di Tokyo, probabilmente lo riceverebbe anche il baseball italiano se riuscisse a parteciparvi, ma, come per il rugby, con ritorni pressoché nulli sul movimento italiano fin tanto che resta prigioniero dello stallo che lo sta distruggendo.
    Nel rugby quel poco di ritorno mediatico in più ottenuto dai Club italiani aggregati a campionati esteri, non si riflette sul resto del movimento che continua a dibattersi nell’oscurità e quindi con sempre più scarse possibilità di crescita.

    Vogliamo anche noi imboccare la stessa strada?

    Nessuno demonizza chi ha i soldi, ma sicuramente è da demonizzare chi fa di tutto per impedire che anche altre realtà possano accedere alla platea che consentirebbe, grazie alla migliore visibilità, di accedere a maggiori risorse. Risorse che comunque non consentirebbero di trasformare in professionismo il nostro movimento che dalla creazione di IBL tenta di raggiungere quell’obiettivo (obiettivo che purtroppo, invece, ha creato una strage di Club anche illustri, l’ultimo dei quali è il Rimini. Risorse che, però, consentirebbero al movimento di rialzare la testa e tornare a quei livelli di popolarità goduti nei decenni 70/80/90 con medie di presenze agli stadi da far impallidire o arrossire dalla vergogna chi si attendava di ripopolare gli stadi con l’innalzamento (grazie alle sempre più massicce immissioni di atleti d’oltre oceano) del livello tecnico.

    L’area di svolgimento del massimo camionato si è ristretta e i grandi sponsor sono spariti ad eccezione di UnipolSai; il baseball si è impoverito e il declino continua. Se togliamo dal campionato italiano anche quei pochi Club che secondo te sarebbero “demonizzati” per le loro maggiori disponibilità, sembra abbastanza logico dedurre che il declino del resto del movimento continuerà al punto che non si potrà nemmeno più parlare (per il resto del movimento) di dilettantismo, ma di sport parrocchiale ovvero sorretto, come nell’era pionieristica (che grazie alla tua giovane età non hai vissuto ma che, ahimé, io si) da qualche oratorio o dalle tasche di qualche appassionato.

    Vogliamo questo perché siamo a Bologna o Parma e non ci importa più nulla del resto d’Italia?

    Carissima Allegra, io sono certo che tu non baratteresti mai, costi quel che costi, questo tuo desiderio di vedere del bel baseball, che è anche il naturale desiderio di tutti gli amanti del baseball, con una sempre più marcata marginalizzazione del movimento italiano del baseball. Tu sostieni il non confessato desiderio di alcuni Club, inconsapevomente manifestato dal giornalista Mino Prati di Baseball.it nell’articolo “Montagne e topolini”, ma non hai considerato i cosiddetti “danni collaterali”.

    La strada da percorrere è diversa, ma è anche da escludere quella che giustamenti elogi nel Godo la cui iniziativa attesta una grande passione, ma che è realizzabile con successo in un centro molto piccolo, dove l’invito a versare a favore della squadra il 5 x1000 è possibile farlo anche col semplice e più efficace passaparola … ma a Milano, nonostante l’annuale invito rivolto tramita internet dal Milano ’46 a circa un centinaio di destinatari …

    Godo ha fatto una scelta coraggiosa. Ma prova ad immaginare se, fatta l’esperienza, non regge all’impegno ed è costretta a rinunciare: a differenza di quanto succedeva con la Fibs di Fraccari, con la nuova dirigenza invece di tornare in A1 rischia di essere punita invece di essere ringraziata, con la retrocessione in ultima serie proprio come è capitato al Padule!

    Ripeto, carissima Allegra, la strada da percorrere è diversa e deve essere tutta italiana! Senza contare che verrebbe aperta una strada del tutto nuova nei campionati italiani, per l’introduzione della “fase di qualificazione”: una novità da rendere più visibile a tutti e che non potrebbe passare inosservata da parte dei media più importanti se vengono coinvolte 18 squadre! Cosa che, oltretutto, è più realizzabile che non con 12 squadre. Come credo di aver adeguatamente argomentato in veri articoli.

    Io mi sono sforzato di dimstrarne la praticabilità senza perdita da parte del massimo campionato né di livello tecnico né di qualità che, anzi, aumenterebbe.

    Ma, come ha detto Rossodisera a commento del mio articolo “Mancata Riforma”, ci vuole coraggio e unione di intenti.

  3. Ezio Cardea
    Ezio Cardea 12 marzo 2019 at 20:02 -

    Scusate le ripetizioni e la costruzione un po’ contorta dei periodi, ma ho schiacciato l’invio senza rileggere!

    Spero che comunque siano percepibili i concetti che ho inteso esprimere.

    Dobbiamo chiarire a quale risultato puntiamo: salvare e possibilmente aumentare il livello di gioco per soddisfare il pubblico, o bloccare il declino e dare nuovo impulso alla crescita del movimento.

    Nel primo caso soddisfiamo l’ormai ridottissimo pubblico attuale ma, come ha dimostrato l’IBL che ha puntato appunto sulla qualità, non lo incrementiamo e lasciamo al suo funesto destino il resto del movimento.

    Nel secondo caso, col costo di un modesto passo indietro in fatto di qualità del gioco nella sola prima parte della regular season, potremo sperare nella inversione di tendenza e vedere il movimento tornare a crescere.

    Chi come me ha contribuito sui campi a far uscire dalla fase pionieristica il baseball e a farlo crescere fino a vederlo primeggiare in Europa e non sfigurare nei tornei internazionali, non ha dubbi su cosa puntare.
    Credo che con me si schiererebbero a maggior ragione molti miei coetanei e tanti della generazione immediatamente successiva che non possono non essere angustiati da come sta sfiorendo quella che posiamo considerare la nostra creatura.

    Mi piacerebbe conoscere il parere di chi, più ancora di me, ha contribuito a quella crescita: conosco già il pensiero di un personaggio come Giancarlo Mangini e sono sicuro che anche il grande Ludovius la pensi come me, ma anche gli altrettanto emblematici personaggi della generazione successiva come Ruggero Bagialemani, Stefano Manzini e tantissimi altri …

    I

  4. luigi 13 marzo 2019 at 09:41 -

    Egregio Ezio sono d’accordo, va fatta sanguinare la ferita e bisogna tornare indietro con un massimo campionato più ampio possibile e “sostenibile”, al momento sarebbe la ricetta non tanto per portare il baseball agli antichi splendori ma almeno per salvare il cavallo che sta morendo nella stalla. La simpatica Allegra ed anche altri fanno sempre i raffronti con il rugby ma è disciplina leggermente diversa secondo me anche poco adatta a noi italiani a parte nel triangolo veneto (razza piave), dove c’è la più alta concentrazione di tesserati, accademie, società storiche che hanno fornito e continuano a produrre atleti di qualità. Si pensi che l’attuale massimo campionato è composto da 12 squadre di cui 6 sono venete (trasferte da 60/70 km) due sono di Padova, Fiamme Oro a Roma, soliti Viadana e Calvisano isole felici, e poco altro nel resto dell’Italia. E’ pur sempre il rugby un movimento in crescita ora anche in regioni dove 10 anni fa era nullo. Il 6 nazioni e qualche rara vittoria ne ha dato grande visibilità, tuttavia il pubblico del massimo campionato nazionale a parte a Rovigo è scarso. Due squadre Zebre e Benetton Treviso (Benetton=Unipol per BO) militano in un campionato europeo Benetton per la prima volta dopo 1O anni vede i play off, queste due squadre forniscono quasi tutti i giocatori alla nazionale, sono professionisti anche se lontani dalle cifre del calcio tra ckub e nazionale guadagnano il giusto per poter pensare al futuro serenamente, molti sono stranieri “equiparati”, ecco di cosa stiamo parlando. FIR mette parecchi soldini in queste due franchigie più gli sponsor ma per il 6 nazioni si vede che non basta, ci raffrontiamo con paesi che hanno 50 volte il numero di tesserati, che a scuola fanno anche due ore al giorno di educazione fisica (non due ore alla settimana). Tornando alle nostre miserie direi che se Unipol e ?? chi altro forse San Marino ?? per budget e struttura societaria scalpitano per una lega europea, lo facciano pure, a noi non ci resta altro che accorpare A1 e A2 in un unico campionato o quasi come fece Notari (mi pare se non ricordo male) nel 85/86?? ci porteremo la sedia casa, il panino e la birra, andremo alle partite la domenica mattina ma chi se ne frega basta che giochino i nostri ragazzi.

  5. LUIS 13 marzo 2019 at 19:02 -

    PER INCISO IL rugby femminile METTE INSIEME 7500 tesserate e pagina intera sulla GAZZETTA e dirette del 6 nazioni femminile su Eurosport ,,,, nOI QUANTI TESSERATI SIAMO IN TOTALE FORSE 20.000 ????Lancio una idea idea….. perché non provare un accordo con SPORTITALIA per trasmettere una volta la settimana in sintesi una partita della serie A1 con quel bravo telecronista che e’ MATTEO GANDINI gia’ commentatore delle finali scudetto 2018 su TELESAN MARINO…. certo costera’ un po’ ma allora qualcosa vogliamo investire e fare uno sforzo per dare visibilita’ al nostro bistrattato sport ormai da wwf … dopo che anche SKY ha eliminato il BASEBALL su FOX SPORT SOSTITUENDO con canali dedicati a GOLF–BASKET NBA-snooker- wrestling e CALCIO IN TUTTE LE SALSE CON REPLAY DI INCONTRI E GARE OGNI GIORNO E NOTTE , DAZN non convince noi appassionati ad abbonarsi E CALCIO DI TUTTI I TIPI E NAZIONI mentre RAISPORT trasmette pure il torneo di CALCIO BALILLA PER SPECIAL OLYMPICS !!!! (con tutto il rispetto per questi giochi )E TORNEI E CAMPIONATI DI CALCIO DI OGNI SERIE E CATEGORIA ….INSOMMA UNA ABBUFFATA DI SPORT COL CALCIO A FAR DA PADRONE E NOI E LA FIBS ….STIAMO A GUARDARE …..MA INSOMMA QUALCUNO SI MUOVERA’ …I NOSTRI RAGAZZI COME FARANNO AD APPASSIONARSI E CONOSCERE QUESTO SPORT ……BISOGNA FAR QUALCOSA …

    SCUSATE LE MAIUSCOLE MA NON SONO TANTO BRAVO COL PC… MA AMO QUESTO SPORT DA PIU’ DI CINQUANTANNI E SONO PREOCCUPATO ….E POI SONO INCAZ…..TO

  6. Ezio Cardea
    Ezio Cardea 13 marzo 2019 at 19:52 -

    Caro Luigi, se due o tre squadre (quattro secondo Mino Prati) si aggregassero ad un ipotetico campionato europeo che persino l’Olanda che potrebbe ben figurare non vuole, il problema per il movimento italiano aumenta. Il motivo risiede nel fatto che la già pochissima attenzione mediatica, che fino ad oggi riguarda 8 (probabilmente 7) piazze, da quel momento scenderebbe ad interessare solo quelle tre/quattro: il resto riceverebbe la stessa attenzione delle squadre di A2.
    La Federazione NON DEVE CONSENTIRE QUESTA TRASMIGRAZIONE. Se non le fosse consentito di opporsi legalmente, tolga l’affiliazione a chi trasmigra, ma NON COMMETTA L’ERRORE DELLA FEDERAZIONE DEL RUGBY.
    Da anni sostengo un campionato a 18 con gironi a 6 e fase di qualificazione: non sono numeri a casaccio ma calcolati proprio per salvare la qualità (nella seconda fase) giacché da anni le squadre veramente competitive sono sei. Sei squadre ogni anno avrebbero salvato la qualità, ma nel contempo sarebbero rimaste sul palco più mediatico altre 12 squadre a combattere senza le umiliazioni subite negli ultimi campionati a girone unico a 8 dalle ultime due in classifica.
    E’ stato maledettamente perso troppo tempo ed ora è molto difficile raggiungere uno spread contenibile persino tra solo 6 squadre.
    Più si ritarda questa riforma, più difficile sarà risalire la corrente.

  7. Ezio Cardea
    Ezio Cardea 13 marzo 2019 at 20:08 -

    Mi trovi d’accordo, Luis, bisogna che la Federazione si muova anche nella direzione che indichi.
    E’ un compito duro, ma sembra che si occupi solo del sito invece di travasare tutte le notizie agli uffici stampa delle varie testate. Alla fine, se non tutto, qualcosa verrebbe pubblicata!
    La Gazzetta dello Sport da 15 giorni non menziona il baseball!
    Eppure di eventi ce ne sono stati.
    Forse che, tanto per fare un esempio, la Gazzetta dello Sport non avrebbe pubblicato la notizia del riconoscimento europeo al nostro umpire internazionale Michele Dodde, recentemente indotto nella Hall of Fame European?
    Forse Schiroli non si sarebbe lasciata sfuggire questa ed altre occasioni, anche se a mio avviso anche quella gestione federale è stata carente in tale campo.
    Forza, Luis, facciamoci sentire, mettere in evidenza le carenze non deve essere intesa come critica ma come desiderio di essere utili.

  8. Nicolò C 13 marzo 2019 at 20:09 -

    Il problema vero, secondo me, è che non c’è un progetto credibile di riforma che tenda al professionismo di questo sport, dato il palese fallimento del progetto IBL (nato male, a mio parere).

    Visto che si tira in ballo il rugby parliamo del rugby.
    E’ davvero tanto diversa la massima serie italiana rispetto a quella del nostro sport?!
    Come già sottolineato c’è uno zoccolo duro di squadre in Veneto, terra tradizionalmente legata a questo sport in alcune sue provincie dove il calcio non ha regalato grosse gioie, vedi Treviso, Venezia e Rovigo (unica eccezione Padova ma pure lì il calcio non è che abbia raccolto dei grandissimi risultati quindi la convivenza con il rugby è giustificata e legittima).
    Nel baseball di alto livello non c’è forse uno zoccolo duro di squadre emiliano-romagnole contornate da poco, pochissimo altro?!
    La differenza? I giocatori di massima serie del rugby sono pagati per giocare a rugby. E ci riescono a vivere. Nel baseball non riusciamo a far vivere un atleta di solo baseball ma spesso a questi si chiede lo stesso impegno di un professionista quando, de facto, è un dilettante.
    E indovinate come sono riusciti a fare questo salto di qualità le squadre italiane? Con i soldi del sei nazioni (che però a differenza di una lega europea di baseball era già un torneo prestigioso, con una sua esposizione mediatica internazionale di tutto rispetto) e del PRO14 che redistribuisce alle società.

    La domanda quindi, quella vera, è “come risvegliare, o far nascere, l’attenzione della gente verso il baseball?”. Io guarderei al recente esempio della Major League Soccer statunitense che ha fatto nascere e crescere l’attenzione verso uno sport minore (negli USA) praticamente dal nulla.

  9. Ezio Cardea
    Ezio Cardea 14 marzo 2019 at 14:31 -

    Il baseball italiano è la fotocopia del rugby italiano: entrambe le discipline sono state abbandonate dai grandi media.
    Quanto all’attività extranazionale dei due sport il riflesso sull’attività interna è pressocché nulla persino per il rugby nonostante il forte richiamo mediatico della Sei Nazioni.
    I campionati nazionali hanno sempre meno risalto sui media nazionali ed è per questa ragione che entrembi gli sport reistono laddove fruiscono dell’appoggio dei media locali, consolidandosi il baseball soprattutto nell’Emilia Romagn ed il rugby in Veneto.

    Quanto alla Maior League Soccer non ne conosco la realtà, ma quandanche fosse così favorevole, dobbiamo tener presente la grande diversità tra la situazione Usa e quella italiana:
    – la prima ha una forte, organizzata e ricca comunità italiana in un ambiente per nulla chiuso verso le discipline di qualsiasi tipo;
    – in italia non esiste nessuna delle due sudddette condizioni. Le forti comunità in italia al massimo sono quelle … cinesi … magrebine … Quanto allo sport, a differenza di altri Paesi europei e soprattutto della Francia e dell’Inghilterra dove sono almeno due gli sport parimenti seguiti, l’Italia è meno aperta verso gli sport diversi dal calcio. La stessa cosa fanno i grandi media con l’80/90% degli spazi dedicati al calcio e ai pettegolezzi del calcio.

    Poiché non ci sono le risorse per “bucare” sui grandi media che sono indispensabili per il lancio di qualsiasi iniziativa (voglio ricordare che il nostro baseball è velocemente uscito dalla fase pionieristica grazie ai grandi media e ha continuato a crescere finché è stato accompagnato dai grandi media), bisogna puntare sui media locali che da sempre sono sensibili agli sport minori specie se militano in prima serie.

    Da qui la necessità di allargare fortemente il massimo campionato.