Mesi di grande attività per la guida della federazione ma la sfida decisiva sarà sulla prossima formula del massimo campionato

Pubblicato il mag 12 2017 - 2:27pm by Ezio Cardea

Ci avete fatto caso?

I cognomi Marcon  e Macron sono formati dalle stesse lettere e quindi l’uno è  l’anagramma dell’altro, ed in entrambi i casi si tratta di personaggi nuovi.

Possiamo dire, noi del baseball italiano, che abbiamo anticipato di qualche mese la “grandeur” francese e ne siamo felici almeno per questo. Per il resto, ovvero per ciò che i predetti faranno nei rispettivi ruoli, sapremo attendere il giusto tempo per esprimere giudizi, anche se, relativamente a Marcon, non possiamo già fin d’ora non notare, in positivo,  il suo notevole attivismo di questi primi mesi.

Infatti il Presidente Marcon non si è per nulla risparmiato sia  a proposito delle ben note e spinose questioni che riguardano importanti stadi di baseball, sia per la sua presenza in manifestazioni e ricorrenze riguardanti anche Società militanti in serie secondarie. Cosa di non secondaria importanza, perché è proprio la “base” che ha bisogno di non sentirsi trascurata, dato che la precedente dirigenza federale sembrava rivolgere tutte le attenzioni solo alla massima serie e alle nazionali.

Ovviamente c’è anche qualche neo, o almeno tale appare ai miei occhi, di cui ho già parlato.

Lo Statuto Federale all’Art. 25 punto 3 impone al Presidente di presentare “all’inizio del mandato il suo programma tecnico-sportivo”: quale punto più qualificante, per un programma tecnico-sportivo, della riforma del massimo campionato della cui necessità ormai ben pochi ostinati dubitano?

Tuttavia non mi riferisco tanto alla mancata riforma del campionato, che a mio avviso era realizzabile nonostante i tempo stretti, quanto all’accoglimento della piccola modifica proposta dalle società: data la riduzione dalle tre alle due partite settimanali per decisione presa dalla precedente dirigenza federale, le società stesse hanno ritenuto necessario recuperare qualcosa delle 14 partite in meno  proponendo in avvio di campionato una pre-fase con l’intento di allungare di 6 partite la regular season.

La modesta portata di tale proposta non ha evitato a questo campionato di guadagnarsi un record, quello del minor numero di partite. Infatti le di 34 partite dell’attuale campionato, tolgono il primato negativo detenuto dal  campionato  del 2013 (10 squadre con 2 incontri settimanali) e da quello zoppo della scorsa stagione (7 squadre con 3 incontri settimanali), entrambi con una regular season di 36 partite.  Stiamo parlando di numeri ridicoli se riferiti ad una Federazione che pretende di essere tra le 10 più forti al mondo.

A parte quanto sopra evidenziato, c’è anche un’altra  negatività da sottolineare: i risultati di quel preambolo di regular season si sommeranno ai risultati della fase successiva. Trovo la cosa veramente ingiusta perché in questa seconda fase, che è quella che designerà le 4 finaliste, le società più deboli partono svantaggiate.  Con una partenza, in tale fase, a media zero punti  per tutti, dopo la prima giornata il distacco tra vertice e fine classifica può essere solo di due sconfitte:  invece  Parma, Padova e Sesto Fiorentino partono con un handicap rispetto alla capolista che va dalle 4 alle 6 sconfitte in più. Se già senza tale svantaggio per le citate società era impresa ardua qualificarsi tra le prime quattro,  a queste condizioni quel traguardo è quasi impensabile.

D’altra parte, non ha senso disputare partite che fanno parte di un campionato, senza tenerne conto. Insomma, un bel pastrocchio nel quale, guarda caso, a rimetterci sono le società più deboli. Vuoi vedere che a proporlo sono state …

Un bell’indovinello, non c’è che dire.

Può la Federazione ripararsi dietro l’alibi: “si tratta di proposta d’iniziativa delle società”?

NO!  Spero ardentemente che a nessun dirigente federale venga in mente la pessima idea di pronunciarsi in tal senso perché è sperabile di non assistere alla riedizione di quanto già visto in passato quando la colpa era sempre degli altri  (le società hanno voluto … le società  non hanno  capito … la crisi  … (che non c’entra un bel niente!).

E’ meglio sentir dire: si è trattato di un “lapsus”!  Anche questo è un modo di saper assumere le proprie responsabilità e di mostrare  la ferma intenzione di voler cambiare stile.

Di chiunque sia stata l’idea, la paternità e responsabilità è solo della dirigenza federale perché ad essa, ed in primis al  Presidente, il richiamato Art. 25 punto 3 dello Statuto attribuisce  la responsabilità della guida del movimento:

  •  Il Presidente ha la responsabilità generale dell’area tecnico-sportiva ed esercita le funzioni apicali di programmazione, indirizzo e controllo relative al perseguimento dei risultati agonistici a livello nazionale e internazionale. A tal fine, il Presidente presenta all’inizio del mandato il suo programma tecnico-sportivo …

Ma, come detto più sopra, non è ancora il tempo di giudicare. Aspetteremo il prossimo anno quando non ci sarà più la scusa della mancanza di tempo, e la cartina di tornasole sarà appunto la grande riforma del massimo campionato. Anzi dei campionati, perché è necessario smettere di pensare che il mondo del baseball è limitato alle sole squadre di vertice.

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Ezio Cardea

Nato a Milano il 9/12/1936, ha svolto attività come giocatore e come tecnico dal 1948 al 1980 partecipando ai campionati di prima serie dal ’55 al ’72, quasi sempre in società milanesi. Abbandonato il campo per impegni di lavoro, ha continuato a collaborare saltuariamente con società milanesi in supporto alle squadre giovanili e all'attività presso le scuole. A contato col baseball praticamente dal dopoguerra ai nostri giorni, ne conosce la sua evoluzione e ne ha evidenziato fin dal 1980 le criticità: prima fra tutte, a suo avviso, quella creatasi a causa della tendenza delle varie amministrazioni federali a potenziare il livello del campionato di punta fino a creare una frattura col resto del movimento, frattura insormontabile se non con l’'ingaggio di una forte percentuale di atleti d’oltre oceano.