Massimiliano Geri ci racconta l’associazione giocatori IBSPA

Pubblicato il Dic 16 2018 - 1:07am by Massimo Moretti

Massimiliano Geri insieme a Jason Grilli

Nel panorama del baseball italiano si affaccia, e dico finalmente, la IBSPA che come da sito istituzionale è la prima associazione indipendente, che nasce con lo scopo di tutelare gli interessi sportivi, morali, professionali, economici e legali degli atleti e le atlete di baseball, softball e baseball per ciechi. Ho detto finalmente perchè è giunta l’ora per chi partecipa a vario titolo ai campionati italiani, di avere un riferimento legale e professionale della propria avventura sportiva.

L’Associazione nasce da un idea di Massimiliano Geri e Livinston Santaniello, nel lontano 2013 e presenta un direttivo composto da Stefano Desimoni, Alessandro Vaglio, Eva Trevisan, Greta Cecchetti, Marco Sabbatani e Jason Grilli. Cerchiamo di capire a chi si rivolge e quali sono i suoi obiettivi. Abbiamo la fortuna di parlare con il presidente Massimiliano Geri, che in questa occasione sveste la divisa di lanciatore ed indossa quelle del dirigente sportivo.

Allora Massimiliano, prima di tutto buon lavoro, per la nuova avventura. Finalmente i giocatori diventano protagonisti e si uniscono, in questa associazione, per offrire un servizio a 360° gradi. Come nasce questa esigenza?

“Grazie Massimo per i complimenti. Si, abbiamo fatto un ottimo lavoro, ci sono voluti 5 anni per arrivare fino a qui ma siamo solo all’inizio di quello che sarà un lungo e tortuoso viaggio. La Italian Baseball Softball Players Association è il frutto delle nostre esperienze personali e da quelle di molti altri nostri colleghi giocatori. Giocando per tanto tempo e per più società in giro per l’Italia, entri in contatto con personaggi e situazioni diverse, metodi ed etiche nel fare mercato che possono essere uno stimolo o un vero e proprio inferno per un giocatore. Alcune volte il giocatore ha accordi, contratti e servizi a sua disposizione in cambio dei suoi servigi e del suo apporto tecnico nella costruzione di una squadra; certe volte invece viene trattato come l’ultima ruota del carro. Avendo vissuto sulla nostra pelle molte situazioni differenti, un giorno abbiamo tirato giù una lista dei problemi ed i modi in cui si potevano risolvere: da lì è iniziata l’avventura”.

Qual’è il vostro obiettivo nel breve periodo?

“Ci siamo dati 3 anni per raggiungere molteplici obiettivi, tra cui la fondazione dell’Associazione in Camera di Commercio, la messa online del sito web in tre lingue e l’istituzione di rapporti solidi e duraturi che potessero veramente fare la differenza a lungo termine per realizzare tutto ciò che la nostra visione prevede. In particolare il rapporto solido con i vari major leaguers che ci supportano, con la IABF e presto con la MLBPA e la MLB sarà il vero motore degli IBSPA Camps, i clinic dedicati agli atleti e le atlete di tutte le età, ma anche ai tecnici e agli arbitri.
Tra gli obiettivi principali ci sono sicuramente l’abbattimento dei costi e miglioramento dell’accesso alla Giustizia Sportiva FIBS per tutti gli atleti; lo studio insieme al CONI, alla FIBS e alle società italiane un sistema alternativo a quello del vincolo sportivo attualmente presente; il riconoscimento del diritto di voto agli atleti per quanto riguarda decisioni che interessano direttamente le attività agonistiche, come la scelta delle palline e delle mazze omologate ammesse; la redazione di un Contratto Unificato per gli atleti FIBS insieme alle società italiane, ai rappresentanti dei giocatori e alla Federazione”.

Quali sono le principali problematiche che deve affrontare un giocatore durante la sua carriera?

“Sicuramente la fase di mercato o di passaggio da una squadra all’altra è il momento più critico, perché quasi sempre i dissapori e le divergenze tra due società passano davanti al benessere dei giocatori. Non ci si chiede MAI “Che cosa è meglio per lui/lei e per la sua carriera?” “Cosa ho da offrirgli ancora?” Spesso si verificano problemi con tesseramenti e prestiti, compensi mai corrisposti, terapie non coperte dalla società o dalla compagnia di assicurazione in caso di infortunio, anche se qui entra in gioco una pessima conoscenza – o la totale ignoranza – delle dinamiche e di ciò che è già a disposizione dei cittadini italiani da parte del Sistema Sanitario Nazionale e egli atleti con le polizze assicurative Societarie e Federali”.

Nella vostra pagina internet ho letto una frase importante IL GIOCATORE IDEALE È L’ATLETA CHE SI COMPORTA PROFESSIONALMENTE ANCORA PRIMA DI ESSERE UN PROFESSIONISTA. VUOI DIVENTARE UN PROFESSIONISTA? SII PROFESSIONALE! IL PROFESSIONISMO PER NOI È UNA CONSEGUENZA DIRETTA DI QUESTA MENTALITÀ. Ci leggo come un chiaro intento di far uscire il baseball/softball italiano, sia dal lato dei giocatori e/o giocatrici, che dal lato delle società di uscire da questa situazione un pò dilettanti allo sbaraglio, dove parecchi accordi vengono disattesi lasciando gli atleti in situazioni di estremo disagio. Come potete intervenire?

“Ogni giocatore deve capire che se vuole ottenere delle cose che siano il rispetto, o uno stipendio, o ottenere benefici e servizi deve prima dimostrare di essere all’altezza di quello che chiede. Dall’altra parte purtroppo, esistono società che basano gli accordi su strette di mano o su scritture private che certe volte neanche vengono depositate in federazione, puntando sull’ignoranza dei giocatori, questo con lo scopo di lasciare aperta la possibilità di infrangere quegli accordi senza subire la benché minima conseguenza. Tutto questo deve finire e subito.
Ci lamentiamo tanto che non siamo professionisti o che in Italia non c’è il professionismo, che quando andiamo al World Baseball Classic o contro le selezioni di National Pro Fastpitch “loro vincono perché sono professionisti, facile così…anche io se facessi solo quello tutto il giorno sarei forte…” ma spesso nessuno fa niente nel concreto affinché le cose cambino davvero.
Ovviamente sto facendo un discorso ad ampio raggio, perchè è anche mio dovere dire che esistono anche molte società e tantissimi giocatori che si comportano in maniera impeccabile sia sul campo che fuori, e lo fanno da anni senza dover fare un post sul profilo social o campagne pubblicitarie denigratorie nei confronti degli altri. Sono semplicemente corretti, nel silenzio e da una vita. E la cosa che mi fa male da atleta, da Italiano e da cittadino è il dover constatare che questi oggigiorno sono un’eccellenza, quando in realtà dovrebbe essere la normalità.
Deve cambiare SUBITO la mentalità se veramente vogliamo un giorno che anche in Italia ci sia quantomeno il semi-professionismo. Pensate che non sia possibile? Oppure che quando esisterà il professionismo in Italia voi non ne beneficerete mai e che quindi non ne vale la pena provarci? Bene. State contribuendo a lasciare tutto esattamente com’è e per quanto mi riguarda non siete diversi da chi vi promette un rimborso spese e poi non ve lo da.

Il mondo e le mentalità si possono cambiare. Come? Intanto ogni iscritto avrà accesso a The Clubhouse, il portale dedicato a tutti gli associati attraverso il quale potrà sempre tenersi informato sulle cose basilari che lo riguardano, ovvero numero, valore e proprietà del cartellino, validità della visita medica, convocazioni e contratti stipulati con le società. In più sulla homepage del sito www.ibspa.it e su tutti i canali social, chiunque può trovare consigli e video pillole realizzate da professionisti e partners della IBSPA, in modo da migliorare allenamento, prestazioni e abitudini di ogni atleta. È il minimo sindacale per iniziare non solo a sentirsi, ma ad essere professionali; la IBSPA poi fornisce tutto il supporto assicurativo e legale di cui come ho detto, c’è un reale bisogno, ma deve partire prima tutto dai giocatori e dalle giocatrici e di conseguenza dalle società”.

Altra annosa questione sono i maledetti cartellini, che in un certo senso mette l’atleta ostaggio di società, con il vincolo che arriva attualmente fino a 38 anni. Quale strada volete intraprendere?

“Essere vincolati dai 14 ai 38 anni vuol dire essenzialmente essere di proprietà di una squadra che ha il diritto di cederti, venderti, prestarti o impedirti di andare ad altre squadre per tutta la durata della vita sportiva. Questa è una situazione assurda e inaccettabile in qualunque sport a livello mondiale. Toglierli dal 1° gennaio 2019? Beh, sarebbe bello essere nelle condizioni sociali ed economiche per farlo, ma non è così e non sarebbe giusto nei confronti delle società che hanno basato settori interi, squadre e piani futuri su questo sistema, il quale tiene sì in scacco i giocatori, ma esiste ormai da sempre ed è alla base del sistema delle associazioni sportive dilettantistiche. Quello che si potrebbe fare nell’immediato è abbassare l’età per lo svincolo, ma è uno step che va studiato e concordato insieme al CONI, alla FIBS e alle società; personalmente ritengo che da subito potremmo passare dai 38 ai 28-30 anni come termine dell’età vincolabile.
Mi sono sentito dire da alcune società: “Eh ma sono vincolati fin dai 14 anni perché io spendo per farli giocare”. Vorrei ricordare che sono i genitori a pagare le quote annuali fino ai 19 anni, quindi se proprio vogliamo, vincoliamoli dai 19 anni. Oppure smettiamo di far pagare le quote annuali al compimento del 14esimo anno di età.
Fin dall’inizio della nostra programmazione, abbiamo iniziato a ipotizzare e studiare un metodo nuovo per aprire il mercato, liberando i giocatori dal vincolo (a meno che non sia un vincolo contrattuale volontario firmato direttamente dall’atleta) ma che allo stesso tempo non danneggiasse le società, anzi. Abbiamo pensato ad un Indennizzo di Formazione, ovvero un valore economico forfettario annuale che ogni giocatore maturerebbe dai 16 ai 23 anni, periodo in cui secondo noi dovrebbe idealmente esistere il vincolo sportivo. Le squadre minori dovrebbero essere in grado di capire quando non sono più in grado di dare qualcosa a i propri atleti, quando hanno raggiunto il massimo di ciò che possono insegnar loro. È come la scuola: ad un certo punto si passa al livello successivo per imparare cose più difficili e complesse, per proseguire il proprio percorso formativo. I presidenti dovrebbero capire che possedere un giocatore non significa avere il diritto di dirgli come, dove e quando giocare, esiste anche il lato umano e situazioni ad ora che si scontrano con la vita “reale” (lavoro, famiglia, salute) e che certe volte può mettere un atleta di fronte ad una scelta che lo porta a dover lasciare una squadra per avvicinarsi a casa o al lavoro per cause di forza maggiore. Dobbiamo lasciarli andare, anzi, agevolare il più possibile il giocatore senza che però le società non ci rimettano. Ovviamente per quei giocatori richiesti da altre squadre, verrà corrisposto alla società che ne ha detenuto la proprietà nel periodo in formazione (16-23anni) la somma dell’indennizzo di formazione annuale per tutti gli anni in cui tale società avrà contribuito alla formazione dell’atleta. È chiaro che la formula del prestito resterebbe sempre a disposizione, ma introducendo un Indennizzo di Formazione annuale di €500-€600 (ad esempio) per gli 8 anni vincolabili, renderebbe più facile comprare giocatori italiani senza spendere cifre assurde in uno sport nel quale si fa fatica a trovare soldi.
Sono più di due anni che stiamo studiando ogni possibilità e non appena saremo pronti procederemo a presentare la nostra proposta alla FIBS e alle società”.

Cosa pensi dell’obbligo dei 4 AFI che la FIBS sta emando per il campionato di A1? E delle relative resistenze di alcune società maggiori ?

“Siamo ovviamente favorevoli alla imposizione della FIBS a presentare 4 AFI in campo. Se non diamo possibilità ai giocatori italiani di giocare come facciamo a farli crescere? Trovo che sia un modo di incentivare le squadre a puntare sui giocatori di talento che abbiamo in casa nonché un modo per migliorare la qualità delle nazionali, altrimenti facciamo la fine del calcio che non era nemmeno presente ai mondiali. È chiaro che da giocatore mi piace tantissimo competere contro atleti stranieri, ex major leaguers e ragazzi che hanno partecipato a campionati di livello più alto in giro per il pianeta.; è un bene che ci siano: avere in squadra un Ivanon Coffie, un Mark Di Felice o un Mark Teahen può non solo aiutarti a vincere ma a far crescere i singoli compagni di squadra con i loro consigli e la loro esperienza. È anche vero che il passaporto comunitario e senza una limitazione può dare modo ad una squadra benestante di ingaggiare la Nazionale Olandese o Spagnola e farla partecipare al Campionato Italiano con il nome di un club italiano. Per quanto riguarda l’opposizione delle società maggiori, non ne capiamo il motivo, se hanno più possibilità si accaparrano gli italiani migliori quindi il loro livello di competitività resterà invariato rispetto alle altre società. Personalmente ho letto di lamentele da parte di alcuni GM sul livello degli italiani di oggi, che non ci sarebbero abbastanza italiani di livello per l’A1 o per le competizioni internazionali… Ora…italiani che tirano 92-94mph non ci sono, neanche italiani che fanno 15-20 HR in una stagione, è vero. Dicendo così però stanno nello stesso tempo affermando che tutti i settori giovanili degli ultimi 5-8 anni – compreso il loro – messi insieme non hanno sfornato 20-30 ragazzi di livello. E la soluzione secondo loro quale sarebbe? Ingaggiare uno o più lo stranieri/comunitari che FORSE li fanno arrivare ai playoff? Ogni club ha il diritto di fare cosa vuole con i propri soldi e all’interno delle regole della Federazione e del CONI, ma personalmente penso che potrebbero risparmiare qualcosa per pagare anche poco tutti gli italiani che hanno, investire sulle strutture e sui tecnici dei loro settori giovanili per un programma verticale e a lungo termine”.

Pensi che ultimamente siano state fatte troppe campagne elettorali e troppi proclami ma che ci sia stato poco impegno da parte di alcune società a collaborare tra di loro, oltre che con la FIBS per il bene comune dei nostri sport?

“Riteniamo sia fondamentale il dialogo e la collaborazione tra tutte le società e la FIBS. Qualunque strada che coinvolge le società, la Federazione o gli atleti deve e sempre essere intrapresa con l’ausilio delle competenze di tutti e tenendo presente le necessità e le richieste delle varie realtà. È difficile, molto difficile e sicuramente ci troviamo in un periodo storico scomodo per tutti, per la nuova federazione, per le società e per gli atleti che ad oggi non hanno voce. Ma dobbiamo provarci. Se non per noi, per le generazioni che verranno dopo di noi”.

Dal 25 al 27 gennaio sarete a Riccione alla CON3 con Jason Grilli vostro Assistente Speciale alle Relazioni Internazionali per il Baseball. Cosa esporrete in quei giorni?

“Sì, anche quest’anno saremo presenti per il secondo anno consecutivo e sarà veramente speciale. Durante la tre giorni saremo presenti con il nostro stand presso il quale potrete chiedere informazioni sull’associazione, iscrivervi, incontrare i membri del Consiglio Direttivo (tranne Greta Cecchetti, impegnata in Australia per la 2019 Asia Pacific Cup con la Nazionale) e alcuni professionisti che collaborano con la IBSPA: il Dott. Claudio Nencini (Fisioterapista, Osteopata e Kinesiologo) il quale potrà darvi consigli utili per il recupero da traumi e infortuni; il Dott. Mirco Paggini (Dietista) che porterà campioni grautiti e prodotti specifici per l’integrazione alimentare; Valerio Ulivi (Strenght & Conditioning Master Trainer) che mostrerà esercizi specifici per atleti e atlete di baseball, softball e baseball per ciechi.
Ospiti d’onore della 2019 CON3 sono Jason Grilli e suo padre Steve Grilli che siamo riusciti a portare anche con il supporto della FIBS che cogliamo l’occasione di ringraziare. Jason e Steve Grilli saranno al nostro stand per tutta la durata della CON3: i fan e gli appassionati potranno venire per incontrarli, farsi firmare autografi e fare foto con loro gratuitamente. Posso anche anticiparvi che ai primi 100 iscritti alla IBSPA verrà inclusa una cartolina a tiratura limitata autografata proprio da Jason e Steve”.

E per finire un invito a tutti i giocatori/trici ad assocciarsi alla IBSPA di ogni categoria, perchè farlo?

“Beh, “perché no?” piuttosto! Fatevi questa domanda: Che cosa farebbe il vostro giocatore preferito?
Invito tutte le società, i genitori e soprattutto gli atleti e le atlete a visitare il sito www.ibspa.it per conoscere tutti i servizi a vostra disposizione, le informazioni su come iscriversi e per conoscere i grandi nomi che già ci supportano e hanno creduto in noi fin dall’inizio. Le iscrizioni sono già aperte e chiuderanno il 31 marzo 2019”.

Foto di Piergiorgio Corradin/PIKORRA (www.pikorra.it).
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Massimo Moretti

Nato nel 1973....aspettando 17 anni lo scudetto. Semplice appassionato di baseball come tutti quelli che vivono nella città del Tridente. Ottima prima base nei tempi (mio giudizio) protagonista assoluto in una partita con la maglia dei Ragazzi del Nettuno B.C. contro gli americani della base Nato di Napoli (ho le prove ed i testimoni). Vanto una presenza al piatto con la maglia del Baseball Club Rovigo in serie C nono inning uomo in base sotto 3 a 1 in quel di Poviglio strike out senza gloria. Ho provato la scalata nelle Minors come da foto profilo ma senza successo. Più che un esperto sono un fanatico.