Dopo Parma…Calma e Gesso!

Pubblicato il Mar 24 2015 - 2:21pm by Ezio Cardea

L’appuntamento di Parma, pur cambiando poco, è stato di grandissima importanza ai fini di capire che aria tira.

Fraccari  l’ha fiutata:  probabilmente  era consapevole di aver perso  quel vantaggio di Salsomaggiore e allora ha pensato di  portare a casa, prima che fosse troppo tardi, qualche “aggiustamento” che potesse rendere più agevole una  eventuale  rinomina sua o la nomina di qualche suo delfino; ha pure pensato di “ritoccare” quella carica onoraria, cui sicuramente aspira,  che poteva servirgli da salvagente per mantenere comunque la sua presenza ingombrante sullo scenario del baseball italiano.

Probabilmente in altri tempi, quando la gente era più cauta e silenziosa, Fraccari sarebbe riuscito a far passare quelle modifiche. Purtroppo il Presidente non ha calcolato che Carnevale ha squarciato quella coltre di omertà in base alla quale le assemblee,  a dispetto di una realtà ben  diversa,  apparivano plebiscitariamente dalla sua parte. Non ha voluto tenere conto che, soprattutto dopo  Salsomaggiore, con sempre maggiore frequenza molta gente, compresi personaggi di primo piano di IBL e A Federale,  palesava pubblicamente il suo dissenso.

Da Salsomaggiore in avanti Fraccari, invece di meditare su quel  risultato e di cercare un’intesa col suo avversario, ha perseverato nella sua politica di chiusura totale e, anzi, di guerra implacabile e deleteria, portata avanti a qualsiasi costo, compreso quello di compromettere il rientro del baseball di primo livello a Roma, ma era la Roma di Carnevale!

Guerra continuata anche nei confronti di altri Club che si stavano ponendo di traverso: alludo alla vecchia Nettuno che, trovato Fortini, ha validamente contrastato l’altra Nettuno, più ossequiosa nei confronti del Presidente.

Non ci deve ingannare la tardiva, troppo tardiva, eclatante dichiarazione rilasciata nei giorni scorsi da Fraccari a Giovanni Colantuono: “Non è possibile pensare ad IBL senza il Nettuno”.

Tardiva, perché fino a quel momento Fraccari aveva  fatto spallucce davanti ad uno sgarbo del Comune Nettunese (indisponibilità dello Steno per la Coppa Italia) che non è solo un affronto alla Società ma alla FIBS stessa.

Insomma, per Fraccari tutto quello che è successo fino alla nuova e strabiliante richiesta di restituzione dello Stadio da parte del Comune e al responsabile rifiuto da parte del Grosseto di surrogare in IBL l’eventuale assenza del Grande Nettuno, non ha contato nulla. Solo dopo è diventato “impossibile” una IBL senza il vecchio Nettuno.

Ma la gente è più attenta e ora il conto è arrivato.

Credo che Fraccari abbia commesso un grosso errore nel volere questa assemblea perché  ora si trova nella necessità di prendere una pesante decisione tra queste due opzioni (non ne vedo una terza):

 

1)    rassegnare immediatamente le dimissioni;

2)    far finta di niente e soffrire per due anni sotto il tiro di  tanta gente che ormai non ha più remore nell’attaccarlo duramente.

 

Scegliere la seconda opzione è veramente mortificante, a meno che Fraccari non si faccia finalmente venire il coraggio di fare una poderosa e clamorosa retromarcia nella sua politica, opponendosi e vincendo le resistenze dei pochi ma potenti che, per usare le sue parole,  vedono “soltanto il proprio orticello”. Quei pochi e potenti ora sono nell’angolo e l’impresa potrebbe riuscirgli.

Tuttavia qualcosa mi dice che Fraccari non avrà mai questo coraggio. D’altra parte, data la sfiducia con cui vengono accolte  le sue parole, le sue iniziative sarebbero bocciate anche da coloro che finora le hanno invocate inutilmente.

Forse io sarei tra i pochi a sostenere l’eventuale nuovo corso giacché non mi sono mai posto criticamente verso la persona ma verso le  idee, arrivando ad assecondarle quando ritenute nella giusta direzione.

Perché non ha il coraggio?  A mio avviso il motivo sta nel fatto che Fraccari ha sempre avuto come faro il mantenimento della carica, sacrificando ad essa anche le sue idee. Ne è prova, per esempio che però non è l’unico, il fatto che da almeno 4 anni cerca di allargare il massimo campionato che, invece, si è rimpicciolito sempre più fino a diventare un campionato a otto ad inizio stagione, e a quattro (QUATTRO!) nella seconda fase. Perché non è riuscito a portare il torneo ad almeno 12 squadre, dato che molte Società di A Federale avevano apertamente dichiarato la loro disponibilità?  A quel punto, se veramente Fraccari credeva in quel disegno, perché non ha minacciato di lasciare la carica presidenziale invece di avallare una cosa assolutamente priva di logica come quella di un campionato a otto diviso in due gironi?  Non tiriamo in ballo, per favore, la crisi economica!

Esclusa questa opzione, resta la prima, decisamente consigliabile. Non certo per l’illusione di prendere contropiede i suoi avversari, ma perché sarebbe l’unica via d’uscita dignitosa,  l’unico gesto  che può almeno  parzialmente riscattarlo. Inoltre, le dimissioni volontarie gli evitano  il rischio, concreto,  di cadere prima della fine del mandato per mano di altri, e magari per mano degli stessi “amici” desiderosi di prendere le distanze da lui nella speranza di riciclarsi.

Sarebbe una fine veramente ingloriosa che, se non erro, ad oggi non è mai capitata a nessuno dei presidenti.

Quanto ai vincitori morali di Parma, calma e gesso: è stato allontanato uno spettro, ma per il momento non è cambiato nulla. Non è una contraddizione con ciò che ho scritto in premessa: confermo che Parma è stata di grandissima importanza per capire che aria tira. Ma se vogliamo che qualcosa cambi in concreto, dobbiamo approfittare di questo nuovo clima, bisogna  vigilare onde non cadere in tranelli, bisogna tenersi pronti a qualsiasi evenienza e, soprattutto, bisogna continuare a tenere viva l’attenzione su tutto quello che va riformato.

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Ezio Cardea

Nato a Milano il 9/12/1936, ha svolto attività come giocatore e come tecnico dal 1948 al 1980 partecipando ai campionati di prima serie dal ’55 al ’72, quasi sempre in società milanesi. Abbandonato il campo per impegni di lavoro, ha continuato a collaborare saltuariamente con società milanesi in supporto alle squadre giovanili e all'attività presso le scuole. A contato col baseball praticamente dal dopoguerra ai nostri giorni, ne conosce la sua evoluzione e ne ha evidenziato fin dal 1980 le criticità: prima fra tutte, a suo avviso, quella creatasi a causa della tendenza delle varie amministrazioni federali a potenziare il livello del campionato di punta fino a creare una frattura col resto del movimento, frattura insormontabile se non con l’'ingaggio di una forte percentuale di atleti d’oltre oceano.