Lo stadio “omologato” come condizione necessaria per il salto in massima serie. Una fattore che ostacola il merito sportivo?

Pubblicato il Mar 7 2018 - 3:59pm by Ezio Cardea

In un recente articolo sui Redskins di Imola Nino Villa sottolinea con amarezza come il “sospetto” ostracismo delle “otto sorelle” abbia annullato il diritto alla promozione guadagnato dalla predetta squadra in forza della circolare dell’attività sportiva del 2017.

La società imolese, classificatasi tra le top four del campionato scorso di A Federale, si è vista togliere il diritto di accedere alla massima serie perché non in possesso di determinati requisiti stabiliti a campionato concluso. Non è certo una bella sorpresa quella di inseguire per un’intera stagione un successo, raggiungerlo pregustando la soddisfazione di comparire sul palco più alto del nostro baseball … per poi vederlo svanire nel nulla! Non è certo consolatorio il fatto di non essere la sola a dover sopportare questa delusione.

I Redskins, assicura Nino Villa, hanno comunque intenzione di impegnarsi ugualmente anche quest’anno pur sapendo di non poter aspirare alla promozione perché il Comune di Imola non ha in previsione di dotare di luci il campo da baseball. L’impegno dei Redskins, quindi, è doppiamente apprezzabile perché attesta una grande passione per il baseball, ma a lungo andare …

Possibile che la Federazione non ponga rimedio a questo frustrante stato di cose restando ciecamente legata a certi standard a costo di naufragare?

Facciamo un salto indietro e torniamo al tempo dell’avvio di IBL.

Come noto, col varo di IBL sono state eliminate le “promozioni/retrocessioni” tra i due massimi campionati:  il presupposto per l’ammissione alla prima serie non era più costituito dal collocamento in classifica nella serie cadetta ma dal possesso di determinati requisiti non soltanto  tecnici. C’è da dubitare della liceità, sebbene da nessuno eccepita, dell’impostazione di quel campionato per l’evidente il contrasto col “principio democratico di partecipazione all’attività sportiva da parte di chiunque in condizioni di uguaglianza e di pari opportunità  stabilito dall’art. 1.9 dello Statuto Federale.

Fatto sta che da quel momento le società di A Federale hanno perso il diritto di avanzamento vincendo il loro campionato,  ovvero di avanzare  per merito.

A tale anomalia la nuova dirigenza federale ha ritenuto di porre rimedio col ripristino di “promozioni/retrocessioni”, provvedimento cui è stato dato poco rilievo sebbene di grandissima importanza; tuttavia tale rimedio è realmente praticabile solo con l’eliminazione di tutti quegli ostacoli all’accesso al massimo campionato quali il “campo con le luci, le tribune con poltroncine anatomiche e il ristorante da Guida Michelin …” come giustamente ironizza Villa.

Quanto alle luci, ad onor del vero, l’obbligo in prima serie era stato introdotto molto tempo prima da Beneck il quale l’ha imposto perché consapevole del momento di forte crescita  e di popolarità che stava attraversando il baseball: le Amministrazioni Comunali avrebbero accolto, come è successo, le istanze delle varie società di prima serie con campi sprovvisti di impianto di illuminazione. Ma ora ci troviamo in una situazione diametralmente opposta e non è per nulla ragionevole voler mantenere certi obblighi che ostacolano la strategia tesa al rilancio del movimento.

La nuova dirigenza federale ha inteso rimettere in primo piano il merito sportivo come valore cui vanno subordinati i “requisiti” di cui sopra e quant’altro non sia strettamente connesso al regolare svolgimento delle gare e ai criteri di sicurezza di pubblico e giocatori.

Le “otto sorelle”, se non sbaglio, non hanno opposto alcuna eccezione al ripristino delle “promozioni/retrocessioni”. Ma non appena conosciuto il definitivo progetto di riforma del massimo campionato che andava oltre le 10 compagini di cui aveva parlato Marcon ad inizio stagione,  hanno reagito “corporativamente” con estrema durezza  mettendo in atto la loro strategia: come ben noto, si sono rifiutate di partecipare alla riunione congiunta con le società di A Federale nella quale non sarebbero mai riuscite ad imporre la loro volontà, e hanno preteso una seduta limitata solo a loro, a seguito della quale la Federazione ha incautamente ripristinato i più importanti requisiti già in essere per accedere in IBL.

Non c’è dubbio che da parte della Federazione si sia trattato di passo falso e assurdo al punto che, oltre a  contraddire lo spirito della riforma, ha  reso impraticabile persino quell’allargamento minimo a 10 squadre nelle iniziali intenzioni di Marcon.

Per riacquistare credibilità, ma anche per coerenza con i principi informatori della sua mancata riforma (allargamento della massima serie e riposizionamento in primo piano del “merito sportivo”), la Federazione dovrebbe prima di tutto avere il coraggio di ammettere lo sbaglio e deliberare, per motivi di causa maggiore (crisi del movimento e necessità di politiche di rilancio) la decadenza o quanto meno la sospensione in attesa di tempi migliori, di tutti quei vincoli non strettamente necessari al regolare svolgimento delle gare, compreso l’obbligo dell’impianto di illuminazione.

La Federazione dovrà quindi riprendersi in toto la responsabilità di  dirigere il movimento come imposto dallo Statuto. Diversamente potrebbe verificarsi che anche le società di A2, prendendo esempio dalle “otto sorelle”, si consorzino per avanzare pretese e “proclami”, rifiutare sedute “congiunte”, etc. …  In altre parole potrebbero anche loro far sentire la loro voce e cercare di far valere i loro diritti e/o interessi: se tutto ciò è stato consentito alle “otto sorelle”, non vedo come possa essere negato ad una forza assolutamente importante ed espressiva del nostro baseball come le “24 magnifiche società di A 2”.

Naturalmente c’è da sperare che non si concretizzino tali atteggiamenti corporativistici che, in quanto tali, tendono alla “chiusura” invece che alla massima “apertura” dei rapporti tra le società nonché ad una costante conflittualità tra le società e la Federazione.

Pertanto è auspicabile che, superata la sorpresa e lo “spiazzamento” dovuto alla reazione delle “otto sorelle”, la dirigenza federale si riappropri del suo diritto/dovere di guida del movimento ed insista nel rimettere al centro  il “merito sportivo” quale molla di crescita tecnica ma anche fonte di agonismo.

L’agonismo è, infatti, la componente essenziale di ogni sport e ne costituisce la maggiore forza attrattiva,  ancor più dello “spettacolo” vaneggiato da IBL e decisamente bocciato da un pubblico sempre meno numeroso e sempre più tiepido.

WordPress Author Box
Ezio Cardea

Nato a Milano il 9/12/1936, ha svolto attività come giocatore e come tecnico dal 1948 al 1980 partecipando ai campionati di prima serie dal ’55 al ’72, quasi sempre in società milanesi. Abbandonato il campo per impegni di lavoro, ha continuato a collaborare saltuariamente con società milanesi in supporto alle squadre giovanili e all'attività presso le scuole. A contato col baseball praticamente dal dopoguerra ai nostri giorni, ne conosce la sua evoluzione e ne ha evidenziato fin dal 1980 le criticità: prima fra tutte, a suo avviso, quella creatasi a causa della tendenza delle varie amministrazioni federali a potenziare il livello del campionato di punta fino a creare una frattura col resto del movimento, frattura insormontabile se non con l’'ingaggio di una forte percentuale di atleti d’oltre oceano.

16 Commenti Unisciti anche tu alla conversazione!

  1. Giulio 8 marzo 2018 at 10:53 -

    Le partite della massima serie al mattino proprio no!!!!

  2. Ezio Cardea
    Ezio Cardea 8 marzo 2018 at 12:34 -

    E chi lo ha stabilito di giocare di mattina? I due incontri settimanali possono benissimo essere giocati nei pomeriggi di due tra i giorni in cui si giocano abitualmente le partite: venerdì, sabato e domenica.

  3. jhon 8 marzo 2018 at 15:45 -

    Si venerdi pomeriggio..?? Ma dove vivi..?

  4. Giorgio Prosdocimi 9 marzo 2018 at 06:07 -

    La domenica pomeriggio,secondo me,dovrebbe essere la base da cui ripartire.

  5. Giorgio Prosdocimi 9 marzo 2018 at 06:14 -

    Meglio:la domenica P.M.

  6. Ezio Cardea
    Ezio Cardea 9 marzo 2018 at 08:53 -

    GIOCARE DI VENERDI’ POMERIGGIO? domanda lecita.
    MA DOVE VIVI? Espressione di gratuita maleducazione.

    Ho fatto un excursus di espressioni altrettanto irriguardose del tipo “Cardea non sa di cosa parla …” e altre non pubblicate, che “qualificano” tale Jhon. Il dossier si sta riempiendo … e sono risalito solo fino al novembre scorso.

    Pertanto, tenendo comunque sempre aperto quel dossier mi limito a rispondere alla domanda lecita, seppure superficiale.

    Il baseball in Italia si è cominciato a giocare quando la settimana lavorativa era di sei giorni e i primi giocatori erano quasi tutti di età superiore ai 18 e quindi in età lavorativa. Non solo: erano quasi tutti italiani.

    Cosa si faceva per affrontare trasferte tra Roma e Milano o Torino oltre che viaggiare in treno in terza classe (allora esisteva la terza classe) di notte dormendo sulle reti portavalige? Si chiedevano permessi in conto ferie! E se si giocava in agosto, si facevano i restanti giorni di ferie in altro periodo!

    Chi nutre vera passione per uno sport non pensa alle ferie che rischia di non poter fare in agosto!

    Ai nostri giorni la situazione è notevolmente cambiata perché:
    – il sabato non è più lavorativo per la stragrande maggioranza di lavoratori, di conseguenza l’eventuale permesso di lavoro interessa un solo giorno, il venerdì, proprio come a suo tempo il sabato;
    – la maggior parte delle società possibilmente interessate dall’allargamento della prima serie è concentrata in una zona talmente piccola da rendere pressoché nullo il problema affacciato da Jhon perché eventuali permessi di lavoro potrebbero essere limitati a sola mezza giornata;
    – questo problema dei “permessi di lavoro” riguarda (io dico “purtroppo!”) una quantità piccolissima di giocatori italiani giacché le società (soprattutto quelle di ex IBL) sono farcite di una stragrande quantità di giocatori stranieri o comunque provenienti da altre piazze e quindi operativi a tempo pieno.

  7. Ezio Cardea
    Ezio Cardea 9 marzo 2018 at 10:11 -

    Inoltre, come giustamente pensa Giorgio Prosdocimi, è meglio riconsiderare e rivalutare la domenica pomeriggio, cosa che sicuramente sarebbe gradita dal pubblico, lasciando il venerdì a soli casi di emergenza.

  8. giovanni 9 marzo 2018 at 12:22 -

    concordo 100% con Ezio Cardea e Giorgio Prosdocimi; allora quando si giocava in A/2 o B con due partite al sabato, o una al sabato e una la domenica pomeriggio o anche una la domenica mattina e una alla domenica pomeriggio, noi eravamo tutti degli stupidi? Perchè non lo possono fare anche le squadre della prima serie? Certo che quelle che per vicinanza lo possono fare, beate loro, anche di venerdì come no… tanto mi pare che tra stranieri e comunitari, più o meno, sono veramente pochi quelli che avranno bisogno di mendicare un giorno di ferie….

  9. Giorgio Prosdocimi 9 marzo 2018 at 13:52 -

    Grazie signor Cardea ” domenica è sempre domenica,si sveglia la città con le campane….”.Una caldissima domenica di sole al campo è tornare alle nostre origini e al bisogno di spazi temporali che solo il giorno di festa regala.P.S. grazie sempre signor Cardea per gli stimoli,ma perché giornalisti come Pino Cerbone,Massimo De Luca,Riccardo Schiroli,Giulio Montanini ed altri,tra cui Fraccari,certamente personaggi non assimilabili al vero innamorato del baseball Giancarlo Mangini,non esistono?.

  10. Oddone 9 marzo 2018 at 14:42 -

    vista dalla parte del pubblico,trovo sensata la proposta di utilizzare la domenica pomeriggio per giocare ,momento di maggiore disponibilità di tempo per le famiglie

  11. Ezio Cardea
    Ezio Cardea 9 marzo 2018 at 22:18 -

    Caro signor Prosdocimi, a proposito dei personaggi da Lei citati posso dire qualosa relativamente a Pino Cerbone e Massimo De Luca.
    Il primo credo che abbia ricevuto dalla Rai incarichi più impegnativi con corrisondenze dall’estero; benché non fosse profondo conoscitore del nostro sport, si era letteralmente appassionato al baseball e, consapevole delle sue carenze, ascoltava con saggia umiltà gli approfondimenti tecnici del grande Giancarlo Mangini che gli stava a fianco nelle trasmissioni Rai. E’ un sincero amico del baseball dentro la Rai che speriamo un domani ci possa essere utile.
    Anche Massimo De Luca avrebbe fatto molto per il baseball, ma reputo non fosse in sintonia con la precedente dirigenza federale, tant’è che alle elezioni di Salsomaggiore del 2012 si è presentato a fianco di Carnevale: mi pare di ricordare che Fraccari, riconfermato Presidente, gli avesse proposto una collaborazione che De Luca con coerenza avrebbe declinato.

  12. LUIS 10 marzo 2018 at 12:41 -

    Per quanto riguarda gli impianti di illuminazione dobbiamo farcene una ragione…Nessuna amministrazione per gli anni futuri si accollera’ il costo di un impianto nuovo per 600-700 mila euro…..quindi chi ha attualmente l’impianto luci (…frutto degli anni 8o-90 ) buon per lui .per le altre squadre niente eventuale promozione in A1 quindi rinuncia forzata per eventuali vittorie di IMOLA. – REDIPUGLIA -BOLZANO-SENAGO-BRESCIA- CAGLIARI-PATERNO’ -POTENZA PICENA-SALA BAGANZA – VITERBO spero di ricordare tutti i campi non illuminati….

  13. jhon 10 marzo 2018 at 13:59 -

    Giustissimo Luis, quindi questa affermazione e domanda bisognerebbe farla alla fibs e che prenda una decisione, perché è lei che ha voluto le luci in A1 e non le stesse società di A1…per quello che penso io non bisogna discriminare ma farsene una ragione e giocare se necessario sabato pomeriggio e domenica pomeriggio…e no venerdi pomeriggio come qualcuno suggeriva, non so per quale ragione o ragionamento, a mio avviso molto contorto e illogico.
    spero che queste società che non hanno la luce però non trovino scuse irragionevoli per poi rinunciare alla massima serie, vincendo naturalmente il campionato di A2

  14. Ezio Cardea
    Ezio Cardea 10 marzo 2018 at 18:33 -

    Caro Luis, io parto da un diverso punto di vista che non prescinde da una realtà certamente sfavorevole, ma non accetto di rimanenrne vittima. Bisogna sempre tenere presente il consiglio di un personaggio al di sopra di tutti e cioè Enstein il quale ha scritto:

    “L’inconveniente delle persone … è nella pigrizia di trovare soluzioni e vie di uscita … Parlare di crisi significa incrementarla, e tacere nella crisi è esaltare il conformismo. Invece, lavoriamo duro. Finiamola una volta per tutte con l’unica crisi pericolosa, che è la tragedia di non volerla superare”.

    In altri termini, non rassegnamoci alla crisi ma portiamo avanti un progetto ritenuto utile allo sviluppo del movimento, anche a costo di rinunciare al piacere di giocare e veder giocare in notturna.

    La scelta compete a chi ha la responsabilità del movimento e agli altri solo il diritto di esprimere la propria opinione.

    Quanto alla supposizione di Jhon secondo cui accuserei le ex di IBL del mantenimento dell’obbligo delle luci in prima serie, mi pare di aver detto in varie occasioni che tutti, proprio come fa ciascuno di noi e quindi a maggior ragione anche le “sette sorelle” che sono le dirette interessate, possono e devono esprimere ciò che pensano, E su questo credo che nessuno possa avere dubbi.

    Veniamo ora alla responsabilità della decisione.

    La responsabilità non è di chi propone ma di chi decide: pertanto, ma credo di averlo anche scritto, la responsabilità è solo e soltanto della Federazione alla quale non concedo nemmeno l’attenuante di una eventuale pressione da parte di chiccessia, nemmeno se fatta dalle “sette sorelle”.

    Alle “sette sorelle” ho solo contestato le modalità della protesta, ma questo è un altro discorso. E’ come quando contesto il linguaggio pesante nei miei confronti di Jhon: contesto il suo linguaggio, non il suo diritto di esprimere pareri diversi dai miei. Spero che questo chiarimento serva a riportare tra Jhon e me una conversazione più serena e utile a tutti.

    Ho tanti demeriti, ma credo di avere quello riconosciutomi dallo stesso Colantuono durante una trasmissione di Baseballmania Live, quando nel presentarmi ha detto che non faccio sconti a nessuno.

    Proprio per questo motivo, sebbene abbia una considerazione positiva su Marcon, non mi sento impedito dall’addebitargli degli errori o muovergli delle critiche. Credo che sia il modo più leale di comportasi, sia con gli amici che con gli “avversari”. Sono convinto che lo stesso Presidente apprezzi la sicerità e, da persona intelligente che stimo, la preferisca all’ipocrisia o, peggio, al servilismo.
    .
    Veniamo infine alla questione di giocare il venerdì: nel rispondere a chi giustamente paventava, nel caso di campi senza l’illuminazione, partite giocate di mattina, ho semplicemente detto che la cosa era senz’altro da escludere. Infatti c’è la possibilità di scelta su ben tre pomeriggi: il venerdì, il sabato e la domenica. Ma ho anche precisato che quella del venerdì avrebbe dovuto essere soluzione di estrema ratio che tra l’altro ricorrerebbe in pochissime occasioni e in alcune di esse comporterebbe un disagio quasi nullo. Pertanto le due partite sarebbero da impostare in via normale senza dubbio il sabato e la domenica: il pomeriggio della domenica, tra l’altro, viene particolarmente rivalutato da più commentatori, ed io mi sento di condividere il loro pensiero.

  15. jhon 11 marzo 2018 at 14:29 -

    Giocare venerdì pomeriggio non ha senso, perché si può e deve giocare, per ovvie ragioni, il sabato e la domenica pomeriggio, quindi il venerdi è una cavolata.
    altra cosa, perché castenaso, jolly roger, collecchio, che hanno campi illuminati non sono salite in A1 avendone acquisiti i diritti sul campo nel 2017..?
    Le prime 4 squadre di A2 nel 2017 hanno rinunciato a salire, immagini se l’allargamento deve essere fatto ad 8/10 squadre…ma se le prime 4 rinunciano, pur sapendo di avere la possibilità di giocare doppio incontro il sabato, come pensa che si possa allargare il massimo campionato ad 8/10 squadre in piu.?
    lo si può fare solo facendo in A1 lo stesso identico campionato che vi è ora in A2…a mio avviso non avrebbe alcun senso, non darebbe nessun vantaggio a nessuno ma sarebbe abbassare il tutto verso il basso a discapito dei giocatori italiani afi,italiani non afi e della nazionale stessa

  16. Ezio Cardea
    Ezio Cardea 12 marzo 2018 at 09:42 -

    Credo di aver chiarito il mio pensiero sulla possibilità di giocare il venerdì pomeriggio, cosa che non deve essere considerata una “cavolata” ma una possibilità in più da utilizzarsi solo in caso di emergenza. Anche perché, a parte i “permessi di lavoro” cui alcuni giocatori e dirigenti dovrebbero ricorrere, nel pomeriggio del venerdì verrebbe fortemente penalizzata la partecipazione del pubblico.

    Per quanto concerne, invece, la mancata adesione di Castenaso, Jolly Roger e Collecchio al massimo campionato le ragioni sono espresse nell’articolo scritto sul sito https://www.ronchibaseball.it/le-aspettative-tradite-ezio-cardea/ la cui presentazione fatta dal presidente dei New Black Phanters ne attesta la sua condivisione.
    Ma c’è anche un’altra autorevole testimonianza a conforto delle mie considerazioni: quella di Marco Nanni alla trasmissione di Baseballmania Live che ho riferito nell’articolo http://baseballmania.eu/notizie/new/il-manager-del-castenaso-e-coach-della-nazionale-ospite-di-baseballmanialive/

    La partecipazione al campionato superiore può impensierire una o due neopromosse che, invece, non avrebbero alcuna remora se si trovassero in compagnia di altre società del loro stesso livello. Solo così si può garantire la partecipazoneal massimo campionato di tanti atleti dei vivai nazionali.

    Ma ci sono tanti altri articoli pubblicati su Baseballmania e che quindi sicuramente Jhon ha letto, nei quali ho sostenuto che il gap tra le due massime serie non si può eliminare per magia: può solo essere “incorporato” all’interno del massimo campionato. Come? Allargandolo a 18 squadre.

    Ovviamente tale incorporazione fatta sic et simpliciter o anche con la semplice divisione delle squadre in 2 o 3 gironi produrrebbe quell’abbassamento di livello di cui parla Jhon. Nessuno può avere dubbi al riguardo, anche se un beneficio c’è ed è quello che è meglio avere sotto i riflettori 18 piazze che non 8 o 10. Ed anche su questo non si possono avere dubbi se non abbandonando la razionalità.

    Però in tutte le tante mie uscite in difesa di un allargamento a 18 fatte su questo sito, e quindi sicuramente lette da Jhon, ho sempre sostenuto che per evitare la negatività dell’abbassamento qualitativo del massimo campionato è sufficiente ricorrere alla divisione della regular season in due fasi: la prima fase serve da “selezione” delle squadre che, riposizionate in base al livello tecnico in nuovi gironi, possano giocare nella seconda fase in situazione di perfetta parità. Il tutto a vantaggio dell’agonismo e con l’eliminazione della mortificante condizione subita nei gironi unici dalle ultime classificate: alludo alle spesse volte in cui nel corso dell’intera stagione alcune società non sono riuscite ad andare più in là delle tre o quattro vittorie ed hanno in compenso subito tantissime sconfitte per “manifesta inferiorità”.

    Il mio suggerimento di avre 3 gironi è finalizzato ad ottenere l’ “esaltazione” e non l’infossamento della qualità del massimo campionato perché nella seconda fase emergono le sei squadre del più alto livello del baseball italiano, pronte a battersi per la conquista dello scudetto.

    Livello tecnico e agonistico più alto e, quindi, qualità più alta. Sostenere il contrario anche in questo caso vuole dire andare contro ogni logica.

    Colgo anche l’occasione per togliere di mezzo l’idea, sicuramente di Jhon, che io abbia un’avversione preconcetta verso le “sette sorelle” o che addirittura vorrei che naufragassero per dare spazio alle altre società.

    Tuttaltro. Anzi la mia massima preoccupazione è che, a differenza di quanto è successo un tempo quando l’allargamento del massimo campionato ha fatto nascere nuove e ormai storiche realtà a scapito delle grandi città, vorrei che il baseball tornasse a fiorire non solo nelle grandi citta, ma che esplodesse anche in quei tanti e meritevoli centri da troppo tempo alla finestra, IL TUTTO PERO’ SENZA LO SPODESTAMENTO DELLE REALTA’ ATTUALI ORMAI STORICHE perché la perdita di una delle piazze sedi delle attuali partecipanti al massimo campionato equivale ad un enorme danno per tutto il movimento.

    Aggiungo una considerazione già fatta in altri articoli, su cui evidentemente non si sono soffermati i sostenitori di un campionato blindato come l’attuale, difficilmente acccessibile dal altri club se non con altissima probabilità di disastro: il campionato che propongo, METTE AL RIPARO DALLA RETROCESSIONE le società che più hanno investito per essere ai massimi livelli e che, comunque, possono imbattersi in annate sfortunate per ingaggi poco indovinati: se in quell’anno sfortunato non riuscissero a collocarsi nel girone per la conquista dello Scudetto, rientrerebbero in quello per la conquista dellla Coppa Italia. In ogni caso NON RETROCEDENDO NON PERDEREBBERO UN ANNO (con chiccà quali pesanti conseguenze a livello di sponsor e giocatori), perché l’anno seguente sarebbero sempre sul nastro di partenza pronta a riqualificarsi nel girone per lo Scudetto.

    Credo che, tutto sommato, dovrei essere sostenuto nelle mie idee da chi ha a cuore la sorte delle attuali protagoniste del massimo campionato. Ma credo che dovrebbe sostenermi anche proprio chi non sopporta l’idea di un campionato inquinato dalla partecipazione di squadre di livello inferiore: con 8 o 10 squadre può capitare, come è finora capitato, ma con 6 squadre è difficilissimo anche perché c’è la garanzia del test della fase di qualificazione.