Lo scrittore Giovanni Tommasini recensisce per Baseballmania i grandi film sul baseball

Pubblicato il Set 2 2014 - 11:20am by Giovanni Tommasini

Kevin Costner in una scena del film

Anno 1989 – Stati Uniti – 107 minuti – drammatico, sportivo, fantasy (Sesto tra i migliori film fantasy per L’American Film Institute), Regia di Phil Alden Robinson.

Trama: Iowa, Stati Uniti. Il film vive l’apparente strana avventura di un agricoltore, Ray Kinsella, che trasferitosi con la famiglia in una fattoria in mezzo ai campi di grano viene “rapito” da una “Voce” che gli indica di costruire in mezzo al suo raccolto un campo da baseball. Inizialmente scettico e incredulo sente poi di dover seguire la via indicata coinvolgendo la sua famiglia, che, anche se faticosamente, amorevolmente lo accondiscende. Inizieranno incontri sul “diamante”, in particolare “shoeless Joe Jackson”, realizzato in mezzo alle pannocchie di grano che lo metteranno in contatto con i suoi miti del passato che lo legarono alla figura di suo padre. Si renderà conto che la “Voce” non sarà che una propria profonda esigenza di riappacificazione con un padre sentito lontano e vissuto come una sconfitta che la vita inesorabilmente gli ha riservato. Il suo “viaggio” nel quale si sente “inconsciamente in ostaggio” realizzerà il suo sogno. Riincontrare suo padre per giocare assieme su quel campo e sentirsi finalmente in pace con se stesso e la sua storia.

“Esiste il paradiso?” – “Certo è il luogo dove si realizzano i sogni”.

In questa frase, una delle ultime battute del film, è sintetizzata la magia che accompagna ogni vicenda di questo bellissimo e “fantastico” film. Viene rappresentata pienamente tutta la magia che, entrati nel “diamante”, il baseball esprime naturalmente durante lo sviluppo della partita. La storia degli Stati Uniti come la vita di ogni protagonista del film ruotano attorno a questo favoloso percorso che si articola dalla casa base, per “buttarsi” senza fiato alla conquista delle tre base interne per ritornare poi da dove si era partiti.

Unica rappresentazione sana e sempre coerente della realtà che il passare degli anni non riesce a intaccare. Così viene definito il baseball da uno dei giocatori che il campo “costruito per farlo tornare…” fa tornare dal passato agognato da Ray Kinsella.

Così il protagonista, (Ray Kinsella – Kevin Costner), inizia a sentire una “Voce” che gli indica la Via, che, inizialmente misteriosa, sarà il suo “percorso” assolutamente personale per mettersi in relazione con il le proprie interiori contraddizioni mai pienamente e serenamente accettate.

“Se lo costruisci, lui tornerà”, “lenisci il suo dolore”, il film è scandito da frasi “sentite” come profezie alle quali il protagonista non riesce a sottrarsi e “sente” come possibilità di “redenzione” e collegamento con mitiche figure interiori con le quali finalmente vuole mettersi in relazione e riappacificarsi.

Non riesce a sottrarsi alla “voce” e non può far altro  che sacrificare il suo campo di grano, unica fonte di reddito per la sua felice famiglia, (molto amato da moglie e figlia che in qualche modo capiscono e accondiscendono la sua “missione”), per far rivivere il campione dei campioni (“Shoeless” Joe Jackson) che lo ha accompagnato nella sua infanzia e che diventa il comune denominatore per potersi mettere in relazione con la figura di un padre che non è mai riuscito a amare e dal quale si è sentito rifiutato sentendo di non essere riuscito a realizzare il sogno di un figlio campionissimo del passatempo d’America.

“Shoeless” Joe Jackson viene vissuto anch’esso come una persona che non ha avuto dalla vita ciò che i suoi meriti gli avrebbero concesso essendo stato ingiustamente radiato a vita per lo scandalo scommesse nel quale si è trovato suo malgrado coinvolto. (1919 otto giocatori dei White Sox, tra cui “Shoeless” Joe Jackson, vengono squalificati a vita per uno scandalo scommesse, da allora ribattezzati “Black Sox”). Il setting, il magico diamante, realizzato all’interno del campo di grano diventa un luogo nel quale tutti coloro che riescono ad avere gli occhi “aperti sul passato” vedono giocare i loro miti del battiecorri, ma fondamentalmente un magico luogo nel quale vivono un momento di “catarsi” e ritorno ai loro anni migliori.

Ray Kinsella così si mette in contatto con altre due figure che lui “sente” come fondamentali nella sua ricerca spasmodica del padre.

Non riuscendo ad accettare le naturali differenze generazionali che lo hanno diviso dal padre, (“perché mi ha lasciato così, non l’ho mai visto in pace con se stesso e il mondo e non lo sopportavo….”).chiede ai suoi compagni di viaggio di aiutarlo nell’impresa di ritornare “sul luogo del delitto” per mettere a posto tutto ciò che il tempo non gli ha permesso di fare al momento giusto.

Tutto il suo viaggio verso la “ricerca del tempo perduto” ripercorre il senso antiorario delle regole del baseball, le basi da conquistare una volta entrati in gioco per poi far ritorno alla “casa base”, e il film si risolve nel riscatto di ogni protagonista che si ritrova a giocare “ la partita dei sogni” e  con Ray che realizza l’incontro agognato con il padre perduto e con tanto amore ricercato.

Bellissimo finale con il padre che si mette a giocare con il figlio e che lascia allo spettatore una sensazione di grande sollievo riproponendo l’eterno ritorno e la vita come un sogno senza fine da realizzare.

1 Commento Unisciti anche tu alla conversazione!

  1. karl 3 settembre 2014 at 23:37 -

    Film assolutamente leggendario.Brividi