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L’attore e regista di teatro Matteo Belli, innamorato del baseball e tifoso della squadra di Bologna, racconta le emozioni della notte dello scudetto e l’armonia del “vecchio gioco”

Pubblicato il Set 6 2018 - 6:47pm by Matteo Belli
E’ con piacere e soddisfazione che diamo a Matteo Belli il benvenuto nella “nostra” famiglia. Baseballmania aggiunge, da oggi, una firma importante. Attore, e anche autore e regista di teatro, Matteo Belli comincia con questo articolo – scritto dopo le intense emozioni vissute seguendo la Fortitudo Bologna nelle notti di Parma – una collaborazione con il nostro sito. Lo farà portandoci la sua cultura, la sua arte, il suo sentimento. Ma, soprattutto, la profonda passione di un Artista che ha scoperto la bellezza di questo sport e se n’è visceralmente innamorato. In questo articolo scoprirete quanto Matteo – da semplice appassionato, da tifoso, e non da tecnico – sia capace di catturare le emozioni e interpretare lo spirito, le sfumature del “grande vecchio gioco”. Parole che Matteo Belli ha anche pubblicato nelle scorse ore sulla sua pagina di Facebook.
 Maurizio Roveri

 

 

Vincere uno scudetto del baseball non significa soltanto vincere il massimo campionato nazionale di uno sport da molti ritenuto “minore”, ma anche risultare vincenti nel funzionamento di un sistema umano molto più delicato, complesso e affascinante di quanto non possa apparire, superficialmente, dall’esterno di questo sistema.
Nel baseball possono decidere i millimetri (pensiamo solo al contatto di una mazza con la pallina o a un lancio, “strike” o “ball” per un nonnulla), ma è anche il gioco di squadra in cui la media delle distanze tra i giocatori è, forse, la più elevata che in qualsiasi altro sport. Un esterno, in un inning tirato, può restare molti minuti lontano dagli altri decine di metri (non per niente i tre esterni ne approfittano, nelle pause, per avvicinarsi e parlare tra di loro). A “basi vuote” la disposizione di uno schieramento difensivo presenta distanze fra i giocatori che ricordano quelle, tra le cose e le persone, di certe scene nei film di Antonioni o di alcuni scenari della pittura metafisica di De Chirico. Ora, tanta vicinanza e tanta lontananza funziona solo quando una squadra trova un equilibrio energetico e organizzativo, una “sincronicità” d’intenzioni e capacità realizzativa che, forse forse, solo certi studi neuroscientifici potrebbero spiegare (oggi o prossimamente), nel dirci come e perché il comportamento di un giocatore o un singolo episodio sia capace, talvolta, di condizionare istantaneamente il rendimento di tutta la squadra, in una determinata fase di gioco o, addirittura, di mutare per sempre il corso di una partita.
Mi si dirà che il “gioco di squadra” è fondamentale non solo nel baseball. Ovvio, ma qui, più che altrove, si dimostra come ciò possa trasmettersi anche a prescindere dalla distanza o in tempi di gioco che possono essere fulminei o dilatatissimi.
Il baseball ci ricorda l’importanza e la qualità delle relazioni interne a un sistema integrato e, come in ogni “orchestra”, ci sia bisogno di tutti e della migliore accordatura possibile, tra i singoli e tra le parti.
Il “vecchio gioco”, che da circa 200 anni si gioca ancora nello stesso modo, ci mostra realmente cosa significhi “fare squadra”, “creare una rete”, “essere collegati”. Sarà per questo che un certo genetico individualismo italico considera il baseball uno sport “minore” e se ne tiene ostinatamente “alla larga”. Sarà per questo che, personalmente, proporrei a ogni amministratore, pubblico e privato, di studiare almeno i principi di questo gioco e di vedersi qualche partita, prima di riempirsi la bocca con i suddetti slogan.
Oggi la Fortitudo baseball UnipolSai è Campione d’Italia, Campione di rispetto per i valori dell’individuo e della collettività, come il baseball, grande metafora della vita umana, c’insegna a riconoscere, studiare e praticare. Oggi Bologna, grazie a questa Squadra e a questa Società sportiva appassionata, forte e coraggiosa, ha la preziosa opportunità d’interrogarsi su una propria eccellenza. Ma per godere delle proprie eccellenze, prima di tutto, bisogna conoscerle.
Grazie Ragazzi. Anche fuori dallo Stadio “Gianni Falchi”, siamo in tanti ad avere bisogno del Vostro esempio, per un mondo migliore, per una vita più bella. E grazie a tutto il Movimento del Baseball italiano, perché in nessuna orchestra si suona mai da soli, nemmeno in quella che chiamiamo individuo

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Matteo Belli

Matteo Belli, bolognese, padre di origine siciliana e madre di origine veneta, è nato a Bologna il 22 agosto 1964. Laureato in Lettere Moderne, all’Università di Bologna. E’ un attore teatrale e anche autore e regista. E’ considerato uno dei più importanti esperti italiani sulla ricerca vocale. Molto apprezzato in Italia, è anche conosciuto all’estero, in particolare in Brasile, Argentina, Stati Uniti, Germania, Svizzera. La sua straordinaria espressività e la resistenza fisica gli permettono di portare in scena monologhi impegnativi e diversi tipi di spettacolo. In lui la voce è materia, la voce è creatività. Tuttavia le interpretazioni di Matteo Belli nascono anche dall’esperienza giullaresca del recupero del linguaggio corporeo, in quanto a capacità di deformazione e di metamorfosi che il giullare aveva. Ecco perchè l’attore sinfonico Matteo Belli viene definito “Dottor Giullare”.

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    1 Commento Unisciti anche tu alla conversazione!

    1. Andrea 6 settembre 2018 at 21:30 -

      Complimenti a questo gruppo e soprattutto ad una delle migliori società d’Italia……se non la migliore!