La Serie A Federale non è da dopolavoro!

Pubblicato il Nov 26 2017 - 7:41pm by Ezio Cardea

Nel mio ultimo articolo sono tornato a sollecitare l’ampliamento del massimo campionato e, annoiando sicuramente  tutti per il mio solito difetto di essere lungo, ho colpito anche un commentatore che si è “vendicato” (scherzo, ovviamente) con un commento altrettanto lungo!

Non ho nulla contro i nickname, tuttavia, dato che è in discussione un argomento molto serio, se si vuole dare maggiore credito alle proprie tesi, sarebbe opportuno presentarsi con  nome e cognome e soprattutto col curriculum.  Tanto più che se anche a me fosse capitato, come a lui, di cadere dalla sedia leggendo le sue osservazioni, a differenza di lui,  certo Rossodisera, che sa a chi chiedere il risarcimento per i lividi sul di dietro, io no!

Esaminiamo le sue due prime osservazioni:

 

  • Partiamo da un dato di fatto, non ci sono squadre che vogliono partecipare alla IBL, che siano anche in grado di mantenerne gli standard.

E’ vero che non ci siano squadre che vogliano partecipare ad una IBL com’era, e tanto meno ad un massimo campionato come si prospetta, nel quale nulla cambia rispetto a prima salvo la reintroduzione di “promozioni/retrocessioni” (ulteriore ragione ostativa). Ma se cambia lo scenario, cambia anche l’atteggiamento giustamente rinunciatario  delle società per i motivi che ho precisato nell’articolo oggetto del commento.

 

  • Se poi vogliamo portare gli standard a quelli del dopolavoro, allora ne possiamo parlare!

Ovviamente l’allargamento a 18 squadre comporta l’immissione in prima serie di ben 10 società, ovvero di quasi mezza serie A Federale, della quale verrebbero prese in considerazione le prime tre o quattro classificate dei suoi tre gironi, ovvero le migliori: ma Rossodisera ritiene che in questo modo si svilisce il massimo campionato a  “dopolavoro” e con ciò ha confessato, senza volerlo, cosa pensa del baseball della serie cadetta.

Purtroppo quello di Rossodisera è il pensiero più diffuso sulla serie A Federale, anche se molti affermano che si tratta del vero campionato. Ed io sono d’accordo con questi ultimi!

Quello di A Federale è il campionato più bistrattato. Ingiustamente bistrattato perché in quella realtà, da un decennio condannata a vincere un titolo che non dà diritto a nulla e a cedere alle privilegiate di IBL i giocatori più promettenti per non tradire le loro giuste aspirazioni, esistono degli ottimi Club ricchi di tradizione e spesso molto più solidi di alcuni di IBL;  e ci sono dirigenti molto responsabili, molti dei quali hanno dimostrato un forte senso di responsabilità nel rinunciare alle loro personali ed altrettanto giuste aspirazioni, rinunciando alla prima serie per salvaguardare il vivaio. Loro sono i veri eroi del baseball italiano perché loro lavorano senza la luce dei riflettori e quindi con pochi mezzi e tanti sacrifici personali e spesso delle loro tasche. Curano un gioco da dopolavoristi? Se si indignano, ne hanno ben donde!

E’ quindi sacrosantamente giusto, oltre che fortemente utile a tutto il movimento per le ragioni che in altre occasioni ho ripetutamente detto, restituire anche a questi dirigenti la possibilità di raggiungere la vetta assieme ai loro giocatori. E non è per nulla vero che un allargamento della portata che auspico squalifichi il massimo campionato: le ragioni le ho scritte e le trascrivo perché devono essere sfuggite al commentatore:

“grazie alla “fase di qualificazione”, la massima qualità del nostro baseball non solo viene preservata, ma addirittura esaltata perché ristretta a sole sei contendenti.  Con un campionato a 8 o a 10 squadre a girone unico, invece, tutta la stagione viene inquinata da incontri molto sbilanciati che fanno perdere di interesse al campionato anche perché fin dall’inizio si delineano le squadre destinate a contendersi lo scudetto. Con l’introduzione della “fase di qualificazione”, tolte le prime 5 settimane (questa fase è contenibile in tale breve lasso di tempo), il resto della regular season è all’insegna della più alta combattività con grande incertezza fino all’ultima giornata sulla composizione del gruppo che parteciperà ai Play Off.”

Aggiungo che in tal modo si elimina quel salto di livello tecnico tra le prime due massime serie rendendo per nulla traumatico per le società salire o scendere e consentendo il ripristino di “promozioni/retrocessioni”.  A proposito di “promozioni e retrocessioni” il commentatore si esprime in modo molto negativo vedendole come una ridicola influenza del calcio che dovremmo abbandonare. Ma non commenta un’altra prerogativa del calcio di prima serie, ovvero il “girone unico”; probabilmente, però, ritiene il “girone unico” indispensabile per la prima serie di uno sport, proprio come il calcio che ricorre a più gironi solo nelle serie secondarie.  Magica e subdola influenza del calcio!

Quanto poi alla panoramica sulla composizione della prima divisione di baseball nel mondo, Rossodisera trascura un particolare assolutamente importante: la diversa situazione del baseball in Italia rispetto agli altri Paesi nei quali questo sport è la prima disciplina sportiva o comunque non è certo uno sport minore.

Il nostro baseball ha bisogno di espandersi. Prima di parlare di formule evolute quali quelle cui parrebbe orientato il commentatore col richiamo alle “franchigie” e all’abolizione di “promozioni/retrocessioni”, bisogna pensare a riprendere il cammino di espansione del movimento. Poi, raggiunta e consolidata una certa dimensione sul territorio e riconquistata la mediaticità a livello nazionale, almeno quanto quella che ci ha consentito il salto di qualità negli anni ’60 e ci ha accompagnato per altri due decenni, solo allora forse si potrà parlare di campionati tipo IBL: attuati ora, cristallizzerebbero la situazione come è successo ed abbiamo constatato,  compreso lo stesso fondatore di IBL che lo ha ammesso, se non ricordo male, durante gli ultimi Stati Generali di Tirrenia.

Purtroppo siamo in fase di regresso e siamo stati abbandonati dai “media nazionali” per sopravvivere soprattutto, e meno male!, grazie a quelli “locali”. Ma, per favore, evitiamo di parlare di colpa della crisi perché il movimento ha finito di crescere molto prima, già sul finire degli anni ’90, per iniziare una discesa che ha avuto una forte accelerazione soprattutto con la politica di rafforzamento della prima serie. L’ottica di quella dirigenza federale (come, credo, quella del commentatore) era orientata più sull’attività internazionale che allo sviluppo della “base”: avulsa la testa dal corpo con IBL che ha sancito il distacco definitivo del massimo campionato dalla serie cadetta, oltre alla “caduta” di alcune società di rango, si sono si sono volatilizzate oltre 90 società affiliate!

Vogliamo insistere su questa strada? Mi pare che qualcuno sia proprio di tale parere se Rossodisera  si meraviglia se: “è da un po’ di mesi che rimuginavo, cercando di capire, perché, almeno così sembra, il movimento chieda a gran voce un allargamento della massima serie.” 

Secondo il commentatore: “L’analisi va fatta, a mio modesto parere, sempre strizzando l’occhio a quelli che sono i numeri del nostro sport. Abbiamo, si e no, due decine di migliaia di tesserati veri, e su quelli dobbiamo poggiare le nostre attuali basi”.

 Francamente, più che “strizzare” l’occhio a quel dato, io spalancherei tutti e due gli occhi, tanto più che la sua molto condivisibile  affermazione secondo cui una buona accademia può ricavare un solo giocatore di livello ogni 500 atleti di talento, da due decine di migliaia di tesserati – ammesso che siano tutti giocatori – si possono ricavare solo una quarantina di elementi degni di calcare i campi della prima serie!

Secondo Rossodisera dovremmo poggiare le basi su quei tesserati! Credo sia più utile pensare a come farli diventare 200.000!

Ottiche diverse, conclusioni opposte: Rossodisera punta a matenere il massimo campionato ristretto a poche squadre  avulso dalle altre serie, proprio come fanno  “negli USA, in Giappone, e anche in Messico e Venezuela, che anche se non sono bravi come noi, forse qualcosa ci possono ancora insegnare!” (ma c’è da chiedersi se in quei Paesi le cose stessero così anche agli esordi o solo dopo aver raggiunto la massima espansione possibile);  c’è chi invece la pensa in modo opposto, e per fortuna è la maggioranza: è quella che, votando per il nuovo direttivo federale, vuole cambiare quella politica che guardava quasi esclusivamente al vertice.

C’è una grande voglia di cambiamento, e in questa ottica si inquadra anche  “a gran voce un allargamento della massima serie”. 

L’ampliamento dell’unica espressione che attira qualche attenzione mediatica fuori dall’attuale ambito poco più che regionale, la massima serie, è l’unica iniziativa che la Federazione possa attuare per agevolare la crescita del movimento. Ogni altro invito a prodigarsi in quella direzione è solamente teorico giacché sarebbero richieste risorse di cui la FIBS (ma credo che ben poche federazioni facciano eccezione) non dispone.  Per crescere bisogna essere visibili e attirare sponsor perché  queste sono le vere risorse su cui contare come nel passato: più visibilità equivale a maggiore opportunità di attirare sponsor, quindi più risorse, quindi possibilità di attuare tutte quelle belle e teoriche cose indicate dal commentatore.

Altrimenti si resta nel campo della pura esercitazione oratoria, retorica ed astratta (es.: bisogna rilanciare la “base”!) o, se si vuole, di pura “fantasia”!

Nel suo excursus Rossodisera ricorda nostalgicamente il Lodi di trent’anni fa in Serie A (allora serie cadetta) nella quale mi cimentavo anch’io come manager della Mars (ex Libertas Inter dei fratelli Mangini): ricordo l’antagonismo duro, ma sempre sportivo e leale, con l’amico Ciccio Roda! Società e persone che ricordo con piacere e con nostalgia anche perché Lodi ha veramente conosciuto la Prima Serie nel lontano 1965 per merito (concedetemelo) del sottoscritto che ne è stato manager nel 1964!  Quella apparizione fu veramente una “meteora” perché la società non era tecnicamente strutturata per quel salto  che già  allora era notevole.  Guadagnata la promozione, non accettai la riconferma nonostante mi ingolosisse l’idea di fare il manager in prima serie, ma non certo il contratto … completamente gratuito!  Ai responsabili della società di allora, i fratelli Valcarenghi, avevo inutilmente consigliato di rinunciare alla promozione data la loro impossibilità di rafforzare opportunamente la squadra: ho quindi rinunciato all’incarico ma, rispettando le loro decisioni e ben comprendendo le ambizioni dei lodigiani, mi sono ritirato tornando a fare il giocatore e coach nella Libertas Inter. Ma sono rimasto con loro sempre in ottimi rapporti, al punto che tornado a Lodi come giocatore avversario e avendo fatto un fuoricampo, ho ricevuto i loro calorosi applausi!

Purtroppo in prima serie il Lodi ha resistito ben poco, proprio come avevo previsto!

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Ezio Cardea

Nato a Milano il 9/12/1936, ha svolto attività come giocatore e come tecnico dal 1948 al 1980 partecipando ai campionati di prima serie dal ’55 al ’72, quasi sempre in società milanesi. Abbandonato il campo per impegni di lavoro, ha continuato a collaborare saltuariamente con società milanesi in supporto alle squadre giovanili e all'attività presso le scuole. A contato col baseball praticamente dal dopoguerra ai nostri giorni, ne conosce la sua evoluzione e ne ha evidenziato fin dal 1980 le criticità: prima fra tutte, a suo avviso, quella creatasi a causa della tendenza delle varie amministrazioni federali a potenziare il livello del campionato di punta fino a creare una frattura col resto del movimento, frattura insormontabile se non con l’'ingaggio di una forte percentuale di atleti d’oltre oceano.

14 Commenti Unisciti anche tu alla conversazione!

  1. jhon 26 novembre 2017 at 22:41 -

    Chi sa perché il Lodi ha resistito ben poco…invece ora con promozioni e retrocessioni resisterebbero molto di più le società….mhaa
    un’altra cosa: quale visibilità da la massima serie.? Non vedo nessun articolo sui giornali nazionali sportivi.
    in tv non ne parliamo affatto.
    allora l’allargamento della massima serie avrebbe l’effetto contrario a questo deserto di visibilità….avremmo più visibilità a livello mediatico con il solo allargamento della massima serie. ?
    sarebbe interessante sapere da Cardea dove e da chi ha sentito ciò.
    Cardea rimugina srmpre gli anni 60/70/80..sig.Cardea siamo quasi al 2018, sarebbe il caso di prendere in considerazione questo e non sempre parlare di 40/50 anni fa

  2. jhon 26 novembre 2017 at 22:44 -

    Il mondo è cambiato, l’Italia è cambiata, i ragazzi sono cambiati, in meglio o in peggio lo lascio giudicare a lei che è sempre così convinto di ciò che scrive.

  3. Ezio Cardea
    Ezio Cardea 27 novembre 2017 at 09:23 -

    Se Jhon avesse letto con attenzione, si sarebbe accorto che la sua considerazione sul ripristino di promozioni e retrocessioni l’avevo già fatta io.
    Ed è proprio per questo (ma non solo) che auspico un forte allargamento della prima serie con l’inserimento della fase di qualificazione: se una delle squadre forti (quelle che con la qualificazione si aggiudicano la partecipazione al girone di più alto livello tecnico) non rischiano la retrocessione che, finora, è coincisa con la distruzione della società e la dispersione del lavoro di anni e anni di attività.
    Per contro, specie se si attua un campionato a 18 con gironi di sei squadre, la retrocessione può colpire una società collocata dalla fase di qualificazione nel girone tecnicamente meno elevato: questa società evidentemente non ha impegnato capitali per acquisire rinforzi esterni e, pertanto, retrocedendo non perde nulla e potrà continuare l’attività in serie cadetta col suo nucleo di giocatori e col suo vivaio. Il tutto senza traumi, proprio come avveniva alle origini prima che si verificasse l’eccessivo stacco di livello tecnico tra le due prime serie.
    L’altra conseguenza positiva dell’allargamento che propongo è costituita appunto dal fatto che verrebbe annullato il dislivello tecnico tra le due prime serie. La qualcosa consente che anche la promozione possa avvenire senza traumi:
    – chi non ha le risorse per rinforzarsi non rischia nulla se dovesse retrocedere:
    – chi fa investimenti per rinforzarsi, non rischia nulla perché, essendosi rinforzata, con le qualificazioni si collocherà in uno dei due primi gironi di maggior livello tecnico e sarà quindi al riparo dalla retrocessione.

  4. Ezio Cardea
    Ezio Cardea 27 novembre 2017 at 09:48 -

    E’ vero che la prima serie non ha più la visibilità di un tempo. Anzi, si può dire che non ne abbia quasi più.

    La prima serie era concentrata soprattutto nelle grandi città (Roma con due squadre più Nettunio, Bologna, Milano che era arrivata ad avere bel 4 squadre di prima serie, e Torino. Ma il baseball ha potuto espandersi perché è stato veicolato fuori da quei centri, raggiungendo tutta Italia, dai tre maggiori quotidiani sportivi: la Gazzetta, Tuttosport e Il Corriere dello Sport.

    Perso il loro supporto, per espanderci non c’è altro modo che portare fuori dall’attuale zona (ora limitata quasi esclusivamente all’Emilia/Romagna) il massimo campionato con lo scopo di agganciare almeno i media locali. La loro importanza non è da sottovalutare se pensiamo che il baseball sopravvive ed è più forte soprattutto in Emilia/Romagna proprio perché è tuttora molto ben supportato dai media locali. E non c’è dubbio che la prima serie eserciti un’attrazione superiore di una serie secondaria.

    L’allargamento consente di facilitare il ritorno in pista delle grandi città e con loro il possibile riaggancio dei menzionati quotidiani sportivi che hanno sede appunto in Milano, Roma e Torino, grazie ai quali si erano accostati al baseball i più grandi marchi commerciali, ora quasi del tutto spariti.

  5. Ezio Cardea
    Ezio Cardea 27 novembre 2017 at 10:07 -

    Guardare ciò che è avvenuto in passato è la cosa migliore non solo per capire e possibilmente ripetere le esperienze positive (contestualizzandole, ovvero verificandone la compatibilità col nuovo ambiente), ma soprattutto per non ripetere gli errori.
    E’ una regola banale ma essenziale, che sarà valida anche fra 2000 anni.

  6. Mah 27 novembre 2017 at 12:23 -

    Per tanti motivi già detti e ridetti sono le Società di Serie A che si tirano indietro perché, anche quelle che hanno le disponibilità di campo adeguate, il totalmente differente rapporto economico (ripeto economico, il tecnico è una ovvia e logica conseguenza) messo in gioco tra le due categorie ed il serio rischio di fare il classico anno da leoni per poi far saltare una Società, che non è solo prima squadra ma è anche un importantissimo indotto di squadre giovanili, è troppo alto. Purtroppo nel ns sport non si ricevono risorse economiche come neo promosse e soprattutto, considerando le ultime notizie giunte sullo stato debitorio della Federazione, è difficile garantire una visibilità che consenta alle squadre di A di poter sperare di accedere a maggiori risorse economiche per non avere unicamente il ruolo di comparsa ma inserirsi con maggior forza nell’IBL.

  7. Giulio 27 novembre 2017 at 12:57 -

    Non ho letto l’articolo precedente e nemmeno i relativi commenti. L’unica cosa che posso dire però è che ci sono anche società che non amano improvvisare e che lavorano cercando di fare una programmazione tecnica (concetto sconosciuto), soprattutto in un momento storico di risorse economiche scarse. Per questo motivo sarebbe utile sapere in fretta cosa ne sarà del 2018. IBL o Serie A Federale che sia. Perché a me sembra che non sia cambiato nulla. Ovvero si vive alla giornata e soprattutto di sole parole.

  8. markino 27 novembre 2017 at 16:03 -

    non sempre in momenti di crisi economica risparmiare serve, serve a mantenere forse lo stato delle cose, non a migliorarle. A me non è chiaro perchè in un campionato il cui titolo non ha valore (nemmeno la partecipazione a una seconda coppa europea..) alcune società continuano a spendere per acquistare venezuelani che non si sa cosa possano lasciare nel tempo oltre che qualche W in più in stagione…vedi l’articolo qui presente su Ronchi o altri “colpi” di mercato. Al contrario di enorme importanza considero l’articolo riportato sul Padova e sull’attività giovanile, gran bel progetto! Metà di quello che viene fatto a Padova andrebbe reso obbligatorio a tutte le società…tante cose sono cambiate…anche il meteo…e probabilmente anche in questo novembre un dieci giorni di campo si sarebbero potuti fare in tutta Italia, quante società sono già rintanate in palestra? ricordo la mia infanzia di allenamenti in palestre poco più grandi di un campo da pallavolo…si parte sempre dall’idea a mio avviso sbagliata che non ci sono le risorse. Le risorse vanno cercate. Quante sono le società che fanno streaming con inserimenti pubblicitari locali? Quante sono le società che pubblicano hightlights di una partita a settimana con inserimento di pubblicità di sponsor locali che magari possono essere condivise da migliaia di persone perchè magari c’è la giocata spettacolare o quella comica, però il Salumificio vede che il suo marchio è stato visualizzato due mila volte…questa cosa qua avrebbe un costo insostenibile? Quante ore di volontariato vengono spese dalle società nelle scuole elementari e medie? Certo che le ore spese per organizzare la grigliata al campo producono più godimento….Quanti studenti 18enni atleti di società possono essere retribuiti per portare il baseball nelle scuole elementari? Rinuncio al venezuelano, pago i miei ragazzi per spendere qualche ora nelle scuole elementari in modo da avere risorse interne che si fideizzano alla Società e magari l’anno successivo ho dieci bimbi nuovi al campo…quante società hanno un sito internet aggiornato e quante società hanno una offerta decente di merchandaising? Il grafico c’è sempre in ogni squadra, non c’è bisogno del pubblicitario di grido…posso venire al campo e acquistare una maglietta, un cappellino…così facendo torno a far conoscere il baseball senza aspettare la GAZZETTA…le famiglie iniziano a tornare al campo (almeno in quelli che non fanno pagare il biglietto…come si fa a far pagare il biglietto in serie A????…e poi magari mi devo sedere sui gradoni in cemento..se invito amici non appassionati al baseball possono accettare di avere il sedere al freddo ma non di sborsare 8 euro per non capire niente e avere il sedere al freddo…).
    Nel Football Americano italiano lo stanno facendo…e la finale dell’italian superbowl era in diretta su SKY!!
    Se non allargo la base del mio pubblico ho ben poco da chiedere agli sponsor, credo che prima di avere PARMALAT come sponsor il baseball un migliaio di spettatori lo portava..e dopo è arrivato lo sponsor, o sbaglio? E una volta allargata la base poi devo offrire uno sbocco…per quanto mi riguarda le squadre di C intasate di 35enni non si possono vedere…lasciate la C ai giovani, dai 30 in su allargare la base dei campionati amatoriali. A volte mi sembra di vedere poca voglia di farsi due risate, anche in chi pratica softball amatoriale c’è chi si prende troppo sul serio e si gasa a fare homerun nel campo categoria “ragazzi”…boh..sn uscito dal seminato, spero solo che non ci si racchiuda in una bolla di snobbismo e attribuzioni esterne al nostro fallimento. Forza baseball

  9. Fred 27 novembre 2017 at 19:00 -

    … a margine dell’articolo del sig. Marinko vorrei fargli notare che Ronchi è per il 2017 vicecampione nazionale con u21 e finalista con l’u18 . E , come l’anno scorso , con ogni probabiltà schiererà in A fed. 2 stranieri , di cui uno lanciatore , e basta … il resto è praticamente vivaio locale. Certamente da Ronchi non vengono esempi di sperpero e l’acquisizione di giocatori da oltre oceano avviene con molta oculatezza .

  10. Fred 27 novembre 2017 at 19:04 -

    … chiedo scusa per il lapsus calami avendo storpiato il nik ,sig. Markino

  11. Ezio Cardea
    Ezio Cardea 27 novembre 2017 at 22:10 -

    Mah ribadisce che sono le società di A Federale a non voler accedere alla prima serie per via del gap economico (quindi tecnico). Vero, e hanno ragione a pensarci due volte prima di azzardarsi a fare quel passo finché non viene tolto di mezzo quell’ostacolo.
    Quel gap ha cominciato a diventare troppo alto nel passaggio del baseball dalla fase della autosovvenzione – quella dei soci/dirigenti e di qualche mecenate – alle vere sponsorizzazioni da parte di aziende importanti. Ciò è avvenuto per via della differente attenzione data dai media alla serie di punta del baseball rispetto alle altre.
    Siccome non si può imporre ai media di dare risalto anche alla serie cadetta (oggi come oggi è già tanto se riservano qualche piccolo spazio alla prima serie!), il problema va risolto modificando l’impianto del massimo campionato in modo da inglobare all’interno dello stesso quel gap. La cosa è possibile solo attraverso un forte ampliamento del massimo campionato.
    Ovviamente deve essere introdotta nel campionato la fase di qualificazione che ha appunto la funzione di dividere le squadre in gironi con diversi livelli tecnici: il più alto sarà quello che manterrà il prestigio del massimo campionato agli stessi livelli di sempre e forse meglio ancora; il più basso sarà molto simile a quello della serie cadetta. In tal modo sparisce quel dislivello deleterio che ha bloccato la crescita del baseball italiano paralizzando le aspirazioni di tanti atleti e di tanti dirigenti della A Federale.
    I vantaggi di questa nuova impostazione sono quelli già indicati nel mio primo intervento in risposta a Jhon, ai quali se ne aggiungono diversi altri:
    – i riflettori mediatici illuminano un maggior numero di squadre in un territorio più ampio;
    – più squadre illuminate, maggiori possibilità di sponsorizzazioni, quindi più soldi al baseball;
    – si accosta ai vertici del baseball un maggior numero di giocatori che almeno nella fase di qualificazione faranno un’esperienza non altrimenti possibile con squadre di rango superiore;
    – si facilita il ritorno del baseball di prima serie nelle grandi città, sedi dei maggiori quotidiani sportivi e in questo modo si può anche sperare di riguadagnare almeno in parte gli spazi di una volta;
    – quest’ultima opportunità favorirà il ritorno al baseball dei grandi marchi.
    Non vedo quali altre strade siano percorribili se non attraverso investimenti ingenti, assolutamente fuori dalla portata federale, mentre la realizzazione di quanto sopra è a costo zero sia per la federazione che per le società.
    Restare fermi ha un costo superiore: la continuazione del declino del movimento!

  12. Ezio Cardea
    Ezio Cardea 27 novembre 2017 at 23:06 -

    Giulio ha ragione nel lamentare che a tutt’oggi non si sappia come sarà il prossimo campionato.

    La dirigenza federale si era proposta di varare la riforma entro lo scorso settembre per consentire tutto il tempo possibile alle società di strutturarsi per la prossima stagione.

    Così sarebbe stato se le società di IBL non avessero bocciato in modo perentorio il nuovo impianto che il gruppo di lavoro creato da Marcon già a giugno o luglio aveva inoltrato alle società interessate.

    La dura opposizione di IBL ha bloccato tutto. Ma la responsabilità del ritardo ricade sulle spalle della Federazione che non solo ha ceduto alle minacce di IBL di uscita dalla FIBS, ma ha concesso un incontro senza la presenza delle società di A Federale ed un secondo incontro ammettendo la presenza solo delle società neopromosse e altre due ammissibili per completare il previsto ampliamento a 12.

    Risultato? Ad oggi non si sa da quante società sarà composto il prossimo campionato, né quale forma avrà.

    Quei due incontri non sono serviti ad altro che a creare sconcerto ed incertezza tra le società di A Federale con conseguente e ben giustificato passo indietro di quelle che da tempo dichiaravano la disponibilità a salire in una prima divisione “allargata” e riformata come da bozza predisposta dal gruppo di lavoro federale capeggiato dal vicepresidente Mignola.

    La dirigenza federale si è ficcata in questo pasticcio e invece di risolverlo sembra quasi che lasci alle società di decidere se partecipare o no alla prima serie. Come dire: se ci state, bene. Altrimenti si continuerà come prima a girone unico.

    Questo atteggiamento passivo deprime la “base” ed è quindi assolutamente necessario che la Federazione riprenda in mano le redini e si assuma la responsabilità di decidere anziché lasciar decidere.

  13. Giorgio 28 novembre 2017 at 08:54 -

    Da questo punto di vista (vivaio) Ronchi è un esempio da seguire; certo che se si deve attrezzare per fare una serie A dignitosa deve prendere i due stranieri, come fanno tutte purtroppo, per non parlare del management tecnici e coaches tutti personaggi di prim’ordine ex giocatori allevati in casa, bella realtà come tutto il friuli che gli sta intorno, invidiabili. Su Padova aspetterei di vedere dei risultati tangibili, è una piazza difficile sia economicamente che politicamente, fortunatamente si sono accaparrati il lavoro di Rosa Colombo, ma per vedere di nuovo i Pacini, Moccia, De Lazzari, Faccini in massima serie o anche in serie cadetta ce ne vuole, tuttavia il progetto di lavorare sul settore giovanile è chiaro e percorribile.

  14. Giuseppe Saibene 2 dicembre 2017 at 00:37 -

    Come si dovrebbe strutturare il massimo campionato di baseball non lo so in quanto sono fuori dal giro da troppo tempo, ma mi sembra che le idee di Ezio Cardea meritino il massimo dell’attenzione. Di una cosa sono sicuro: di questo passo il baseball italiano finirà nel baratro al quale gira attorno da troppi anni. Mio nipote l’anno prossimo giocherà in A e sono contento per lui (è arrivato dove io non ho mai neanche pensato di poter arrivare) e credo che giocare in A, oggi come oggi, si più produttivo e formativo atleticamente che in IBL magari in panchina. Il problema é: quali prospettive hanno i giovani o giovanissimi che oggi approdano alla A? Il distacco fra la A e l’IBL e troppo grande. Ridimensionare la IBL e incrementare il numero delle squadre che possono partecipare al massimo campionato mi sembra una buona idea. Non esiste uno sport che possa ambire all’espansione senza la presenza di città come Milano, Roma, Torino, Firenze. In caso contrario il massimo campionato diventa una ricca bocciofila per pochi eletti, e naturalmente per pochi o pochissimi spettatori.