Intervista con il talento nettunese in partenza per gli Spring Training e con Claudio Scerrato

Pubblicato il Feb 10 2016 - 9:51pm by Emanuele Tinari

Leo Colagrossi e Claudio Scerrato durante i try-out con i Phillies

Quando un giocatore italiano firma per un’organizzazione del baseball professionistico statunitense, la mente di noi appassionati va subito ad Alex Liddi, l’unico esponente del nostro batti e corri ad aver esordito in Major League.

L’ultimo in ordine di tempo ad entrare nel fantastico mondo dei Pro americani è Leonardo Colagrossi che tra pochi giorni inizierà la sua avventura con i Philadelphia Phillies.

Anche se forse un po’ prematuro, per ruolo difensivo, principalmente quello di terza base, anche se Leonardo nella sua carriera giovanile ha ricoperto varie posizioni nel diamante, e per potenza in battuta, un paragone con il grande Alex si può azzardare.

Un contatto quello tra i Phillies e Colagrossi che era nato già due anni fa.

“Già un paio di anni fa Claudio Scerrato, scout dei Phillies, mi aveva proposto la possibilità di firmare un contratto, – spiega Leonardo – ma per motivi miei personali ho preferito rifiutare. Quest’anno avevo partecipato sempre con loro ad un try-out a Santo Domingo nel mese di novembre e si era prospettata una nuova possibilità di entrare nella loro organizzazione, ma inizialmente sembrava a partire dal mese di luglio. Invece il giorno della vigilia di Natale, Claudio mi ha chiamato ed abbiamo chiuso l’accordo”.

La partenza è programmata a giorni e la voglia di far bene e stupire è sempre più grande.

“Al 90% dovrei partire lunedì prossimo per poi stare un mese in Repubblica Domenicana. Finito questo periodo rientrerò in Italia per poi tornare negli Stati Uniti, precisamente in Florida tra qualche mese. Tuttavia la mia conferma non è scontata, dipenderà dal mio rendimento in questi trenta giorni. Vado lì senza nessuna aspettativa particolare, se non quella di imparare ed andare avanti il più possibile”.

Un amore quello per il baseball nato per il gioco, poi cresciuto pian piano.

“All’inizio c’era solo la voglia di praticare uno sport, infatti in quel periodo giocavo anche a calcio. Poi con il passare del tempo, il baseball mi ha sempre sempre di più ed ho smesso di giocare a pallone. Ho capito che poteva nascere qualcosa di importante nel futuro quando ho iniziato a frequentare l’Accademia ed ho preso i primi contatti con diversi scout. Più passava il tempo e più cresceva in me la passione. Il vero esordio lo feci con il Nettuno nel 2013 e la prima valida lo stesso anno a Bologna contro il loro lanciatore Matteo D’Angelo, ma l’anno che mi ha fatto fare il salto di qualità è stato quello scorso.

Infatti giocare in Ibl in pianta stabile mi ha fatto maturare molto sia a livello di gioco che mentale. Anche fisicamente sono cresciuto, ma nel baseball non bisogna mai smettere di imparare, soprattutto quando si è giovani e bisogna lavorare tanto. Ho capito davvero cosa vuol dire giocare di squadra, quando si è con gente più grande di te capisci con non conta solo l’individualità, ma senza un gruppo e l’unione i risultati non arrivano.

In carriera finora mi sono trovato bene con tutti i compagni e gli allenatori che ho avuto, ma devo dire che l’anno scorso Mattia Reginato è stato un punto di riferimento in campo e per i consigli che mi dava”.

Una chiusura sull’Ibl 2016 ed in particolare sul Nettuno che finalmente ha tornato ad avere una squadra unica.

“In parte sono un po’ invidioso perchè io non ci sarò. Era ridicolo per la nostra città avere due squadre e per di più non giocare in una struttura come quella dello “Steno Borghese”. A livello tecnico posso dire che la squadra c’è anche se è difficile già ora fare pronostici su dove possa arrivare. Il rientro di un giocatore come Mazzanti è molto importante ed anche il resto dei compagni è di qualità, io ovviamente spero che si possa ambire al meglio”.

In chiusura un commento anche da parte di Claudio Scerrato, che come detto dallo stesso Colagrossi è colui che ha aperto al giovane terza base nettunese le porte del baseball Usa.

“Lo tenevo già d’occhio da due anni e come detto in precedenza Leonardo aveva scelto di non firmare. Poi a novembre abbiamo fatto questo try-out dove ha giocato 7-8 gare facendo un’ottima impressione contro i professionisti ed a quel punto abbiamo ripensato a lui. Inizialmente non c’erano fondi monetari perchè avevamo appena firmato un grande prospetto da 4.3 milioni di dollari, ma a fine anno il mio capo mi ha chiamato per dirmi che qualcosa era avanzato e di firmare il ragazzo”.

Come ammette lo stesso Scerrato il mondo professionistico è pieno di insidie, ma le potenzialità per fare bene ci sono tutte.

“Lì c’è bisogno di un atteggiamento spavaldo, perchè ogni volta ci sono almeno uno o due giocatori pronti a farti le scarpe. E’ un mondo duro e differente dal nostro dove un ragazzo di qualità ha bene o male il posto assicurato. Ci vuole molta forza mentale e capacità di non buttarsi giù nei momenti più difficili. Lui è un buon battitore, veloce, con un buon braccio ed una buona difesa.

Difficile stabilire ora dove potrà arrivare, ma nel nostro lavoro quando firmiamo un ragazzo lo facciamo sempre pensando che possa arrivare in Major, perchè firmare tanto per firmare non serve a nulla. La strada non sarà semplice, ma le qualità ci sono e lui ci deve provare, io in primis gli faccio un grandissimo in bocca al lupo”.

Un bocca al lupo a cui si unisce tutto il movimento italiano per cui è sempre un vanto avere rappresentanti nel mondo dei professionisti, con la speranza che tra qualche anno il suo nome ed il suo volto siano presenti sul tabellone elettronico del Citizens Bank Park di Philadelphia.

2 Commenti Unisciti anche tu alla conversazione!

  1. charlie 11 febbraio 2016 at 08:19 -

    Bravo!!! In bocca al lupo!

  2. Fabrizio ludovisi 11 febbraio 2016 at 21:55 -

    Vai leo un grande in bocca al lupo